La lingua dei potenti … e il “progresso” italiano …

“… I potenti … che in questi anni hanno detenuto il potere, dovrebbero andarsene, sparire …
Invece non solo restano al potere, ma parlano.
Ora è la loro lingua che è la pietra dello scandalo.
Infatti ogni volta che aprono bocca, essi, per insincerità, per colpevolezza, per paura, per furberia, non fanno altro che mentire.
La loro lingua è la lingua della menzogna.
E poiché la loro cultura è una putrefatta cultura forense e accademica, mostruosamente mescolata con la cultura tecnologica, in concreto la loro lingua è pura teratologia.
Non la si può ascoltare, bisogna tapparsi le orecchie.
Il primo dovere degli intellettuali, oggi, sarebbe quello di insegnare alla gente a non ascoltare le mostruosità linguistiche dei potenti …, a urlare, a ogni loro parola, di ribrezzo e di condanna.
In altre parole, il dovere degli intellettuali sarebbe quello di rintuzzare tutte le menzogne che attraverso la stampa e soprattutto la televisione inondano e soffocano quel corpo del resto inerte che è l’Italia.”

Pier Paolo Pasolini, 27.3.’75
in Lettere luterane, il progresso come falso progresso

anche l’architettura … è la “lingua” … del potere …

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4 risposte a La lingua dei potenti … e il “progresso” italiano …

  1. isabella guarini ha detto:

    Immaginiamo per un attimo il ritorno in vita di Pasolini: Non mi rimproverate , so che non si può fare una cosa del genere e che bisogna essere realisti. Ma, signori, permettetemi dipensare a un Pasolini che assiste alla sfilata nell’Ara Pacis, tra scenografie hollywoodiane e icone dorate per celebrare il leader di un partito che non c’è e che parla una lingua euro-afro-americana. . Cosa direbbe Pasolini? Forse riperebbe all’infinito: “Il primo dovere degli intellettuali, oggi, sarebbe quello di insegnare alla gente a non ascoltare le mostruosità linguistiche dei potenti , …a urlare, a ogni loro “I care”, di ribrezzo e di condanna.”

  2. Riccardo del Plato ha detto:

    È incredibile la crudele attualità di questo estratto di Pasolini e non era ancora nata la tv privata !
    Un grande paese si legge dalle tracce che lascia nella storia, e l’Italia sono anni che ha perso il lume della ragione, piegata alle spietate leggi del consumismo che hanno investito purtroppo anche le arti e gli intellettuali. Non siamo più un modello positivo di fantasia, estro e capacità di adattamento, ma solo un esempio di come la cultura del “furbo” possa risiedere dal capo del governo fino al verdumaio sotto casa. Ormai è un paese allo sbando, tutti pensano di essere migliori se riescono a eludere le leggi (o le regole), altro che anticonformismo, siamo all’anarchia più profonda, quella senza comandanti ma anche senza regole.
    A cosa serve commemorare Pasolini se non si riascoltano i suoi anatemi e le sue invettive contro la società. Come andare avanti senza dare un sguardo al passato. Come definirsi progressisti se non conosciamo il nostro passato.
    Cerchiamo nuove oasi della memoria e troviamo la forza di frequentarle di nuovo, di rianimare lo spirito antico della agorà.
    Basta confronti con la tv, torniamo a confrontarci dal vivo, a toccare le nostre menti con l’aiuto dei “vecchi” e degli “intellettuali”. Basta con questo mondo fatto di pubblicità ossessiva.
    Basta con gli “architetti” della vita, quelli che progettano i nostri desideri e creano le nostre necessità.
    Pasolini è uno dei tanti “mostri” sacri della sinistra. Peccato che non sia la sinistra che lui amava, ma anzi la sinistra prodotto del decadentismo.

  3. salvatore digennaro ha detto:

    Innanzitutto credo che Pasolini sia stato un profeta e che sulle sue parole si potrebbe fondare una religione laica.
    Come sappiamo Pasolini distingue lo sviluppo dal progresso, considerando il primo solo come un incremento del potere economico di una società con le sue conseguenze, mentre il secondo riguarda un livello spirituale, culturale e psicofisico che in Italia, diceva Pasolini, non coincide con il primo anzi non è mai coinciso dal boom economico del dopo guerra in poi.
    per chiarire questo concetto egli confronta il nostro Paese proprio alla Francia (a proposito di “…da un giro all’altro”) infatti mentre da noi lo sviluppo è stato così improvviso, rozzo e selvaggio da spazzare via la nostra cultura contadina creando una società mostruosa e città mostruose ma “sviluppate”, pensiamo alle demolizioni delle ville liberty di Palermo ma gli esempi sono migliaia, in Francia lo sviluppo è stato più umano, le classi contadine non sono state “deportate”, come dice P.P.P., e forse è per questo che là è possibile ammirare paesaggi rurali belli, rigogliosi e vitali.
    in Italia a parte qualche area vedi Toscana, Emilia-Romagna, la campagna è o abbandonata o peggio violentata dallo sviluppo o a rischio desertificazione come alcune aree della mia regione, la Puglia, dove bellissime masserie sono o abbandonate o trasformate in improbabili e brutti agriturismi.
    “Lettere Luterane” dovrebbe essere imposto come libro di testo a partire dalle scuole medie (anche se Pasolini le avrebbe eliminate..)

  4. pasquale cerullo ha detto:

    Andando ancora più indietro di Pasolini, con una doverosa interpretazione traspositiva, è da rileggere anche il primo articolo apparso su “Il Politecnico” (n° 1 29 Settembre 1945) diretto da Elio Vittorini: “Una nuova cultura”, perché ‘tragicamente’ attuale. Credo che Pasolini scrivendo la sua lettera luterana avesse in mente proprio questo scritto di Vittorini. Lo si può leggere anche qui

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