Pietra su pietra …

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Babele …

Cristiano Cossu, opportunamente, ci ricorda: …

Genesi 11,1-9

La torre di Babele


“1 – Or tutta la terra parlava la stessa lingua e usava le stesse parole. 2 – E avvenne che, mentre si spostavano verso sud, essi trovarono una pianura nel paese di Scinar, e vi si stabilirono. 3 – E si dissero l’un l’altro: «Orsù, facciamo dei mattoni e cuociamoli col fuoco!». E usarono mattoni invece di pietre e bitume invece di malta. 4 – E dissero: «Orsù, costruiamoci una città e una torre la cui cima giunga fino al cielo, e facciamoci un nome, per non essere dispersi sulla faccia di tutta la terra». 5 – Ma l’Eterno discese per vedere la città e la torre che i figli degli uomini stavano costruendo. 6 – E l’Eterno disse: «Ecco, essi sono un solo popolo e hanno tutti la medesima lingua; e questo è quanto essi hanno cominciato a fare; ora nulla impedirà loro di condurre a termine ciò che intendono fare. 7 – Orsù, scendiamo laggiù e confondiamo la loro lingua, affinché l’uno non comprenda più il parlare dell’altro». 8 – Così l’Eterno li disperse di là sulla faccia di tutta la terra, ed essi cessarono di costruire la città. 9 – Perciò a questa fu dato il nome di Babele, perché l’Eterno colà confuse la lingua di tutta la terra, e di là l’Eterno li disperse sulla faccia di tutta la terra.

saluti”
C.C.

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Alberi in città …

Sergio Marzetti a proposito di parcheggi, … alberature e … quant’altro: …

“Espresso un caro ricordo al mio antico professore di cui riconosco, in questo contesto, i familiari segni progettuali che apprendevamo nei corsi d’antan (Fare alla fine l’esame con Sacripanti e Cicconcelli era uno spettacolo! Sembrava di assistere a quegli interrogatori all’americana di film di serie B. Sacripanti era l’agente cattivo mentre Cicconcelli era l’agente buono. Un’occhiataccia del primo ti sotterrava, un ammicco e un sorriso del secondo ti faceva credere che forse li avevi convinti. Ma era dura! L’ultima parola l’aveva sempre il professore con il foularino rosso!), voglio esprimere tutti i miei dubbi sul mettere a dimora alberi, alberelli e arbusti sul suolo pubblico quando questo sia stato pavimentato o asfaltato. Nei più grandi centri urbani il problemma é sempre quello: la cura nella prima delicata fase della crescita e le successive manutenzioni. Trent’anni fa i viali del mio nuovo quartiere furono dotati, uno, di giovani piante di platani, un altro di una infilata di pini, un altro ancora di una infilata di tigli e tutte le piante fornite alla base di tubi per un’efficace innaffiatura. Mai vista una autobotte! Il quartiere ha così assistitto alla diuturna “fight for survival” di quei poveri esemplari vegetali. I più forti e i più fortunati ce l’hanno fatta, gli altri si sono tristemente rinsecchiti. Addio viali e addio bel progetto urbano, senz’altro perfettamente disegnato su qualche tavola da un encomiabile architetto. Il fatto è che su di lui l’ha avuta vinta il menefreghismo del funzionario addetto ai giardini con la sua squadra altrettanto disattenta. Mai visti nè l’uno nè gli altri ad osservare, intervenire, potare! Credi, Isabella, che la tua schermatura, che forse anche Sacripanti, convinto dalle più recenti teorie ambientalistiche, avrebbe pensato o approvato, durerebbe più de “l’espace de un matin”? Mah! Tutto può essere, dipendendo oggi il giusto, il buono e il bello, molto più di una volta, soltanto dalla buona volontà di qualche buon samaritano più che da leggi e norme attentamente osservate da chi ne avrebbe l’obbligo. Ma noi, con il pessimismo della ragione e l’ottimismo della volontà, continuiamo a pensare e a credere che il frutto della nostra matita sia rispettosamente eseguito dalle democratiche istituzioni.
Detto questo, mi associo assolutamente all’appello per la salvaguardia di quest’opera di Sacripanti. Vorrei soltanto vedere una foto ripresa oggi di questo piazzale. Non é che il degrado, l’abusivismo di attività varie, l’incuria, lo sfregio di writers e di manifesti pubblicitari ha reso questo invaso simile a un girone dantesco, convincendo amministrazione, stampa e cittadini a drastici interventi? Qui a Roma, non potendosi demolire il fontanile e la scalinata di Piazza Trilussa, ridotta tutte le sere come neanche i Galli di Brenno nè i Lanzi del Conestabile di Borbone, si pensa di circondare il tutto con una cancellata! Che civiltà! Vogliamo liberare gli animali dallo sfruttamento di circhi equestri e giardini zoologici aprendo loro le gabbie mentre siamo costretti a pensare di mettere in gabbia i nostri monumenti! Già noi viviamo ingabbiati nelle nostre abitazioni, montando inferriate, antifurti e videocitofoni che trasformano, imbruttendolo, il nostro panorama architettonico sempre più ridotto a succursale delle Rebibbie e delle Reginae Coeli!”

S.M.

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Sacripanti, ma non troppo! …

Caro prof. Muratore, per buon augurio invio una mia proposta per la conservazione della Piazza-parcheggio di Forlì.

Isabella Guarini


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Sacripanti a Forlì …

Alfonso Giancotti ci segnala: …

Appello per la salvaguardia della

piazza parcheggio di Maurizio

Sacripanti a Forlì

A Forlì incombe il rischio reale che – con l’approvazione del piano urbanistico attuativo relativo alla piazza Guido da Montefeltro – sia demolita la piazza-parcheggio progettata dall’architetto Maurizio Sacripanti negli anni ottanta.

Si trattò allora di ideare un intervento impegnativo, di grande complessità, volto a ricostruire un grande vuoto urbano di migliaia di metri quadrati (conseguenza della demolizione avvenuta della fabbrica di feltri Bonavita) anche nel quadro del recupero a teatro ed a funzioni culturali dell’antico complesso del San Domenico.

Rispetto a quell’evento architettonico senza precedenti prese posizione Bruno Zevi “quando parcheggiare diventa uno spettacolo” che riconosce il valore della ricerca di Sacripanti in quanto “ha sempre scelto l’aggressività dell’avanguardia, rifiutando ogni spurio compromesso ambientistico. Detesta l’irresponsabilità del Post-modern…., ha un acuto senso della mutazione artistica, tecnologica e mentale”.

Alla luce di queste valutazioni è interessante “rivisitare” la piazza-parcheggio, percepirla nella sua complessità strutturale, funzionale e senso artistico, sentirne l’effetto visivo e scenico nel percorrere la vasta piazza come sospesa lungo il piano orizzontale dall’andamento curvo ,che con i suoi margini accompagna in un dialogo la visione suggestiva, durante le ore e luci del giorno,dei diversi fronti-contesti urbani.

La piazza si affaccia e si relaziona, attraverso varchi-percorsi, con un parcheggio “vero”, che non scompare dominato dalle auto ma le avvolge entro blocchi e cornici di cemento configurando così una identità inedita di un nuovo codice linguistico di rilettura dello spazio-tempo come tempo nello spazio che caratterizza rapporti di fruizione non statici ma dinamici.

Il significato di questa opera architettonica volta ad essere esperienza vissuta di arte dello spazio, evento della modernità e contemporaneità, come può essere ridotto – snaturato ad intervento mostruoso di cementificazione come se fosse espressione di una prassi politica legata ad interessi immobiliari speculativi?

Una città, nella sua dimensione fisica, nei mutamenti segnati dai diversi paesaggi umani, dai conflitti e cambi di potere avvenuti nel tempo, è l’espressione delle trasformazioni storiche che caratterizzano luoghi e spazi del vivere, che formano gli stessi percorsi della percezione cognitiva ed affettiva dei suoi abitanti rispetto alla loro dimensione abitativa; in tale contesto si anima la stessa ricerca critica del senso dei luoghi.

Occorre promuovere (non cancellare) – organizzando un processo creativo, teorico e progettuale, valutato in un passaggio complesso dei linguaggi dell’architettura contemporanea – l’opera di Sacripanti a risorsa culturale innovativa ed inedita della modernità da valorizzare, anche con un’adeguata manutenzione per evitarne il degrado, in funzione dello stesso Museo del San Domenico, affrontando il tema della mobilità sostenibile e della riqualificazione – interagendo nel campo allargato delle pratiche artistiche – delle zone di contatto e di transizione rispetto ai diversi contesti urbani.

Forlì, 23 Dicembre 2009

L’appello si può sottoscrivere sul sito dell’ordine … di Roma …

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