Ponte di Calatrava Venezia chiede i danni all’archistar
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Quer pasticciaccio brutto der Canal Grande …
piove sul bagnato … e sta schifezza ha pure un pavimento in vetro non rispondente alla normativa antisdrucciolio (cui ogni progettista comune mortale deve uniformarsi) ed ha già mietuto le sue vittime.
Strano che non siano ancora stati aggiunti i danni economici causati dalla spinta sulle sponde (ampiamente dimostrata da un ingegnere con cui Calatrava s’era scontrato in fase di progetto) che, ad oggi, hanno comportato immani spese per il monitoraggio costante e il contenimento delle stesse …
una buona notizia e lo spunto per riflettere sulla manìa di ricorrere agli archistars a scatola quasi chiusa!
Se fossi l’avvocato di Calatrava condurrei questa linea di difesa: “La città di Venezia non ha nessun motivo di lamentarsi. Ha pagato uno e prende due: un ponte e un Luna Park. Il Comune di Venezia potrebbe in breve tempo risarcirsi delle spese sostenute se solo decidesse di rendere a pagamento il passaggio sulla “gondola del cielo” (Vostro Onore, La prego notare l’accattivante e serenissima definizione!), salvo le persone esentate dal pedaggio secondo le leggi vigenti. Porto a tesimonianza del mio assunto, Vostro Onore, per esempio gli Enti che traggono un cespite sostanzioso per i loro bilanci dal pedaggio dell’ascensore del Monumento nazionale al Re d’Italia Vittorio Emanuele II, meglio conosciuto come il Vittoriano o, per metonimia, Altare della Patria. Tali cespiti sono diventati parte integrante per la soluzione dei problemi economici degli Enti sopraindicati tanto che l’ascensore, nonostante i voti di buona parte della cittadinanza e della cultura locale, rimarrà a imperitura memoria dell’intelligente uso che ben accorti amministratori sanno trarre da ciò che la Storia ha consegnato loro. A tal motivo, Vostro onore, chiediamo l’assoluzione dell’architetto Calatrava, addebitando al Comune di Venezia le spese legali. In subordine, Vostro onore. a tutela dell’onorabilità del convenuto Calatrava, chiediamo che il Comune di Venezia sia chiamato a risarcire il convenuto di una somma pari a quanto richiesto”.
Curioso notare come i 3 ponti costruiti sul Canal grande dopo quello di Rialto siano stati dei colossali fallimenti: gli austriaci costruirono due ponti in ghisa, uno dove adesso c’ è il ponte degli scalzi (ponte degli scalzi che rende completamente inutile quello di Calatrava, come chiunque che sia stato a Venezia avrà notato), l’ altro in prossimità del ponte dell’ accademia: entrambi mal si adattavano all’ ambiente urbano veneziano (ma almeno non ci si scivolava sopra) a causa del materiale (ghisa) e deperirono abbastanza in fretta, tanto che furono poi sostituiti (felicemente) dagli attuali ponti degli scalzi e dell’ accademia…
Speriamo che anche questa volta la storia si ripeta.