Gregotti sta alla Pirelli come Piano sta agli Agnelli …
sembra un’equazione … fa anche rima e si potrebbe chiuderla lì …
ma quello che ante-Sgarbi e post-Savoia era il Vittorio “nazionale” …
compie de ‘sti tempi ottant’anni … e allora tutti all’osanna … al Santo Subito …
per Lui che ha fatto e disfatto Milano … che è stato inchiodato per decenni alla Triennale, manco fosse Ponti o Muzio … e pure alla Biennale, ché quando sbarcavi a Piazzale Roma pareva che già stavi a casa sua … e poi le riviste ché si nun le dirigeva lui … se nun je davano quarche cosa (manco fosse Boeri …) je veniva male … je pijava er coccolone … e tutti a pecoroni … bravo il Vittorio … chissà che scriverà Vittorio? … chissà che penserà Vittorio … e allora lui daje a scrive … scrivi, scrivi … nun s’è mai visto nessuno che ha scitto tanto … ‘na media di un tomo l’anno … almeno, … ma poraccio … quanno se scrive troppo la gente nun se ricorda gnente … manco li titoli … sempre furbi … paraculissimi … ma dentro sempre le stesse pippe … (manco Purini, che poi è un po’ fijo suo …) che a quarcuno che l’aveva letti … je pareva aria fritta … fritta bene per carità, coll’ojo bono, de’ prima spremitura … ad arte … per architetti di qualità … fina, finissima … pe’ l’artri (che se l’erano solo comprato er libro, pe’ fa li fighetti e non l’avevano manco sfojato …) un genio … il Verbo … la Vera Voce narrante del contemporaneo … con le sue crisi, i suoi crucci, i suoi tormenti, le sue ambasce, le sue “probblematiche” … maddeché? … e poi sempre sulle pagine che “contano” de li gionali che “contano” … de li padroni che contano (li sordi)… l’intervista semestrale delle firme più gettonate … oppure a scrive de che? … gira, gira, sempre de sé … che la prende sempre alla larga, storia, arte, filosofia, design, architettura, e poi zac … arriva sempre a bomba … ar dunque … ché, ar centro de tutto … der monno intero c’è sempre lui … e l’affari sua … ché gratta, gratta … resta sempre ‘n’industrialetto cispadano … c’ha studiato, … ma che nun sprecherebbe mai ‘na riga, ‘n’aggettivo, ‘n verbo, ‘na virgola … senza interessi … l’universo intero … tutto dentro er muro della fabbrichètta …
Novara-Pechino e ritorno …
Mi ha fatto sempre impazzire il Gregotti pensiero … sono quarant’anni che mi perseguita … più leggero della “Rocchetta” … che è sempre meglio l’acqua del rubinetto … almeno sa di qualche cosa … magari anche di merda, ma è sempre meglio del gnente … del distillato del nulla …
Sarà puro un genio stò Gregotti, per quarcuno, … ma per me resterà sempre (corpa dell’imprinting … come l’ho visto la prima volta sulla copertina di Vogue Uomo (o qualche cosa del genere), così me resta imperituro … anche se so’ passati tanti anni … era una rivista che mandavano, il primo numero, in “omaggio” all’architetti … così se sentivano tutti fighetti dopo il sessantotto … dopo l’eskimo d’ordinanza … e quello, er Vittorio, che stava furbo sulla copertina colla pelliccetta di scimmia pelosa (avete capito?) … sulla copertina patinata … il Vittorio, dentro l’orango … che più radical-chic nun se poteva, …
ma se lo chiappavano l’animaliste … se lo magnavano …
povero Vittorio tutta sta fatica … pe’ gnente …
mi resterai sempre in mente … dentro la scimmia … povera bestia …
comunque auguri … per i prossimi cento libri …
e poi ha costruito quanto nessuno al mondo, … 80 … ma è ancora una promessa … di chi si può dire altrettanto? … manco un metro cubo … per la Storia …
ma per l’occasione … presi dal dubbio … magari abbiamo esagerato … ci siamo andati a rileggere alcuni passi dello “storico” saggio che Manfredo Tafuri scrisse per uno dei tanti “eventi” gregotteschi, … la consacrazione dell’indimenticabile progetto per l’Università delle Calabrie … 1979 …
era il Manfredo furioso, reduce dai fasti delle utopie a scrivere:
“ Si badi bene: sulla scala geografica Gregotti riversa per intero il suo combattuto rapporto con la storia. La modernità egli scrive … procede a una “radicale revisione del tempo storico”, in cui “i fenomeni si appiattiscono in un concreto formale dentro cui si deve operare per scavo, annidandosi sino a forare lo spesso strato delle cose e degli eventi verso una nuova condizione di conoscenza”. Tuttavia quella medesima revisione porta per lui a condizioni di “quasi-sospensione del tempo storico”: verso una storia concepita come una serie di configurazioni successive e discontinue in attesa di significato. Chi dà significato è il voyeur che si annida nello spesso strato delle cose e degli eventi …
Gregotti, in fondo, ha ben cura di evitare frustrazioni. Il medesimo disincanto con cui aveva partecipato alla breve stagione “neoproustiana” viene da lui eretto ad argine contro gli ottimismi della città-territorio …
Il rapporto geografia-architettura non può esaurirsi per Gregotti in una nuova gestione dell’inesistente, né in una stategia sulla disegnabilità infinita dell’ambiente. Piuttosto, si tratterà di individuare “una strategia del discontinuo e del circuito … fondando sulla diversificazione” …
Forse siamo un po’ invecchiati, ma la prosa barocca di Tafuri non ci persuade, anzi … ci pare indulgere arzigogolando stucchevole e sostanzialmente … priva di senso, … ma, evidentemente, gli anni passano per tutti … e cerchiamo, qualche pagina più avanti, qualche cosa di più concreto, magari sullo Zen …
“ … la meccanica che presiede la morfologia complessiva è quella di una geometria stupefatta dei risultati del proprio rigore …
Un “troppo costruito”, dunque, proiettato come meteora staccatasi dal corpo urbano e condensatasi sotto l’incombere di un paesaggio minaccioso … intento a porsi come grande segno territoriale, ma anche a sottolineare che neanche a tale scala è lecito abbandonare lo strumento dell’allegoria …
Allegorico è il suo difensivo rapprendersi …
La compattezza del quartiere ZEN è anche quella del sintagma che si chiude in se stesso per individuarsi, farsi riconoscere come sistema strutturato, i cui segni fanno parte di un alfabeto inedito …”
Chissà se i palermitani sono ben consci di vivere in una “geometria stupefatta”, in “un’allegoria” difensiva o magari in un “sintagma” inedito … ci vorrebbe qualcuno che che glielo va a raccontare …
Ma veniamo all’Università cosentina …
“ … tendendo un filo d’Arianna sospeso nel vuoto, Gregotti si installa nell’alta valle del Crati. L’ambizione di raggiungere un’architettura fatta di pure relazioni sembra qui soddisfatta: ciò che rimane dell’oggetto, nell’ambiente naturale non abita; in esso, è piuttosto “spaesato”, sentendosi costretto a stringersi dappresso all’unico riferimento che in quell’ambiente è accolto come eco solidificata di una parola da sempre pronunciata dal coro delle colline e delle valli: la linea sicura e indifferente che scavalca ogni incidente naturale e si fa forte del proprio consistere come puro segno. “ …
boh? …
se questi sono i progetti migliori dell’architetto migliore … commentati dal critico più fico che c’era sulla piazza …
forse è meglio ‘na casa abusiva de’ Mastropippa all’Osteria del Finocchio … piuttosto che tutte ‘ste seghe mentali …
non c’è poi da meravigliarsi, quando qualcuno parla di “cattivi maestri” …