Colori al Pigneto …

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Da Sergio Brenna: …

“Caro Giorgio,
passeggiata al Pigneto la mattina del 1° Maggio: quanto a delicatezza nel rinnovo dei colori delle decorazioni in via Braccio da Montone 21 non si scherza davvero!
S. B.

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SCHIZZI DI GELATINA PER TUTTI …

gelatina ...

Qui si parla di contemporaneo con i giovani architetti

IL SISTEMA GELATINOSO

Appalti G8, il pm: «Processate Bertolaso
Anemone, Balducci e altri 15 imputati»

LA SENTENZA

Mondiali nuoto e presunti abusi edilizi:
tutti assolti, anche Balducci e Rinaldi

«L’appellativo di giovane in Italia ha creato la condizione di un perenne apprendistato, che è una cosa deprimente. Si passa dal perenne apprendistato a pensionato dell’architettura, senza mai passare alla maturità sessuale dell’edificio». Gli architetti italiani, giovani o con i capelli bianchi, vogliono fare l’amore e lanciano il loro grido: qualità chiama architettura e la parola d’ordine è «responsabilità».

L’APPALTO DEI DESIDERI – L’ARCHITETTO DELLA CRICCA …

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Associazioni critiche … Ovvero: teodidattica laica …

Accostamenti-giudiziosi

Contesto romano …

Una Chiesa … in Malafede …

ERAMEJOPRIMA …

Santa Maria della Polpetta …

MITICOILDO …

AITEMPIDIGEDDA …

MEZZOCAMMINO …

AW Classic ...

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«DARE» ANCORA (appendice a “Ildo Avetta e Don Oreste Benzi”) …

DARE-ANCORA

TEODIDATTI: EDUCATI DA DIO

Ho notato che, linkato da “Architettura buona n.1” è tornato in “classifica” il post «DARE». Ne approfitto per mantenere una sottintesa promessa fatta allora, visto che Davide Carroli, un diacono riminese, ci ha gentilmente faxato una copia della prima pagina del libro delle Messe della Madonna delle Vette dove un trentacinquenne Don Benzi, scriveva:

«La prima santa messa in questa “Casa Alpina degli Adolescenti Riminesi” è stata celebrata da Don Oreste Benzi il quattro Settembre 1960. La Santa messa è stata celebrata perché ogni persona, ospite dei questa casa, possa capire l’utilità della propria vita data a Dio attraverso il prossimo».

Ma per non lasciare troppo indietro anche il valoroso architetto, su Ildo Avetta ecco questa bella testimonianza:

«Anni dopo, nel 1934, Ildo aveva ormai 18 anni, Gedda fu chiamato a Roma da Pio XI come Presidente Nazionale della Gioventù Italiana di Azione Cattolica e a Torino subentrò Carlo Carretto.

Gedda aveva notato che Carretto premeva su Ildo perché s’ impegnasse di più in Azione Cattolica anche a detrimento degli studi . La cosa non faceva piacere a Gedda che vedeva Ildo destinato ad una luminosa carriera professionale vissuta da cattolico. Prima di lasciare Torino per Roma, Gedda invitò Ildo a “prendere un dolcetto” (testuale nelle parole dello stesso Ildo). Entrarono in un bar e il “dolcetto” fu l’occasione per una decisiva conversazione con Gedda: “Non dar retta a Carretto se insiste per un tuo maggiore impegno in A.C.. Se dovesse insistere troppo fammelo sapere e io interverrò “. Lo sfondo di questa conversazione era che Gedda voleva che Ildo intraprendesse e concludesse i progettati studi di architettura». Meno male!

Il resto lo trovate in cronaca : http://www.societaoperaia.org/sito/IAvetta_2.htm

Giancarlo Galassi :G

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FINALMENTE BIAGINI …

biagini cercopiteco rossoCari amici
finalmente siamo riuscite, con il Comune di Roma, a realizzare la mostra di Alfredo Biagini, la prima dopo più di mezzo secolo. Sono esposte circa 100 opere, perlopiù inedite, tra bronzi, ceramiche e disegni.  Vi invitiamo a festeggiare con noi

Irene de Guttry, Maria Paola Maino, Gabriella Tarquini

ALFREDO BIAGINI

 

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Da Arte ad Architettura: accanimento terapeutico …

GliArchicefalici584

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Villa italiana …

GliArchicefalici583

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ERRATA CORRIGE …

Untitled

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PRATICA CONSOLIDATA …

lawn-painting

Giancarlo Galassi :G su: SOTTERFUGI ELETTORALI …

“Caro 43,
pare che in America sia una PRATICA CONSOLIDATA in caso di siccità per simulare il verde per i bei pratini secchi intorno alla casetta monofamiliare.

Il triste dramma tutto italiano è che a Roma si sopperisce non a siccità (usciamo da uno degli inverni più piovosi degli ultimi anni) ma alle sciocchezze di qualche architetto che doveva prevedere il costo impossibile del mantenimento di un tale giardino (nonostante la frequente pioggia!) da cui deriva l’incuria del Municipio (colpevole di imbecillità a un grado più elevato per aver accettato il progetto di un così deficiente architetto di giardini).

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ARCHITETTURA BUONA COME IL PANE n.1: ILDO AVETTA…

ArchitetturaBuonaComeIlPane01_01

IMPOESIA DELL’ARCHITETTURA ROMANA

Tanto tempo fa Franco Purini mi aveva sollecitato ad abbandonare la barcaccia di Archiwatch per provare ad affondare in un blog tutto mio. «Lì dentro ci si regola di pancia e non di testa»! Disse, più o meno, così. Come dargli torto? Però per AW vale il proverbio del saggio internauta: «Blog de panza, blog de sostanza». E soprattutto: vuoi mettere lo spasso di trovare qualcuno che, come me, ha voglia, nell’età del rimbambimento senile, di metterci lo stesso sugo a fare un giornalino neanche si fosse ancora alle medie inferiori. E’ raro che capiti di divertirsi così due volte nella stessa vita. E invece eccoci qui e non perdiamoci questa occasione.

Allora: il blogghetto autarchico, da obbediente  puriniano, lo faccio davvero, però, da eretico puriniano (ovvero da puriniano purinianissimo), lo faccio proprio nel blog di Muratore: «Olè! Doppio inciucio accademico! Tanto l’epoca è questa»! Il programma sarà: “parlare di quello che mi piace e come mi piace” evitando toni alla «mo’ parto de capoccia!»che proverò a lasciar fuori da questa stanza (sarà, forse, la parte più faticosa).ArchitetturaBuonaComeIlPane01_02

Iniziamo con un Ildo Avetta, non più “organico” zeviano come all’Istituto Mendel di Piazza Galeno del 1953, che potete trovate disperso anche su AW

https://archiwatch.it/2010/11/23/ilcapolavorodiildo/ , ma un torinese Ildo Avetta “organico” romano Scuola Valle Giulia.  Lo stesso  Avetta che un mesetto fa abbiamo visto tra questi pixel costruire in legno la Madonna delle Vette di Alba di Canazei

https://archiwatch.it/2013/03/22/dare/, lo vediamo alzare a Roma la chiesa di S. Giuseppe in calcestruzzo e tufo.

Una chiesa ad aula coperta con una volta ribassata di 18 metri di luce intersecata da volte a botte di metri 6 in modo che unghie di crociere concentrino i carichi sui nodi dei pilastri e, a cascata, si definisca “necessariamente” un’ «ossatura murale» lasciata a vista. Un edificio apparentemente “gotico” ma profondamente “romano” nella riduzione dell’Architettura alla Descrizione della sua costruzione.

Questa lettura Tecnica è un tipico aspetto da “Spirito da Principianti” dell’architettura romana, ciò che costituisce il suo destino di impoesia e che, forse, è la sua più vera e profonda anima: l’organicità come tema (con un paio di svolgimenti diversi) e l’impoesia come spirito comune.

Un dato di “scuola” così duro da digerire da essere rifiutato psicologicamente dagli architetti romani contemporanei. Alcuni si rifugiano nella pittura per non ammettere a se stessi che non c’è strada a Roma per un’idea “lirica” di architettura, a volte illudendosi, per una vita intera, di poterla un giorno costruire. In pochi hanno il coraggio di assumersi la responsabilità di tanta impoesia edilizia, di farsi carico di tale potente aridità (pesante eredità). I più ipocriti la camuffano con orpelli critico letterari.

 Spero non sia stato il caso di questa blogcritic, applicata a una didascalica, e per questo buona come il pane, chiesa di Ildo Avetta.  Forse stavolta vi (ci) è andata bene.

 Cari amici, un abbraccio,

Giancarlo Galassi :G

 Ps.: un grazie a Vittorio Corvi per la sua foto dell’interno di S.Giuseppe, spalle all’altare, pubblicata anche in S. Mavilio, Guida all’architettura sacra – Roma 1945-2005, Electa, Milano 2006, p. 230

 

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