Quella cosetta di Mazzoni …

 

Schermata 2013-11-17 a 18.05.23“A parte la considerazioni sulle questioni di pura architettura … linguaggio e via discorrendo … quando vai alla stazione tiburtina a prendere “Italo” ti manca una cosa importante … ti manca quella sensazione netta, precisa, che ricevi da una cosidetta stazione di testa … entri in un edificio … Termini … Milano Centrale … S. Maria Novella … Gare de Lyon (da ragazzi) … che immediatamente ti svela come alcune qualità proprie di quella città si intersecano e si misurano con le istanze dei viaggiatori e dei traffichini locali … entri in un edificio e ti porti dentro tutto il bagaglio dell’immediato intorno cittadino che in queste stazioni storiche è generalmente  molto vicino al “centro”…
allo stesso modo esci dall’edificio e ti trovi di fronte la città ed immediatamente ne assapori i primi segnali della sua storia … ecco … alla stazione tiburtina tutto questo non esiste … da sempre laterale alla città e poi via via sempre più sottomessa alle logiche violente di una tangenziale fantozziana questo luogo di Roma riesce a trasmettere marginalità ed esasperante voglia di andarsene nel più breve tempo possibile da quei luoghi … l’operazione di ampliamento , di potenziamento, è stata condotta alla nostra maniera … ed è per questo che non potevamo aspettarci altro che il risultato catastrofico che abbiamo ottenuto … quella sensazione di desolazione che ci coglie quando andiamo a prendere il “trenopermilano” ti fa venire voglia, dopo un paio, tre, quattro volte, di passare quei venti minuti in più sul treno preferendo magari, quella cosetta di Mazzoni, al “capolavoro” di Desideri
Cari Saluti,”
Sergio De Santis

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2 risposte a Quella cosetta di Mazzoni …

  1. Giada ha detto:

    Come non condividere le parole di Sergio. Io per sempre viaggiatrice di passaggio a tiburtina sento la mancanza della grande hall con il bar che la mattina era un crocevia di gente, odori, rumori. Desidederi non hai mai frequentato stazioni, credo.

  2. sergio 43 ha detto:

    Giusto. Mai piu’ passato per la Stazione Tiburtina con quel piazzale-parcheggio stretto tra i poco distanti cipressi del Verano, colonne e rampe della Tangenziale, il poco attraente quartiere da borghese-piccolo-piccolo (con tutto il rispetto per i piccolo borghesi come me) che gli sta accanto da quando, purtroppo, non fui piu’ costretto ad accompagnare, nella confusione e nel bailamme di richiami slavi, le badanti di mia madre che, cariche di buste e pacchetti, ritornavano nei loro Paesi dell’Est. Triste il luogo e tristi i ricordi.
    P. S.
    Volevo aggiungere che forse, oggi specialmente molto forse, qualcosa si sarebbe potuto risolvere se nei sempre piu’ lontani tempi buoni si fosse portato a termine il piccolo SDO di Pietralata, ultimo e sempre piu’ asfittico retaggio dell’Asse Atrezzato. Come sarebbe venuto? E chi lo sa! C’e’ poco da sperare ormai dalla capacita’ di crescita organica della nostra citta’ che, chiusa da amministrazioni di piccolo cabotaggio e da una Scuola Romana da ricercare nei libri di Storia Antica, ha perso ogni occasione.

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