C’ERA UNA VOLTA UNO ZUKOR …

29_0149_06 sergio 43 su: ARCHEOLOGIA DIGITALE …
“Questa è archeologia? E io che dovrei dire? Avevo, anzi, ho un bel tavolo da disegno Zukor che acquistai quando, all’inizio degli studi, vinsi una borsa di studio. E’ stato un fedele compagno di lavoro. Anche mia figlia ci ha disegnato quando faceva il Liceo Artistico, finché è passata ad altro, al portatile, mentre il tavolo se ne è rimasto sempre più inutlizzato, anche da me, in altre cose affacendato. Poi mia moglie ha deciso di fare qualche spostamento in casa e quell’oggetto intralciava alquanto. Però io ci ero molto affezionato e rifiutavo di darlo via. Mia figlia mi viene in soccorso chiedendomelo per sè. Il cuore mi è saltato in petto! Allora il tavolo da disegno le può ancora servire!? No! L’intenzione era quello di disporlo in qualche modo all’ingresso dello studio come un antico oggetto di antiquariato del mestiere. Vabbè! Meglio lì che in discarica. Poichè la vita è fatta di delusioni, neanche questa mi è stata risparmiata. Guarda papà, ne abbiamo discusso con gli altri soci, abbiamo preso le misure e con l’ingombro del tavolo potremmo ricavare almeno altre due postazioni per il computer. Quindi, grazie ma non mi interessa più. Mia moglie l’ha avuta vinta, il tavolo Zukor non c’è più ma anche io non ne sono uscito sconfitto. Non l’ho dato allo sfascio ma lo conservo in cantina, insieme ai vecchi sci, alla collezione di “Topolino”, agli scatoloni dove tengo i personaggi del Presepe e gli addobbi dell’Albero di Natale e altre carabattole come i rapidograph, i curvilinei, i compassi. A volte immagino che qualche archeologo del futuro butti giù la parete scoprendo, con l’entusiasmo di uno Schiaparelli di fronte al sacello intatto dell’architetto Kha, gli antichi strumenti di lavoro che erano usati tanto tempo prima. Adesso mia moglie vuole riordinare anche la cantina. E no! Adesso basta! Non si distrugge una tomba egizia!84_445620image031

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15 risposte a C’ERA UNA VOLTA UNO ZUKOR …

  1. ettore maria mazzola ha detto:

    Caro Sergio,
    anch’io conservo, ma ancora uso con grande piacere, il mio “vecchio” grande e ingombrante Bieffe-Zukor” … chi si rende schiavo del computer non saprà mai gestire questa macchina come possa essere una matita o un rapidograph (ne ho della Rotring, Ko-hi-Nor, Stadler e Faber Castel di diversi spessori, e continuo ad usarli, con inchiostri di colori diversi, per il piacere di disegnare architettura!). Diversamente, chi passa per un tecnigrafo e per un compasso, saprà usare a meraviglia i softwares del computer riportando il calore del disegno e l’anima dell’architetto nei propri progetti … ma probabilmente stiamo parlando di cose che implicano l’esistenza di un cuore e di un’anima nel corpo di un architetto, ovvero di cose troppo ingombranti e desuete rispetto alla “civiltà” consumista dove vige la legge del “prendi i soldi e scappa” o del “famolo strano”. Peccato che quel “famolo strano” non venga più nemmeno fatto dalla mente dell’architetto, essendo anch’essa stata riposta in cantina in nome del “parametricismo”

    • Antonio C. ha detto:

      C’è un piccolo spazio per chi ha iniziato con un Kuhllmann (ad aste con il contrappeso) e poi è passato allo Zukor sempre assieme alle varie matite e ai vari tipi di rapidograph?
      P.S.: mia figlia, che non è architetto, lo ha prenotato per suo figlio, quando inizierà a usare pennarelli e matite.
      AUGURI.

      • sergio de santis ha detto:

        Nel senso che vorrebbe essere riposto proprio lei in cantina insieme al tavolo del titolare del post? … per me ci puo’ anche andare … però dipende dall’arch. sergio 43 …
        vede che succede quando si è puntini?
        le avevo detto di presentarsi alla sessione primaverile … più preparato …
        comunque … adesso mi scusi … ma veramente non ho più tempo … ci vediamo alla sessione estiva …
        non se la prenda …
        no … lo dico così … visto che da buon “puntuto” spuntato si è permesso certe libertà …
        capperi …
        stavo per salutarla quando ho pensato …
        ma vuoi vedere che il “puntino puntuto spuntato” vuole anche lui essere ritrovato dallo Schiapparelli di turno ed accolto tra i moderni del futuro come uno strumento di lavoro utilizzato tanto tempo prima? ….
        guardi … mi sa che è meglio se si presenta alla sessione auunnale …
        no … guardi … non ho più tempo ho detto … la saluto!
        * * * è un servizio di TAKE AWAY CULTURE * * *

    • sergio de santis ha detto:

      – – – – C ‘ H O L E L A C R I M E A L L ‘ O C C H I – – – –

  2. Andrea Di Martino ha detto:

    L’idea che il tecnigrafo nello scantinato sia equiparabile ad una suppellettile di una tomba egizia (luogo che per chi lo allestiva doveva restare inviolato per l’eternità), potrà sembrare una mera provocazione, viste le scarse possibilità di quel tecnigrafo di restare lì anche solo per un’altra generazione. Ciò nondimeno, la provocazione serve a ricordarci la relativa facilità con cui il consumismo ci induce a disfarci di oggetti non necessariamente obsoleti, anche solo nel ruolo di testimoni di un’epoca. Ad ogni modo, il destino più triste che il consumismo può riservare ad un oggetto (quale che sia la natura dello stesso), è quello di condannarlo all’oblio quando è ancora nel pieno adempimento delle sue funzioni, come se non fosse mai esistito, indipendentemente dalle ragioni stesse della sua esistenza, che invece potrebbero essere molteplici, e tutte pienamente valide. Probabilmente, questo è stato il destino di un classico pezzo di arredo come lo sgabello a tre gambe di A. Loos, almeno se paragonato alla sedia di Breuer, assurta agli onori delle cronache malgrado la sua forma così poco ergonomica (e quindi obsoleta già al momento del lancio sul mercato). Un oggetto, quello di Loos, che, per la sua stessa conformazione, potremmo definire semplice, leggero e allo stesso tempo resistente. In una parola: funzionale (e quindi moderno), sebbene ispirato ad un modello egizio del 1300 avanti Cristo! (più vecchio di quello rinvenuto nel 1906 nella nella tomba dell’architetto Kha, risalente al 1400 a.C.). Potremmo dire che è stato perfezionato dalla tradizione artigianale del Novecento, non certo da quel concetto di “zeitgeist” che è tanto aleatorio quanto le complesse vicende che determinano il corso della Storia. Del resto, chi può dire come sarebbe il mondo oggi se Antonio e Cleopatra avessero vinto la battaglia di Azio?

    • sergio de santis ha detto:

      Il tuo intervento mi stimola ad una specie di risposta … relativamente alla sorte dello “sgabello a tre gambe” di Loos … una risposta che però chiamerei più riflessione … in sostanza non capisco bene cosa vuoi dire … nel senso che mi sembra non pienamente maturato il principio su cui basi anche attraverso l’esempio dello sgabello la riflessione che proponi… quindi ti chiedo aiuto …
      AIUTOOOO!!!!!! …
      Ci provo …
      Quando parliamo dello sgabello di Loos parliamo, credo, non di uno sgabello di proprietà di Loos ma di uno sgabello disegnato da Loos … quindi non di un oggetto che a casa Loos , ad un certo punto , per via del consumismo che aveva “preso” anche loro ( i LOOS), è stato riposto in cantina insieme alle cose di sergio 43 …
      Vabbè! … insomma questo sgabello una volta disegnato è stato prodotto grazie all’opera di un falegname e di un tappezziere … quindi ‘sto sgabello che non era di Loos (forse si … magari per casa sua …) per qualche motivo poi in relazione al fatto che certa industria per ricchi pieni di gusto se ne è interessata, si è cominciato a realizzarlo per venderlo a chi lo avesse voluto …
      Il punto è il seguente:
      tu affermi, riferendoti al triste destino di questo sgabelluccio (parlo della scomparsa … dell’oblio …) che come per altri oggetti, questo è stato condannato a tale terribile sorte dal consumismo quando ancora nel pieno delle sue funzioni …
      Mi chiedo e questo vorrei che tu mi aiutassi a capire meglio, se il Sig. Consumismo è secondo te intervenuto su alcuni sgabelli ancora in vita che giravano per le case e che a seguito dell’azione rognosa di questo sono stati riposti in cantina o distrutti con la minore qualità di legna da ardere e quindi sostituiti con altri più “moderni” sgabelli.
      Oppure … che poi è quasi la stessa cosa … E’ stato per via del Sig. Consumismo, che l’industria ha inventato, proponendo sempre nuove forme al mercato, che lo sgabello di Loos, superato da altri, alla fine non è stato più prodotto e quelli esistenti sono stati riposti in cantina salvo poi dopo qualche anno essere riutilizzati , previo restauro, ricordando i bei tempi che furono?
      Se si, allora bisogna dedurne che per resistere all’urto del tempo non è necessaria solo la funzionalità che l’ogetto ha al momento ma anche una serie di altre qualità sulle quali non ci soffermiamo perché tanto sappiamo tutti quali sono e che forse corrispondono invece allo ZeitGeist par quanto tu possa affermarlo come concetto derivato dal caso … ma insomma … poi anche qui ci sarebbe da discutere perché tra lo Zeitgeist e cio che presumibilmente produce ci sta lo stesso rapporto che c’è tra l’uovo e la gallina …
      E’ confuso? Mah?!
      Sicuramente, all’inizio della vita dello sgabello di Loos, ci sono stati degli artigiani … e probabilmente sono stati partoriti anche dei fratellini che si sono distribuiti dentro altre case … e fin lì tutto bene …. C’era un architetto … c’erano gli artigiani … e c’era uno che voleva uno sgabello … ma quando l’ingallamento ha cominciato a prodursi dentro l’industria tutto è cambiato … li ci si è sottoposti alle logiche da “polli de batteria” … al progresso delle forme e dei materiali … alle qualità che vanno e vengono ed anche alle varie “uno sgabello a tre gambe di Loos non si nega a nessuno” … che ti (ci) piaccia oppure no … ed è stata la fine … ma ha combattuto “Lo sgabello di Loss a tre gambe” … è stato bravo … ha fatto la sua parte … di lui però, non rimangono oggi che rare tracce che ci ricordano tutto il valore …
      è la vita che se ne và Andreù …
      anche se qualcosa rimane sempre …
      Uhmmm … oggi non sono in forma …

      Un caloroso abbraccio dal tuo amico Sergio …
      Andrè’ … t’è arrivato il maglioncino di lana grossa con l’alce di Babbo Natale sul petto? …
      dovrebbe esse’ arrivato …
      te l’ho spedito stamattina presto …

  3. sergio 43 ha detto:

    N O N C I R E S T A C H E P I A N G E R E ( Benigni – Troisi)
    Q U A N T ‘ E’ B E L L O A C H I A’ G N E R E ! (E. De Filippo)
    A N N A T T E V E N E V I A T U T T I E L A S C I A T E C E P I A G N E D A S O L I. (Anonimo Romano)
    M A V E N E V O L E T E A N N A’ ? N U N C ‘ A V E T E L A S C I A T O N E A N C H E L ‘ O C C H I P E ‘ P I A G N E ! (Anonimo Forcone)
    N O N G L I E L A F A C C I O N E A N C H E A C O M P R A R E I F A Z Z O L E T T I T E M P O P E R A S C I U G A R M I L ‘ O C C H I ! (Anonimo giovane architetto)
    N U N M E F A R I D E ‘ P E ‘ G N E N T E ! (Anonimo Archiuoccio)
    M A S S I ‘ ! P I J A M O S E L A A R I D E S I N N O ‘ C E L ‘ H O P I J E R E M O D A ‘ N ‘ A R T R A P A R T E ! (Anonimo filosofo cinico)
    N U N M E P R O V O C A ‘ S I N N O ‘ T E F A C C I O P I A G N E ‘ ! (Un anonimo)

  4. aldofree ha detto:

    Che bello vedere in primo piano un vecchio tecnigrafo, mentre il grande Gipi realizza la pg 106 del suo splendido libro Unastoria. Io sono rimasto ipnotizzato dinanzi a tanta bravura.

  5. aldofree ha detto:

    mah… ho sbagliato il link, pubblico quello giusto

    • Straordinario.
      Il libro è fenomenale.
      Grazie per il documentario che non consocevo.
      Anni fa, nella prima lezione di seminario, introducevo (molto poco caniggianamente) gli studenti alla passione per le cose che si fanno, allo spendere la propria individualità con consapevolezza, consigliando loro Questa è l’acqua di DFW, Lo specchio e l’introvabile Scolpire il tempo di AT, Fuochi di LM e LMVDM, appunto, di Gipì.
      Uno studente (secondo anno) figlio di architetti mi mandò a dire che la madre architetto giudicava che certi testi o film un po’ troppo “difficili” per l’età dei miei discenti.
      Rimasi basito.

      Un saluto,
      :G

  6. sergio 43 ha detto:

    Anche io lo trovo straordinario. E’ stato bellissimo vedere il link che ci ha offerto aldofree. Ho provato le stesse emozioni di quando vedevo i documentari della Rai sul farsi di un quadro di De Chirico, di Gentilini, ecc. Altrettanto straordinario l’altro memorabile “Codex Seraphinianus” di Luigi Serafini. Domenica scorsa ho letto sull’inserto “La Lettura” del Corriere della Sera che la Rizzoli ristampava il Codice. Quando uscì la prima volta nel lontano 1980 passavo un periodi di bolletta e, non potendomelo permettere, lo sfogliavo in libreria. Praticamente me lo son rubato tutto con gli occhi. Nell’articolo ho letto che quella prima edizione è uno dei 10 libri più ricercati da un certo tipo di collezionisti. Mannaggia a la prudenza! Indimenticabil sono i disegni in cui una coppia nuda, lei sopra lui o viceversa? non mi ricordo bene, fanno l’amore. I due corpi si fondono nell’abbraccio sempre più voracemente fino a confondersi del tutto l’uno nell’altra, trasformandosi infine in un coccodrillo che, soddisfatto del fiero pasto, si avvia verso il vicino stagno.

  7. Pingback: “FIDUCIA NELL’ACQUA” … | Archiwatch

  8. sergio 43 ha detto:

    Grazie, SDS! A me ‘sti personaggi me fanno morì! Gabriel Garcia Marquez costituisce per me, insieme a Vargas Llosa Jorge Luis Borges, la Trimurti della letteratura latino-americana. Politicamente mi sento più vicino a Llosa e Borges. Per esempio, quando Marquez, nella intervista di Minoli, dice: ” La mia vita è piacevole e questo mi rende sempre più rivoluzionario. Ora so perchè voglio la rivoluzione, perchè tutti possano vivere come me”, mi spavento. Quanta gente deve soffrire, morire per sognare di poter vivere tutti una vita piacevole? Piacevole in che senso poi? Piacevole perchè tutti debbano vivere come uno scrittore amato? Piacevole perchè tutti debbano essere liberi dal bisogno? Le rivoluzioni giacobine non hanno mai portato felicità al popolo minuto mentre hanno offerto una vita piacevole solo alle loro nomenklature politiche e culturalmente organiche (salvo essere poi rapidamente cancellate quando non più necessarie alle nuove nomenklature vincenti e subentranti). Preferisco la Rivoluzione americana che almeno comincia con “Noi, il popolo”, tutto il popolo, non solo la parte di popolo che è più uguale, nei diritti, dell’altra parte (Vabbè! discorso di molto semplificato, forse troppo. Lasciamo perdere).
    Molti anni fa lavoravo in Via Napoli, traversa di Via Nazionale. Ero uscito, dopo un rapido spuntino in ufficio, per un caffè. Dopo pochi passi, mi dovetti fermare pechè un piccolo, solamente tre, gruppo di persone stava uscendo dal vicino ristorante. Mi fermai paralizzato. Il primo era Luis Borges. Mi sarò comportato come un scemo ma ebbi solo il fiato di sussurrare: “Maestro!”. Borges, sentendo la voce, alzò la testa guardando davanti a se con gli occhi spenti mentre la segretaria mi osservava con simpatia: “E’ Borges!”. “Sì! lo so!”, risposi. Arrivò una macchina, salirono e andarono via. Mi rimasero in gola tutto le parole di ammirazione che avrei voluto dirgli.

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