LE COSE COSEGGIANO … E GLI ARCHITETTI …

L’architettura come conoscenza della cosità del mondo

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Tor Fiscale … campo “barbarico …

Campo “barbarico”

“Per arricchire il dibattito sull’espansione edilizia entro le “aree interstiziali”, aggiungerei queste istantanee che mettono in evidenza come il problema, affrontato in termini di mera superficie edificabile, non tenga conto soprattutto nel caso in questione, delle poche visuali che, ancora per poco, “l’agro romano” potrà offrire a chi avrà ancora voglia o possibilità di goderne.
Lo skyline degli acquedotti claudio e “felice” alla cui intersezione si erge lo snello parallelepipedo di torre Branca, narrato pittoricamente da Camille Corot, era già stato antropizzato una seconda volta nel corso degli anni cinquanta del secolo appena trascorso da Julio Lafuente attraverso il bel complesso in “opus testaceum” dello stabilimento “Ferrania”, oggi seminascosto e soffocato dalle lamiere di un moderno “barbarico” accampamento di lamiere “das auto!” (non sono i Goti di Vitige ma poco ci manca).
Dopo avere a lungo tergiversato ho voluto fermare nei bit dell’immagine digitale il “quadro prospettico” prima che l’ennesimo intervento in classe energetica A ne cancelli definitivamente l’esistenza per chi percorra l’Appia nuova.
Per quanto riguarda il lessico architettonico, non ci si preoccupi, le imprese costruttrici sono già in grado di strizzare l’occhio al cliente approntando archi, archetti, parapetti e cornici più degni del “vernacoliere” che del “vernacolare” auspicato (cfr. foto rubata e quindi sfocata)
un saluto

M.G.

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L’ERMENEUTICA DEL PLURIPUFF …

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PERICOLO VERDE? …

sergio 43 commented on LA CRICCA CAPITOLINA DEL CEMENTO …

“Ci sarà,ci sarà stata e ci sarà sempre una cricca, di destra e di sinistra, al Campidoglio (“questa è la politica, bellezza!” e sono sicuro che anche nella più filantropica delle onlus operante nella più povera delle lande ci saranno scontri e scazzi!) ma c’è un’altra cricca che alligna da queste parti altrettanto operosa e presuntuosa (già chiamare quell’area interessata alla querelle “Agro Romano” fa ridere per la grassa ignoranza!), quella che ergendosi a paladina di una indefinita qualità del vivere si oppone con petulanza a ogni diritto dell’uomo ad operare. Non mi si dica, perchè non ci credo, che ogni progetto umano di trasformazione dell’esistente contiene una bieca volontà corruttrice del mondo naturale dove vive il “buon selvaggio”. Questa è la storia che altrettanto ben definiti interessi vogliono farci credere perchè la lotta politica non sia più tra “le mie idee sono migliori delle tue” ma “tu sei più zozzo de me!” Credo che dietro a queste nobili parole vi siano quasi sempre ben definiti e concreti interessi che trascinano poi persone generose ma ingenue o impegnate solamente a difendere i propri piccoli, legittimi ma, allo stesso tempo, miopi interessi come nella discussione desolante sulle discariche (ditelo che in un mondo così profondamente antropizzato e ricco di tanti ricordi nessuno vuole nel cortile di casa la discarica pubblica e chiudiamo la questione. Ogni condominio romano scaverà sotto casa una bella buca e, nella discarica privata, vi butterà la monnezza che produce!). Io da quelle parti ci abito e possiamo dire, nell’ottica del “No al cemento”, che anche il mio quartiere ha rubato nei primi anni 70 un vasto pianoro dove pascolavano le pecore e che invece adesso è un quartiere ben tenuto e pieno di piante ed alberi di tutte le specie ben curate dagli abitanti “de Roma!” dove ci si nasce, ci si vive, ci si sposa e ci si muore. Appena arrivato ho fatto in tempo, in una nevicata invernale, a fotografare accanto alle case un bucolico pastore con il suo lanoso gregge. Quando ho fatto vedere la foto mi chiedevano in quale luogo dell’Abruzzo avessi incontrato quella scena antica!, invece eravamo, pari pari, tra Casilina, Viale della Primavera e ex Borgata Gordiani. Poi il pastore se n’è andato e tutta quell’area che le pecore rasavano come un parco inglese si è per una metà rinselvatichito e per l’altra metà è occupata dal più grosso cantiere della Metro C. In quell’area che oramai ha perso una pur che minima qualità ambientalistica dovrebbero sorgere case per altri abitanti “de Roma!”. Quelle case lì costruite ricongiungerebbero in una maniera più razionale la parte nord, il Pigneto, con la parte Sud del VI Municipio confinante con Centocelle che adesso sono unite dalle stesse stradine dove passeggiava con gli amici Sergio Citti nell'”Accattone” pasoliniano, anzi! il grande pino che si vede nel film, impedendo il nuovo e intenso traffico automobilistico, è stato tagliato nel silenzio assordante dei difensori della Natura. Cavolo! Vi abbiamo pure costruito un dignitoso Campo Rom con il plauso di tutti quelli che avevano a cuore quella comunità e poi ci dobbiamo negare di costruire dove andranno a vivere i nostri figli? E dove andranno i nostri figli a vivere? Nei nuovi e sempre più distanti e disagevoli quartieri che, quelli sì, divorano il prezioso Agro Romano mentre la città si va riempiendo di spazi intersiziali senza qualità e senza costrutto. Poi si vede bene come la Metro C aumenterebbe di molto il proprio bacino d’utenza con positivi ritorni economici. Dicono: Ma le case le fanno i biechi costruttori! E chi le deve costruire (non si dice mai che le case le costruiscono anche i muratori!)? Dicono: Ma le case le disegnano gli orridi architetti! E chi le deve disegnare? Certa opinione considera il Verde come una grande moquette da distendere sul terreno invece il verde è cultura, è storia. Chiediamo con forza e calore che sia invece il verde delle grandi ville, Borghese, Doria Pamphili, degli Scipioni, Celimontana, Orti Farnesiani sul Palatino, la prossima e recente Villa De Santis ecc., dei grandi parchi, Parco archeologico, Parco dell’Appia Antica, Parco della Caffarella, il prossimo e recente Parco Labicano ecc., a essere tutelato e valorizzato come Vienna tutela Schoenbrun, New York Central Park e via recitando. Quindi, se il mio voto può valere, io voto perchè il quartiere progettato venga realizzato. Mi incuriosisce e mi piacerebbe che fosse Ettore Maria Mazzola a progettarne l’architettura, qualcosa di simile a quello che ha pensato per il Corviale. Già abbiamo in zona, dal quartiere Iiburtino di Quaroni al Quarticciolo, quartieri omogenei disegnati da un’unica mano. Chissà che cosa ne verrebbe fuori?

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ANGELI … DA TESSENOW … A DEROSSI …

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L’ORENDO TRALICCIONE … UN INCUBO … UNA PERSECUZZIONE …

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LA NUOVA A.A.M. NELLA RINNOVATA SEDE DI PALAZZO CARPEGNA …

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TUTTO ESAURITO ALLA SAN LUCA

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SOGNO DI UN LOTTO DI MEZZ’ESTATE … 2 …

Esco in esplorazione, neanche attraverso la strada, e dal lotto 25
arriva…

«È per te che sono verdi gli alberi
e rosa i fiocchi in maternità
è per te che il sole brucia a luglio
è per te tutta questa città
è per te che sono bianchi i muri
e la colomba vola…»

Ma chi canta?
Ah ecco… sorpresa: gran teatro! unica rappresentazione! proprio in
questi cortili!
Romeo e Giulietta interpretano «Giacomo e Annalisa», cioè non la loro
tragedia ma una commedia senza pozioni venefiche e Mercuzi morti, una
storia nuova nella quale tutti fanno il tifo per il loro amore.
Lui gli fa la serenata con chitarra e microfono amplificato. Lei,
aperto il libro delle persiane della cucina, illumina di sorrisi anche
i nostri cuori di maschietti anche se poi è solo quello di Giacomo che
si abbronza.  La madre ride vicino. Il padre è di guardia dalla
feritoia accanto.
Finestre e scalette sono spalti gremiti. Pubblico poco pagante e
quello più anziano molto invidiante, non tanto delle qualità artistiche
di  Giacomo quanto forse di non sapersi divertire più come lui a
cantare per  la propria Annalisa.
Se era facile avere una foto dal punto di vista di Giacomo, il vostro
inviato, con intraprendenza archiwoccica, si infila al secondo piano e
vi regala anche lo spettacolare controcampo con il punto di vista di
Annalisa.
Questo sì che è cercare di capire cos’è davvero l’architettura
funzionalista!

:G

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SERENDIPITY O PROVVIDENZA? … FOLGORATI SULLA VIA DELL’INFERNETTO …

Giancarlo Galassi :G commented on DOPPIO TETTO ALL’INFERNETTO …

“Temo finirà che Petreschi (perchè ne discuteva) tinteggerà l’intradosso della sua pseudovolta…
Spero usi meglio i pochi soldi che gli hanno dato per costruire il suo centro parrocchiale.
Ho trovato quel giallo dell’abete in levitazione sopra il grigio peso del cemento armato pieno di carità.

Ricorda altre cupole dorate e altri cieli d’oro alti sopra pantocratori benedicenti.
Il tutto senza che sia stato volutamente cercato o intenzionalmente voluto dall’architetto…
Un miracolo della serendipity o della provvidenza…”

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