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“Un cammino sempre uguale … normale” …
“…non sarà stato il Settebello del grande Minoletti…
…ma anche la nostra storica e “poetica” Ferrovia Centrale Umbra aveva un treno con testate panoramiche, sul quale ricordo di aver viaggiato da studentello…”
“Da qui da qui, passa solo un treno lento
testa bassa contro il vento
e un cammino sempre uguale … normale…”
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MINOLETTI … STILE … STYLING … DESIGN … NELLA MILANO DEL “MODERNO” …
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MAXXI PIZZI …
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“Mia, la casa ar cantone” …
sergio 43 su: “TRA I DUE MARI”…
Carolina Marconi su: PESCE D’APRILE … Ufficio Postale di Piazza Bologna PROGETTO TARGHE … “Un pesce d’aprile …
VIA DELL’ORSO
Legata a un filo, arta
sopra li tetti – e come arubba un’accia (*)
ar gnommero (**), più arta –
una stella de carta (***)
empie er celo de Ponte.
Ho corso via de Monte
Brianzo – uno sperduto su la traccia
d’un filo teso – ho corso
vicolo der Leùto
e sbocco finarmente a via dell’Orso.
Una via stretta, una via scura – appena
fra tetto e tetto un lume
de sole – una via sbiega:
ma fiume è a un passo, e fiume
entra co una frescura
de canne smosse e co un frùscio de rena.
Mia, la casa ar cantone:
……………………………….
……………………………….
(*) accia = filo di cotone
(**) gnommero = nodo, garbuglio
(***) stella di carta = aquilone
MARIO (FAGIOLO) DELL’ARCO (1959)
“Niente paura! Vale di più la targa inaugurata nel maggio del 2009 sulla facciata della casa natale dell’architetto e del poeta a via dell’Orso 15. Non c’era nessuno con la fascia tricolore ma un sacco de romani commossi che se ne sono andati cantando “PUPO BIONDO” da lui scritta. Poco prima, nei giardini di Castel Sant’Angelo, con una targa toponomastica, era stato inaugurato “LARGO MARIO DELL’ARCO”. Le arcate del “Passetto di Borgo” diventano un fondale prospettico, una scena “dell’arco” che inquadra la radura dedicata a quello che viene riconosciuto, insieme a Trilussa, il massimo poeta romanesco del Novecento. Il tutto vale una passeggiata a suo ricordo.”
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“TRA I DUE MARI” … L’ARCHITETTURA SOTTO I PIEDI …
Carolina Marconi su: PESCE D’APRILE …
Ufficio Postale di Piazza Bologna PROGETTO TARGHE …
“Un pesce d’aprile talmente fulmineo che nessuno ne ha saputo niente, tanto meno il figlio di Mario Fagiolo, Marcello. Ma come: una targa in onore dei due insigni progettisti, parliamo nientedimenoche di Mario Ridolfi e Mario Fagiolo (“i due Mari”, questo il loro motto per la progettazione) e non si organizza una cerimonia come si deve? Vogliamo poi parlare della minuscola “targa”? Dell’imbarazzo dei pochissimi convenuti? Complimenti agli organizzatori (leggi, tra gli altri: Comune di Roma).”
C.M.
Al via il progetto “Targhe d’Autore”, apposta la prima all’edificio …
stefano nicita su: PESCE D’APRILE …
“Io in effetti sono passato dopo l’inserimento della targa e, lo dico con un certo imbarazzo, non l’ho trovata. Dov’è?”
pe’ tera …
a impatto zero …
che manco se vede …
Un Arco … “a faciòlo” … tra Gadda e Pasolini …
SE … TELEGRAFANDO … da Morse … a Fagiolo-Ridolfi …
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“RIQUALIFICAZIONI” …
Manuela Marchesi su: ROMA CHIUDE PE’ SFRATTO…
“Carne di porco gia’ fatta. Un dispiacere continuo. Speculazioni senza pudore. Lucrano sugli affitti anche, se non soprattutto, gli enti religiosi e le Opere Pie rimaste… Il danno macroscopico e’ cominciato con l’Anno Santo 2000, e da allora c’e stata l’impennata dello scempio del Centro Storico. I guai sono iniziati con l’avvento dell’equo canone, con lo smembramento delle grandi proprieta’, col commissariamento e cambiamento di status delle suddette Opere Pie. Era la fine degli anni ’70 e furono anni pesanti e dolorosi. A nulla pote’ il sindaco Argan, poi Petroselli, poi Vittoria Ghio Calzolari assessore al Centro Storico…Un dispiacere antico diventato quasi insofferenza per le “riqualificazioni” che molto spesso furono esodi di massa per gli abitanti da generazioni. Mi ricordo anche certi discorsi spocchiosi e in qualche modo razzisti di certa sinistra che trovava, in fondo, sprecato lasciare al “popolo” la bellezza dei luoghi, e nello stesso tempo si dava da fare per la tutela dei residenti…e case lasciate nell’incuria dei proprietari e anche, devo dire, a volte affitti eccessivamente bassi anche per chi avrebbe potuto pagare un poco di piu’. Ho visto l’inizio del disastro e ho patito con chi pativa, e sono stata felice per chi era potuto rimanere qui e non mi dimentico quei momenti lunghi di lotta e di impotenza e di rabbia. Adesso il guaio continua nell’indifferenza dei piu’, adesso il danno prosegue con l’ingresso dei nuovi proprietari che si sentono i padroni del reame e invece sono soltanto degli speculatori, non sempre ma molto sovente. Per fortuna qui vive ancora chi qui e’ da sempre vissuto e ricorda i legami di solidarieta’ che si intessevano fra loro, e anche ricordano le difficoltà quotidiane di allora, e il sentimento di essere popolo e la fierezza di ricordarlo adesso e di tramandare la realta’ di allora, sgominata da denaro, ingordigia, ignoranza e pessimo gusto…potrei scriverne un trattato ma mi astengo, o forse un giorno…”
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