UNA PAGINA NERA … Cattedre truccate? (2) …

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7 risposte a UNA PAGINA NERA … Cattedre truccate? (2) …

  1. Rosario Di Petta ha detto:

    Cari amici vi allego i Giudizi altamente scientifici del Prof. Ciorra

    Candidato DI PETTA Rosario
    Il candidato si laurea e ottiene un dottorato di ricerca a Napoli, con una dissertazione incentrata
    sull’architettura di Franco Purini (!!). non presenta alcun titolo relativo alla sua attività didattica (quella di ricerca è assente). le sue pubblicazioni sono soprattutto monografie autocommissionate di vario argomento e contributi a una rivista locale. I testi affrontano argomenti importanti e in genere monografici, la lettura però è davvero sconfortante, la scrittura è estremamente superficiale e dilettantesca,l’approccio terribilmente provinciale, la struttura dei testi rivela una qualsiasi forma di controllo da parte di chicchessia (editro, reviewer, un docento o magari anche un amico). insomma la sua partecipazione al concorso è garantita dalla pura quantità delle sue pubbicazioni, ma in questo modo, grazie ai soldi di famiglia o alle pubblicazioni low-cost, chiunque può essere professore. assolutamente da non abilitare.
    PECCATO CHE IL PROF CIORRA OMETTA CHE IL CANDIDATO E’ DOCENTE PER OTTO ANNI NELL’ATENEO FEDERICIANO E MENZIONATO NEL CONCORSO EUROPAN. SCRIVE SULLA RIVISTA BLOOM CHE E’ TUTTALTRO CHE LOCALE!
    I SOLDI DI FAMIGLIA LI AVRA’ FORSE USATI LUI! FARE DELLE MONOGRAFIE LOWCOST NON E’ VIETATO DALLA LEGGE… MA MI RENDO CONTO CHE PUO’ DARE FASTIDIO A QUALCHE RADICAL CHIC!

    Candidato FIAMINGO GIOVANNI
    il candidato è titolare id un dottorato di ricerca e svolge da qualche anno corsi a contratto nella facoltà di reggio calabria. è molto attivo nella partecipazione a convegni e workshop e svolge attività di ricerca progettuale. le pubblicazioni vertono in gran parte sull’argomento (non solidissimo dal punto di vista scholarly) della tesi di dottorato e sulle sue derivazioni, vale a dire “la linea di terra” (anche se non stiamo parlando di sicurezza negli impianti elettrici). la stessa tesi, pubblicata nel 2008 in un “appunti per una teoria di una linea di terra”, rivela da un lato uno sforzo serio e accurato di circoscrivere un tema così sfuggente e dall’altro un certo insuccesso nel costruirsi un campo disciplinare e bibliografico chiaro. non idoneo
    QUI L’IRONIA SUGLI IMPIANTI ELETTRICI E’ PROPRIO QUELLO CHE OCCORRE PER documentare LA VALUTAZIONE SCIENTIFICA DI UN CANDIDATO!

    Candidato SAITO MAURO
    Si laurea a Roma con Quaroni nel 1976; trascorre periodi di studio in Germania, si dedica intensamente all’attività progettuale, sia in collaborazione che in maniera indipendente, vincendo alcuni concorsi. Collabora con Controspazio, è invitato alla Biennale di Venezia del 1996 (Folin), collabora con Mibac e con Docomomo per le ricerche sull’architettura moderna e contemporanea nella sua regione. Le pubblicazioni ci offrono soprattutto la possibilità di avvicinarci alla produzione progettuale di del candidato (e non è una bella esperienza) ma rimangono molto distanti dall’approccio disciplinare e di ricerca richesto dal profilo abilitabile. Indimenticabili i testi di molinari e garofalo sulle opere di Saito. Sparisca per favore.
    QUESTO E’ POI UN CAPOLAVORO DI COERENZA METODOLOGICA E DI BUONA EDUCAZIONE, PERFETTA IN UN CONTESTO ACCADEMICO!

  2. Davide Donati ha detto:

    Non si può sentire un docente ordinario che in un giudizio ufficiale chiama “cialtrone” o “scema” un candidato.
    Mi sono salvato tutti i PDF dei giudizi nella certezza che, per salvare la faccia, li faranno rimuovere o modificare.

  3. Rosario Di Petta ha detto:

    da inviare al Ministro…così passa la voglia di fare gli spiritosi!

  4. Zaccaria ha detto:

    La forma è sgradevole.
    Ma nella sostanza, scusate, non si può che essere d’accordo. Hanno randellato una miriade di aspiranti candidati che in realtà non valevano nulla.
    Muratore forse direbbe che dovevano randellare ancora di più, ma forse a quel punto ci dovrebbe andare lui a insegnare progettazione.
    E poi… l’ateneo federiciano… menzionato a Europan… ma per favore. Ridimensioniamoci che è meglio.

  5. sergio 43 ha detto:

    Cambiano i tempi ma i metodi sembrano sempre gli stessi. Come diceva Qualcuno, “Io vengo da lontano e guardo sempre…all’indietro”. Come si veniva cooptati alla carriera universitaria ai miei tempi, anni ’70? Non ne so molto perchè dopo il 1968 dovetti mettermi a lavorare. Quando mi sistemai le cose, rientrai in Facoltà per gli ultimi pochi esami. Trovai che molti dei miei amici di allora erano rimasti nell’ambiente come assistenti volontari. Di moltissimi apprezzai la scelta perchè avevo avuto modo di riconoscerne la qualità e la passione. Di molti altri invece conoscevo soltanto l’ambizione. Me li ritrovai una mattina sul portone di Fontanella Borghese che, circondato il mio Relatore che dovevo incontrare per la Tesi, stavano questionando aspramente tra di loro. Mi fermai per capire che cosa stesse avvenendo. Praticamente era uscita una sanatoria, un “ope legis”, per cui bastava l’attestato, la firma del Professore per vedersi riconoscere il proprio diritto all’insegnamento o qualcosa che comunque ufficializzasse il loro impegno. La controversia era tutta tra coloro che si erano impegnati a fondo nell’aiuto al Docente e coloro che solo ogni tanto facevano atto di presenza ai Corsi. I primi non volevano che fosse data la “firma” a tutti, anche ai più disimpegnati, mentre i secondi, in tempi in cui l’equalitarismo faceva aggio sul merito, non riuscivano a capire la contrarietà dei primi. Da qui le voci, gli improperi, le accuse. Ancora mi ricordo i volti dei miei antichi colleghi, una volta compagni, rossi e concitati ma ancor più mi ricordo il volto sbiancato e gli occhi smarriti del mio Professore, che, vero pezzo di pane (basta che ne dica il nome e chi l’ha conosciuto ne converrà) e, diciamolo, anche un po’ infingardo, non voleva scontentare nessuno. Erano tempi un po’ violenti. Vabbè! Per me l’episodio finì lì e me ne andai. Per quel giorno non era aria di un colloquio con il Relatore. Tanti di quei colleghi hanno poi fatto una buona e meritata carriera. Solo un ultimo episodio che, anni dopo, mi lasciò ugualmente sconcertato. Ricapitai a Valle Giulia, Cercavo qualcuno e aprivo a caso le Aule. Dentro una stanza c’era un mio collega che mi era stato vicino durante “i fatti del ’68 a Valle Giulia” (boom! quanta importanza!). Insieme ad altri lo avevamo rialzato da terra perchè contuso negli scontri. Lo volevamo caricare in macchina e portarlo a un Pronto Soccorso ma con un filo di voce ci sussurrò; “Portatemi a casa!”. Da allora non l’avevo più rivisto. Bene! Quel giorno stava facendo revisione e, rosso in volto come allora, buttava letteralmente in aria i fogli e gli elaborati, senz’altro sbagliati, di uno studente che, pallido e smarrito come il mio oramai scomparso Relatore, non osava dire una parola. Fatte le mie cose, me ne stavo andando all’uscita e lo rincontrai. Ci salutammo, anche lui mi aveva riconosciuto. Facemmo una rimpatriata. Andando via però non potei trattenermi dal dirgli che i nostri famigerati “baroni” di allora non si erano mai permessi, anche di fronte ai nostri più efferati errori (i miei me li ricordo ancora!), di trattarci con tanto sgarbo. Adesso, sempre, anzi!, da ancor più lontano, leggo questi avvenimenti. E’ la conferma che per entrare in certi mondi ci vuole, oltre l’indispensabile bravura che non guasta “quasi” mai, tanto coraggio e tanto pelo sullo stomaco. Non è da tutti, certamente non da me! Per questo, tutta la mia solidarietà e apprezzamento per chi si cimenta, per passione o altro, in questo rally più periglioso della Dakar.

  6. Pingback: BULLISMO ISTITUZIONALE … | Archiwatch

  7. Rosario Di Petta ha detto:

    Zaccaria…qui chi si deve ridimensionare sono altri…si può benissimo non essere abilitati, ma subire delle offese da chi è ( … ) è il massimo..è come se il bue dicesse cornuto all’asino!

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