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“PERCHE’ FARLO?” …

waferboards commented on “SERVIRE LA BUONA ARCHITETTURA” …

“Mi permetto di dissentire..se si desse ascolto alla gente..avremmo forse città ancor più invase da centri commerciali ad esempio..
Non credo che l’architetto sia depositario di alcuna verità imperscrutabile al uomo comune e credo che,come commentiamo spesso su questo blog,di sedicenti professionisti che propongono immense porcate le nostre città sono sempre più vittime.
Tuttavia la questione,almeno a me,sembra più complessa,terribilmente più complessa.. non sono così certo di sapere quale sia il segreto per fare un buon progetto.
Personalmente,ad esempio,ritengo che la prima domanda che precede un qualsiasi lavoro dovrebbe essere “perchè farlo?è necessario?”..spesso,come vediamo,la risposta è il denaro,e solo il denaro.Pessimo presupposto per qualsiasi speculazione intellettuale.
Ma temo che non ci sia un verità assoluta,immutabile,sempre e ovunque applicabile..che non la possieda la critica,tantomeno l’architetto,o una scuola di pensiero ma neppure la gente comune..e sì..può apparire il mio un modo di non rispondere alla domanda ma appunto solo scendendo dal piedistallo si può ascoltare tutti i punti di vista e dubitarne.
i miei saluti

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ARTISTI DA CORTILE …

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QUADRONI PARTENOPEO …

ELDORADO commented on VINCA IL MIGLIORE …

…. bella, bella sega, con acuta stretta finale d’epoca: “il posto è uno solo, vinca il migliore”. Riti antichi, tribali, odissei, non saprei.
So invece quacosa di Quistelli, forse “una versione aggiornata e partenopea del Lazzarillo de Tormes …, autentico Sancho Panza vesuviano … di una simpatia travolgente …”. In effetti Quaroni era passato per la Gravina di Napoli negli anni sessanta lasciando il segno. E il sogno. E il dubbio amletico.
Per questo motivo il gran Roberto Pane gli aveva appioppato (si dice) l’arguto epiteto di “l’amletico-leggero Quadroni”). Quando io mi scrissi in Facoltà, di Quaroni però non ne era rimasta molta traccia. Era stato archiviato.

Ma un giorno del ’68 Quaroni ritornò sul luogo del delitto spartenopeo. … cerco di ricordare … “ma io ne ho già scritto”, penso. … si, … per questo e-vado subito nel mio archivio elettronico …. ecco, l’ho ritrovato: l’Intermezzo della PresS/Tletter n. 6 del 14 febbraio 2001. Copio e incollo per i muratorini di Archiwoò … e per oggi è fatta:

“Quaroni era arrivato quel giorno da Roma, per presentare un (credo suo) libro. Alla “Nuova Italia” di Via Carducci. Parola d’ordine nostra: disturbare, non far parlare!
Un compagnuccio addetto al ciclostile – uno strano aggeggio, oggi da modernariato, con cui si tiravano a mano le copie (poi ce ne portarono uno elettrico, il massimo della tecnologia di allora!) – aveva tirato un centinaio di fogli bianchi colla scritta vomitosa e vomitata in nero: BLEAUU!! E noi ce li eravamo portati appresso, in sala, quei fogliettini. Erano la nostra arma atomica.

Quaroni iniziò a parlare e la sala si punteggiò di scritte BLEAUU!! Domenico Andriello, il padre del nostro compianto Enzo (col quale avevo studiato per qualche esame perché stava di casa due palazzi sopra il mio, al Vomero), tentò di andare avanti. Di procedere comunque nella presentazione, ma fu impossibile.
La tecnica era quella di interrompere, di parlare sopra la voce di chi stava parlando. Come fanno oggi efficacemente molti pseudo-politici alla Tv. O di legarsi alle assonanze fonetiche, straniandole. Un po’ alla Totò. Quello diceva: “il trauma della città”. E uno di noi disturbatori (specialisti in questo erano l’interrogativo Geppino, nonché Rosario il piccoletto), si agganciava furbastramente: Come ha detto? Il tram della città?… e così via. “La torre di Babele”, appunto. Come da titolo del suo libro, me ne son ricordato. Quaroni dopo un po’ si scocciò e si arrese ai Bleauu. Si mise il cappotto e se ne andò.

E noi ce ne tornammo felici e vittoriosi in facoltà, a Palazzo Gravina. Che amavano tanto. Tanto che non volevamo lasciarlo mai. Nemmeno di notte. Studenti a tutte l’ore (e l’eroe). Perciò ci dormivamo dentro. Perciò lo sorvegliavamo con cura resistenziale. Il quotidiano “Il Mattino” di Napoli, che noi chiamavano “Il Mappino”, ci dedicava ogni giorno un articolo denigratorio. A noi cinesi contestatori globali. Mentre elogiava l’agitazione concreta e mirata di Ingegneria. Vedevano lontano!”

Besos, Eldorado

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STILISTI E ARCHITETTI …

Pasquale Cerullo commented on “SERVIRE LA BUONA ARCHITETTURA” …

“Ci pensavo nei giorni scorsi, il modo in cui si veste Zaha Hadid, così originale, con il quale vuole apparire, ma anche la Odile,
è un comportamento e atteggiamento tipico degli stilisti. Quelli di alto bordo, quelli che vestono l’esclusiva classe sociale.
In effetti è proprio così, la Hadid non è un architetto in senso pieno e completo, è (solo?) una stilista di architettura, per una società d’élite. Non fa architettura, lei veste la committenza.

Quando un architetto, viene riconosciuto “anche” “artista”, come avviene per le archistar, allora accade un fatto; lo si lascia “creare” liberamente, proprio come se stesse producendo un’opera d’arte. Il che sarebbe giusto se l’artista non fosse “anche” un architetto. Senza freni, senza critica da parte del committente pubblico (perché vogliono “un’opera di” non un’architettura), il cosiddetto “artista” incomincia a sbarellare, e gli si consentono pure le “cazzate”, i sogni e gli incubi… Libero da freni inibitori,
quali il “contesto”, l’opinione dei residenti e l’importo dei lavori con un tetto bloccato, le difficolta tecniche non preventivate (ponte Venezia) o che si pensa di risolvere in fase d’opera (città della cultura della Galizia)… e alla fine viene un’opera d’arte firmata, che ha bisogno di una
costosa manutenzione che peserà quasi per sempre sui contribuenti. Salvo poi buttarla giù quando è fuori modo, proprio come gli abiti…

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BBONI! …

Stefano Nicita commented on PASSO E CHIUDO …

“BoniII! Per tutti e tre: less is more in architettura come nei commenti; dopo la decima riga si cede…

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“LA PRIMA CLASSE COSTA MILLE LIRE” …

da Giulia Carioti: …

“professore, mentre passeggiavo durante la mia ultima visita da’eataly’ a Roma, m
i sono ritrovata senza apparente motivo a canticchiare tra me e me ‘la prima cla
sse costa mille lire, la seconda cento, la terza dolore e spavento..’
ad un certo punto mi sono invece accorta che c’era una ragione in quel mio incon
scio riferimento musicale: sembrava di essere sul titanic.
al piano 0 una folla confusionaria si affretta a cibarsi di farinacei poco elabo
rati: pane, piadine. file interminabili. da bere solo acqua (pur semore dop, sia
chiaro)e al limite qualche aranciata, un caffè..i cibi dei poveri.
al primo piano, chi ha qualche spicciolo in più può addirittura pensare a una pi
zza, un piatto di pasta, una mozzarella, un fritto. da bere la birra..va un po’
meglio, ma siamo ancora lontani dalle proteine ‘nobili’.
chi arriva al secondo piano è un alto borghese: vino, carne, pesce..un’osteria.
molte poche persone.
ed eccoci al terzo piano, cui si può accedere con un ascensore ‘diretto’ che non
ferma agli altri due piani..il ristorante ‘italia’(nome evocativo) unica roccaf
orte dove ancora, chi paga, può concedersi il più grande dei lussi: scegliere co
sa mangiare.
a coronare questa piramide socio-alimentare, l’insegna del centro congressi: pel
lizza da volpedo ‘il quarto stato’..come a dire: mangiamo all’ultimo piano, ma n
on ci scordiamo mica dei piani bassi.
Tale distribuzione avrà senz’altro delle solide ragioni funzionali, ma ho comunq
ue trovato una certa corrispondenza tra eataly, e la moderna ipocrisia sulle dif
ferenze sociali.
Buone vacanze professore

GC

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Le ultime parole famose …

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“SERVIRE LA BUONA ARCHITETTURA” …

Roberto Pagani commented on La bellezza di Via Giulia é la sua “stratificazione” …

“MI consenta Roberto…in un luogo con strade dal nome antico,la Sua architettura non si accorda bene.Stona mortalmente.Io sono un medico che studia Roma da quasi quaranta anni.Vorrei darLe un consiglio:un architetto deve assolutamente provare a SERVIRE la buona architettura.Provi a rifuggire dal protagonismo,dall’affermazione dell’Ego,dal desiderio demiurgico di voler lasciare la propria impronta,costi quel che costi…E’ sbagliato,e’ fuorviante…significa avere pessimi maestri!Nel Centro di Roma,ci si deve muovere IN GINOCCHIO…si deve solo restaurare,reintegrare,ripristinare…Riconsideri il progetto del Prof.Marconi.La Sua architettura ha dei pregi,da valorizzare altrove,magari nelle nostre orrende periferie.Ma non a Via Giulia…basta,non se ne puo’ piu’…Auguri vivissimi per la Sua carriera.”

Roberto Pagani

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