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- LE ROSE DI PALIZZI ...
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- VENERDI' 30 OTTOBRE 2026 alle ore 17:30 il Centro Studi Giorgio Muratore. Osservatorio sull'architettura inaugura le attività del nuovo anno con l'invito alla presentazione del volume "INNOCENZO SABBATINI. ARCHITETTO 1891-1983" a cura di Clementina Barucci e Bruno Regni. Campisano Editore.
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- E’ appena uscito il volume di Mauro Sàito, “Passeggiate architettoniche”, dedicato a trenta itinerari in Basilicata alla scoperta delle architetture del ‘900.
- Il Centro Studi Giorgio Muratore ricorda con grande affetto Susanna Nobili, con le parole di Flavia Rossi.
- AUGURI DARIO! 10 Agosto..
- Pubblicazione del volume “INNOCENZO SABBATINI. ARCHITETTO 1891-1983”.
Archivi
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Cuba … Un sueño a mitad? …
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CHE FINE FARANNO? …
i depositi ATAC non ancora distrutti …
sono alcuni degli spazi più affascinanti della città …
sono destinati a sparire …
affrettatevi, almeno, a fotografarli …
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PUBBLICI SPECULATORI …
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MILANO: CONCORSO VIGORELLI …
Da Francesco Spadaro: …
“Caro Muratore
Nel caso fosse di suo interesse:”
concorso per il vigorelli. vale più il casato del … – Arcipelago Milano
Francesco Spadaro
………….
speriamo che non faccia la fine del velodromo olimpico dell’EUR …
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Le recensione emotive: Ian Glynn, La scienza elegante …
“Il «teorema di Pitagora» ha attraversato la storia per
2500 anni, tuttavia non è chiaro se Pitagora lo abbia anche scoperto o
solo dimostrato, in quanto sembra fosse già noto ai Babilo¬nesi. […]
Come, quando e dove il teorema sia stato dimostrato per la prima volta
non è noto ma, tre secoli dopo Pitagora, Euclide fornì una
dimostrazione che da allora è rimasta la dimostrazione per eccellenza.
Essa richiede una costruzione un po’ complicata (si veda la figura 4) e
l’applicazione di alcuni teoremi sui trian¬goli congruenti e sulla
relazione tra le aree dei triangoli e ret¬tangoli che giacciono «sulla
stessa base e tra le stesse linee pa¬rallele» – per usare un gergo
tradizionale.
Per quelli tra di noi che trovano difficile ricordare
tale complessa che era sicuramente nota nel XIX secolo. Vediamola.
Consideriamo quattro triangoli rettangoli identici e siste¬miamoli come
mostrato in alto a sinistra nella figura 5, e trac¬ciamo quindi un
contorno che li contenga. L’area racchiusa dal contorno è pari alla
somma dell’area occupata dai quattro trian¬goli più l’area del quadrato
al centro, che è il quadrato costruito sull’ipotenusa. Ora disponiamo i
triangoli all’interno dello stes¬so contorno in modo differente, come
mostrato nella parte de¬stra della figura 5. L’area racchiusa dal
contorno è ora pari alla somma dell’area occupata dai quattro triangoli
più le aree dei due quadrati, che sono proprio i quadrati costruiti sui
cateti. Poi¬ché l’area racchiusa dal contorno e l’area occupata dai
quattro triangoli non cambiano, se ne deduce che l’area del quadrato
costruito sull’ipotenusa è pari alla somma delle aree dei qua¬drati
costruiti sui cateti. «Wow!».”
Ian Glynn, La scienza elegante, p. 12,
Dedalo 2012.
“Che cos’è la bellezza? Non è possibile avere una
risposta immediata e univoca. E’ doveroso cercarla ma non sperare di
trovarla. Per quanto possiamo affaticarci a stabilire cause affinché il
nostro lavoro ci porti alla bellezza, alla fine sono casualità e
fortuna a deciderne la qualità.
Fare dei “bei” progetti è speranza
vana? In che senso possiamo avvicinarci per approssimazione alla
bellezza? In che modo possiamo parlarne sapendo che la sua definizione
è oltre la soglia, è nell’indicibile? Vuol dire essere condannati allo
sbando? che possiamo solo coltivare il dubbio e l’ansia derivati
dall’insicurezza esistenziale di essere i soli giudici validi della
nostra opera che oggettivamente da altri non può essere valutata fino
in fondo? Possiamo condividere solo “ciò che non siamo, ciò che non
vogliamo”?
Per ritornare, molto provvisoriamente, a capo di questi
problemi presi in seria considerazione dagli estetologi ormai da
qualche secolo ma ancora fondamentali prima come architetti e poi
(forse) come artisti, vi ho copiato alcuni passaggi da questo saggio
divulgativo di Glynn per farvi capire come affronta pragmaticamente la
questione.
Glynn insiste su una definizione di eleganza (che è poi il
sinonimo principale di bellezza) non legata all’oggetto artistico ma
alla dimostrazione scientifica, logica, dimostrabile, condivisibile.
E’ un’ “eleganza” per cui pare non serva talento ma solo volontà e
intelligenza, non serve “nascere” artisti (addio a questa bugia
esoterica!), ma è un esito positivo cui ciascuno può aspirare,
necessario e sufficiente.
Poi accadrà che il proprio lavoro, chealmeno sarà stato chiaro e semplice(“elegante”), riesca anche a bucare
il muro dell’assolutamente significativo, del sublime, e diventerà un
capolavoro, nel senso che sarà capace non solo di testimoniare di un
ordine umano già presente (per il quale basta l’eleganza) ma anche
essere “sostanza di cose sperate” (come Persico definiva l’architettura
– ma sta citando S. Paolo) cioè testimoniare agli uomini non solo la
possibilità di un mondo migliore ma di un mondo nuovo. WOW!”
Giancarlo
Galassi :G
Pubblicato in Architettura
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