Azzurro …

ilcieloèblu

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‘O ‘rraù … nun pippia … più …

‘O ‘rraù

‘O rraù ca me piace a me
m’ ‘o ffaceva sulo mammà.
A che m’aggio spusato a te,
ne parlammo pè ne parlà.
io nun songo difficultuso;
ma luvàmmel’ ‘a miezo st’uso

Sì,va buono:cumme vuò tu.
Mò ce avéssem’ appiccecà?
Tu che dice? Chest’ ‘è rraù?
E io m’ ‘o  mmagno pè m’ ‘o mangià…
M’ ‘ a faja dicere na parola?…
Chesta è carne c’ ‘ a pummarola

E.D.F.

Preparazione:
“far stendere la carne dal macellaio a mo’ di grossa bistecca, che verrà farcita con pinoli, uvetta, noce moscata, salame piccante tritato grossolanamente, e legata con uno spago. In una grande casseruola di alluminio o di rame, scaldare il lardo insieme all’olio e soffriggere la carne fino a farla diventare marrone, color biscotto, quindi sfumare con un bicchiere di vino per sciogliere la crosta colorata che si è formata sulla superficie della carne, aggiungere le cipolle tritate e cuocerle per 15-20 minuti, mescolando con la “cucchiarella di legno”, finché non appassiscono fino a diventare scure e si amalgamano al fondo di cottura, quindi sfumare nuovamente con un bicchiere di vino, farlo evaporare, aggiungere i pelati, portare ad ebollizione e cuocere a fuoco bassissimo per un paio di ore, finché la carne di maiale non si è ammorbidita fino quasi a disfarsi.
Il ragù durante la cottura deve “pippiare”  …
Togliere la carne di maiale e continuare la cottura finché la carne di manzo non ha fatto la stessa fine, quindi regolare di sale e di pepe e far riposare.
La pasta ideale per il ragù napoletano è quella bucata: tortiglioni, paccheri, ziti, pipe, ecc.
Spolverare con parmigiano reggiano o pecorino romano prima di servire.”

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Profili …

profili

da Sacconi … alla Galloni …

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Mignottopolis … carriere e concorsi … poltrone … seggi … cattedre … divani …

Edoardo Alamaro … insonne e domenicale … ci scrive: …

“Amici muratorini, un diversivo festivo nel giorno delle Forze a(r)mate.
Avete sentito alla “Mezz’ora” dell’Annunziata su Raitre ora pranzo Guzzanti padre? Un eretico, un fresco convertito al bene comune, all’etica protestante della città giusta. Dice che siamo finiti dalla padella della prima repubblica alla brace della seconda. Stavamo meglio quando stavamo peggio. Alla vecchia burocrazia & partitocrazia si è sostituita infatti la Mignottocrazia.
Non solo sessuale, ma mentale, politica, amministrativa, di (mal) costume. Di subitaneo avanzamento carriera & istantanea abbassamento cerniera. Tutto rapido e a merito, a discrezione totale. Peggio dei concorsi universitari e d’architettura, che qualche regola dovevano formalmente pur darsela. O no?
Insomma, per Guzzanti è la Mignottopolis totale. Quella in cui viviamo e che vediamo alla Tv. Con i ministri che sono solo delle trascurabili comparse. Meglio se belline, pulitine e gradevole. Commessi di uno show room alta moda design, a bassa democrazia: prego signora, si accomodi, votate e andate a casa, a partecipare davanti alla tivvu, … cartello numero uno, cartello numero cinque, pagnoncelli caldi democratici, … (c’è una percentuale sulle vendite, s’intende) …
E il Parlamento italiano oggi? E’ diventato un luogo assolutamente inutile, per il rinsavito Guzzanti. Solo un intralcio al Capo, un luogo di fannulloni a forza (d’Italia, tanto faccio tutto mi). Pieno di peones di partito, stipendiati e scelti apposta per conclamata fedeltà. Sembra proprio l’Università.
Messi lì solo per premere bene i bottoni, verde o rosso, a secondo degli schieramenti e del caso … una cosa stalinista senza Stalin. Senza nemmeno la scusante del progresso, del nemico ci ascolta, del piano quinquennale, del sol dell’avvenire. Tanto tutto è già avvenuto. E anche scaduto. E ora, ultima beffa, secondo Guzzanti, pare finita anche la spinta propulsiva alla città liberale e al governo liberato da e di Silvio.
E che mi rimane stasera, amici miei? E’ vero che, come ho letto in una pubblicità nel metrò: “i grandi sogni sono sempre a puntate”. Ma i soldi per le (mie) puntate son finiti.
Non mi rimane che un economico antidepressivo: scrivo a Muratore, a questo santo blog, all’Isolabella nostra assoluta. Ricordando insieme un simpatico proverbio napoletano pre-Silvio, pre-Mignottopolis e pre-Albanese. Recita così, profeticamente: “Tira cchiù ‘nu pilu ‘e femmena ca nu carro ‘è buoje!!” Indovinate voi di chi sono i buoi e di chi è ‘o pilu ‘e femmina? E se non lo indovinate chiedetelo a Guzzanti, che la sa lunga!
Saluti e buona notte alla città”

Eldorado

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Piacentini … Piano … torri e travertino …

a contorre

oggi … 

Giorgio Biuso, da sempre, testimone e protagonista delle vicende dell’Eur, ci invia questa lettera aperta al sindaco Alemanno: …

“Caro Sindaco, ho conosciuto l’arch. Renzo Piano quando ero direttore dei Servizi Architettura e Urbanistica dell’Ente EUR. Piano era stato incaricato di progettare la prima Quadriennale d’Arte nel palazzo dei Congressi di Libera che io stesso, in attesa della fine dei lavori nell’edificio di via Nazionale, avevo proposto al presidente della Mostra, Giuseppe Rossini. Durante l’incontro fui impressionato dalla sensibilità e dalla cortesia del professionista. Ecco perché, dopo aver letto la lettera che Le ha inviato a proposito del progetto che prevede la demolizione delle Torri delle Finanze, sono rimasto sconcertato. Sembra scritta da un altro uomo. Capisco che aver ricevuto il premio Pritzker ed avere progettato in tutto il mondo lo metta in una posizione molto più alta dei critici che lo contestano, ma non credo questo gli dia il potere di trattare con arroganza l’Architettura che la sua sensibilità non riesce a percepire. Mi riferisco a frasi come: “Il progetto a me piace così, se ci sono suggerimenti per migliorarlo, ben vengano. Ma se vogliono una cosa completamente diversa, diciamo in linea con la retorica del luogo, allora possono chiamare un altro.” Vorrei ricordare al nostro che il suo progetto non solo distrugge un’opera di seri architetti razionalisti come Ligini, Cafiero, Marinucci e Venturi, ma altera, squalificandola, la Porta Sud di Roma. Ricordo le parole di Marcello Piacentini, presidente, dopo la guerra, della Commissione edilizia dell’Ente EUR: “…è confortante che la trasformazione dell’E42 nel Centro Direzionale di Roma abbia come ingresso una porta formata da Torri destinate ai Ministeri della Comunicazione e delle Finanze.” Era per lui uno dei tanti segnali che il Governo di allora dava in alternativa alla speculazione privata sulle aree urbane.
Ricordo anche il parere di storici dell’architettura e di cittadini che chiedono solo il rispetto delle volumetrie esistenti senza imporre lastre di travertino alle ricostruzioni di cui Piano si è dimostrato abile progettista.
Quanto alla “Casa di vetro”, ce lo comunica lo stesso Piano, è stata progettata per colloquiare con la “Nuvola” di Fuksas, bene ma cosa vuol dire colloquiare? Vuol dire abbattere tre torri che impattano la visuale del Centro Congressi? Vuol dire eliminare le stesse per non mettere in crisi i distacchi con l’altra torre che Fuksas ha aggiunto dopo aver vinto il concorso?
Signor Sindaco occorrono risposte. L’Amministrazione precedente ha perso le elezioni perché ha dato l’impressione di non fare l’interesse dei cittadini. A questo proposito le ricordiamo che dietro il progetto di Piano c’è una speculazione che non solo porterà nelle tasche degli imprenditori più di 600 milioni di euro ma 1600 abitanti in più nel quartiere, in case di lusso, dunque almeno altre 1000 auto che si aggiungeranno a quelle che da mattina a sera creano ingorghi e incidenti. A questo si sommeranno, tra qualche anno, gli arrivi in un’ora di 11.000 congressisti e 4000 addetti durante le manifestazioni congressuali. C’è di che meditare.
Concludo facendole rilevare che la proposta di Piano di aggiungere un po’ di travertino sulle facciate del progetto, per farlo digerire anche a lei, suona come una denuncia delle Sue presunte simpatie per l’architettura del Ventennio. Grazie e buon lavoro.”

Roma 10.11.08 Giorgio Biuso

b senzatorre

domani … 

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Roma abusiva … sintomi inquietanti …

Riceviamo da Luigi Iampieri: …

“Caro prof. dopo Cossiga e Berlusconi, anche questo si è messo a fare il simpatico!

a quando un altro condonetto?

un abbraccio”

L. I.

da “la Repubblica” di ieri

Alemanno rimuove Miglio, lo sceriffo degli abusi edilizi …

http://roma.repubblica.it/dettaglio/Alemanno-rimuove-Miglio-lo-sceriffo-degli-abusi-edilizi/1541444

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Colla clava e coll’elmetto … cor verde e cor marmetto …

Pronto? … Renzo … so’ Gianni … da Roma …

Piano “littorio” e … travertino “verde” … per l’Eur …

il palazzinarume capitolino alla riscossa …

Dopo il cazzeggio sull’arco de Libera … e la carnevalata sur proggetto de finanza …
ecco la soluzione tempestiva e telegrafica … anzi … telefonica … per un altro famigerato progetto che scotta in zona Eur …
l’efferata comparsata del Renzo nazionale per “valorizzare”, radendole al suolo, le “torri” di Ligini …
battono le agenzie: …
“Via il vetro, arriva il travertino e poi il colore dominante sarà il verde. Cambia il progetto delle Torri dell’Eur firmato da Renzo Piano. Una telefonata tra il sindaco Alemanno e l’architetto genovese, riluttante in un primo tempo a cambiamenti, ha suggellato il nuovo volto delle due Torri di viale Boston, nel cuore dell’Eur a due passi dal palazzo dello Sport di Pierluigi Nervi e al centro della culla capitolina dell’architettura razionalista. “La chiave è il travertino – ha spiegato il sindaco di Roma dopo un sopralluogo nel cantiere- cioé l’utilizzo di questo materiale, il materiale di Roma, largamente usato anche da Renzo Piano. Tema dominante dell’opera sarà anche il verde e così si potrà creare quella compatibilità che non riuscivamo a vedere nella prima versione di questo progetto. Grazie al progetto rivisto è arrivato l’ok del Campidoglio ad un’opera che prevede due grattacieli, ovvero 170 mila metri cubi destinati ad ospitare uffici e 400 famiglie.” …

Famiglie “povere” … naturalmente …

Ce semo persi l’assessore cor machete …

Ma, forse, … ce semo ritrovati er sinnaco …

colla clava e coll’elmetto …

cor verde e cor marmetto …

architetto perfetto …

peccato … con il Pincio aveva esordito niente male …

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Gomorra Design …

gomorradesign

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Archeologia industriale … armena …

armenia a

Laurent Andreoli … archeologo (industriale) in Armenia … ci scrive: …

“Caro professore
la vorrei portare a qualche 5.000 km di distanza dalla calda romanita`, verso una zona chiamata caucaso e piu` esattamente in Armenia, vecchio membro onorario dell`URSS, causa sua enorme e problematica industrializzazione specialmente durante gli anni dei primi e durissimi piani quinquiennali.
Camminando allegramente per la periferia della capitale Yerevan mi imbatto in una vecchia fabbrica in rovina e curiosando mi accorgo che al suo interno vi sono macchinari elettrici che sulla placchetta di identificazione, oltre a modello, marca annotano anche un allegra croce Nazista. Al che incuriosito mi metto alla ricerca delle origini della fabbrica e scopro trattarsi della SK-NAIRIK ,impiantata negli anni 30 sotto la benedizione dello stesso Stalin che pochi anni dopo, a cantiere non ultimato paga un biglietto di sola andata per la Siberia all intero staff di progettazione e esecuzione dell’opera , causa disguidi e ritardi tecnici.
Produzione: gomma artificiale, una delle produzioni  chimiche piu` inquinanti ( le falde Armene ringraziano ancora adesso per i bagni di Cloro che si effettuano durante le lavorazioni ). Ma non basta per spiegare l`aquilotto e la croce uncinata,  e scopro che il primo laboratorio in grado di produrre gomma artificiale, dalle prestazioni equivalenti al cautchou naturale, si trovava in Germania ( riuscito nell’intetno non senza l’aiuto dei laboratori Americani che firmavano pesanti contratti di Assistenza tecnica con la Germania e la Russia ), anche in Russia si galoppava per pneumatizzare al meglio l’allegra macchina da guerra e ci si riusci` piu` o meno contemporaneamente alla Germania se pur con carenze di vario tipo.
La fabbricazione della gomma ricopre tanta importanza che al termine della seconda guerra mondiale nella spartizione della Germania le fabbriche tedesche vengono smantellate e rimontate in terra Sovietica.
Erano 2: LaBUNA+WERKE di Mersberg e la Gemische werke hule; una sitrova nell’attuale CSI e l’altra qui.
Il peggio e` che la fabbrica in questione, fra pochi mesi, sara` ridotta in bricioline.
Tutto il mondo e` paese.
Saluti a(r)meni”

L. A.

armenia b

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Circolarità … del classico …

arteniesisabaudia

Emanuele Arteniesi, … inavvertitamente di passaggio a Sabaudia, … ci scrive: …

“Stavo scrivendo… ma stavolta non ce la faccio. Me scoppia il cervello.
ero andato a Sabaudia per studiare e riposarmi invece ora è peggio. Si perchè consideravo questi Classici Moderni, leggendo Pennacchi e studiando Moretti.
E allora in un paio di giorni un paio di sorprese: Muratore che dice a Pennacchi che la classicità di Petrucci la si deve anche alle esperienze di Aalto e Asplund… Antonella Greco che si chiede invece se l’impprovvisa modernità di Moretti degli anni trenta non la si debba a Aalto e Asplund… Non me l’aspettavo. Mai sentito… e si che dovrei saperlo che le relazioni sono quantomeno circolari, comunque mai unidirezionali… come quella che conoscevo da anni di Aalto con l’Italia. Circolarità e intersezioni che a Sabaudia…
Lì c’è la chiesa di Piccinato e gli altri, che pure se erano del MIAR con quel progetto parevano pure un pò RAMI, e questa chiesa mi fa sempre ripensare al classico moderno Siza che in casa Duarte la cita chiaramente…Alvaro Siza l’ho conosciuto meglio nel 98 perchè partecipò con una lezione su Aalto a Mantova alle celebrazioni per il centenario dalla nascita dell’architetto finlandese. Al Palazzo del Tè dopo aver visitato le chiese di leon Battista Alberti visitai la mostra su Aalto e poi seguii quella conferenza dell’architetto portoghese che ancora mi diceva poco. Non lo capivo. Però lì mi colpì per l’umiltà con cui, parlando dell’influenza esercitata su di lui dal lavoro di Aalto, spiegava i suoi progetti:” … ho fatto così…” come a dirci che magari poteva fare pure diversamente… Alvaro Siza spiegava quanto aveva studiato Aalto negli anni cinquanta, e la mostra spiegava quanto Aalto avesse studiato Leon Battista Alberti. Lo aveva studiato e di conseguenza aveva fatto negli anni venti alcuni progetti, ed anche altri che erano attenti al lavoro di Asplund in Svezia… i primi, quelli albertiani, per le chiese di Muurame, di Pertunmaa, che riprendevano Sant’Antrea a Mantova, e per il club dei lavoratori di Jyvaskyla con le pareti curve della sala delle riunioni che citavano i motivi del Tempietto del Santo Sepolcro nella cappella Rucellai…Tra quelli vicini al lavoro di Asplund per la biblioteca di Stoccolma (1920-28) c’era senza dubbio il primo progetto, premiato al concorso del ’27, per la biblioteca di Viipuri che poi verrà realizzata col progetto più funzionalista… E allora… che il Moretti della GIL di Trastevere coi lucernari rotondi e il Petrucci di Segezia avessero studiato Aalto per me è diventata una bella giostra… con Petrucci che riprende per il portale d’ingresso l’arco albertiano di Sant’Andrea ma forse dopo Aalto che lo aveva ridisegnato nel 1925 per il progetto di chiesa a Pertunmaa… paro paro…
E allora mi ritrovo per l’ennesima volta a Sabaudia davanti a questa chiesa dalla nicchia alta in facciata, pensando a Siza che pensava anche ad Aalto che era pensato da Petrucci e Moretti… un pò di foto, che ancora non ce l’avevo, e poi visto che ero in vena ho ripensato pure ad un’altra casa lì vicino a due passi, che m’è sempre piaciuta…Solo che adesso nel frattempo ho studiato un pò… Aalto Siza il MIAR il RAMI Moretti la scorza di travertino al girasole le facciate ritagliate il Petrucci ecumenico con le ceramiche verdi a fare del campanile di Segezia un minareto i classici moderni la terza via della scoperta dell’acqua calda… eccetera… E allora adesso sta casa, sempre stata chiusa, era strana!…Si perchè ero lì per capirci meglio di questa storia della terza via italiana che s’era aiutata con la Scandinavia… e sta casa ignota, suppergiù degli anni cinquanta, ora mi pareva che se la ridesse… perchè così com’era non capolavoro, anzi forse lavoro di bravo architetto rivistarolo,…aveva capito tutto. E aveva tutto a riassumere la giostra: la mediterraneità degli intonaci, il basamento in travertino, l’elenco delle funzioni con il patio sotto il ponte delle camere da letto e la zona giorno sotto, a novanta gradi ad abbracciare il giardino, le citazioni aaltiane nel listato verticale metallico dei parapetti, porzioni di pareti rivestite da ceramiche verdi identiche a quelle di Segezia, superfici murarie ritagliate, finestratura a morettiane “strutture di insiemi”… Quest’architetto a me ignoto era un genio di rivistarolo! Sapeva tutto… poi magari si scopre che non è ignoto…Ma lei professore lo sa chi era?
E mentre a Sabaudia… a Lecce Alvaro Siza teneva un’altra lectio magistralis…”

E. A.

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