CARMASSI ROMANO? …

ctonia commented on LA “POETICA” … DEL “MURO” …

“Caro Pietro, non condivido quello che scrivi e cerco di spiegare velocemente perché. Parto dalla fine: il classico-moderno non esiste? E addirittura sarebbe una contraddizione in termini? A mio parere ti sbagli di grosso, vai a rivedere tutto il Novecento italiano, i libri di Elena Pontiggia, le opere e i testi di de Chirico, Mario Sironi, Paul Valery, Jean Clair, le foto di Pagano nel sud Italia, e insomma tutte quelle fonti che dimostrano come questa “tendenza” abbia permeato una grande parte della cultura artistica europea. Essere classicamente moderni significa semplicemente ricercare un equilibrio atemporale nella forma e nello spazio: ma la Pontiggia lo ha spiegato molto meglio di me, leggila se vuoi! Oppure ripercorri Gunnar Asplund, magari attraverso i pezzi dell’ottimo Galassi qui sul blog.
E veniamo ai muri di Carmassi… Mi stupisce che consideri un telaio rivestito analogo ad un muro a sacco: sono due cose lontane mille miglia, per comportamento statico, e per contenuto concettuale o se vuoi compositivo. I muri a sacco di Carmassi sono muri romani, costruiti oggi con gli opportuni adattamenti tecnici, ma sempre muri romani rimangono: una linea di carico continua sul terreno, uno spessore significativo, proporzioni coerenti col tema spaziale che essi incarnano, un comportamento scatolare per piani e non per linee/punti, e soprattutto un effetto spaziale anch’esso coerente con il tema architettonico, con la figura del muro: grandi spazi unitari, relativa indifferenza alla funzione (al pari delle grandi architetture tradizionali) e capacità di adattamento al suo variare nel tempo, grande inerzia termica e acustica, senso di protezione da parte di qualcosa di pieno, di massiccio, privo di pelli, contropelli, anfratti, cavedi, pareti ventilate, rivestimentini da 10mm e così via. Per chi non guarda le architetture da spettatore ma da regista, cioé per chi è interessato al come si producono gli spazi e molto meno al come questi vengono visti da chi non capisce nulla di architettura (così come io non capisco nulla di odontoiatria o di leggi tributarie o produzione di melanzane etc), ecco, in questo senso la differenza tra un telaio e un muro è radicale, direi ontologica se non avessi paura di esagerare :) Aggiungo poi che il getto di calcestruzzo, soprattutto se debolmente armato, è un “atto” romano per eccellenza, soprattutto se calato dentro cortine murarie destinate ad accoglierlo. Poi possiamo discutere se i progetti di Carmassi siano validi o meno, ma i nostri giudizi non dovrebbero farci fraintendere il senso basico dei suoi muri. Anche ricordando che non sono tutti stati realizzati o progettati allo stesso modo, cioè come quelli che citi e che risalgono ormai a molti anni fa. Se non erro, ha sperimentato o ipotizzato diverse tecniche costruttive – compreso il telaio rivestito, attenzione!, ciò che rappresenta un buon segno di flessibilità mentale – ma sempre finalizzate a produrre un muro pieno e continuo.
Per descrivere il suo lavoro trovo perfetta la famosa frase loosiana riportata anche da Muratore in un nuovo post: così come costruisco io avrebbero costruito gli antichi romani.
Penso che con il sistema murario continuo si possano costruire architetture di ogni tipo, e soprattutto residenze. Oggi vediamo invece che anche per piccole costruzioni civili il progettista medio usa l’orrendo telaio cementizio, tamponato poi alla sanfason, come si dice. Salvo casi fortunati. E’ un sistema veloce, le imprese credono di saperlo costruire bene e guadagnandoci, il calcolatore va a nozze perché fa la pratica mentre cuoce il sugo e da una carezzina alla moglie, e gli acquirenti … se ne fregano, loro guardano i renderini fiammeggianti dell’agenzia immobiliare.
Calcestruzzo gettato dentro pareti litiche o laterizie e calcestruzzo armato “libero” sono due mondi distinti e distanti. Ma non dimenticherei altri sistemi murari eccellenti e forse più flessibili per le piccole costruzioni: come il fantastico blocco di calcestruzzo alveolare autoclavato (Ytong, Gasbeton, etc etc), materiale più unico che raro con il quale puoi fare casa tua senza usare altro per muri, solai, scale, tetto. E avere al contempo la possibilità antica di modificare i muri che hai fatto per aprire una nuova porta, finestra, per fare aggiunte e altre piccole modifiche in ragione del fatto che è un materiale facilmente segabile. Aggiungi che è strepitoso il suo comportamento coibente e capirai perché dico che del telaio in cls non so che farmene. Al massimo lo userei per fare il basamento della cantina, stop.
Ma un muro lo puoi fare persino in legno, con la tecnica X-Lam, che genera pareti continue di questo meraviglioso materiale antisismico, isolante, naturale e di più lunga durata di qualsiasi dannatissimo cemento armato.
Avevo proposto una moratoria sull’uso del cemento armato, ma non ha avuto successo :))
In ogni caso, viva il muro e saluti a Romano Carmassi!
baci
c

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3 risposte a CARMASSI ROMANO? …

  1. Pietro Pagliardini ha detto:

    Ma ctonia, concedimi il beneficio di non considerarmi così ignorante da avere bisogno di una lezione sulla differenza tra una struttura a muratura portante e una puntuale! Il mio assimilare il muro a sacco con la strutta in c.a. rivestita si riferiva, spero chiaramente, al fatto che per l’uso che ne fa Carmassi è sostanzialmente indifferente. E l’immagine che il professore ha messo in testa al mio commento, cioè le case popolari di Pisa te lo dimostra. Guarda quel disegno e dimmi se non ho ragione. Che cos’è: un edificio con telaio in c.a. e rivestimento in mattoni. Punto. Tu lo giustifichi come un atteggiamento flessibile, e va bene (io lo giustifico come impossibilità o meglio irrazionalità nel fare civili abitazioni con muri a sacco), ma questo dimostra solo che è difficile trovare una coerenza tra il sistema strutturale e la tipologia e quindi quando Carmassi fa un muro a sacco (con il cls!!!!) compie solo un’operazione d’immagine al pari di quelle che tu tanto deprechi, un’operazione stilistica priva di alcun significato tipologico, dato che la stessa immagine del muro a sacco la ottiene anche…..con il telaio in c.a., facendo banalmente un muro a cassetta di spessore maggiore. Quella parete esterna simula un muro portante. Simula, e aggiungo che per me va bene.
    Quanto al preferire la muratura portante, sono con te, naturalmente quando è possibile. E’ decisamente più facile la costruzione, più adatta a piccole imprese, sismicamente in regola, fino a tre piani, ma purtroppo presenta diversi problemi normativi non risolti: i muri esterni, per legge nazionale, non costituiscono volume del tutto, ma quelli interni, di spina e trasversali, che sono ovviamente necessari, purtroppo sì, e nessuno butta via volume, o superficie. Quindi per adesso, se non facciamo cambiare le norme, considerando superficie (e volume) solo quella al netto dei muri portanti, non è che sia una tecnica incentivante, anzi è proprio scoraggiante. Per le case singole invece ci si può fare.
    Sul legno, mi dispiace, ma usalo te. Non sto a ripetere che non siamo nelle Alpi e che la lobby bolzanina, cioè tedesca, mi ha rotto veramente le scatole. Adesso, purtroppo, qualche cliente lo chiede, e così c’è la legge del contrappasso: da Le Corbusier allo chalet. Lo senti che anche i nomi non suonano italiano?

  2. ctonia ha detto:

    Ma Pietro, io ti concedo tutto il mondo, basta però che non mi vieni a raccontare che nel buio della notte tutti i muri sono uguali, e che per te un muro in telaio tamponato è la stessa cosa di un muro a sacco: l’hai detto tu, che ci posso fare. Puoi dimostrare che è indifferente l’uso che ne fa Carmassi dell’uno o dell’altro? Aspetto con ansia i tuoi argomenti, che per ora si sono limitati ad un giudizio negativo sulla sua architettura: liberissimo, ovvio, ma è un altro piano.
    I muri a sacco si fanno con il cls, da Roma antica in poi. Vogliamo riempirli di rifiuti solidi urbani? :)
    L’immagine messa dal Prof. Muratore si, certamente mostra un edificio residenziale (forse Cisanello, non ricordo) in telaio di cemento armato poi rivestito in mattoni. Benissimo. Ma dovresti sapere che si tratta di un edificio per edilizia pubblica agevolata, quindi probabilmente l’economicità del sistema a telaio, anzi direi probabilmente la sua prefabbricazione e montaggio in cantiere, sicuramente sono stati argomenti molto più forti rispetto alla scelta “ideale” di Carmassi del muro pieno. Ma non c’è nessuna altra controindicazione, come tu credi, che ne impedisca l’uso ai fini della residenza: vediti se vuoi questo bel libretto carmassiano nel quale si illustrano ottimi esempi di tesi di laurea dedicate proprio a questo tema:

    http://ctonia.wordpress.com/2011/06/28/costruire-un-muro-2-idee-di-citta-di-massimo-carmassi/

    Aggiungo poi che per me, e vedendo le cose in senso architettonico, tutto l’edificio “è” un muro, in quanto proprio questo ruolo compositivo è quello che lo sostanzia e lo identifica al livello della composizione architettonica e delle scelte formali: costruire le residenze dentro un grande muro. So che questi argomenti vi scivolano addosso, ma che ci posso fare, sono il sale dell’architettura.
    baci
    c

  3. stefano nicita ha detto:

    In effetti sembra piuttosto evidente il “debito” di carmassi nei confronti delle mura romane. L’idea cioè del muro lavorato a fasce, non piatto e uniforme. Del resto passando accanto a molti tratti delle mura aureliane ci si sente piuttosto ispirati…

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