FRANK NON PERDONA … ‘GNI BOTTA … ‘NA TACCHIA …

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UNA STORIA PIUTTOSTO COMPLESSA …

Isabella Guarini commented on DAVID E BORIS … DA MOSCA A ROMA E RITORNO …

“Il racconto di Eduardo Alamaro sula vicenda Zipirovic -Jofan è sorprendente e getta una luce diversa su quella che fu la l’opera di Jofan, ritenuto dalla cultura architettonica moderna, uno storicista impenitente., un restasuratore della cultura accademica. Come sempre avviene la complessità delle vicende consente sempre la sopravvivenza dei loro protagonisti, mentre la semplificazione si consuma nel tempo stesso della sua esistenza senza possibiità di ritorno!”

………….

Il Palazzoitaliano” … dei Soviet … « Archiwatch – Archiwatch – Blog

 Armando Brasini … un maestro romano … per l’architetto di Stalin …

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“Ma cos’è un’Architettura valida?”

Michele Granata commented on LA FORZA DEL DESTINO …

“Per quanto mi riguarda ho voluto fare solo una battuta.
Non ho mai avuto dubbi sulla sua…….fede architettonica.
Lei dice che non le piace il padiglione di Mies perché non la ritiene un’Architettura valida.
Ma cos’è un’Architettura valida?
Solamente perché non ha una sua funzione abitativa?
E’ vero, ma questa non era la sua ragione d’essere.
Era semplicemente un luogo per esporre prodotti ed era provvisorio, effimero, ma aveva un carattere didattico fondamentale.
Puo’ essere definito come la sintesi di un concetto architettonico.
Come la torre Eiffel, o la la torre di Tatlin o altro.
Che lei naturalmente non condivide, ma che è stato seguito da da generazioni di architetti.
Possibile che siano tutti succubi o tutti abbiano subito una influenza negativa senza avere il bisogno di reagire ?
E poi qual’era, l’alternativa valida compatibile all’evoluzione tecnologica in atto all’epoca, che avrebbe potuto contrapporsi ?
Per onestà intellettuale debbo dirle che alcuni dei suoi argomenti sono condivisibili, ma non la radicalità degli altri.
Inoltre le esprimo sinceramente l’ammirazione per la passione con cui conduce la sua battaglia, anche se sono incondizionatamente dall’altra parte della barricata.
Cordiali saluti
Michele Granata

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INTANTO A TORINO C’E’ UN TIPINO DI NOME GUALINO …

Simone commented on Questione di feeling …

Intanto a Torino….

Il Novecento in svendita ora tuteliamo i capolavoriTorino

Il Novecento in svendita ora tuteliamo i capolavori

Il presidente dell’associazione culturale di architetti di Torino “Cittàbella” interviene nel dibattito che, partendo dal caso di Palazzo Gualino, venduto dal Comune e destinato a diventare un condominio di alloggi di lusso, si allarga al salvataggio di tanti altri capolavori dell’architettura
di ENRICO BETTINI

Ha iniziato la Fiat con la trasformazione del Lingotto (1916-1922/30), il più avanzato modello -impiantistico e architettonico- di fabbrica automobilistica fordista, il miglior esempio di architettura del ‘900 applicata alla nuova organizzazione del lavoro sviluppato in linee di montaggio: la fabbrica d’auto più bella d’Europa e del mondo intero è sparita. E’ rimasta la ‘scatola’ che a nessuna nuova generazione ricorda una gloriosa fabbrica.

C’è poi il clamoroso esempio del ‘Palavela’(1961) -altro emblema della sperimentazione delle strutture in C.A. del secolo scorso– utilizzato come una tettoia per alloggiarvi sotto la sede del pattinaggio su ghiaccio. A fianco del ‘Palazzo del Lavoro’ di Nervi, testimonia l’antitesi nella soluzione strutturale da dare alle coperture di ampi spazi: a volta, senza appoggi intermedi (il ‘Palavela’) o piana, poggiante su pochi pilastri interni all’area (il ‘Palazzo del Lavoro’). In questo caso non è stata salvata nemmeno la ‘scatola’ perché le immense vetrate che la racchiudevano non ci sono più! [NdS: intervento distruttore a cura di Gae Aulenti..]
(…)

http://torino.repubblica.it/cronaca/2012/07/05/news/torino_sta_distruggendo_i_suoi_edifici_pi_significativi-38537691/

Torino sta distruggendo i suoi edifici più significativi

Il docente di Composizione architettonica del Politecnico di Milano interviene nel dibattito che, partendo dal caso di Palazzo Gualino, venduto dal Comune e destinato a diventare un condominio di alloggi di lusso, si allarga al salvataggio di tanti altri capolavori dell’architettura
di DANIELE VITALE

Palazzo Gualino a Torino sta per essere manipolato a tal punto da venire completamente distrutto. È uno degli edifici più importanti e significativi della storia recente della città, costruito tra il 1928 e il 1929 dagli architetti Giuseppe Pagano Pogatschnig e Gino Levi-Montalcini. Era stato commissionato da Riccardo Gualino, finanziere e industriale illuminato d’origine biellese tra i più importanti dell’epoca, ma anche uomo di cultura e grande collezionista d’arte, committente di architettura e mecenate nei campi del teatro, della musica e del cinema, mandato al confino nel 1931 per i suoi contrasti con i «poteri forti» del tempo.

(…)

Si assiste a uno paradosso davvero straordinario. Da un lato, a Torino si stanno costruendo centinaia di migliaia di metri quadrati di uffici in palazzi nuovi e in nuovi grattacieli, sulla spinta di grandi interessi finanziari e immobiliari, senza per altro sapere se con la crisi saranno mai utilizzati. Da un altro lato e contemporaneamente, si distrugge una testimonianza essenziale dell’architettura moderna destinata sin dall’origine ad uffici, per trasformarla in abitazioni privilegiate.
È ormai una acquisizione della cultura di tutti i paesi che i beni da tutelare non sono solo edifici di epoche remote, e che la conservazione deve e può riguardare le testimonianze più preziose del passato recente, assumendole come cardini e riferimenti dei nuovi progetti urbani. C’è un grande e poderoso patrimonio dell’architettura moderna che deve ad ogni costo essere preservato. Torino è stato uno dei centri italiani più importanti nell’elaborare i messaggi della modernità: eppure ha già distrutto in modo irresponsabile alcune delle sue architetture più significative [Vedi Palazzo Vela, NdS], e prosegue indifferente lungo questa strada.
Sconcerta la cecità di un’amministrazione che si dichiara democratica e avanzata, ma soggiace ad interessi privati e mostra così scarsa sensibilità per la cultura e la tutela delle sue eredità materiali. Ma sconcerta anche l’assenza di principi e il grado di opportunismo di una parte rilevante del mondo intellettuale e della stampa, che giustificano l’operazione, la sostengono, la motivano, mascherando il senso degli eventi e deviando la pubblica opinione.

Ricordo ancora un passepartout di oltre dieci anni fa (mi pare) nel quale Daverio ripercorreva tutte le recenti riconversioni industriali di Torino, e spiegava che la città si preparava a diventare “la Siena del XXXI (trentunesimo) secolo”. Mi sa che non aveva ancora visto come hanno conciato il Palavela..

….

Simone commented on Questione di feeling …

E per mettere ulteriori “chiappe alla griglia” (o carne al fuoco)

Dal sito del “progetto di riqualificazione”.

Il progetto di riqualificazione – Palazzo Gualino

Gli interni di ieri:

http://www.palazzogualino.it/palazzo-gualino-il-progetto-originario/

Come vedono gli interni oggi:

http://www.palazzogualino.it/gli-interni/

(cut&paste dal peggior catalogo ikea, ma a prezzi da cafoni arricchiti)

Le autorimesse (finto legno e maserati):

http://www.palazzogualino.it/le-autorimesse/

Gli architetti di ieri:

http://www.palazzogualino.it/gino-levi-montalcini-e-pogatschnig/

Versus gli architetti di oggi:

“Palazzo Gualino è in buone mani.”

………………..

l’ennesimo progetto di “valorizzazione” che grida vendetta …

meglio la ruspa …

piuttosto che una beautification d’interni modello Eurosky …

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IL SOGNO DI RENZO … LORD NORMAN AI SUOI PIEDI …

Azigmut commented on COME SONO MODERNI … QUESTI INGLESI …

The Shard

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Questione di feeling …

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NIKOS Vs. BAUHAUS …

COVILE_699_

Nikos_versus_Bauhaus(1)

Nikos Salìngaros commented on LA FORZA DEL DESTINO …

“Cari amici e lettori di Archiwatch,
Mi pare che l’ironia con la quale il Professor Muratore impregna e definisce questo sito di altissimo dibattito intellettuale sia sfuggita di questo post: come si può sbagliare nei miei confronti con Ludwig Mies van der Rohe? Poco fa, ho scritto che questo Padiglione in Barcellona non mi piace affatto perché non è architettura valida. Quelli che hanno perso questo dibattito lo possono ritrovare — con nuove illustrazioni e didascalie incendiarie — pubblicato su Il Covile, No. 699, 19 Maggio 2012:
Nikos versus il Bauhaus
Saluti cordiali a tutti,”
Nikos

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DAVID E BORIS … DA MOSCA A ROMA E RITORNO …

Da Eduardo Alamaro: …

“… Grazie Archiwatch, non sapevo di questa mostra a Mosca di Jofan. Non lo sapevano nemmeno i miei amici di Deruta (PG) che pure sono interessati alla questione perché “fecero” nel 2000 la bella mostra ceramica: “David Zipirovic a Deruta”, coevo di Jofan e altro esule di gran genio russo: artista, architetto e studioso dell’arte italiana rinascimentale.
Se non sapete chi è Zipirovic (1885 – 1946), vi dico solo che da Odessa (istituto d’arte), l’ucraino-ebreo David si trasferì nel 1909 a Parigi (Accademia) per una educazione “totale” e senza confini d’architettura.
Dal 1914 fu subito in Italia, a Roma, con una borsa di studio per studiare pittura e architettura. “A Roma, Roma!!” Non vissuta come “grande sepolcro del passato”, ma come “città di alte aspirazioni e ispirazioni d’arte …”.
Da Roma a Perugia il passo d’arte è breve: Zipirovic operò ceramicante nella industriosa vicina Deruta dal 1923 al 1927, quale direttore artistico della fabbrica “Maioliche Deruta”, quella degli imprenditori-innovatori Biagiotti, Baduel e Biutoni, non cascò male, l’ucraino.

Era un gran disegnatore. Il lavoro pittorico su maioliche di Zipirovic (favolosi i suoi tondi neorinascimentali), molto favorito del resto da una collaudata organizzazione di fabbrica e da una irripetibile schiera di maestri d’arte italiana “di base”, è rimasto proverbiale a Deruta: Zipirovic ancor oggi è molto amato, pensate un po’, amici muratorini!
Scriveva all’uopo in quel tempo il fondatore faentino Ballardini, attenzione, attenziò: “ … cerca (Zipirovic) non già di copiare e di rifare stucchevolmente quei modelli rinascimentali, ma di perfezionarli e raffinarli. E chiede, quand’è necessario, l’aiuto prezioso e decisivo dei nuovi ritrovati scientifici e ispirazioni ornamentali al sentimento estetico del proprio tempo”. Vale a dire: l’arte non come effrazione individuale autoreferenziale, ma come Noi dell’obbedienza a leggi, canoni, regole con divise.
 
Ma ….ma l’affascinante esperimento della Russia sovietica richiamò David in patria. C’era la possibilità neo-rinascimentale di riconiugare il sogno dell’arte della ceramica con il segno dell’architettura classica, che occasione! E vvaiii David, ritorna! Nel novembre 1927 un piroscafo riportò così il nostro eroe di terracotta da Napoli a Odessa. Da qui il salto a Mosca, dove Zipirovic (salto qualche passaggio …) re-inventò e ri-attualizzò la maiolica italiana doc in Russia. La maggior parte degli exempla e prove di queste grandi realizzazioni (manufatte “con ritmi d’assalto”), è conservato al museo “Kolomenskoe” di Mosca. Ce lo dice in catalogo (Centro Di) Svetlana Baranova, conservatrice arte ceramica di questo museo, nel 2000. E noi ci crediamo sulla parola!
 
Qui la congiunzione di Zipirovic con Boris Jofan e il suo progetto del Palazzo dei Soviet. Sono questi progetti complessi che pretendono il coordinamento e la competenza di più intelligenze d’arte. Sforzi epocali. Chi ci sta dietro Jofan, la macchina Jofan? Zipirovic lavora nel team Jofan per anni, su questo obiettivo. Vincono, li fanno vincere, … e nel 1935 entra a far parte del laboratorio delle decorazioni del Palazzo dei Soviet, in particolare per lavorare sui modelli di ceramica artistica da realizzarsi in situ.
Per Zipirovic fu quella una esperienza dura e disperata, complessa e generosa, struggente. Preziosissimi i suoi appunti tecnici e gli schizzi per trasbordare da Roma a Mosca quest’arte tipicamente italiana della maiolica. “Per fa uscire la ceramica artistica a scala architettonica dai laboratori e farla entrare nella vita palpitante …”, come scriveva il Nostro. Che nel 1937 è poi anche nel gruppo di lavoro di Jofan che progetta il padiglione sovietico all’Esposizione Internazionale di Parigi, con in cima la celebre statua di Muchina: “l’operaio e la colcosiana”. ….
Poi la guerra, poi la morte nel 1946 di David, .. poi la figlia che emigra in Israele e … basta così: mi sono stancato, devo andare alle cinque della sega … era solo per dire che la questione Jofan va molto oltre Jofan.
Arriva fino a noi e a me che via mail vi mando questa notazione.
Saluti,”

Eldorado

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FERRAMONTI … DAL LAGER … ALL’AGRITURISMO? …

qualche giorno fa pubblicammo, per puro caso, avendola trovata fortuitamente in rete, questa foto …

lo avevamo fatto sulla suggestione delle recenti e approssimative riflessioni …

sullo ZEN, su Monterusciello, su Milano “verde”, sul Plan Voisin, etc. …

e sulla banale somiglianza tra quelle planimetrie e …

l’immagine di un qualsiasi campo di concentramento …

avevamo volutamente evitato di tirare in ballo i famigerati campi tedeschi …

per evidenti motivi di inopportunità e …

grazie al magazzino infinito di immagini offerto dalla rete …

avevamo optato per quest’immagine, al fondo anonima, …

ma più domestica, nostrana, familiare, …

peraltro riconducibile all’immaginario della bonifica e delle città di fondazione …

del tutto inconsapevoli di che cosa avessimo citato …

il nome stesso della località, … del tutto sconosciuto …

qualche giorno più tardi la cortese richiesta di tal Mario Rende …

(che poi scopro essere un collega, studioso da anni dell’argomento …

e che qui, ovviamente e di nuovo, ringrazio) …

che mi chiedeva i motivi dell’interesse per Ferramonti …

naturalmente, rimasto a mia volta stupito, …

rinvio la domanda al mittente e chiedo, io, lumi in proposito …

ed ecco spalancarsi le porte di una, almeno per me, pressoché inedita vicenda italiana, …

più volte lambita, ma mai compresa appieno …

ovviamente e per più motivi occultata nel tempo …

e oggi invece riproposta alla sua ambigua attualità …

“valorizziamo” anche i “campi” … potebbe esserne il sottotitolo …

dal lager all’agriturismo … in buona sostanza …

TUTELIAMO LA MEMORIA STORICA DI FERRAMONTI

Comunicato Italia Nostra

Internamento Civile Fascista

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IL POTERE DI PRENDERCI PER IL CULO …

Stefano Nicita commented on Il compagno Iofan crede nel partito e non capisce le metafore …

“a proposito di architettura e potere, Iofan è nella copertina dell’ultimo libro di Sudjic, consigliato!!”

dov’è l’architettura italiana?: architettura e potere …

…………..

non sono affatto d’accordo …

quello di Sudjich …

è un libro orrendo e mal scritto …

pieno di ovvietà, di luoghi comuni e di imprecisioni …

frutto delle solite, ovvie, furbate della onnipotente cricca massonica trilaterale …

LSE … BIENNALE … BRITANNIA …

prima, hanno il potere di fare quello che cazzo gli pare alla faccia di tutti noi …

poi, ci costruiscono sopra pure la critica che ci rivendono in pillole editoriali …

della serie …

“cornuti e mazziati” …

architettura e “potere” appunto …

il loro …

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