Pietro Barucci … per la “storia” del Laurentino … (3)


La mia nomina era stata voluta congiuntamente da Girelli e Petrangeli. Fra i due esisteva un ottimo rapporto, fattivo e di reciproca stima; erano i due deus ex machina della situazione e i nostri unici interlocutori.
Il progetto prese lentamente forma, passando attraverso ben quattro successivi esami della Commissione Urbanistica presieduta dalla Muu Cautela, democristiana, inflessibile Assessore all’Urbanistica.
Girelli, sostenitore dell’idea degli edifici ponte, volle che il progetto edilizio del ponte tipo fosse parte del progetto urbanistico per obbligare tutti i futuri operatori a realizzarlo senza varianti nelle singole insulae.
Poi il gruppo si allargò per la progettazione edilizia degli interventi IACP raggiungendo le 34 unità, in osservanza delle norme Gescal. Ci suddividemmo in sottogruppi, dotati di una certa autonomia, e a me toccò la supervisione generale.
L’esito delle progettazioni edilizie fu accettabile, e nel 1975 vennero aggiudicati gli appalti dei primi lotti.
I cantieri procedettero senza problemi, fino al verificarsi del primo evento traumatico di cui ho detto, ovvero il fermo dei lavori imposto per la scoperta di importanti reperti archeologici, di cui la Soprintendenza competente, al rilascio della formale autorizzazione a costruire, ignorava l’esistenza.
Ne nacque una rovente polemica, in cui intervennero i maggiori esponenti della cultura e la questione fu rimessa nelle mani del Sindaco Argan che però se ne lavò le mani e svogliatamente ordinò ai contendenti di raggiungere a qualunque costo un compromesso.
Il Sovrintendente La Regina, Petrangeli e Girelli stilarono un faticoso compromesso, che segnò l’avvio del degrado, decidendo alcune varianti urbanistiche inevitabili ma devastanti, che comportarono l’istituzione di un’area inaccessibile, protetta con vincolo archeologico, lo spostamento  o l’amputazione di alcune insulae, la soppressione di alcune attrezzature di quartiere, lo spostamento di un plesso scolastico nel parco pubblico, al posto del lago previsto in progetto. Il quartiere cambiava aspetto. Le mie proteste furono giudicate un atto incolto; dissero che avrei dovuto gioire e prodigarmi per assimilare l’area archeologica, trascurando i contratti in corso, i cantieri aperti, le grandi attrezzature installate, le centinaia di operai assunti, le regolari autorizzazioni a costruire.
Allora pensai, e penso tuttora, che non fosse possibile arrestare il gigantesco meccanismo, frutto di una lunga elaborazione, con un gesto estemporaneo ed estroso quale quello che mi si richiedeva e di cui non avrei avuto neppure l’autorità per compierlo.
Da allora sparì il clima idilliaco, nacque la diffidenza fra le amministrazioni, iniziarono le critiche al progetto e ai suoi responsabili, ogni variante sembrò lecita.
Renato Nicolini, giovane Assessore non ancora in odore di estate romana, scrisse su un importante quotidiano che il carattere insolito dei nuovi interventi IACP e in particolare del Laurentino era insopportabile.
La Quinta Ripartizione comunale preposta alle opere di urbanizzazione avviò una opposizione sistematica al progetto del Laurentino dissentendo su tutto, introducendo pesanti varianti al sistema viario e procrastinando i lavori.
Nelle altre zone del quartiere si svolgeva l’azione delle  centrali Cooperative, poco propense a rispettare il nostro piano urbanistico, di certo più adatto a un’edilizia sovvenzionata. Girelli purtroppo scomparve prematuramente, ma ebbe tempo per subire forti pressioni politiche intese a conferire importanti assegnazioni di cubature a varie Cooperative, per assecondare le quali fu costretto a disattendere il nostro progetto planivolumetrico autorizzando interventi frazionati e incoerenti, rispondenti a una logica del tutto estranea ai criteri da noi seguiti nella progettazione urbanistica.
Il secondo trauma di cui parlavo avvenne nel 1979, quando i comparti IACP e soprattutto le urbanizzazioni relative erano stati finalmente terminati.
L’Assessore Bencini  e il Vice Sindaco Benzoni, malgrado le ferma opposizione dell’IACP, decisero di trasferire al Laurentino, quale primo gruppo di utenza, un centinaio di famiglie di indesiderabili che da tempo occupavano abusivamente l’Hotel Continental di fronte alla Staziome Termini, da costoro trasformato in un centro di malavita e divenuto una piaga per la decenza e la sicurezza pubblica.
Petrangeli scrisse in un rapporto ufficiale che il forzoso trasferimento significava …“ compromettere per almeno l’arco di una intera generazione il futuro del quartiere”.
Quella decisione sciagurata segnò l’apertura di rapporti conflittuali fra l’IACP e il Comune, che rifiutò di ricevere la consegna di tutte le attrezzature di servizio realizzate dall’IACP, in particolare degli edifici ponte, delle scuole materne e degli asili nido. Questi ultimi, realizzati nel verde residenziale a ridosso delle abitazioni. erano già stati forniti degli arredi e delle sistemazioni a verde ma vennero in breve tempo vandalizzati e distrutti. A molti degli undici edifici ponte realizzati toccò una sorte analoga, con l’eccezione del primo ponte vicino alla Laurentina che divenne sede degli uffici Circoscrizionali.
Nel frattempo in questa situazione in larga misura fuori controllo, erano completate le procedure di assegnazione degli alloggi e il quartiere doveva affrontare un lungo periodo di precarietà e di disordini, segnato da occupazioni abusive, da furti e aggressioni, da violenze esercitate dagli occupanti irregolari nei confronti degli utenti legittimi.
In questa cornice l’utenza, abbandonata a se stessa,  manifestò risentimento per la situazione in generale, ma anche per l’architettura del quartiere, così lontana dalle attese della gente.
I garantisti, la stampa che conta, i rappresentanti della cultura, la critica, gli studiosi, gli architetti sedotti dal post-modern, l’opinione pubblica, perfino i commentatori conformisti come Maurizio Costanzo, non tardarono a prendere posizione sulla vicenda e il progetto assieme ai suoi autori, subito identificati nel sottoscritto, furono posti sistematicamente sotto accusa.
Da allora, una coltre di discredito è calata sul Laurentino e su chi lo ha progettato; la situazione è poi in parte migliorata, per merito della Circoscrizione, ora diventata Municipio , insediatasi nel quartiere, ma anche per merito di iniziative dovute al volontarismo di alcuni giovani, ad alcune associazioni che si sono formate per dibattere i problemi sociali, che talvolta sostengono le qualità del quartiere, ma le pubbliche amministrazioni centrali interessate si sono occupate d’altro, considerando il Laurentino una grana di cui, se possibile, liberarsi.”

P.B.

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