UNA STAZIONE PER FARE CHE? …

IMG-20131031-02131memmo54 su: CAPOLAVORI ROMANI …

“Per prendere un treno non c’è bisogno di addentrarsi tra le meraviglie poste (… rectius : im-poste…) al di sopra.
Normalmente si percorrono i soliti vecchi corridoi della stazione di prima. Abbastanza squallidi come tutti i sottopassi… come sono sempre stati i sottopassi.
Se non si ha il biglietto si va ad acquistare nella piazza…lontana dai binari ma almeno ha il pregio di uno spazio aperto: con il cielo, le nuvole, la pioggia…
In breve non vi è nessun motivo per accedere ai piani superiori se si deve semplicemente prendere in treno…anzi farlo sarebbe una perdita di tempo in più; con i relativi pericoli incombenti.
Se invece si volesse fare una passeggiata da una sponda all’altra del ponte, escludendo nullafacenti, per mancanza od eccesso di risorse, o pensionati in cerca di distrazioni, i motivi sono ancora di meno.
Il viaggio è lungo; l’età avanza o è troppo tenera; non consente maratone di qualsivoglia genere. Che bisogno c’è, poi, di esplorare gli estremi del nulla ?
Rimane l’ipotesi di affittare tutto il piano ad un individuo capace di trasformare l’edifico superiore in un grande, mirabolante, polo d’attrazione. Però scartando i polli che hanno già dato (..la stazione Ostiense è in perdita… nonostante la cura e la professionale attenzione dedicatagli dal suo patron…) pochi sono i soggetti che si imbarcherebbero in imprese senza speranza… perlomeno nei prossimi 5-10 anni. (..ottimisticamente…via !…)
Il degrado, quindi, è inevitabile e la responsabilità va equamente divisa tra chi ha “benedetto”, chi ha “voluto” (… leggasi…” imposto”…) questa sciocchezza, chi ha “caldeggiato” il progettista, e l’artefice materiale del disastro (…che di flussi se ne intende..a quanto ha affermato egli stesso…) . Tutti e quattro, vista l’impossibilità di chieder loro i danni, andrebbero “rimossi” dalla posizione… messi in condizione di non nuocere… messi in quarantena. ( …Pausa quarantennale delle iniziative… )
Dei flussi proposti non è dato ragionare con certezza; dov’erano, com’erano…quanti erano… come sono stati individuati; comunque non sono quelli immaginati e proposti dall’artefice (… “percorsi”… sovente trasformati, con lessicale perversione, in “percorrenze”…) .
Si sono postulati fantasiosi e frotte di cittadini abbastanza danarosi e bendisposti che attraversando a piedi una lunga galleria avrebbero arricchito commercianti e FFSS ; da emungere, in seconda istanza, come compete ad una società, rigida ma giusta, fondata sulla teoria “approssimata ed incerta” dell’imponibile e sul corollario “certo ed inflessibile” dell’imposta. Dimenticando una delle leggi fondamentali della civiltà: quella che ha fatto sorgere città e paesi nei nodi “già” frequentati (…sperimentati… verrebbe voglia di dire…) dall’uomo con qualche “soldo” in tasca, o con qualche bene appresso.
E’ l’uomo che crea la città: sono tutti d’accordo; corre l’obbligo di chiarire …in questa situazione imbarazzante… che per “uomo” non andava inteso il singolo (…l’architetto …il demiurgo, l’uomo politico od il grande “maneggier”…unico ed insondabile… ) bensì il soggetto collettivo, la popolazione…E’ un banale equivoco; ma si paga carissimo !
Nell’incertezza, molti, troppi, ci ricamano sopra con malignità ed astio come spesso accade (…purtroppo !..) ai “geni”; soggetti che andavano intesi, ostensibilmente… più come catene di composti organici che informano la vita delle cellule e, conseguentemente, dei proprietari delle suddette… piuttosto che di individui dotati di particolare acutezza. Anche qui si manifesta l’insipienza, esiziale, della politica: non aver saputo distinguere tra un “xxxxxx” ed un “architetto”…)
Questi maligni, sospettosi e scontenti, tuttavia, sono tanti e non è affatto facile smentirli : tantomeno con fantasiose promesse di rilancio ( …appena finito e c’è già bisogno di rilanciarlo !!!…andiamo, via !..) che aggravano la situazione esistente lasciando intravedere sperperi ancor più sostanziosi .
Lancio qui un esortazione ed una supplica : prendetevi tempo…ragionateci sopra… non l’avete fatto prima: fatelo ora !…per Carità ! …
E se In troppi ragionano che a pensar male si fa peccato, ai più, ai cittadini che hanno visto ampliarsi la lista di costose sciocchezze caricate sul groppone, rimane la magra consolazione che ci si azzecca: ovvero il peggior scenario immaginabile è sempre quello che ha più possibilità di inverarsi. A difesa di queste “qualunquistiche” fantasticherie si può solo annotare governi ed amministratori, dalle nostre parti, sogliono essere pessimi.
Sorvoliamo pure sull’architettura da Prima Infanzia…da giocattolone Chicco… in questo momento drammatico è l’ultimo dei problemi.
Perdonate la franchezza e l’aria di rimprovero che potrebbe infastidire i ben pensanti .
Saluto Maligno”

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3 risposte a UNA STAZIONE PER FARE CHE? …

  1. Andrea_B ha detto:

    …del resto già il poeta lo diceva…
    “…ma il treno, di Desideri, nei miei pensieri all’incontrario va…”

  2. maurizio gabrielli ha detto:

    Bravo, analisi lucida. I nomi di quell che hanno caldeggiato, voluto e realizzato quella robbba sono presto fatti : Veltroni e Desideri. M’hai detto un piffero !

  3. maurizio gabrielli ha detto:

    In un’intervista del “Fatto” di ieri a C. Magris, si cita un passo di Proust tratto da ” Dalla parte di Swann” in cui egli scrive ” Le stazioni sono quei luoghi speciali che,sebbene in pratica non facciano corpo con la città,contengono l’essenza della sua personalità così comene portano il nome su un cartello segnaletico”. L’antica stazione di Trastevere è stata venduta alla società Statuto, con sede a Londra, per edificare alle sue spalle e con i benefici del Piano casa di Ciocchetti, un grande albergo.Alcuni si oppongono.

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