RIDOLFI … “DISEGNATORE IMMENSO” … TRAGICO MAESTRO …

casa linaDa Mauro Risi: …

Buonasera Professore

CASA LINA, MARIO RIDOLFI.

“Sono andato a vedere Casa Lina di Mario Ridolfi, a Marmore
Percorri una strada che si addentra in un isolato residenziale tra le “villette” in cemento rivestie di una strana pietra, che non è nemmeno una pietra locale. Pensa che affronto nei confronti del diamante per Lina, fatta solo di pietra del posto, la pietra sponga, e di composizione. Costeggi un giardino di siepi che, ad un tratto, s’interrompono aprendosi sul cortile. Non c’è cancello, si entra così e te la trovi davanti, la casa che Ridolfi ha costruito per la moglie Lina. Ci giri attorno, non c’è nessuno e l’interno non si può vedere. Mi ero portato perfino le riproduzioni delle splendide piante disegnate dal Maestro: le ho guardate e riguardate più volte, immaginandomi l’interno dalla sola vista dei muri esterni che si piegano e si ripiegano tante volte grazie alla forza del disegno.
Mi ha sempre colpito il fatto che anche dopo la sua costruzione, la casa fu iniziata nel 1966, Ridolfi continuò a ri-disegnare aggiunte e modifiche. Il disegnare, appunto.
Aggiungo quanto ha scritto il compianto Professore Leoncilli Massi su Ridolfi nel testo “La leggenda del comporre”:
“Lavorava in un angolo della sua piccolissa ma splendida casa, la casa Lina, su di un tavolinetto sul quale era tracciato un reticolo proporzionale. Armato solo di penna e di inchiostro di china, quanto di esperienza e pazienza divine, aiutandosi al più, raramente, con una riga a “T”, ha fatto nascere, componendole e disegnandole su tale tavolo, architetture speldide. Disegnatore ed esecutivista immenso. Al pari di Carlo Scarpa, a cui era difficilissimo, per il suo immenso scrupolo, togliere un disegno, perchè mai finito.
Il tempo, così per Ridolfi come per Scarpa, si fermava e lo strumento del Disegno era tale da annullare la dicotomia tra mente e mano. Così come aveva insegnato Alberti”.
L’interno non si è potuto vedere, ma mi sono immaginao Ridolfi seduto al tavolo, “disegnatore immenso”…come diceva il Professore.
SALUTI MAURO

………………….

ricordo come se fosse ieri la scena …

sarà stata una quarantina d’anni fa, nel ’73 0 nel ’74 …

con Renato Nicolini eravamo andati ad intervistarlo …

quando ancora non se lo filava più nessuno …

dimenticato, rimosso, evitato da tutti …

era stato troppo bravo, forse il migliore, …

ma la damnatio memoriae faceva il suo corso, inesorabile …

CONTROSPAZIO pensò, per i suoi settanta, ad un numero monografico:

“alla memoria” …

e noi lì col mangianastri ad incalzarlo con domande coglione del tipo:

“che ne pensa di Kenzo Tange”? …

e lui: “Enzo chi?” …

chino sul tavolinetto, nell’angolino della cucina …

che insisteva sul foglio cipolla col pennino e colla china …

ci guardava, distratto, come dei marziani …

“er citrone” parcheggiato nel giardino …

di lì in poi il nuovo effimero successo senile …

la Biennale di Venezia …

l’Accademia di San Luca …

una specie di madonna pellegrina esibita con brutale cinismo …

strattonata e sfruttata come facile icona del Post-Modern …

un’immagine tragica e, a suo modo, spaventosa, …

che stonava con quella dei suoi giovani e meno giovani …

brillanti, sfavillanti, rampanti, adulanti, sfruttatori …

non ho mai più parlato con lui …

mi faceva rabbia, pena, tenerezza …

una muta di cani ringhiosi lo ha circondato poi…

fino agli anni ultimi delle Marmore …

tanto da spolparne financo la memoria …

Schermata 2014-05-24 a 23.48.21

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3 risposte a RIDOLFI … “DISEGNATORE IMMENSO” … TRAGICO MAESTRO …

  1. Sergio 43 ha detto:

    Qualche mese fa un mio amico dai tempi delle elementari mi telefona perché il figlio, volendo cambiare casa, ha visto un appartamento a via Marco Polo. Chi non conosce via Marco Polo? In una clinica all’inizio della strada poi vi sono nate le mie due figlie e poi, quando vado da mia sorella a via Marmorata, accarezzo sempre con lo sguardo la palazzina di Ridolfi. Anche le mie ragazze ricordano sempre che dissi loro che erano nate davanti la “Casa delle streghe”. La più grande è architetto e anche dal carattere difficile, da strega appunto. Si difende che, astrologicamente, non poteva essere che così. Il mio amico e suo figlio, buona razza sicilian-pugliese sono negli affari molto sospettosi. Per le carte stanno verificando ma vorrebbero un mio giudizio più estetico sull’appartamento e sul palazzo. Mi danno appuntamento davanti al numero 96. Arrivo in anticipo, comincio a contare e mi ritrovo proprio lì! “Ma li mortè!”, mi dico. Arrivano i due e io li aggredisco con entusiasmo: “Ma lo sai di chi è questa casa? Di Mario Ridolfi!”. Come parlare al muro! L’amico è chimico industriale, il figlio dirigente di una catena di supermercati e sono troppo impegnati a calcolare mutui, valori al metro quadrato, la vista sulla ferrovia non li soddisfa, per avere interesse a Ridolfi. Gli spiego, mentre aspettiamo qualcuno per vedere l’appartamento, la storia delle Poste di Piazza Bologna. Arriva una telefonata che disdice per un ritardo l’appuntamento e si rimanda a domani. Ma io domani ho altri impegni e non potrò vedere l’appartamento. Li tranquillizzo però sul valore aggiunto e intrinseco della palazzina che sta sui libri d’architettura. Un paio di settimane fa mi chiama il mio amico Giuseppe detto “Pino” per dirmi che il figlio ha preso l’appartamento” “Lo sai, Sé? L’appartamento era la casa-studio di quel tuo Ridolfi”. “Ma li mortè!” e aggiungo scherzando che allora bisogna metterci sopra una targa! Mi ha invitato ad andarlo a vedere per qualche suggerimento. Aspetto con curiosità e, se nei vari trasferimenti proprietari non sono stati apportate molte trasformazioni, faccio qualche foto e ve le mando su Archiwatch.

  2. MAURO ha detto:

    Grazie Professore.
    MAURO

  3. Maurizio Gabrielli ha detto:

    Gli ci stanno costruendo davanti, in quel buco che era lì da decenni, chissà quale orrore ad opera di Navarra.

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