ROMA CHIUDE PE’ SFRATTO …

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sergio 43 su: 5 ore di arte a Roma …

“Caro Professore, Grande scoperta a Piazza Pasquino. Le TAZ in centro adesso sono funzionali alla …

“Da studente, insieme a un collega di Facoltà, mi trovai passare a Via del Governo Vecchio. Mi sembra di ricordare che avevamo fatto lì attorno delle tavole per l’Esame di Disegno dal Vero. Arrivati a Piazza Pasquino, Giulio mi disse che lì davanti erano venuti ad abitare in un portierato degli zii di Guarcino. “Andiamoli a salutare!”. Giulio bussò, si fece riconoscere ed entrammo in un quartierino a pian terreno, padre, madre e tre ragazzini. “Un caffé?”, “Un caffé!”. Mi guardavo intorno. Per me, che venivo da una moderna palazzina di San Giovanni, era la prima volta che entravo in una vera casa “romana”, una casa dei secoli passati. Con mia sorpresa non ti vedo sdraiata e semisommersa nel pavimento una colonna di un metro e mezzo, due metri sulla quale due dei figlioletti giocavano a cavalluccio?. Mi rivolsi ai due coniugi che tornavano con le tazzine, pensando di far loro un complimento, con un: “Che bell’idea di arredamento!”. I due la guardarono con indifferenza: “Ah, quella? Veramente ce l’abbiamo trovata e ci dicono che è sempre stata lì”. Capii il senso di tante stampe in cui rugantini prendevano il sole sdraiati su un frammento di marmo, di minenti che sciacquavano i panni in una fontana con un mascherone, vaccari che abbeveravano le bestie in una conca termale. Un popolo minuto che viveva quotidianamente, come con una seconda pelle, la sua città. Più che arte, poesia. Almeno così l’avevano interpretata gli incisori e i pittori contemporanei. Senz’altro allora, tra le grandi ricchezze, governavano fame e miseria ma lo stretto rapporto tra il popolo e la Città,, sostenendosi l’uno con l’altra, durava da secoli con la stessa quieta indifferenza verso una generale “grande bellezza”, come era normalmente vissuta da quei due ciociari che ci avevano offerto due caffè, Chissà se è lo stesso palazzo popolare che visitai cinquantanni fa, con il suo rocco di colonna millenaria, quello che ospita adesso nei suoi locali questa mostra “impermanente” di ben cinque ore e se è quell’ospitale tinello con il suo aroma di caffè quello che si trasformerà in uno spazio per “unconventional hospitality” di una “gentrification” di “extreme luxury”, dove albergare sogni, accogliere visioni, ospitare idee! Altro che vivere e basta! Un delirio! Aoh! Però niente di nostalgia da parte mia! Così va il mondo. Chiude probabilmente per sfratto il “Caffè della Pace”, ha chiuso, sempre per sfratto dall’Albergo accanto, la libreria “Amore e Psiche” che mia sorella, in cooperativa con altri appassionati, aveva aperto, ha chiuso il Palazzo della Direzione Provinciale delle Poste in via della Mercede dove generazioni di impiegati si sono succedute, dove mia moglie ha lavorato quarant’anni, perchè trasformato in uffici per i Deputati, Carlo Verdone ha lasciato per sfratto la “Casa sopra i Portici”, lì dove è nata l’ispirazione di tanti suoi autentici personaggi romani e, via, via, chiude per sfratto, fallimenti e altri accidenti, mezzo?, tutto?, Centro Storico. Forse, come dice Giuliano Cenci, quei ragazzini che giocavano a cavalluccio sul quel bel pezzo di marmo “cipollino”, adesso adulti e se gli ha detto bene, abiteranno a 15 km da Piazza Pasquino, sostituiti da una gente molto “gentry”. Dice che così “Roma sarà mejo de Parigi”! Bien sur!”

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5 ore di arte a Roma …

pietro-ruffo-318513“Caro Professore,

Grande scoperta a Piazza Pasquino.

Le TAZ in centro adesso sono funzionali alla gentrificazione.

Basta nascondersi dietro un dito artistico, magari il terzo dito mostrato da Cattelan nella milanese Piazza Affari.

Legga e capirà, forse sarà d’accordo.

http://www.dagospia.com/rubrica-3/politica/roma-mejo-di-parigi-un-palazzo-antico-in-piazza-pasquino-21-artisti-cinque-piani-74859.htm

Negli anni ’90 i capannoni in periferia per tutti,adesso le mostre temporanee patrocinate dalle istituzioni contente perchè Roma “fa come Parigi”.

Tutti contenti per 5 ore di arte nel centro storico di Roma, i ragazzi romani che mediamente abitano a 15 km da quella piazza e che con i mezzi pubblici impiegherebbero altrettante ore tra andare e tornare ringraziano….

..e poi largo alla compagnia del lusso. La “Amor – Art&Apartment, concetto di affittacamere di lusso del nuovo millennio”. Questo si che è portare la Capitale a livello delle grandi città europee…non puó non essere d’accordo???

Saluti”

Giuliano Cenci

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DETTAGLI …

fiumebolognavillino cagiatiprimavera

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NEVE ARABICA …

neve arabica ...Un carissimo saluto dal Bahrain” …

Charles Batach

neve arabica 2

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“La contaminazione virale come metodo di progresso” … “La rucola al potere” …

800px-IndiviaAlzek Misheff su: Indivia, lattuga, lattughino …

Pietro Pagliardini su: DA MILANO L’ULTIMA CAZZATA … “L’orto volante sarebbe dunque, secondo il bellimbusto che scrive, …

“Caro Pietro, non si chiama indivia, ma invidia, tu che non sai progettare il nuovo nell’epoca della “rucola al potere”. Andiamo insieme nel letargo e non se ne parli più! Cosa vuoi ci sono cambiamenti cosmici in atto: l’epidemia della “contaminazione virale come metodo di progresso

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tipi nostrani ...

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Köstritz. Schloss. Ansicht des Treppenhauses Entwurf für des Schloss Köstritz

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POVERO SCHINKEL … LO RIVEDREMO MAI? …

schinkel-bauakademieBAUWELT – Schinkels Baugruppe

Accademia di architettura …

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ER CINESE FURBO … COLPISCE ANCORA …

Schermata 2014-04-04 a 17.25.27Un mare di 6mila sgabelli …

WEIWEI BERLIN

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DURARE … CON I PIEDI PER TERRA …

c7be46342523388cf2628946188118dbAndrea_B su: DA MILANO L’ULTIMA CAZZATA …

“Le piante hanno da cresce per terra, e in piano… no sui muri in verticale, sui palazzi o appiccate per aria…

tutto il resto so’ pippe mentali…o, come dice il professore, cazzate…
…destinate a seccasse dopo due mesi.

ma al di là della cosa detta fuori dai denti, talvolta vorrei (e questo non riguarda solo il modo in cui viene “progettato” il verde, ma, ahimè, anche tanto tanto altro), vorrei, dicevo, che gli stessi progetti pubblicati nel numero di una rivista, venissero pubblicati di nuovo l’anno dopo, pari pari…vorrei che si facessero dei numeri “bis”… si capirebbe chiaramente, se ce ne fosse bisogno, che tante, tantissime delle architetture che sono “punti di riferimento” per l’attuale studente, rese fascinose e modaiole dal bravo fotografo di turno, subito dopo il taglio del nastro, quando ti inebria ancora il profumo di imbiancatura fresca…in realtà sono già invecchiate malamente, sotto i colpi dell’acqua, del sole, del vento…che come un crogiolo che separa l’oro, smascherano le cattive architetture…e lasciano quelle buone, fatte per durare, fatte per assolvere al compito cui una buona architettura dovrebbe essere destinata: “durare” appunto… perchè un’architettura richiede fatica, soldi, tanto lavoro umano, ed è giusto, direi quasi “morale” che durie ed invecchi bene…”

Piccola cappella vicino a Giarre sul monte Gibello

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