“Non ho né il tempo né l’interesse” …

Schermata 2013-11-20 a 11.59.17Biennale 2014, Dal Co rifiuta il Padiglione italiano:

«Ho detto no, non ho né il tempo né l’interesse»

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Pane buono fuori serie: Caniggia e Venzone (n.5?) …

Venzone-1976--OGGI_3“In rete ci sono molte foto di Venzone 1976 e con un po’ di fortuna, anche se l’occhio di Google non è esattamente quello del fotografo di allora, aiutandosi con il profilo delle montagne messe a nudo dai crolli (rischiando di sbagliare facile) c’è qualche possibilità di individuare i luoghi con un giochino com’era-com’è stile “Gente” anti ’70 che pubblicava le foto del Foro Romano con la ricostruzione su carta lucida che si sollevava scricchiolando mostrando il rudere sotto La Basilica di Massenzio nuova di pacca… quanto mi piaceva!

Quello che occorre sottolineare (ancora!) è che il lavoro di Caniggia era un restauro dov’era  MA non-proprio com’era. E’ stato un restauro TIPOLOGICO sostituendo tutti gli edifici fuori fase crollati (in genere tutti quelli costruiti dopo il primo dopoguerra) con edifici “contemporanei” riprogettati ridefinendo il processo tipologico locale al tavolo da disegno. Un lavoro da architetto progettista, non restauratore. Una cosa ben differente da quanto perseguito da restauratori che intendono il dov’era com’era in modo simile all’eclettismo ottocentesco come dimostrano i goffi completamenti “in stile” nei loro restauri di edifici storici che valgono quanto gli innesti moderni in acciaio corten negli interventi dell’altra scuola italiana di resturo.

I completamenti caniggiani, in assenza di pezzi recuperati e rimessi in opera, non ripropongono bifore romaniche o cornici in pietra. E questo metodo non è applicato solo alla scala del dettaglio ma anche alla scala dell’edificio con nuove architetture funzionali e nude, alla Grassi tanto per capirci, ma non per grado zero del linguaggio come questi, ma per riconoscimento e adozione del linguaggio dell’architettura moderna, quello di Pagano che è stato uno degli autori che Caniggia riconosceva a maestro.

Certo tocca studiare tanto per fare i razionalisti della storia e studiare fa fatica. Notare ad esempio l’uso diffuso di intonaci e non di pietra e garofani in stile “Heidi ti sorridono i monti” come quello che ha sciupato tutta la Val di Fassa o la periferia della lucazeviana e già citata Nocera Umbra.

Vi saluto e rimando ulteriori approfondimenti alla prossima foto, se ne trovo e se ne ho il tempo.

Gian Carlo :Galassi

Ps. La professoressa mi ammazza, che dobbiamo andare avanti con l’arredo. ARGH!!”

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UNA FABBRICA … UN QUARTIERE …

193013276-1315a279-e18c-4580-b51e-a98b3f73f546Ritratto di quartiere: dalla Peroni al Macro

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Venzone: via Glizoio di Mels …

Venzone-1976--OGGI_2“E’ possibile.”
:G

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Venzone prima e dopo la cura Caniggia …

Venzone1976--OGGI“Caro professore,
a proposito di scuola romana in giro per l’Italia, si parlerà di Venzone il 20 Novembre al festival dell’Architettura di Modena.
Allego programma.”
:G

Programma FestArch MO

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PER UNA FACOLTA’ … “NORMALE” …

del-debbio-valle-giulia Schermata 2013-11-19 a 18.09.00

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INCREDIBILE … VALLE GIULIA … OCCUPATA …

valle giulia 19.11.013Gli studenti ‘prendono’ pure Architettura

“Da questa mattina tutte le sedi della facoltà di Architettura della Sapienza sono occupate. Gli studenti hanno proclamato l’assemblea permanente e si susseguono gli incontri per cercare di sensibilizzare gli iscritti sulla protesta e coinvolgere anche ricercatori e docenti. La mobilitazione è partita da Valle Giulia ma ora la mattina alle 8 il gruppo comunicazione si riunisce a piazza Borghese, quello stampa in via Gramsci, quella mensa e servizi in via Flaminia e quello tecnico su conformità e certificazione europea della facoltà (la cui mancanza è tra le ragioni della protesta) in via Gianturco. I ragazzi puntano il dito contro il decreto stabilità che minaccia la valenza legale del titolo di studio e i servizi pagati ma non erogati, necessari a soddisfare la denominazione di ‘università di secondo livello’ (mancanza di laboratori, chiusura del centro stampa prevista per il 25 novembre, mancanza della mensa chiusa 4 anni fa e ora occupata da un campetto di calcio)”

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“In paesaggi belli e intatti si cresce meglio, si vive meglio, si invecchia meglio” …

riceviamo da Andrea Costa questo appello di Vittorio Emiliani che volentieri vi giriamo:

Ogg: I paesaggi di Piero della Francesca in pericolo

“Care amiche, cari amici,
vi mando un documento del Comitato per la Bellezza e alcune eloquenti illustrazioni sulle minacce di guasti irreparabili che alcune varianti della superstrada Grosseto-Fano  (inizialmente prevista in quei tratti in galleria) fanno incombere sulla Valle del Metauro, pressoché intatta, sui paesaggi di Piero della Francesca e di Raffaello. Parlatene, diffondete l’allarme, denunciate lo scempio.
Grazie, un saluto cordiale

Vittorio Emiliani

Schermata 2013-11-18 a 19.54.56Il paesaggio pressoché intatto della Valle del Metauro tranciato dalla superstrada Grosseto-Fano. Il suo passaggio sconvolgente nel paesaggio urbinate dipinto da Piero della Francesca nei Trionfi, parte retrostante del Dittico dei Duchi creato per Federico da Montefeltro e Battista Sforza. Simulazione dei Comitati di protesta contro le varianti in superficie o in viadotto della superstrada.

Le varianti alla Grosseto-Fano massacrano la Valle del Metauro

La tanto attesa (dal 1946) superstrada dei Due Mari, Grosseto-Fano, minaccia di sfregiare in modo clamoroso e irrimediabile una vallata, quella del Metauro, che sin qui è stata conservata in modo abbastanza attento, con paesaggi ancora antichi, di eccezionale bellezza. Gli stessi che ispirarono la pittura del grande Pietro della Francesca a partire dal famoso Dittico dei Duchi (Federico da Montefeltro ed Elisabetta Gonzaga) dipinti per la corte di Urbino ed oggi agli Uffizi. I paesaggi che furono poi di Raffaello e di altri pittori fondamentali.

Agli amministratori locali e provinciali che hanno espresso ed esprimono la loro ammirazione per il fascino di quei paesaggi definendoli “un immenso patrimonio culturale” rivolgiamo un accorato, vibrante appello affinché non vengano realizzate le varianti al progetto originario della superstrada che fra l’altro rischia di diventare autostrada e quindi un corridoio chiuso, tranciante, che nulla porta all’economia della vallata.

Da Fermignano a Urbania – denunciano i comitati della Valle del Metauro – si prevede di piazzare il nastro d’asfalto nella “piana di Asdrubale”, sito archeologico dell’età del ferro, proprio al centro del Dittico dei Duchi di Piero della Francesca, mentre il tracciato originario lo collocava a margine della valle con alcuni tratti molto opportunamente in galleria.

Più a nord, il centro storico di Mercatello sul Metauro (bandiera arancione del Touring Club Italiano) sarebbe soverchiato dal viadotto di tipo autostradale che sostituisce un percorso previsto anch’esso saggiamente in galleria sostenendo che esso comporta un forte risparmio, anche se le cifre reali smentiscono quelle consistenti economie.

La variante, progettata dall’austriaca Strabag, prevede infine che la superstrada diventi una autostrada a pedaggio con sei corsie. Un vero e proprio squarcio esplosivo in regioni, quali Toscana, Umbria e Marche,  che fanno del paesaggio una loro forza. Tanto più che essa non potrebbe utilizzare il traforo della Guinza, realizzato una decina di anni fa, dal momento che esso consta soltanto di due corsie e che quindi risulta fuori norma.

 Inoltre il trasporto pesante – come continua a dimostrare l’autostrada adriatica nel tratto marchigiano – diserta l’autostrada a pagamento appena ci sono pendenze che aumentano i consumi di carburante e reclama di essere esentato dal pedaggio o continua a percorrere strade statali gratuite. Quindi, come autostrada, la Grosseto-Fano non ha alcuna possibilità di finanziarsi coi pedaggi.

Sorprende dunque la sordità degli amministratori locali e regionali alle istanze di quanti chiedono che la superstrada percorra la Valle del Metauro senza intaccarne una integrità davvero rara. Ai valori della bellezza del paesaggio come bene sociale, collettivo, tutelato dall’articolo 9 della Costituzione, si rivolgono dunque omaggi soltanto a parole? Non si può, non si deve continuare su questa strada suicida che distrugge per sempre beni unici, irriproducibili, che hanno anche una ricaduta economico-finanziaria in termini di turismo culturale, ma che sono essenziali “in sé e per sé” perché in paesaggi belli e intatti si cresce meglio, si vive meglio, si invecchia meglio.

p. il Comitato per la Bellezza

Vittorio Emiliani, Vezio De Lucia, Luigi Manconi, Paolo Berdini

 

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UNA STAZIONE PER FARE CHE? …

IMG-20131031-02131memmo54 su: CAPOLAVORI ROMANI …

“Per prendere un treno non c’è bisogno di addentrarsi tra le meraviglie poste (… rectius : im-poste…) al di sopra.
Normalmente si percorrono i soliti vecchi corridoi della stazione di prima. Abbastanza squallidi come tutti i sottopassi… come sono sempre stati i sottopassi.
Se non si ha il biglietto si va ad acquistare nella piazza…lontana dai binari ma almeno ha il pregio di uno spazio aperto: con il cielo, le nuvole, la pioggia…
In breve non vi è nessun motivo per accedere ai piani superiori se si deve semplicemente prendere in treno…anzi farlo sarebbe una perdita di tempo in più; con i relativi pericoli incombenti.
Se invece si volesse fare una passeggiata da una sponda all’altra del ponte, escludendo nullafacenti, per mancanza od eccesso di risorse, o pensionati in cerca di distrazioni, i motivi sono ancora di meno.
Il viaggio è lungo; l’età avanza o è troppo tenera; non consente maratone di qualsivoglia genere. Che bisogno c’è, poi, di esplorare gli estremi del nulla ?
Rimane l’ipotesi di affittare tutto il piano ad un individuo capace di trasformare l’edifico superiore in un grande, mirabolante, polo d’attrazione. Però scartando i polli che hanno già dato (..la stazione Ostiense è in perdita… nonostante la cura e la professionale attenzione dedicatagli dal suo patron…) pochi sono i soggetti che si imbarcherebbero in imprese senza speranza… perlomeno nei prossimi 5-10 anni. (..ottimisticamente…via !…)
Il degrado, quindi, è inevitabile e la responsabilità va equamente divisa tra chi ha “benedetto”, chi ha “voluto” (… leggasi…” imposto”…) questa sciocchezza, chi ha “caldeggiato” il progettista, e l’artefice materiale del disastro (…che di flussi se ne intende..a quanto ha affermato egli stesso…) . Tutti e quattro, vista l’impossibilità di chieder loro i danni, andrebbero “rimossi” dalla posizione… messi in condizione di non nuocere… messi in quarantena. ( …Pausa quarantennale delle iniziative… )
Dei flussi proposti non è dato ragionare con certezza; dov’erano, com’erano…quanti erano… come sono stati individuati; comunque non sono quelli immaginati e proposti dall’artefice (… “percorsi”… sovente trasformati, con lessicale perversione, in “percorrenze”…) .
Si sono postulati fantasiosi e frotte di cittadini abbastanza danarosi e bendisposti che attraversando a piedi una lunga galleria avrebbero arricchito commercianti e FFSS ; da emungere, in seconda istanza, come compete ad una società, rigida ma giusta, fondata sulla teoria “approssimata ed incerta” dell’imponibile e sul corollario “certo ed inflessibile” dell’imposta. Dimenticando una delle leggi fondamentali della civiltà: quella che ha fatto sorgere città e paesi nei nodi “già” frequentati (…sperimentati… verrebbe voglia di dire…) dall’uomo con qualche “soldo” in tasca, o con qualche bene appresso.
E’ l’uomo che crea la città: sono tutti d’accordo; corre l’obbligo di chiarire …in questa situazione imbarazzante… che per “uomo” non andava inteso il singolo (…l’architetto …il demiurgo, l’uomo politico od il grande “maneggier”…unico ed insondabile… ) bensì il soggetto collettivo, la popolazione…E’ un banale equivoco; ma si paga carissimo !
Nell’incertezza, molti, troppi, ci ricamano sopra con malignità ed astio come spesso accade (…purtroppo !..) ai “geni”; soggetti che andavano intesi, ostensibilmente… più come catene di composti organici che informano la vita delle cellule e, conseguentemente, dei proprietari delle suddette… piuttosto che di individui dotati di particolare acutezza. Anche qui si manifesta l’insipienza, esiziale, della politica: non aver saputo distinguere tra un “xxxxxx” ed un “architetto”…)
Questi maligni, sospettosi e scontenti, tuttavia, sono tanti e non è affatto facile smentirli : tantomeno con fantasiose promesse di rilancio ( …appena finito e c’è già bisogno di rilanciarlo !!!…andiamo, via !..) che aggravano la situazione esistente lasciando intravedere sperperi ancor più sostanziosi .
Lancio qui un esortazione ed una supplica : prendetevi tempo…ragionateci sopra… non l’avete fatto prima: fatelo ora !…per Carità ! …
E se In troppi ragionano che a pensar male si fa peccato, ai più, ai cittadini che hanno visto ampliarsi la lista di costose sciocchezze caricate sul groppone, rimane la magra consolazione che ci si azzecca: ovvero il peggior scenario immaginabile è sempre quello che ha più possibilità di inverarsi. A difesa di queste “qualunquistiche” fantasticherie si può solo annotare governi ed amministratori, dalle nostre parti, sogliono essere pessimi.
Sorvoliamo pure sull’architettura da Prima Infanzia…da giocattolone Chicco… in questo momento drammatico è l’ultimo dei problemi.
Perdonate la franchezza e l’aria di rimprovero che potrebbe infastidire i ben pensanti .
Saluto Maligno”

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Quella cosetta di Mazzoni …

 

Schermata 2013-11-17 a 18.05.23“A parte la considerazioni sulle questioni di pura architettura … linguaggio e via discorrendo … quando vai alla stazione tiburtina a prendere “Italo” ti manca una cosa importante … ti manca quella sensazione netta, precisa, che ricevi da una cosidetta stazione di testa … entri in un edificio … Termini … Milano Centrale … S. Maria Novella … Gare de Lyon (da ragazzi) … che immediatamente ti svela come alcune qualità proprie di quella città si intersecano e si misurano con le istanze dei viaggiatori e dei traffichini locali … entri in un edificio e ti porti dentro tutto il bagaglio dell’immediato intorno cittadino che in queste stazioni storiche è generalmente  molto vicino al “centro”…
allo stesso modo esci dall’edificio e ti trovi di fronte la città ed immediatamente ne assapori i primi segnali della sua storia … ecco … alla stazione tiburtina tutto questo non esiste … da sempre laterale alla città e poi via via sempre più sottomessa alle logiche violente di una tangenziale fantozziana questo luogo di Roma riesce a trasmettere marginalità ed esasperante voglia di andarsene nel più breve tempo possibile da quei luoghi … l’operazione di ampliamento , di potenziamento, è stata condotta alla nostra maniera … ed è per questo che non potevamo aspettarci altro che il risultato catastrofico che abbiamo ottenuto … quella sensazione di desolazione che ci coglie quando andiamo a prendere il “trenopermilano” ti fa venire voglia, dopo un paio, tre, quattro volte, di passare quei venti minuti in più sul treno preferendo magari, quella cosetta di Mazzoni, al “capolavoro” di Desideri
Cari Saluti,”
Sergio De Santis

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