Meglio tardi che mai … l’Estasi romana di Frank …

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Una notizia sconvolgente da Los Angeles …
Gehry, ipnotizzato, in ginocchio, in deliquio, in  “Estasi”, davanti al Cavaliere …
Le notti californiane di Gehry sconvolte da una oscura passione “romana” …

Riporta drammaticamente “La Repubblica” del 12.06.2006 in un articolo di Arturo Zampaglione intitolato “Los Angeles – Gehry, lo scarabocchio-capolavoro”

“ L´officina creativa dell’autore del Guggenheim di Bilbao sorge dentro un anonimo capannone di Los Angeles Qui l’abbozzo della prima idea diventa modellino, forma computerizzata e infine progetto. Ma lo schizzo originario nasce sempre altrove: … in una chiesa barocca di Roma o in piena notte nella sua villa di Santa Monica …
La matita dell’architetto volteggia sul bloc-notes come la verghetta di un rabdomante. Sale, gira, ondeggia, si piega. Gli scarabocchi neri sono quelli di una chiesa lontana nel tempo e nello spazio: la seicentesca Santa Maria della Vittoria, dov’è custodita l’Estasi di Santa Teresa del Bernini.
«Ogni volta che vado a Roma mi fermo in contemplazione davanti al gruppo marmoreo del Bernini», confessa Frank O. Gehry, seduto nella sua ‘officina creativa’ di Los Angeles.
«Qualche mese fa ero lì, in prima fila, per la messa serale. Non sono cattolico, ma per non farmi notare mi inginocchiai e feci il segno della croce. Ero ipnotizzato da quella scultura: mi ha fatto sognare e mi ha riempito di idee».
Per Gehry, conosciuto in tutto il mondo per il Museo Guggenheim di Bilbao e il Walt Disney Concert Hall californiano, anche le forme barocche di Gian Lorenzo Bernini sono fonte di ispirazione.” …

Accipicchia … poffarbacco … perdirindindina …

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prima o poi doveva toccare anche al Grande Gehry …
ma attento alle “estasi” senili …

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12 risposte a Meglio tardi che mai … l’Estasi romana di Frank …

  1. Cristiano Cossu ha detto:

    Sono sempre più colpito dall’insussistenza degli autori di Repubblica che si occupano di arte e architettura: sembra che vivano in un mondo meraviglioso, dove tutti siamo artisti e la creatività sgorga felice nelle mani di artefici di ogni tipo, da loro descritti in termini estasiati e fanciulleschi.
    Su Gehry c’è poco da dire e molto da ridere. Per uno che si ispirava alla monnezza per “concepire” le sue architetture, il Cavalier Bernini è un passo da gigante. Difficile però che ci capisca qualcosa; le sue prove italiane, per fortuna nostra non costruite, sembrano progettini di suo nipote fatti in qualche dopocena losangeleno…
    saluti!
    cristiano

  2. Isabella Guarini ha detto:

    Chespavento! Non saranno genuflessioni per chiedere la grazia di realizzare qualche architettura trash nella città eterna?.Tanto per non essere da meno a Meier: Il giuoco è appena cominciato con una semplicce intervista a La Repubblica. Vedremo il seguito. Isabella Guarini

  3. Cristiano Cossu ha detto:

    Se son “rose”… L’intuizione guariniana mi sembra giusta.
    cristiano

  4. Giancarlo Galassi ha detto:

    Mi sembra un po’ complicato inginocchiarsi in prima fila in S.Maria della Vittoria durante la messa della sera per non essere notati… per avere un orgasmo mentale con una statua in una cappella laterale…
    Quante balle raccontano gli architetti alla propria prostata… E quante orecchie che indulgono ai loro sofismi, giornalisti amministratori prelati… Nello stesso articolo è ancora più una memorabile la leccata bavosa dedicata ad Aldo Rossi… tanto è morto…
    Ma è morto anche Zevi che si è portato l’architettura di Gehry nella tomba.
    Tutti morti.
    Una strage di capponi. Quelli che vagano sono zombie.

  5. Isabella Guarini ha detto:

    Qualcuno starà pensando; “Ora che son morti tutti, niente niente riesce a me quello che non è riuscito a Wright sul Canal Grande a Venezia!”. Dove? Magari sul Lungotevere. Attenzione, il giuoco diventa reality.

  6. Vittorio Corvi ha detto:

    A Los Angeles sfogliano ancora le riviste anni ’50!

    Io la messa, alla domenica, la pertecipo in Santa Maria della Presentazione, quella dei Gresleri… ovunque giri lo sguardo, nulla incontro che mi possa ipnotizzare… non c’è speranza di estasi per me, per ora…

    Vittorio

  7. Alessandro Ranellucci jr ha detto:

    Macché anni ’50. “Opposition” è ben più tarda!

  8. Vittorio Corvi ha detto:

    Non so, io pensavo a Spazio (1950-’53) la rivista di Moretti, che non ho mai sfogliato ma che ho visto nelle diapositive del Prof. Muratore. Purtroppo la mia ignoranza non mi permette di capire il nesso tra Opposition e la Santa Teresa, sorry. Lieto di venirne a conoscenza, nel caso…
    ciao, Vittorio

  9. Cristiano Cossu ha detto:

    E grazie Vittorio, mi fai così conoscere Spazio di Moretti o meglio mi fai venir voglia di andare a cercarla… Hai visto che Renzo l’idraulico serve pure a qualcosa?!
    saluti
    cristiano

  10. Alessandro Ranellucci jr ha detto:

    Sì, era una battuta. Opposition riprese a distanza di qualche decennio proprio i contenuti morettiani di Spazio, importandoli oltreoceano e benedicendoli con la firma di Eisenman. Ecco quindi un probabile canale per le foto della Santa Teresa…

  11. luca rijtano ha detto:

    un ricordo del 1999, anno di un centenario berniniano mi sembra: ero nella biblioteca della facoltà di architettura di barcellona. mi capita sotto gli occhi “l’architettura cronaca e storia” dedicata all’argomento. una incredibile vis polemica anti-berniniana, con un astio e una passione che mai mi era capitato di vedere per un personaggio di 4 secoli prima. reazionario, illusionista, braccio armato del potere, ecc.ecc. si esultava per lo scorno che i francesi, che sì ci capivano di architettura, gli avevano dato rifiutando i progetti per il louvre, finalmente fuori dal sistema di potere che si era creato a roma si capiva che bernini non valeva niente. e mi sono ricordato che ho cominciato a interessarmi di piacentini proprio per il fascino diabolico del cattivo dei film con cui emerge quando si legge la Storia di Zevi…

  12. Vittorio Corvi ha detto:

    Grazie Alessandro, mi mancava un pezzo… grazie a te e al nuovo post del Prof. ora posso apprezzare la battuta :-)
    ciao, Vittorio

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