Michelucci … una casa … una capanna … (1)
Michelucci … una casa … una capanna … (2)
Architetture di paglia … capolavori sulla spiaggia …
http://www.michelucci.it/node/56
Michelucci … una casa … una capanna … (1)
Michelucci … una casa … una capanna … (2)
Architetture di paglia … capolavori sulla spiaggia …
http://www.michelucci.it/node/56
:G commented on “PENSIERI INFANTILI” … DA KLEE A ROSSI …
“Hanno condizionato il pensiero e il sentimento in meglio!
Gli hanno dato la possibilità di avvicinarsi all’origine umana di quel pensiero e sentimento intossicato da sovrastrutture di significato.
La letteratura diviene lingua parlata.
Perde con l’aulico anche l’aura.
A tutti disponibile.
Poi è stato facile farla diventare tecnica comunicativa per consigli per gli acquisti.
Guardare i sentimenti da fuori, e arrivare a osservare le emozioni con le emozioni.
Usare fino in fondo e al limite tutta la logica di cui siamo capaci.
Senza infingimenti.
Non è facile, non sono neanch’io granché bravo.
Certo che forse è a furia di domandarsi cose su cui ci si interroga da un paio di centinaia di anni – dopo Nietzsche – una risposta dovremmo essere in grado di darla.
Forse provvisoria quanto volete.
Subito pronta a essere rimessa in discussione da nuove domande.
Ieri teologico, oggi zaratustrico.
Ma per carità niente neurergonomia!
Preferisco non far pace col cervello.”
ctonia commented on “PENSIERI INFANTILI” … DA KLEE A ROSSI …
“Aldo Rossi non faceva disegni infantili, ma disegni da muratore. Glielo disse anche un suo docente universitario, credendo di sminuirne il valore, invece Rossi ovviamente gongolò, e lo citò poi in un suo libro, forse l’Autobiografia scientifica. Aldo Rossi disegnava come Sironi: niente cartoline, solo sostanza, muri, masse, architettura.
baci”
c
Alzek Misheff commented on UNO SVIZZERO A ROMA …
… Non so cosa deve rimbalzare di Roma. Mi sono più più volte chiesto se vale la pena a ridurre l’ architettura in calligrafia. Il buon Rossi ci ha creduto e ha rappresentato -l’infantile teatro galleggiante ecc. Pensieri infantili di Klee e di Rossi hanno condizionato il pensiero e il sentimento
di generazioni…
Alzek Misheff
Da Gabriele Salvia: …
“Nonostante tutto, Laing era sempre felicissimo di quel grattacielo, il primo a essere stato terminato e abitato di cinque unità identiche, facenti parte di un unico progetto immobiliare. nell’insieme occupavano un’area di un chilometro quadrato e mezzo in una zona di bacini portuali e depositi abbandonati, lungo l’argine settentrionale del fiume. I cinque grattacieli sorgevano sul limite orientale dell’area, e guardavano su un laghetto ornamentale che, al momento, era solo un catino vuoto in cemento, circondato da parcheggi e macchinari edilizi. Sulla riva opposta sorgeva l’auditorium, appena completato, con la Facoltà di Medicina da un lato e i nuovi studi televisivi dall’altro. Le imponenti proporzioni delle strutture architettoniche in vetro e cemento, insieme alla sensazionale posizione, su un’ansa del fiume, separavano nettamente quell’area residenziale dalle zone circostanti in via di disfacimento, piene di cadenti ville con terrazza dell’Ottocento e fabbriche vuote, già pronte per la ristrutturazione e il recupero.
Nonostante la vicinanza alla City, circa tre chilometri a ovest lungo il fiume, i palazzi e gli uffici del centro di Londra appartenevano a un altro mondo, nel tempo e nello spazio. ”
Nel romanzo High Rise di James Ballard – tradotto in italiano come “il Condominio” – l’atmosfera è quella dei grandi caseggiati periferici per le classi medio-alte a ridosso delle arterie di traffico. Con inquietante similitudine nell’organizzazione dei gironi danteschi – e dell’ Unitè d’Habitacion di Marsiglia di Le Corbusier – “il Condominio”, all’interno del quale si svolge l’intera vicenda, è un grattacielo di 40 piani, con una rigida struttura gerarchica dal basso verso l’alto – i piani alti sono quelli “nobili” dei gioiellieri, gli avvocati e i medici, mentre quelli bassi sono occupati dalla working class, dalle prostitute agli operai fino agli impiegati statali. Nell’attico in cima al quarantesimo piano vive l’architetto Royal che ha disegnato l’intero edificio fin nei dettagli. Il ventesimo piano, l’esatta metà dell’immobile, ospita le attrezzature comuni, quali una via commerciale e una terrazza. L’analogia con il settimo e l’ottavo piano dell’Unitè d’Habitacion o con il quarto piano del Corviale è lampante.
Di fronte ai numerosi scheletri multipiano che restano a testimoniare questi eroici tentativi di habitat collettivo penso all’occupazione nei termini di una benedizione: quanto meno per il fatto che ne accellerano l’inevitabile processo di decomposizione.
G. S.
una mostra con un titolo assai accattivante, …
ma che corrisponde molto vagamente al contenuto, …
forse, il catalogo spiegherà meglio le cose, …
comunque, …
alcuni “pezzi” straordinari, non solo di Klee …
che galleggiano piuttosto nel buio …
in una parola:
allo svizzero …
l’Italia …
je rimbalza? …