Puro formalismo (?) … grafico …

Da Robert Maddalena: …

“buongiorno professore,

spero di far cosa gradita inviandoLe una piccola cartolina dal veneto (il rosso non è esattamente il “rosso purini”).”

rm

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ORTIVECCHI …

” Gentile prof. ,

a proposito del dibattito su “Ortinuovi”,e a fine puramente documentario, qualche immagine d’archivio su precedenti esperienze romane.”

Filippo De Dominicis

Rassegna di architettura e urbanistica n. 49, aprile 1981

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Università … di una volta …

” … non siamo mica a scuola dalle monache …

…. ché dobbiamo premiare …

…. anche la buona volontà … “

Valle Giulia ’66

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Il fantasma di VEMA … nella lavatrice …

Da Giovanni Pernazza su Ortinuovi: …

“Buongiorno a tutti,
Ho letto, riletto e analizzato ognuno dei vostri commenti, ora vengo a trovarmi di fronte a questa replica di Pietro Pagliarini che cerca di spiegare compiutamente le sue posizioni e forse anche quelle del professor Muratore visto che quest’ultimo l’ha “benedetto” facendolo diventare un post.
Più della metà di questo testo pone in discussione il rapporto Orti Nuovi ha con l’esterno puntando soprattutto al suo orientamento, alla larghezza e alla morfologia delle sue strade che ne sono poi i confini, le distanze “distorte” che questo può creare con gli altri insediamenti che vi ruotano intorno e dulcis in fundo introduce il tema del rapporto vecchio nuovo che a suo avviso mal si risolve in una progettazione come questa.
La prima impressione che si ha è che probabilmente Pagliarini e quindi anche Muratore non hanno colto la primaria intenzione di questa esperienza, ossia quella di utilizzate le metodologie spontanee della borgata romana e di innestarle in un sistema più controllato, l’obiettivo era quello di trovare una mediazione tra la pianificazione di una nuova colonizzazione (un po’ come quelle che fecero i romani nella pianura Padana) e la ricerca di una architettura più a misura d’uomo, proprio perché si è ritenuto fin da subito che l’ecosostenibilità non è solo questione di tecnologia ma anche di semplicità.

Una volta recepito questo punto (che è enunciato sul manifesto) credo sia onesto ammettere che un’intenzione tanto ampia non può certamente essere esaurita nei solo dieci giorni di lavoro, senza contare che ognuno dei partecipanti ha sviluppato una metodologia propria per trovare la sua strada, rischiando magari di sovvertirla completamente, di esasperarla o di renderla inefficacie.
Ma si tratta per lo più di ragazzi alla prima esperienza (alcuni alla prima esperienza con lo stesso professor Purini), uno splendido capitale umano che si è chiuso in quel sarcofago chiamato lavatrice a cercare una risposta ai problemi di Roma in dieci giorni, una risposta che non sarà mai LA RISPOSTA definitiva perché la ricerca si compone in massima parte di errori prima di produrre un risultato e in dieci giorni non si può che meravigliosamente sbagliare!
Di conseguenza, come di consueto, dal blog del professor Muratore e dai suoi accoliti non c’è niente di nuovo da rilevare, leggo qui critiche che vanno ben oltre Orti Nuovi, sono sproporzionate, ridondanti e profondamente radical schic.
Sono le ennesime critiche alla mano speculatrice e distortrice del Dio Purini che tutto influenza e tutto dirige.

Il problema è che la strada che vi siete scelti non porterà a niente altro che ad un ulteriore “distorsione” degli insegnamenti di Purini e al contempo ad una sua ulteriore “beatificazione”. Questa è una diretta conseguenza del clima che tutti abbiamo consentito a creare a Valle Giulia: o si progetta sulle riviste o dai vecchi maestri, o le curve o i quadrati, o Liebeskind o Zazà, o il barocchetto o il maxxi…E infine o si esalta Purini o lo si odia.
Ci lamentiamo della mancanza di cultura, della mancanza di una generazione di architetti che sviluppi risposte nei momenti di crisi, quando il problema nevralgico è che l’università che dovrebbe essere il centro della discussione culturale è diventata centro di culto per alcuni e di abiura agnostica per altri.
A che servono sterili appelli a non farsi illudere dai maestri se chi “appella” non ha le palle per confutare l’operato del maestro?
A che serve rinnegare il culto dell’architetto creatore se poi c’è la caccia alle streghe?
A che serve diventare personaggio se poi nessuno ti mette in discussione?
A che serve porre dubbi se poi i dubbi diventano i nostri dei?”

G.P.

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“Con quale cultura?” …

LA SUPREMAZIA DEL CUPOLONE – Repubblica.it » Ricerca

9 giu 2010 … Repubblica. LA SUPREMAZIA DEL CUPOLONE. SALVATORE SETTIS. — 09 giugno 2010 pagina 130 sezione: PRIMA PAGINA.
ricerca.repubblica.it/repubblica/…/repubblica/…/la-supremazia-del-cupolone.html –

Salvatore Settis: …

… “Vedremo a che cosa somiglieranno i grattacieli proposti da Alemanno, e in che cosa sapranno distinguersi dalle architetture in genere scellerate che infestano quello che fu l’ agro romano. Vedremo se essi tracceranno una nuova forma urbana, o saranno una corona di spine che assedia, o crocifigge, il centro storico «più importante al mondo». Vedremo se sapranno rimediare a quella indeterminata e incessante espansione delle periferie ai danni dell’ ambiente naturale e storico, sempre più marcatamente dissolto nella confusione di una disordinata megalopoli; o se, al contrario, ne aggraveranno i problemi proprio col «densificarla». Lo vedranno, prima di tutto, i romani, se -come Alemanno promette-saranno chiamati a una consultazione popolare. Ma con quali informazioni? Con quale cultura urbanistica e architettonica? Con quale senso del bene comune?”

S.S.

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LPP … finalmente, d’accordo …

Da presS/Tletter n.21-2010

Moretti: una mostra inutile

“Un tempo si organizzavano le grandi mostre: servivono a fare il punto su un personaggio o su un periodo storico. Oggi queste kermesse, che costano tempo e fatica e richiedono il contributo di numerosi storici qualificati, non si fanno più.  Si preferisce purtroppo optare per mostre più semplici, che si possono montare in fretta. Un po’ come quella su Luigi Moretti  inspiegabilmente riproposto al MAXXI ( ma non doveva essere un museo del XXI secolo?). Ci saremmo accontentati di una esposizione fondata su qualche ipotesi critica interessante oppure mirata alla buona divulgazione.

Di ipotesi critiche non scontate però ne ho viste poche. Anzi mi sembra che i curatori abbiano fatto  di tutto per  evitare di prendere posizione e di presentare al visitatore  un Moretti informale non banale, le cui origini forse si potevano rintracciare nell’ultimo Wright, quello -per capirci- criticato da Kenneth Frampton.  Idem per l’indagine sul contesto culturale – da Ricci a Michelucci, da Bloc a Parent, da Johansen a Goff- che poteva essere svolta con maggior precisione. Spero che i curatori l’abbiano fatto nel catalogo che non ho ancora letto, anche se questo, devo dire, non ne giustifica l’omissione nell’allestimento.

Carenti gli aspetti divulgativi. Un televisore povero e solo piazzato in mezzo alla sala, davanti al quale non è possibile sedersi, che manda spezzoni di filmati montati alla bell’e meglio.  Ma soprattutto assenza di un racconto, di una chiave interpretativa.  Come tributo alla divulgazione giganteggia però un quadro sinottico tanto piacevole da vedersi quanto muto per chi non abbia le chiavi per interpretarlo. Se vado per esempio nel 1966 e osservo l’immagine del libro L’architettura della città ma se nessuno mi spiega che Aldo Rossi con Moretti c’entra poco e nulla, mi perdo in un inutile effluvio di nozioni, in perfetto stile Daverio.

Non completa, senza una tesi ben argomentata, non divulgativa: direi che questa antologica è sostanzialmente inutile. Ed è tristemente premonitrice se pensiamo che c’erano stati 13 anni – tanti quanti ne ha richiesto la costruzione del museo- per pensarla. Pazienza, chi andrà potrà comunque godersi quelle tre o quattro cose che, come in tutte le mostre anche le peggiori, valgono una visita.”

(LPP)

…………………..

Una mostra inutile … e … dannosa …

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Disorientati rispetto a tutto …

Da Pietro Pagliardini su … ORTINUOVI …

10/06/2010 at 16:29 | In reply to Rosa.

“Rosa ha ragione, occorre essere costruttivi e rimanere nel merito. Intanto, G.Galassi è già entrato nel merito del progetto e io rischierò, perché non conosco il posto, ad entrare più nel dettaglio. Dimentico il rendering e guardo la planimetria a sinistra, nell’orientamento del post (cliccandovi sopra, ruota).
Prima osservazione generale: l’intervento è totalmente disorientato rispetto a tutto. Ha forma volutamente chiusa in sé, nettamente perimetrata e sembra calata dall’alto, con la precisa volontà di “imporsi” su ciò che esiste. Effetto voluto per dare ordine, si dirà, in realtà, come osserva Galassi, non ordina niente, anzi confonde, perché l’ordine è solo visibile a livello grafico o “a distanza di aeromobile”, ma crea reale disordine a causa della mancanza assoluta di connessioni.
Le connessioni: la strada principale (a sinistra) che collega i due abitati esistenti e su cui si appoggia “graficamente” il progetto non istituisce nessuna relazione tra vecchio e nuovo perché confina con un…parco e si collega al progetto solo ai bordi. Quella strada è solo automobilistica ed è estranea al nuovo insediamento. Potrebbe essere stata la scelta di creare una gerarchia stradale per tenere lontano il traffico dal nuovo intervento? Potrebbe, certo, ma se guardiamo come si connette il nuovo al vecchio vediamo che c’è una stradina paralella in basso,assolutamente secondaria che per trovarla in auto ci vuole il GPS dato che si innesta su nessun nodo, la quale timidamente, quasi a vergognarsene, si insinua dentro la nuova area. Per il resto è tutto un negare qualsiasi relazione diretta: tutte strade tangenti o a spigolo vivo senza che mai ve ne sia una che connetta in maniera chiara, leggibile e diretta ciò che esiste con ciò che sarà. L’unica che ha un senso è quella di bordo in basso ma è, appunto, di bordo e anche a questa, per non rovinare la “geometria astratta” del disegno, è stato aggiunto un angolo (in basso a destra). Puro formalismo grafico.
Insomma questa è un’astronave non solo nella grafica, a colpo d’occhio, ma nella sostanza, disegnata su un foglio bianco e poi infilata a forza nel tessuto esistente.
Evidentemente appariva troppo scontato, troppo poco da architetto, troppo poco gestuale, riammagliare le strade esistenti e su questo fare un progetto che non avesse i difetti di ciò che esiste, con ciò migliorando nella sostanza anche quello.
Provate a immaginare di voler andare (con l’auto, con il bus, con la bici) dall’insediamento a sud a quello ad est in alto e poi ditemi se non ci vuole il GPS. Non esiste nessun collegamento diretto tra nuovo e vecchio, a rappresentare l’unicità dell’opera creatrice dell’architetto. il progetto è assolutamente impermeabile al resto e in più è un tappo che interrompe connessioni che prima c’erano e che sono chiaramente interrotte (vedi al diagonale ad est in alto).
Io sono anche d’accordo sul fatto che all’università, semel in anno, ci si possa sbizzarrire nella “ricerca”, o si ragioni in termini di “città ideale”, ma con la consapevolezza che di questo si tratta e che siamo nel campo dell’eccezione e non della regola. Invece i progetti come questo sono la regola, non solo all’università ma anche dopo, nella realtà, tanto che i giovani, volenterosi ed entusiasti studenti immaginano che tutte queste storie che abbiamo fatto siano punitive nei loro confronti. Non è così, ovviamente, è solo la vostra percezione deformata da una scuola che insegna quel tipo di progetto, quell’approccio al progetto e alla città.
Nell’ambito di questo metodo il vostro progetto è probabilmente anche migliore di molti che si vedono in giro. Solo che è il principio di fondo ad essere sbagliato.
Saluti”

Pietro

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Il grande sbaffo …

“Mi scusi professore, non voglio disturbare, ma mi ero perso questa fantastica performance del nostro MAXXAS!!!!

http://www.aamgalleria.it/biblioteca-francesco-moschini.php?id=8381-Massimiliano-e-Doriana-Fuksas

strepitosa! Basquiat, Haring e Warhol gli fanno un baffo :-)”

Cristiano Cossu

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Maxxi schermi …

Da Carolina Marconi: …

“Ciao Giorgio,

sempre e ancora sul Maxxi. Ci si può sbizzarrire con le Sante (Terese) o con il cinema (americano)…

Maxxi schermi…

Ciao, un abbraccio”

Carolina

(p.s. La foto è mia)

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Vallegiulia nel pallone …

Grandi Eventi … sul Grande Schermo che Balducci ci lasciò …

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