SULLA SPIAGGIA … COME LI REGAZZINI …

Michelucci … una casa … una capanna … (1)

 Michelucci … una casa … una capanna … (2)

 Architetture di pagliacapolavori sulla spiaggia

 http://www.michelucci.it/node/56

 

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3 risposte a SULLA SPIAGGIA … COME LI REGAZZINI …

  1. Visto che il professore vi ha rimandato alla pubblicazione di questa nostra ricerca fatta per l’esame facoltativo di Storia dell’Architettura Contemporanea e che oggi risulta addirittura tra i testi ‘più significativi’ su Michelucci e che ritrovo in bibliografia non solo sul sito della Fondazione ma anche sul supervolumone Electa e visto che questo padiglione è importante nelle ricerche spaziali michelucciane, mi decido e scrivo al Comune di Ardea.
    Vi rimetto copia.

    Per la citazione su Savinio (vedi mauro che collegamento che mi hai fatto fare) vi rimando a

    http://dspace-roma3.caspur.it/bitstream/2307/573/1/IL%20SOGNO%20RACCONTATO%20NELLA%20NARRATIVA%20DI%20ALBERTO%20SAVINIO.pdf

    leggete l’attacco di pag. 115.

    Il passo di Ebdomero e il mare non lo ritrovo.
    L’ho sognato o c’è davvero?
    Chi lo trova batta un colpo.
    Immaginate tutto il pavimento interno della casa-capanna come nel dettaglio dell’immagine in alto a destra.
    E’ stato realizzato da Letizia Pitigliani. Speriamo non l’abbiano piastrellato sopra.
    E ancora, al primo piano, il pavimento in legno, scricchiolante come il ponte di una nave.
    Vi saluto con un po’ di commozione.

    Purtroppo ho visto che i link di quattro anni fa non funzionano più.
    Il sito della Pitigliani a New York è sparito.
    E io che non ho slavato le foto.
    Non avevo ancora capito la labilità di questo medium.

    Si chiudono comunque, con l’aver ritrovato indirettamente la Prefazione alla Lettera (che è tutt’un’altra avventura di ricerca che racconterò prima o poi), venti anni di ossessioni in cui Muratore – cui sono davvero grato – mi ha messo in mezzo. Non sarei caniggiano se non fossi anche michelucciano. E la sintesi qual’è? Giancarlo.

    Gentile Sindaco del Comune di Ardea,
    Gent. Assessore alla Cultura del Comune di Ardea,,

    vi invio il link
    https://archiwatch.wordpress.com/2012/10/13/sulla-spiaggia-come-li-regazzini/

    del sito “Archiwatch.it” curato dal prof. Giorgio Muratore dove è pubblicato un breve saggio su un capolavoro di architettura nel vostro comune.

    In altre parti del mondo l’opera di un architetto importante (Villa Savoye di Le Corbusier, il padiglione di Barcellona di Mies van der Rohe) è restaurata o addirittura ricostruita dalle fondamenta.

    Sulla spiaggia di Tor S. Lorenzo c’è questo edificio di Giovanni Michelucci del 1957, fondamentale per la formazione della poetica di questo architetto e forse per lo spazio dell’ architettura ecclesiale contemporanea.

    Venti anni fa era in piedi ancora il “tucul” davanti all’ingresso ora distrutto dagli attuali occupanti. Era, con la torre rinascimentale, un elemento fondamentale della composizione.

    Quest’opera è segnalata come rilevante dalla Fondazione Michelucci e ha un pavimento in frammenti di Ceramica Musa ispirato a Savinio.

    E’ un edificio piccolo ma straordinariamente poetico, abbandonato per anni e oggi occupato, credo abusivamente, con manomissioni diverse.

    Fateci una passeggiata a vederlo. Bussate e ammirate il piccolo ma straordinario interno.

    Vi prego di ridare a questa casa-capanna l’attenzione che merita.

    Il tetto in Eternit è, tra l’altro, da recuperare per la salute pubblica, (certamente senza che vada smarrita la patina di colore). Occorre quindi un restauro attento e giudizioso e una nuova destinazione a piccolo museo della spiaggia o a museo di se stesso (probabilmente su appuntamento presso l’Ente Locale del Turismo come in tante altre parti del mondo).

    Per vederlo come era 20 anni fa basta ritrovare il film La Carne di Ferreri ambientato tra queste mura.

    Per ogni informazione resto a disposizione.

    Arch. Giancarlo Galassi.

    ps. scusate il disturbo ma, forse troppo in ritardo, rimetto alla vostra autorità la responsabilità di questo capolavoro che è stato finora , cioè fino a questa lettera, nelle mani solo degli specialisti in storia dell’architettura contemporanea. Buona fortuna.

  2. Pingback: TRA SAVINIO E MICHELUCCI … TRA PINOCCHIO E MALAPARTE … « Archiwatch

  3. sergio 43 ha detto:

    Spiaggia…ragazzini….Aoh! ‘Sto blog e ‘na Recherce sur tempo perduto! Quando ero ragazzino mio padre e suo fratello, cacciatori entrambi, mi portarono un giorno da queste parti. Anno ’50? E’ probabile. A quell’età ero un pò malaticcio e avevo bisogno di un pò d’aria di mare. Mia madre li sollecitò a portarmi con loro. Ragazzino che era cresciuto giocando a pallone sull’asfalto sotto casa, scalando le dune davanti la spiaggia, mi sentii impressionato da quel luogo selvaggio come un Robinson Crusoe o un Jim Hawkins, libri appena letti. Tra la macchia mediterranea si vedeva soltanto un capanno, simile alla piccola costruzione davanti la casa di Michelucci. Serviva come posto di riposo e ristoro dopo le battute di caccia. Dopo una bella passeggiata senza sparare un colpo ci avviammo al capanno. Qualche palo di legno cui si appoggiavano pareti di canne palustri, dua bandoni di lamiera a far da tetto, un leggero pergolato davanti, delle palanche a far da tavoli dove ci sedemmo. I miei parenti tirarono fuori qualche panino incartato, fatto l’ordine per un mezzo litro l’oste apparve con la caraffa. Li lasciai chiacchierare di caccia e proseguii le mie esplorazioni d’intorno. Flora profumata, come fauna mi colpirono soprattutto gli scarabei stercorari che si affannavano con le zampette a far rotolare le loro pallottole. Quando a scuola arrivai allo sbarco di Enea mi fu facile immaginare la nave troiana arenata su quelle spiaggie, l’eroe con una lancia invece di una doppietta al fianco che tracannava da un otre insieme ai compagni e forse anche Ascanio si divertiva come me a spingere in corsa i laboriosi coleotteri. Passarono gli anni e all’improvviso sembrò che tutti a Roma si stessero facendo casa a San Lorenzo. Alla fine fui invitato da un compagno del Liceo. Arrivato sul litorale di Ardea vidi una distesa di proletarie case fatte quasi tutte con il maledetto blocchetto di tufo, le dune erano state spianate, sentieri di pozzolana grossolana coprivano la sabbia e c’erano solo zanzare. Riconobbi pure il luogo del capanno che adesso era stato trasformato in un chiosco volgare. Da quelle parti, scomparso il sogno, non m’hanno più rivisto. Immagino che forse Tor San Lorenzo sarà un pò più decente di allora ma senza quegli spazi, a un tempo splendidi e malinconici, che le foto in alto ci riportano che senso ha più pensare e sperare di recuperare qualcosa che oramai è incomprensibile? La stessa incultura, per cui venivano chiamate case per la villeggiatura ammassati cubi abusivi di malta e tufo per le quali non venivano sprecati neanche i soldi per un intonaco, ha reso inconsapevoli pure gli odierni proprietari della casa di Michelucci del valore e della storia del loro acquisto. E’ tutto un disastro! Il disastro è ancora più vistoso sulla millenaria duna di Sabaudia dove il ricco generone romano-laziale ha costruito, con altrettanta noncuranza della piccola borghesia, manufatti sfacciati anche se progettati da matite più accorte che non la squadretta del piccolo edile. Di una di queste ville ne lucidai pure pianta, prospetto e sezione. Allora emergeva ancora nella sua solitudine. Adesso è schiacciata da un muro continuo di abitazioni altrettanto pretenziose che nega l’accesso al mare. Siamo stati bravi, con la solita indifferenza e impunita incoscienza, a stuprare pure l’ambiente urbano, oltre che quello naturale. Ma avete mai visto che cosa sono stati capaci di fare quelli che abitano le due palazzine di Adalberto Libera ad Ostia, con i loro balconi in aggetto chiusi da abusive verande in alluminio anodizzato? Comunque il mondo è questo e mi sta bene, se sta bene ai miei simili, pure così ma sono contento di aver avuto l’opportunità di vedere un mondo ancora intatto in una sua particolare innocenza.

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