Architettura sacraria …

GliArchicefalici597

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moretti girasole

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“Non mi sembra né pertinente né interessante” …

Schermata 2013-05-07 a 17.13.02Schermata 2013-05-07 a 17.23.03 Da Roberto Veneziani: …

Ancora sul restauro del moderno

Approfitto del dibattito che si è aperto sul  restauro del moderno, e a quanto dice nel suo blog Stefano Nicita, per precisare qualcosa che rimugino da tanti anni sulla noncuranza e l’ignoranza verso questo problema di enti, strutture accademiche ed istituzioni preposte alla tutela del patrimonio edilizio.

Oltre alle cose dette sui  grandi capolavori negletti e umiliati dell’architettura moderna, tanto ovvi da rendere inutile ripeterli all’infinito tra i (pochi) colleghi veramente sensibili a questi problemi, vorrei porre l’attenzione su un altro tragico aspetto relativo alla conservazione e al restauro anche della straordinaria produzione italiana della prima metà del ‘900. Come fa notare giustamente Nicita, il futuro della professione di architetto è fortemente indirizzato alla conservazione e al riuso del patrimonio edilizio delle nostre città e i nostri studenti escono dalle facoltà completamente impreparati ad affrontare con competenza e preparazione specifica questo aspetto della professione.

Cito sempre, a proposito, quanto risposto da un professore di restauro a una giovane dottoranda che gli sottoponeva un tema prescelto relativo a un edificio del primo ‘900: “Non mi sembra né pertinente né interessante”. Inutile dire che la ragazza ha poi effettuato il suo lavoro di dottorato su un classico tema di rilevo di antiche strutture medievalrinascimentalbarocche, imparando si la “metodologia” tanto cara ai nostri docenti, ma che, probabilmente, non avrà più occasione di utilizzare nella sua carriera di architetto.

Nelle parole del professore, “non pertinente e non interessante”, è chiaramente indicato l’atteggiamento di tutto l’establishment del restauro verso l’architettura moderna, e questo è l’insegnamento alla base della formazione di chi andrà a ricoprire i posti di funzionario e di dirigente del ministero, preposto alla tutela dei monumenti, ed anche dell’edilizia di qualità, a noi tanto cari. Come ci si può aspettare che questa tutela venga effettuata realmente???

Nella mia, ormai non breve  carriera di architetto, mi è capitato più volte di dover “mettere le mani” su opere del primo ‘900 di indubbia qualità architettonica. Pur essendomi sempre interessato di vecchie tecnologie e materiali e definendomi , penso senza esagerare, un buon cultore dell’architettura di quel periodo, mi sono sempre posto con grande umiltà davanti a questi problemi, cercando di salvaguardare il diritto del committente ad ottenere un uso della sua proprietà adeguato a più attuali necessità di vita e di lavoro, rispettando nel contempo le scelte tipologiche e tecnologiche del progettista. Ho usato la parola “umiltà” perché le scelte su cosa privilegiare, tra l’uso moderno di un manufatto e la tutela delle scelte originali, è un lavoro difficilissimo che va analizzato caso per caso, problema per problema, senza l’ausilio di formule fatte e senza poter utilizzare delle scelte aprioristiche. 

Mi è capitato, anni fa, di restaurare un appartamento ad uso ufficio, all’interno della palazzina del girasole di Moretti. Era l’appartamento comprato da Totò negli anni 50 che vi abitò per un periodo. Non vi nascondo di aver provato una forte emozione nell’intraprendere questo lavoro, e in quel caso la dose di “umiltà” nell’affrontare i singoli problemi, si è per così dire raddoppiata. Con la totale fiducia e collaborazione della committenza, particolarmente orgogliosa della “location” della propria società di assicurazioni (anche di questo si potrebbe parlare a lungo: del bene che farebbe al problema della conservazione una cultura architettonica diffusa e una committenza illuminata e non becera come spesso accade), credo di aver raggiunto degli ottimi risultati, conservando e restaurando quello che delle scelte e dei materiali originali si era salvato da precedenti scempi, tipo i meravigliosi infissi interni, i sopraluce in cristallo e i mosaici di alcuni bagni.

Concludo questo forse troppo lungo intervento, esprimendo la speranza che serva da volano per un dibattito più serrato su questi problemi, e che dopo tanti anni di sterili discussioni tra pochi addetti, riesca a smuovere le acque di un confronto che ha bisogno di rinnovarsi e di coinvolgere sempre di più le giovani generazioni.

R. V.

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GIANNINO … UN CAPOSTIPITE …

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“La massa come fondamento” …

cimagrappa-6 copiaI sacrari fascisti della Grande Guerra

Daniele Pisani – Engramma

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ZEN … ZEN … ZEN …

2012-10-17-13.08.05-1024x768Da Ettore Maria Mazzola: …

“Caro professore,
 segnalo che il sito “Mobilitapalermo” ha pubblicato la mia lettera scritta diversi giorni fa a Leoluca Orlando in merito alla puntata di Uno Mattina dedicata allo ZEN di Palermo
… fate attenzione che il link indicato non si spezzi su due righe, altrimenti non funziona!!
Buona lettura

Caro Leoluca Orlando, parliamo di Rigenerazione Urbana dello ZEN

Ciao
Ettore

35-Aerial

Proposal for Urban Regeneration of the Suburb ZEN, Palermo …

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Beton belle …

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http://fuckyeahbrutalism.tumblr.com/post/47552567746/elementary-school-busto-arsizio-italy-1960s

Elementary School, Busto Arsizio, Italy, 1960s – Fuck Yeah Brutalism

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Della serie: se le archistarlet non ci fossero, bisognerebbe inventarle …

gliarchicefalici595

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“La forma, ogni tanto, basta a se stessa” …

sacrariodiredipuglia

Filippo De Dominicis commented on: Maledetti Architetti …

“Io non credo che la mancanza d’uso sia il problema di quell’architettura. E nemmeno il fatto che non abbia destinazione. A proposito di sacrari, domenica quello di Redipuglia era straordinariamente deserto, presente a se stesso e ai quarantamila che ospita. Quasi un delitto tentare di affrontarlo. Che guardandolo e calpestandolo ci si chiede come mai spopoli il cretto gibelliniano, e dell’ossario non parli nessuno. Troppo dura la pietra carsica per essere incisa? Oppure Greppi e Castiglioni padre troppo poco artisti, e troppo professionisti di monumenti funebri, per essere insegnati? Forse la forma, ogni tanto, basta a se stessa.

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VIAGGI DI STUDIO …

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