Storici … poeti e notai …

In un bellissimo testo recentemente tradotto e intitolato per l’occasione sul “Corriere della Sera” di ieri, “Storia, immaginazione al potere”, Alain Finkielkraut interrogava François Furet e Jacques Le Goff su alcuni spinosi, basilari, problemi di metodo storico partendo da alcune riflessioni relative alla lezione di Jules Michelet del quale riporta, in apertura, il seguente brano:
“Devo ringraziare le persone compiacenti che raccolgono le mie lezioni, ma nel contempo devo pregarle di non dare a questo alcuna pubblicità. Parlo con fiducia a voi, a voi soli, e non alla gente di fuori. Non vi confido solamente la mia scienza, ma il mio pensiero intimo sul tema più vitale. Appunto perché è molto numeroso, molto completo (per età, sesso, province, nazioni…), in questo uditorio sento l’umanità, l’uomo, cioè me stesso. Da me a voi, da uomo a uomo, tutto può dirsi. Sembra che uno solo parli, qui: errore, anche voi parlate. Io agisco e voi reagite, io insegno e voi m’insegnate. Le vostre obiezioni, le vostre approvazioni sono per me molto sensibili (…). L’insegnamento non è, come si crede, un discorso accademico o un’esibizione; è la comunicazione vicendevole, doppiamente feconda tra un uomo e un’assemblea che cercano insieme. La stenografia più completa, più esatta, riprodurrà il dialogo? No, riprodurrà solamente ciò che ho detto e non anche ciò che ho detto: io parlo anche con lo sguardo e con il gesto. La mia presenza e la mia persona sono una parte considerevole del mio insegnamento. La migliore stenografia parrà ridicola perché riprodurrà le lungaggini, le ripetizioni utilissime qui, le risposte che do sovente alle obiezioni che vedo nei vostri occhi, gli ampliamenti che do su un punto, in cui l’approvazione di tale o talaltra persona mi indica che vorrebbe fermarmi. Occorre quindi lasciar volare queste parole alate. Che si perdano, alla buon’ora! che si cancellino dalla vostra memoria, se ne resta lo spirito, va bene. Sta qui ciò che di toccante e di sacro c’è nell’insegnamento. Che sia un sacrificio, che non ne resti niente di materiale, ma che tutti ne escano forti, abbastanza forti per dimenticare questo debole punto di partenza. Quanto a me, se temessi che le mie parole rischiassero di gelare nell’aria e di essere riprodotte così, isolate da colui per il quale avete una qualche benevolenza, non oserei più parlare. Vi insegnerei qualche tavola cronologica, qualche secca e triviale formula, ma mi guarderei dall’apportare qui, come faccio, me stesso, la mia vita, il mio pensiero più intimo»
E quindi, sintetizzando, per Furet:
“Gli autentici libri di storia traggono il loro valore dal fatto che sono più veri e fanno più appello degli altri alla fantasia …”
e per Le Goff:
“Nel nostro lavoro il cinquanta per cento è dovuto all’erudizione, tutto il resto dipende dall’ispirazione…”

parole sante …

P.S. e, comunque, come vedo l’occhietto rosso di un registratore, acceso, sulla cattedra …
mi vengono sempre i brividi …

Pubblicato in Architettura | 8 commenti

L’insostenibile bruttezza delle metropoli …

Graziella Tonon, “Il paesaggio umiliato, insostenibile bruttezza delle metropoli”, Ogni uomo è tutti gli uomini Edizioni, Bologna, 2007, …

“La dismisura non è simbolo di una maggiore urbanità.
Non serve neppure a distiguere il sacro dal profano, gli edifici pubblici da quelli privati, come un tempo la cattedrale e il palazzo comunale …

Una tesi oggi molto in voga tra gli architetti sostiene che il junkspace è il segno dello spirito dei tempi e che ai tempi bisogna adeguarsi.
E’ una affermazione sbagliata, pericolosa, che trascura totalmente l’esperienza concreta degli esseri umani. Se le si desse ascolto, occorrerebbe sostenere il contrario: che è lo spirito dei tempi con i suoi valori dominanti a dover mutare perché uno “spazio spazzatura” è umanamente inabitabile …
”

Un pamphlet da non perdere …
una collana con una serie di titoli molto promettenti …
per informazioni: bo_baiesi@tin.it

Pubblicato in Architettura | 1 commento

Alle soglie della Sapienza …

DSC08245_1

Pubblicato in Architettura | 10 commenti

Traffico romano …

Picture 1

Pubblicato in Architettura | Lascia un commento

Attilio Lapadula … un trampolino bianco e amaranto …

lapadula 1

E’ stato appena pubblicato da Edilazio il volume “Attilio Lapadula, architetture a Roma” curato da Luca Creti e Tommaso Dore che raccoglie i materiali conservati presso l’archivio Lapadula …

qui di seguito il testo di una nostra breve nota introduttiva:

“Attilio Lapadula appartiene alla generazione dei nostri padri, a quella generazione che aveva poco più di vent’anni quando si progettava l’E’42 e poco meno di trenta quando, finita la guerra, si affacciò alla professione in quella Roma fertile e stracciona, vitale e gaglioffa, opulenta e disperata che oggi, dopo più di mezzo secolo, ci riappare nell’alone e nella lontananza mitica di un tempo magico e straordinario.
Troviamo qui un giovane architetto, ormai romano per adozione, che dà forma ai sogni di rinnovamento di un’intera generazione e che pur non rinnegando mai la sua disciplina, amplia e contamina la dimensione specifica dell’architettura con incursioni determinanti nel campo della piccola e della grande scala, dedicandosi con uguale impegno al design e all’urbanistica, insieme.
Di questi anni felliniani, fu inaugurato nel cinquanta, l’impianto del Kursaal ad Ostia Lido che, con il suo trampolino bianco e amaranto, diventerà l’icona stessa del sito. Capace di sostituirsi nell’immaginario domenicale dei romani alla presenza già forte e massiva del Roma (il grande impianto cupolato eratto da Giovan Battista Milani sul modello termale e spazzato via dagli ultimi eventi bellici), il Kursaal, cui contribuì per gli aspetti strutturali lo stesso Pier Luigi Nervi, fu opera capace di sintetizzare, attraverso la forza plastica del suo profilo, il senso di uno straordinario landmark territoriale. Sostituendo definitivamente l’ipotesi littoria della grande porta classica che i propilei di Alfio Susini avevano preconizzato come litoranea anticipazione dei fasti piacentiniani dell’E’42, l’audace astrazione del trampolino-emblema con le grandi K stilizzate e racchiuse nel cerchio, si stampa nella memoria collettiva di quegli anni e si colloca come indispensabile riferimento iconografico degli incipienti Cinquanta. La cifra stilistica di quel progetto al pari del “dinosauro” di Termini, delle grandi strutture di Nervi, delle palazzine dei Luccichenti, di Monaco e di Moretti si costituisce quale punto di partenza ineliminabile per qualsiasi riflessione sul dopoguerra romano cui Moravia, Fellini e Flaiano daranno, altrimenti, forma letteraria e cinematografica. Tra le architetture di questi anni, sicuramente da segnalare, anche la grande villa Angiolillo sull’Appia antica che nella sua, un po’ stentorea, ascendenza Wrightiana ben testimonia della diffusa deriva americaneggiante di tanta parte della cultura coeva inflenzata dall’assiduo magistero zeviano.
Ma saranno le infinite realizzazioni di arredo commerciale a definire il più vero luogo di espressione di un architetto cui la piccola scala, invece di inibire, parve schiudere più audaci prospettive espressive. Quante le opere furono realizzate da Lapadula in questo contesto? Impossibile elencarle tutte, decine, forse centinaia di piccoli e più cospicui interventi, a dar forma e struttura, a definire spazi, simboli e figure che fanno parte, a buon diritto, dell’immagine stessa della città. Di quella città che, nella sua dimensione quotidiana e commerciale, intima, familiare e consueta ormai ci apparteneva collettivamente, giorno per giorno, e di cui purtroppo, altrettanto quotidianamente cogliamo le perdite e le assenze sempre più numerose. E’ questa l’immagine sobria e coltivata di negozi famosi, di bar, ristoranti, trattorie, pizzerie, ottici, alberghi, che hanno segnato il percorso della nostra infanzia e poi più oltre fin quando, come per un’amnesia improvvisa, in una incrociata dissolvenza sono cominciate a scomparire le immagini familiari di una città affabile e domestica per essere sostituite da quelle che si fanno schizofreniche, sempre meno simpatiche, umane, decorose e decenti.
Tra gli infiniti punti di riferimento il Bar Mokambo, il Caffè Berardo e l’Aragno, il Ristorante Capri e il Cubo, l’Ottica Vasari, tutte opere nelle quali il progettista si è spesso avvalso della collaborazione degli artisti della sua cerchia che poi lo affiancheranno anche in opere di più ampio respiro. Le architetture di questi anni vivono quindi una speciale e assai vitale simbiosi con quanto le arti plastiche e figurative stavano proponendo al momento delle grandi polemiche tra astrattisti e neorealisti e Lapadula sembra partecipare con naturalezza a quel mondo quasi a far da sponda alle disseminate ricadute di quelle ricerche di allora, spesso assai poco comprese ed apprezzate, che popolano invece, con discreta continuità, le opere del Nostro.
Insieme ai negozi anche la partecipazione a mostre importanti, come l’Esposizione Agricola tenutasi nel ’53 all’EUR, a conferma della qualità di una ricerca spaziale di grande respiro condotta in sintonia con la sperimentazione di artisti come Basaldella, Fegarotti e Lazzari.
Saranno poi i prestigiosi concorsi e gli incarichi per l’arredamento delle grandi turbunavi, fiore all’occhiello della flotta transatlantica di bandiera, a consentire a Lapadula di dialogare ulteriormente e in forma ben più cospicua e articolata con artisti come Afro, Leoncillo, Turcato, Picone, Lazzari, Parisi, Novelli, Accardi, Sanfilippo, Scordia, Trotti, Virduzzo, Sadun, Conte, Montanarini, Perilli, Uncini, Matta, Buchicchio, Russo, etc. solo per fare qualche nome. Si tratta degli arredi sontuosi di questi lussuosi alberghi galleggianti che concludono una vicenda di grande qualità e interesse e che aveva visto gli architetti italiani, per più di mezzo secolo, tra i primi nel mondo.
Tra le opere dei primi anni ci piace però ancora ricordare un piccolo, ma assai significativo intervento, nel cuore della città, sotto i portici della Galleria Colonna, quella piccola ma esemplare vetrina-agenzia del quotidiano romano Il Tempo, che pare voler anticipare sintetizzandoli alcuni degli elementi linguistici ed espressivi che resteranno determinanti nella poetica dell’architetto. Si tratta di uno spazio esiguo, ma strategico che Lapadula affronta dinamicizzando con corpi sinuosi e fortemente plastici gli elementi di arredo fisso e mobile e che induce una ricca metamorfosi comunicativa ad uno spazio altrimenti afono e privo di espressività cui si aggiunge la straordinaria invenzione di un cinegiornale incorporato nell’allestimento e che si proietta direttamente sulla strada quasi a voler anticipare, e di quanti anni, l’immediatezza della comunicazione televisiva di massa.
Ma Attilio Lapadula non è stato soltanto un grande architetto di interni, che se questo fu, per molti anni, il suo ambito professionale prevalente, altrimenti cospicue sono le sue numerose realizzazioni edilizie, sia in ambito residenziale, che terziario. Sue numerose “palazzine” di grande compostezza e qualità, anche nel dettaglio, spesso sofisticato; sue le sedi del Ministero della sanità e dell’IMI all’EUR ove il tipo del grande blocco per uffici evolve verso l’applicazione diffusa di un’industrializzazione assai in voga sulla piazza romana tra i sessanta e i settanta; sua un’intensa collaborazione con uno degli imprenditori di maggior successo nel contesto capitolino, come Alfio Marchini, che porterà alla realizzazione del prestigioso Hotel Leonardo da Vinci e del Residence Garden; sue ancora altre e numerose realizzazioni per conto di congregazioni ed ordini religiosi tra le quali il complesso di San Lorenzo da Brindisi che costituisce l’episodio più corposo e cospicuo.
Ma, a fianco di una pur così consistente attività professionale e di sperimentazione linguistica non va dimenticata l’attività didattica nella scuola romana di architettura che lo ha visto impegnato per oltre quarant’anni nell’ambito della ricerca teorica da quando Plinio Marconi lo chiamò, appena laureato, ad affiancarlo presso la cattedra di Urbanistica nell’ormai lontano 1940. Tra i numerosi ed importanti studi scientifici affrontati all’interno di questo specifico ambito di ricerca ci piace ricordare, tra i numerosi altri, un volume che sicuramente merita di essere considerato come un pionieristico contributo alla storia urbana della nostra città e del suo ambiente, quel “Roma e la Regione nell’epoca napoleonica; contributo alla storia urbanistica della città e del territorio”, pubblicato da I.E.P.I. nel ’69, che costituisce un caposaldo nella storiografia urbana capitolina facendo luce su un ambito, all’epoca del tutto inindagato, e che ha anticipato, di decenni, i successivi studi relativi ad alcuni degli argomenti cruciali nella dinamica urbana degli ultimi secoli.”

GM 12.06

P.S. tutti i nostri più affettuosi complimenti a Filippo Lapadula per la cura, l’attenzione e l’intelligenza con le quali, in tutti questi anni, ha silenziosamente e laboriosamente vegliato sulle sorti dell’archivio di famiglia …

grazie Pippo …

lapadula 2

Pubblicato in Architettura | 6 commenti

La Sapienza … ieri … oggi … domani …

Picture 7

Pubblicato in Architettura | 5 commenti

Quante Palle … a Roma …

Picture 6

Pubblicato in Architettura | 8 commenti

Dario Passi … on line …

DSC06705 copia

http://dariopassi.com

Pubblicato in Architettura | 1 commento

Barocca … o … Tarocca?

Picture 2

Pubblicato in Architettura | 2 commenti

Maxxi … Mobilitazione …

Picture 1

Leggiamo con sgomento la lettera dell’Associazione dei Musei d’Arte Contemporanea Italiani … relativa all’affaire Baldi …

“Il MAXXI di Roma – Museo Nazionale delle Arti del XXI Secolo – sarà il piu’ importante centro pubblico italiano per l’arte e per l’architettura contemporanea. La sua ideazione e la sua concreta realizzazione derivano dall’opera della DARC (Direzione generale per la contemporaneità del Ministero Beni e Attività Culturali) guidata in questi anni dall’architetto Pio Baldi, una figura di riconosciuta professionalità e competenza, che con una squadra di storici dell’arte, architetti, curatori, funzionari, ha saputo superare le complesse vicende burocratiche, finanziarie ma anche culturali, che hanno accompagnato la nascita di questa non facile impresa, riuscendo – cosa assai ardua per un Paese come l’Italia – a portare in dirittura d’arrivo l’intero progetto architettonico e culturale.
Il MAXXI, grazie a questo straordinario staff, e’ infatti a pochi mesi dall’apertura: e’ in fase conclusiva l’articolato progetto di costruzione delle sue collezioni permanenti, sono state programmate le mostre inaugurali, e’ stato ratificato l’accordo con il MOMA per presentare in anteprima la collezione a New York e sono in costruzione contatti analoghi per Parigi, Londra, Berlino.
Il buon esito del progetto – che se vedrà la luce nei tempi previsti sarà merito esclusivo della continuità e costanza del lavoro svolto in tutti questi anni dallo staff ottimamente diretto da Pio Baldi – sembra improvvisamente messo in forse dallo spostamento di Baldi ad altro incarico di studio, con il rischio di far slittare l’apertura del nuovo museo. La comunità dell’arte contemporanea italiana si interroga preoccupata su questa decisione perche’ ritiene sostanziale la continuità del progetto culturale del MAXXI, che ha accresciuto la credibilità italiana nell’ambito del sistema museale internazionale, da troppi anni in attesa dell’apertura di una grande sede nazionale dedicata all’arte contemporanea.
Confidando nella saggezza del Ministro Rutelli che per il MAXXI ha dimostrato di volersi impegnare a fondo, i firmatari della presente lettera chiedono – affinche’ il ruolo dello Stato non scada in un ennesimo cambio di rotta, che possa inficiare la credibilità e il valore delle istituzioni italiane nel panorama internazionale – che l’architetto Pio Baldi possa in piena operatività mantenere il suo ruolo di pieno responsabile del progetto del grande MAXXI, portando a termine quell’impresa di cui e’ stato fin qui anima e motore.”
Gabriella Belli, presidente Associazione Musei d’Arte Contemporanea Italiani
Marco Bazzini , Centro per l’Arte Contemporanea Luigi Pecci, Prato
Andrea Bruciati, Galleria Comunale d’Arte Contemporanea, Monfalcone
Andrea Busto, Centro Sperimentale per le Arti Contemporanee, Caraglio (Cuneo)
Piergiovanni Castagnoli, Fondazione Torino Musei – Galleria d’Arte Moderna e Contemporanea, Torino
Fabio Cavallucci, Galleria Civica d’Arte Contemporanea di Trento
Cristiana Collu, Museo d’Arte della Provincia di Nuoro
Giorgio Cortenova, Galleria d’Arte Moderna Palazzo Forti, Verona
Giacinto Di Pietrantonio, Galleria d’Arte Moderna e Contemporanea, Bergamo
Ida Gianelli, Castello di Rivoli – Museo d’Arte Contemporanea, Rivoli (Torino)
Salvatore Lacagnina, Galleria Civica d’Arte Contemporanea Montevergini, Siracusa
Gianfranco Maraniello, Museo d’Arte Moderna di Bologna
Maria Vittoria Marini Clarelli, Galleria Nazionale d’Arte Moderna, Roma
Lucia Matino, Civiche Raccolte d’Arte, Milano
Marco Pierini, Palazzo delle Papesse, Siena
Ludovico Pratesi, Centro Arti Visive -Pescheria-, Pesaro
Angela Tecce, Castel Sant’Elmo della Soprintendenza Speciale per il Polo Museale Napoletano
Angela Vettese, Galleria Civica di Modena
Herta Wolf Torggler, Kunst Merano Arte

Si aggiungono alle istituzioni museali italiane:
Achille Bonito Oliva, Anna Marzia Positano, Armin Linke, Carla Accardi, Emanuela Nobile Mino, Gabi Scardi, Gillo Dorfles, Graziella Lonardi, Iannis Kounellis, Laura Iamurri, Luigi Ontani, Maria Grazia Messina, Michelangelo Pistoletto, Mimmo Paladino, Nicola De Maria, Sabrina Vedovotto, Sandro Barbagallo, Sandro Chia, Stefano Chiodi, Teresa Macri’, Tommaso Trini, Vettor Pisani, Bartolomeo Pietromarchi

Non condividendo una sola sola parola, anzi, considerando vero l’esatto contrario di quanto sottoscritto dall’autorevole consesso, … e’ con evidente costernazione che prendiamo atto dello stato di grave e fors’anche interessata confusione, che regna nel mondo degli addetti ai lavori, nelle istituzioni e soprattutto nel “mercato” di quanto va, oggi, sotto il nome di Arte Contemporanea nel nostro paese …
Evidentemente, la potenza di fuoco di chi ha scritto questa lettera, come pure la rilevanza di questi e degli altri personaggi che già avevano sottoscritto precedenti appelli, dovrebbe indurci a più meditate considerazioni …
ma l’oscenità dello spettacolo in atto …
per molti versi simile alle note vicende partenopee di questi giorni …
non può, invece, non confermarci sullo stato indecente della politica dei beni culturali, anche e soprattutto in merito al patrimonio contemporaneo …
e del quale la lettera in questione pare ulteriore, autorevolissima, testimonianza …

Pubblicato in Architettura | 8 commenti