IL NUOVO TEATRO DELL’OPERA DI FIRENZE …

Firenze, dentro la città della Musica

Da Mauro Risi: …

 IL NUOVO TEATRO DELL’OPERA DI FIRENZE

“Per chi ha studiato composizione a Firenze  (con Leoncilli Massi),  il teatro
dell’Architetto Desideri mi fa riflettere su cosa significhi, oggi, costruire
in una città dove “tutto” è Composizione, ogni cosa è “scrivere compositivo” e
reinvenzione, attraverso la “variazione”, delle tematiche spaziali che
costituiscono la Storia del pensiero architettonico. Possibile che ci siamo
dimenticati dell’attualità di Leon battista Alberti, che si rinnova – quasi
senza soluzione di continuità –  nelle proporzioni della stazione di
Michelucci, nel tema del muro fiorentino, rispetto alle absidi della chiesa;
dello spazio dei cortili dei palazzi fiorentini , che Kahn e Terragni
reinventano come umanisti “moderni” ; delle facciate “mute” di San Lorenzo e
Santo Spirito che nascondono al loro interno la prospettiva che misura e
definisce lo spazio; delle Logge Fiorentine (senza che ce le venga a spiegare
il giapponese, che intuito il tema splendido, non è stato capace di creare uno
spazio…) etc etc?
Possibile che tutto questo sia risolto ad un volume a parallelelpipedo che
sprofonda nel terreno?
Pare di si.
MAURO

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2 risposte a IL NUOVO TEATRO DELL’OPERA DI FIRENZE …

  1. memmo54 ha detto:

    Sospetto che l’IMU dei pensionati poveri salverà anche questa sciocchezza.
    Quando accenderanno la luminaria, prevista e temuta, andranno in fumo migliaia di pensioni…”evaporeranno”, come ha profeticamente annunciato Monti; tra la soddisfazione dei protagonisti.
    Immagino che comunque farà la fine dell’altro parco della musica che conosco.
    Destinato a popolarsi 2-3 volte l’anno per eventi non sempre memorabili; con orchestrali imbarazzati per luoghi ed acustica da stazione ferroviaria.
    Un’altra fabbrica di prebende, ad ogni livello: dai managers, agli appalti per pulizie, le manutenzioni.
    Con gli addetti, vestiti di tutto punto, ad affaticare, nelle vuote giornate (..quasi tutte sospetto…), scale ed ascensori per raggiungere l’economico baretto dirimpetto.
    Sempre in passivo nonostante le fatturazioni ad altre società della stessa amministrazione: partita di giro, catena di sant’Antonio, tra scatole vuote riempite dagli stessi, pochi, denari a disposizione.
    Migliore sorte sicuramente per parcheggi e spazi aperti in cui fioriranno i mercatini le manifestazioni promozionali di oggetti di consumo, piccolo scambio…la caritas potrebbe istallarvi cucine economiche ad uso dei medesimi pensionati.
    Un’altro “carrozzone”, come veniva definito un tempo, addizionandovi l’epiteto democristiano, con corollario di inutilità, manie di grandezza, spreco.
    Non possiamo più permettercelo
    Oggi “democristano” è stata sostituito dal più luccicante e spendibile “weltroniano”.
    Ah !… se avesse completato gli studi …forse non si sarebbe fermato alle giaculatorie recitate nelle sezioni o ai testi delle scuole medie superiori…
    Saluto

  2. sergio43 ha detto:

    Pensavo che come segno simbolico, il parallelepipedo avesse esaurito il suo messaggio tombale con il Mausoleo delle Fosse Ardeatine! Solo l’altrettanto parallelepipeda Hall of Remembrance dello Yad Vashem a Gerusalemme e l’analogo progetto del Museo Nazionale della Shoah a Roma, che al primo chiaramente si ispirano, possono dare la stessa dignità e lo stesso significato a una forma tanto spartana. Che cosa centra la musica in tutto ciò? Ah, ho capito! Perchè Fuksas sì e io no?, si sarà chiesto il progettista! Una chiesa a Foligno, una Sala Congressi a Roma, un Auditorium a Firenze….. “Questa e quella per me pari sono/A quant’altre d’intorno, d’intorno mi vedo……”

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