Nuove strade per la capitale …

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Report … Milano da …

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Un’implacabile Milena Gabanelli …
una splendida lezione di architettura contemporanea …

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Nuovi paesaggi romani …

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L’architettura può rendere felici? … “Certo, ma …” parola di Renzo Piano

Renzo Piano inaugura trionfalmente il suo grattacielo a New York …
Immancabile grande servizio del Corriere che, tramite il suo inviato Paolo Valentino, ci documenta, ci conforta e ci commuove sull’evento esordendo: “Sulle orme del suo celebre concittadino genovese, a settant’anni, Renzo Piano ha scoperto l’America …”
Dopo un esordio così ti puoi aspettare qualsiasi cosa …
e, infatti poi, una paginata fitta, fitta delle solite sviolinate sulla trasparenza … la leggerezza … la magia … la tecnologia … la sicurezza … l’11 settembre … il “respiro” dell’edificio … le betulle di sedici metri … la città fotosensibile … e l’immancabile “incontro” col “maestro” nella caffetteria … per concludere, finalmente con una domanda magistrale … da premio Pulitzer … al santone …
“Ma l’architettura, gli chiedo, può rendere felici le persone? «Certo, ma poiché è anche un’arte imposta, gli architetti hanno responsabilità enormi e possono essere pericolosi …”

parole sante … sublimi … chi l’avrebbe mai pensato?

nella nostra mediocrità …
alla stessa domanda: “L’architettura può rendere felici?” …
avremmo risposto assai più rozzamente: “Dipende dalla parcella” …

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SOM … sbarca a Roma … o, almeno, ci prova …

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In tempestiva coincidenza con i lavori della giuria di “Campidoglio 2” …
lo studio più potente del mondo sbarca a Roma …
con una conferenza di Gary Haney dal titolo accattivante, quanto emblematico:
“Esplorazioni architettoniche” …
e pensando di essere ancora in uno degli Emirati ci racconta … semplicemente … delle favole … che neanche Le mille e una notte … con tanto di mezzaluna e cielo stellato…
alla domanda: ” ma … Gehry?” … Mai sentito … parola di Gary …
“Noi ci ispiriamo alle foglie” …

ai foji da mille … se dice da ste’ parti …

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I dubbi di Francesco …

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“Signora mia … che brutto paesaggio” … e Rutelli dichiara guerra ai geometri …

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A margine del convegno del Fai di Assisi e in calce alla mostra MAXXI-DARC intitolata “Atlante italiano 007, rischio paesaggio” …
Rutelli-Bond spalleggiato da Giulia Crespi Maria scende decisamente in campo … contro i Geometri …
i gran palafrenieri del bon ton … contro le schiere di immonde villette che deturpano paesaggi, villaggi e panorami goduti e posseduti da lor signori amanti del buono e del bello …
così, nella cornice francescana di Assisi, nel cuore dell’Umbria equa-solidale-ecocompatibile e glocal … ne regno e nel segno di Ermete … viene lanciata l’ultima sfida … che pare vedé Warter che scopre li romeni romani e li prende a calci in culo …
potenza della concorrenza e dell’emulazione …
così il prode rutello pugno di ferro, che de sti tempi s’era un po’ ammosciato … si scaglia, anche lui, contro qualcosa … contro la crescita senza stile del territorio nazionale … in nome dell’architettura di qualità …
ma, insieme all’astuto sindaco d’oggi, dove viveva il bel ragazzone fino a ier’mattina? … verrebbe da chiedersi … chi l’ha costruita sta bella città che oggi je fa tanto schifo … ‘ndov’era? … com’era?… ché, magari dormiva? o non faceva puro lui er sindaco, co’ li poteri novi e forti, pe’ tant’anni? …
da Marchini a Caltagirone … la saga rossa del mattone … mica l’ho scritta io …
e poi perché se la prende tanto co’ le casette piccole e no’ co’ li palazzoni granni e grossi fatti a milioni da l’amici sua che, ‘na vorta, se chimavano zozzoni palazzinari … che poi so’ annati ar circolo … sur Tevere o sull’Aniene … al Golf … alla Vela … ar Remo … se so’ ripuliti e adesso li chiamano manager … finanzieri … cavalli di razza … e magari co’ tutto quello che se so magnati … mo se magnano puro le banche … li giornali … l’università … le istituzioni … er demanio … e tutto lo stato intero come ai tempi de Garibardi e de’ li viceré? …
e allora che ce dice, sta vorta, Rutello er Bello? …
l’architettura … fatela bella … come me … chiamate l’architetti bravi come ho fatto io … Zazà … Rem … Richard … Ricky … Odile … fateve un bel concorsone internazionale e fateve fa ‘na casa …
come diceva er filosofo? … “case belle … per per i più” …
signora mia … che brutto paesaggio …

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Gianfranco Caniggia … elogio della modestia … e intelligenza della “modernità” …

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Riceviamo da Giancarlo Galassi e volentieri pubblichiamo questo intelligente e partecipato omaggio alla memoria di Gianfranco Caniggia, uno dei più interessanti architetti romani della seconda metà del secolo scorso … testimone di una delle stagioni più ricche e contraddittorie del dibattito contemporaneo … e protagonista, per lo più dimenticato, della più autentica e colta “Scuola romana” …

“Caro Professore,
questo 10 Novembre sono vent’anni dalla morte di Gianfranco Caniggia (1933-1987) e non essendo stato organizzato per tempo un convegno, un incontro, una commemorazione di questa figura di progettista e di teorico, per Archiwatch (neanche fosse una rivista), a parziale e personale risarcimento, invece di un coccodrillo pieno di rimpianti, le invio la descrizione di un “edificio moderno” realizzato da Caniggia a Roma nel 1969-1973 (in collaborazione con Romano Greco) a pochi passi dalla sede dell’Ordine degli Architetti con descrizioni tratte dalla relazione tecnica e alcune immagini ante operam, degli studi e infine della realizzazione.
E’ del tutto irrilevante che sia un restauro perché per i progetti di Caniggia si deve sempre intendere ri-progettazioni anche nel caso di realizzazioni da zero, cambia solo qualità e quantità dei segni da considerare nella lettura delle preesistenze e nella fase di progettazione delle nuove opere (lui l’avrebbe inteso come“livello di tipicità” con un linguaggio tecnico che fa rabbrividire gli architetti ignoranti e i, giustamente scusati, non addetti ai lavori).
La Chiesa dei Ss. Vito e Modesto, come tutta la sua opera, dalle case realizzate nel centro storico di Como quasi controcanto al Novocomun ma che, a differenza di questo, hanno deciso del linguaggio architettonico del centro storico di quella città fino al progetto di concorso per Campo di Marte a Venezia, dimostra che la ricerca della bellezza in architettura non passa per le forche caudine né del “dov’era com’era” dei conservatori né dell’ “épater les (petit) bourgeois” delle archistar del moderno , due slogan contrapposti ma allo stesso modo stupidi e oziosi.
La Chiesa dei Ss. Vito e Modesto all’Esquilino, con i suoi volumi proporzionati e recuperati alla loro semplicità di parallelepipedo, semicilindro e quarto di sfera, si presenta come palinsesto dove tutto si tiene, dalle mura della Porta Esquilina, alle finestre del XV secolo accanto a quelle del XVII, al soffitto del 1900 ripulito delle decorazioni fino alla via crucis kitsch degli anni ’70, e dove è possibile leggere anche la storia urbana del quartiere nelle due facciate contrapposte, una seriale inserita nel fronte delle case in linea su via Carlo Alberto, l’altra nodale sulla piazzetta dell’Arco di Gallieno.
Vale per Caniggia quell’aurea mediocritas auspicata da Leon Battista Alberti e non intesa come scarsità di pregio ma come virtù di equilibrio, di sapiente controllo delle pretese e delle ispirazioni che non mummifica a priori un organismo architettonico in un periodo storico passato o lo trucca da pagliaccio per un cabaret moderno ma capace di saper suonare in modo “moderno-non moderno” tutta l’orchestra di tracce che la storia lascia ogni giorno nel corpo vivo della città. Ma bisogna studiare per diventarne capaci! Occorre una fatica sui testi di carta, di pietra, che nessuna committenza paga e chiede di fare, motivata solo da una personale passione, di cui occorre avere cura in nome di una sacralità dell’architettura, tangibile in Ss. Vito e Modesto, dovuta alla sua durata.”

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Piazze romane …

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più grossa la lapide … che la “piazza” …

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Alle porte di Roma … nella “città murata di tufo” …

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Povero Valle … che brutta fine … nella “città murata di tufo” …

Dovevo comprami quattro carabattole per la casa, il tempo era splendido come solo d’ottobre a Roma, avevo una mezza giornata a disposizione, e mi viene in mente l’idea più stronza di questo mondo: vado all’Ikea …
Intanto per arrivarci … una Roma che, sotto il sole d’ottobre, si mostra tutta, troppa, splendida alla lontana, fetente nel dettaglio … sporca, peciona, accroccata, che sembra che tutto quello che è stato fatto de novo … sia stato fatto apposta per sputtanarla … cigli, sampietrini, insegne, piazze, piazzette, intonaci, colori, antenne, parabole, alberi, alberini dall’essenza incerta e sicuramente sbagliata, … e l’architettura poi … meglio non parlarne nemmeno … chè anche quella ‘bona, se la so’ fottuta cor “restauro” …
Visto che vado in direzione Bufalotta (la topografia romana andrebbe mandata a memoria, insieme ai suoi toponimi, tanto è parlante …) devo passare l’Aniene che manco Menenio Agrippa faticò tanto e lì a Monte Sacro t’incoccio er povero Sabbatini … si quello, l’Innocenzo c’aveva fatto un capolavoro de’ case popolari che Giovannoni in mezzo co’ la chiesetta dell’Angeli Custodi je faceva un baffo, … dicevamo l’Innocenzo, tutto smerdato da tre dita de’ colore che quelle pòre case so’ diventate tutte maroni … pòro Sabbatini nun te lo meritavi proprio … e poi comincia la tragedia … là dove c’erano le casette “ultrarapide” un accrocco mefitico … più avanti la robbaccia de Talenti … un capolavoro de magna-magna anni sessanta che manco a Beirut … tutto ‘na palazza intesiva ch’è proprio Roma …
che, là in mezzo, se sarva solo er cipollone dell’Acea del povero Palpacelli … che era uno che ce credeva … e poi vai verso fòri che, se te sbaji e nun stai attento, te ritrovi dritto dietro ar Tufello e da le parti de via Tina Pica so’ dolori … la notte di Halloween de la Roma ’70 … che ce so’ puro le torri d’Aymonino, che a guardalle bene te viene lo strambuglione … ma se nun stai attento e sbandi sulla destra … te va pure peggio che caschi ner cantiere … der quartiere … che lo chiamano, pe’ vendéllo, … “Rinascimento” … quello de Portoghesi-Mezzaroma … lì te vengono sicuro le convulsioni che se quarcuno nun te regge poi dà fori da matto … tutto ‘na curvetta, ‘na mensolina, ‘n poggiolo, un capitello, un ricciolone, tutto rosa e celeste che, come dice er detto, “er cafone ce se veste” … ma che jè preso a Paolo? … sarà forse l’età? Eppure … se li porta così bene … certo che stà vorta nun s’è proprio trattenuto, …
ma … finalmente, eccola … l’Ikea … che se nun j’avessero fatto er monumento sur palo de fero, manco la vedevi e arivavi, paro paro, a Mentana … ma come c’arivi all’Ikea? … è un casino d’inferno in mezzo a li prati sdrumati de Pasolini … che co’ certe facce d’intorno è pure mejo accelerà e chiude li sportelli da drentro … poi eccoli i vigilantes … li guardiani del Foro … che te incanalano co le palette nel sotteraneo e lì giri … giri … e rigiri … fino a quanno nun te s’accenne la lucetta verde e t’enfili beato tra due lamiere infinite … che … a tutta Roma è venuta la stessa idea: … l’Ikea …
e lì, che dovresti esse contento d’avé trovato er posto, … ché un posto è sempre un posto, … che fai mo’? … n’do vai? … e se te dimentichi er numeretto … quanno te la ritrovi la machina? …
e finalmente … la scala mobbile … che te porta sulla “piazza” …
tu eri venuto pe’ compratte du’ cose … ma sei sulla piazza e sei pure architetto, che nun te fai un giro? … e allora te guardi intorno e nun capisci … ma questa è proprio la piazza? … che n’avevano parlato tanto … sui giornali … alla televisione … nei convegni … che c’avevano fatto du’ palle così … li politici … li palazzinari …
te riguardi ancora intorno e nun capisci ancora … vedi uno, surreale, co’ un cesso in mano sulla scala mobile … che pensi che sia lì pe’ ‘na comparsata der cinematografo … bande de ragazzotti trucidi e de sgallettate cor cellulare che se fotografano a turno come se stessero davanti alla fontana de Trevi … e, di fatto, lì dietro c’è pure ‘na fontana che pare un orinatoio … a questo punto già che ce sei e che nun dai un’occhiata al megacentro commerciale … che l’avevi pure letto da qualche parte che quello era: Il centro Commerciale … più grande d’Europa …” posto all’interno del Piano Particolareggiato per l’area Bufalotta, redatto da Studio Valle … che prevede un nuovo insediamento urbano a nord di Roma, tra il grande Raccordo Anulare e la via Salaria. Il complesso … pensato come un insediamento nel paesaggio, una vera e propria “città murata di tufo” caratterizzata da un basamento terrazzato rivestito di pannelli di cemento colore ocra da cui si stagliano il coronamento in zinco grigio e i lucernari delle gallerie commerciali in metallo riflettente …Un sistema di tre piazze pedonali ascendenti lega le gallerie commerciali e i parcheggi agli altri due edifici di Leroy Merlin e di ikea, quest’ultima caratterizzata dal colore blu e da due schermi aggettanti obliqui” …
Questa quindi sarebbe la piazza della “città murata di tufo”? …
Alla faccia del caciocavallo … verrebbe da dire, … ma ‘ste stronzate annatele fa’ da quarche artra parte … ché questa è solo merda … merda allo stato puro …
Entri dentro … pensi … se la piazza jè venuta male … anzi nu jè venuta pe’ gnente, … dentro, sarà tutta ‘n’artra cosa …
Non avevamo forse letto anche che:
“L’opera dell’architetto Gino Valle completa il polo commerciale di Ikea e Leroy Merlin con 220 negozi e qualche record: il maggiore ipermercato Auchan d’Italia (15 mila metri quadri), il più grande MediaWorld d’Europa (6 mila metri), il primo punto vendita Fnac della Capitale, una libreria del gruppo Arion. Sul tetto, una palestra con piscina e solarium. Nel seminterrato, un parcheggio da 7.000 posti auto” …
all’ingresso sotto il lucernario a cannocchiale che te trovi davanti? …
tre tormentate e sfigurate frattaglie di mosaico antico strappate dalla villa romana stuprata sur prato de’ cicoria che stava sotto … incartate alla meglio e “valorizzate” colla bedizione delle Belle Arti … come se diceva ‘na vorta … oggi dei Beni demoantropoambiental … e qualche altro accidenti che se lo porti … sbattute lì per tera, in mezzo al marmo lucidato de plastica, … a fa’ curtura … a fa’ schifo …
a quel punto se non t’incazzi … sei dei loro …
torni indietro … fai qualche chilometro per trovà du’ lampadine e quattro moccoletti nel cassone finnico “caratterizzato dal colore blu e da due schermi aggettanti obliqui che segnano gli ingressi” … ritrovi a stento la macchina … fortuna che t’eri scritto er numeretto …
te perdi tra svincoli e raccordi che è già notte e …
tutto … per due lampadine …
la prossima volta che mi viene in mente un’Ikea … ci penso due volte … anche perché il panino al salmone, tanto nordico … e che una volta mi piaceva tanto, mi è rimasto sullo stomaco … non va né su, né giù, …
forse era pure surgelato …

P.S.
se la digestione lo consentisse questa sarebbe una buona occasione per parlare di Qualità, di Maestri, di Memoria, di Storia, di Progetto, di Città, di Mercato, di Globalizzazione, di Urbanistica e magari anche di Architettura …

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