PRATICA CONSOLIDATA …

lawn-painting

Giancarlo Galassi :G su: SOTTERFUGI ELETTORALI …

“Caro 43,
pare che in America sia una PRATICA CONSOLIDATA in caso di siccità per simulare il verde per i bei pratini secchi intorno alla casetta monofamiliare.

Il triste dramma tutto italiano è che a Roma si sopperisce non a siccità (usciamo da uno degli inverni più piovosi degli ultimi anni) ma alle sciocchezze di qualche architetto che doveva prevedere il costo impossibile del mantenimento di un tale giardino (nonostante la frequente pioggia!) da cui deriva l’incuria del Municipio (colpevole di imbecillità a un grado più elevato per aver accettato il progetto di un così deficiente architetto di giardini).

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Una risposta a PRATICA CONSOLIDATA …

  1. sergio 43 ha detto:

    Caro Giancarlo, sono così goloso di pane che non riuscirò mai a perdere i miei cinque chili di troppo. Aspetto quindi di abbuffarmi di quelle belle “ciriole” di una volta che ci apparecchierai. Per chiudere definitivamente gli articoletti del giornalino sulle cose strane che si pretende dalla natura, ti racconto quello che mi capitò tantissimi anni fà, a occhio e croce quaranta, Una blasonata contessa aveva acquistato il piano nobile di un palazzo a prima vista senza particolare qualità, zona Campo de’ Fiori. Era ridotto abbastanza male e aveva bisogno di restauri. Tramite un giro di notai, e poi costavamo poco, imberbi architetti di periferia, ci venne chiesto di dare una ripulita. Prendemmo la pianta e ci accorgemmo che, al di sotto della ragnatela di tramezzi in cui l’appartamento era stato ridotto e diviso negli anni, si poteva leggere, per il diverso spessore delle murature, l’antico impianto. Proponemmo alla proprietaria di ripulire il tutto asportando le superfetazioni e riportando gli spazi al lor valore originale. La cosa venne accettata e cominciammo a strappare i laterizi moderni. Con stupore, sorpresa e gioia di tutti, sotto gli intonaci apparvero affreschi e dipinture. Soprattutto bellissimo era il fregio del salone ritrovato, un corteo di puttini danzanti al suono di altri puttini suonatori che accompagnavano un carro trionfante condotto da leoni. Le pareti, deturpate soltanto dalle picconate per le ammorsature degli intonaci successivi, invece erano trattate a finte nicchie con statue colossali. Venne chiamato un bravo restauratore. Il lavoro per noi era praticamente finito però la contessa decise di volere una sala da pranzo più riservata. Alzammo quindi a malincuore un muroper delimitare il salone e, per meglio caratterizzare l’intervento un pò anonimo e per dare luce e aria alla nuova stanza, vi aprimmo, simmetriche rispetto alla porta, due finestre ad ellisse con cornici che ricopiammo da alcune fotografate a Villa Borghese. A questo punto la contessa invita un suo amico appena tornato dal Brasile al quale quel muro, anche se ingentilito da quelle due asole seicentesche, non piacque. Il collega propone di rivestire la parete di verde con inserzioni di orchidee e altri fiori esotici secondo esempi che aveva ammirato laggiù. La contessa cinguetta felice. Noi ci eravamo anche un pò stufati di quel lavoro, considerammo con disprezzo la deontologia del collega più anziano ma, pur di finirla,, accettammo di completare il lavoro con un intervento di idraulica: una serie di rubinetti in alto da dove l’acqua doveva gocciare, una rete per sostenere lo sfagno assorbente e una vasca per la raccolta d’acqua in basso. Non fui più interessato a vedere il risultato. Ci ripenso soltanto quando mi capita di ripassare davanti a quella dimora e mi chiedo ogni volta quanto quell’impianto può essere costato in bollette e manutenzione se il verde è ancora vivo e vegeto, se invece pende grigio e rinsecchito oppure, dato che non credo vi abiti ancora la nobildonna, se tanta fatica sia stata tolta dai nuovi prioprietari. Ma adesso c’è un’altra più illuminante possibilità! Che ogni tanto un omino venga chiamato a spruzzare dalla pompa sulle spalle un bel verde brasiliano sullo sfagno mummificato!

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