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ARCHITETTURA BUONA COME IL PANE n.2: IL COLOSSEO NECESSARIO …
IL COLOSSEO NECESSARIO
Il nostro tentativo di dire «pane al pane e vino al vino» in architettura continua con l’edificio “decostruito” più famoso del mondo. L’immagine del Colosseo più nota è quella che ci si presenta dal 1932 dopo lo sventramento di via dell’Impero con in primo piano il taglio a sessanta gradi del logico ed elegante pseudosperone del Valadier (1828) che prosegue i fornici romani.
Più nascosto, dal lato verso il Celio, c’è un autentico e impressionante sperone costruito dallo Stern (1808) che invece mette emotivamente in scena il sublime crollo del monumento. Tra queste due anime architettoniche, sono duecento anni che tormentano l’architettura italiana, c’è il fronte nord dell’Anfiteatro Flavio del quale qui ci interessa ricostruire le ragioni per cui è rimasto in piedi.
Il Colosseo è costruito su un paludoso fondovalle che ha richiesto una platea di calcestruzzo spessa otto metri nella zona sotto le gradinate (assi dell’ellisse esterna m. 188×156) e di circa tre metri sotto la cavea (ellisse interna m. 85×54 – misure e forma confrontabili con quelle del Foro Romano dove in età repubblicana si tenevano i primi giochi gladiatori.
Su questo solettone vengono costruiti tre «acquedotti» ellittici e concentrici: quello più esterno alto 50 metri con tre piani fuori terra (i famosi pilastri con semicolonne doriche, ioniche e corinzie) più un attico (pilastri corinzi) ma c’è un ulteriore quinto livello nel sottosuolo. Gli altri due «acquedotti» scalano di un piano man mano che le ellissi diventano più piccole verso l’interno. Questa “ossatura” del Colosseo è realizzata in travertino: quasi 100.000 metri cubi. Gli anelli concentrici di pilastri sono poi raccordati con archi e muri radiali in blocchi di tufo che sostengono le volte rampanti in laterizio delle gradinate.
Dopo i fasti imperiali, con il cristianesimo, il Colosseo subisce un progressivo declino: “le ultime venationes, molto ridotte per numero di cacciatori e di bestie, si ebbero nel 523 sotto Teodorico” (così Lugli). Nell’XI secolo lo troviamo trasformato in castello dai Frangipane che ne cavano ben 300.000 tonnellate di bronzo estraendo tutti i perni che trattengono dallo scorrimento i blocchi di pietra: del resto a casa mia avrò pur diritto di fare quello che mi pare!
Finito il bronzo, il Colosseo diventa un’imponente e a portata di mano, cava di travertino e di tufo dei tipi migliori, duri e compatti, arrivati qui dalle cave del Barco sotto Tivoli e dalla Valle dell’Aniene. Il materiale viene via facile. In piccola parte lo si trova già a terra slogato da un paio di terremoti dalla carenza di grappe. Con le pietre tratte “in Coscia Colisei” vengono costruiti: Palazzo della Cancelleria, la facciata di S.Giovanni, il porto di Ripetta, S.Pietro, ecc.per dire solo dei cantieri di cui si hanno notizie documentate.
Ma se è stata Roma a demolire il Colosseo, ciò che ne salva gli ultimi due quinti sufficienti e necessari è sempre Roma. Come i topi che rosicchiano il grana sullo scaffale dal lato verso il muro così che la forma vista dalla cantina sembri intatta, non viene mai toccato il prospetto sul percorso della processione che da S. Pietro porta i novelli papi a sedersi sulla cattedra di S. Giovanni. Così oggi, se ci venisse voglia di ritrovare un causale e sacralizzato scorcio dell’ Amphitheatrum Flavium intatto nel suo monumentale fuori scala rispetto alla minuta edilizia residenziale, magari dopo una casuale e distratta vista in prospettiva da via dei Fori Imperiali, basta prendere via di S.Giovanni in Laterano e all’altezza di S. Clemente voltarsi indietro . Dopo un minuto, ricordare di chiudere la bocca.
Giancarlo Galassi :G
Bibliografia essenziale:G. Lugli, Roma antica il centro monumentale, 1946, p.319 sgg.; F. Coarelli, Guida archeologica di Roma, 1974, p.166 sgg.; I. Insolera, Roma. Immagini e realtà dal X al XX secolo, 1980 fig.197; C.F. Giuliani, L’edilizia nell’antichità, 1990, fig.3.19.
Pubblicato in Architettura
5 commenti
TUTTI PAZZI PE’ ROMA …
Da Antonio Schiavo: …
“Buona sera Professore, volevo farle notare questo curioso articolo de La Repubblica!”
Teatro a forma di Colosseo per …
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1 commento
PREDECESSORI ILLUSTRI …
Caro prof.,
Arsia e Borgo Podgora, precedessori illustri di Avetta, Anselmi e persino Niemeyer, forse…
per informazioni, al solito, citofonare Pennacchi.
A presto,
Filippo
Pubblicato in Architettura
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Mostra Alfredo Biagini e anteprima Angelo Di Castro …
Caro Giorgio,
ti inoltro l’invito all’inaugurazione della Mostra dedicata a “Alfredo Biagini, scultore e ceramista”, che prese a studio con sè mio padre Angelo Di Castro all’età di sedici anni diventando suo mentore e maestro. Alcune opere esposte alla mostra provengono dalla raccolta di mio padre, che mantenne per tutta la vita un profondo senso di gratitudine e di affetto per il maestro. Dopo settanta anni circa dall’ultima mostra dedicata a Biagini, Maestro e allievo verranno ricordati nello stesso anno, in quanto sto preparando una mostra dedicata ad “Angelo Di Castro – artista ed antiquario romano”, che sarà inaugurata giovedì 13 giugno p.v. presso la Galleria Russo, Via Alibert 20-22, nel luogo dove era il suo negozio di antiquariato e dove allestì la sua prima personale nel 1947.
Francesca Di Castro
………….
grazie della notizia …
sono curiosissimo …
ci verrò senz’altro …
Pubblicato in Architettura
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