“LA RICCHEZZA DELLE NAZIONI” …

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sergio 43 commented on: Questo è “il paese delle seghe mentali”…

“Caro Pietro, trovo come sempre acute e garbate le tue considerazioni e, appena tornato dalle East Midlands, stranamente in sintonia con certi miei pensieri. Ho dei cari amici che abitano in una media cittadina vicino alla capitale di una regione che, in un libro famoso della nostra gioventù, ci fece comprendere il significato della lotta tra ricchi e poveri, l’anelito di libertà trovato nella Natura complice e il valore di vivere in un’allegra compagnia di amici.
Che puoi fare nei momenti lasciati liberi per te stesso? Te ne vai a zonzo tra Roads e Lanes, percorri gli argini di fiumi e canali, entri in antichi cimiteri con vetuste lapidi (su una ho letto che il dormiente era morto a Waterloo), attraversi parchi e Country Parks pieni di giovanotti in lotta per una palla ovale mentre, poco lontano, distinte signore vestite di bianco giocano a bocce e veterani del Cricket, come il mio amico, finiscono di rovinarsi le ginocchia.
Ma un amante della architettura non deve dormire mai, Mentre cammini davanti a file di cottages di indefinibile età, osservi come, pur nella banale uniformità compositiva anche dei più recenti e di quelli in costruzione, ogni edificio sia pefettamente e individualmente caratterizzato. Ti chiedi qual’è la ragione di questa compostezza urbana e dai la risposta che ti convince di più, il concetto di un comune “linguaggio architettonico” che è indivisibile dal senso di appartenenza a una communità (le due “emme” non è un refuso) di “pari”. Confronti che il paese dove sei nato è molto diverso, è sempre il paese dei “distinti”, dei “particulari”.Nelle lande nostrane ogni civile abitazione nasce dalla presuntuosità del progettista più che dalle reali esigenze di una corretta utilità economica, distributiva e abitativa. Poi correggi il tuo pensiero ponendo attenzione al fatto che anche alla base della dolcezza dei nostri antichi centri storici italiani, come di queste cittadine straniere e aliene, c’era una volta un comune anche se diverso “linguaggio” che tutto legava. Il nostro disastro è cominciato pochi decenni fa. Allora capisci meglio il discorso di molti come il Prof. Mazzola anche se ti trattieni dalla sua radicalità. Allora comprendi come ogni tanto su questo blog il Prof ci regali, più che nostalgiche, istruttive immagini di un altro ieri neanche tanto lontano. Non ti sorprende l’alienazione di uno studente che era stato indotto a pensare per se stesso Premi Pritzker piuttosto che a non fare case “dove ci piove dentro”. Ti chiedi da quali Istituti e Università nascano gli autori anonimi, senza “seghe mentali”, di questo proliferare di case impeccabili. In un paese vicino trovi una forse parziale ma significativa risposta. Mentre osservi passeggiando una negozio di libri antichi, un fioraio, un antiquario di antiche ceramiche un pub che ti invita ad entrare, una pasticceria di dolci immangiabili. ti fermi sorpreso davanti una vetrina dove fanno bella mostra disegni di piante, prospetti e sezioni. Ti immagini che sia un ufficio di vendita immobiliare poi comprendi dalla targa che invece è semplicemente lo studio di un architetto, come potrebbe esserlo di un avvocato, di un commercialista, di un veterinario . Mi dirai giustamente che l’Inghilterra non può essere solamente villini e villette, bay-windows e bow-windows. Infatti, allo stesso modo di quella sempre sorprendente scoperta di uniformità, ti chiedi come sia possibile che nel Centro Città della vicina metropoli convivano, gomito a gomito, di fronte ad una piazza con una moderna e divertente fontana di schizzi e zampilli che magari a Piazza San Silvestro!, una City Hall che è la copia quasi perfetta della Cattedrale di Saint Paul, poco lontano un distinto grattacielo, centri commerciali coperti, una Cattedrale che non capisci se è gotica o neo-gotica, strade con infilata di palazzi georgiani dove, a fianco di pub con mogani e ottoni, ci sono le vetrine di uno stilista italiano, parcheggi multipiano, un’antica palazzina Tudor vanto della città, un Castello con la facciata neoclassica. Anche il popolo che vi passeggia è vario, canute Miss Marple, segaligni signori o signori con ostentate pance di bevitori di birra, bionde ragazze in apprezzabili minigonne o leggings e brune ragazze che si nascondono negli chador. Il tutto mantiene un sapore unico perchè il “linguaggio ” predominante è troppo potente, troppo profondo. Il nostro sapore invece sembra oramai essere una cacofonia in cui distruggiamo il nostro passato (ci sono istruttivi esempi qui sopra e qui sotto!), presente (altri istruttivi esempi nei dintorni!) e nel nostro imperscrutabile ma poco speranzoso futuro. Laggiù un titolo che sta nel nome della Nazione: “United”, quaggiù una nuova parola entrata nel nostro quotidiano conversare: “divisivo”.
Vi prego! Contradditemi! Ditemi che ho detto della cazzate, che il mio è solo lo sfogo piagnucoloso di un italiano che torna in Patria dopo un viaggio all’estero.”

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3 risposte a “LA RICCHEZZA DELLE NAZIONI” …

  1. ettore maria mazzola ha detto:

    Caro Sergio,
    bellissimo post, che non può affatto venir contraddetto da nessuno.
    … Altro che “cazzate di un piagnucoloso italiano”, qui si tratta della pura e sacrosanta verità!
    Ogni volta che sono fuori dall’Italia vivo le stesse sensazioni e dubbi che hai qui poeticamente descritto.
    Mi lusinga leggere il tuo passaggio in cui dici: “Allora capisci meglio il discorso di molti come il Prof. Mazzola anche se ti trattieni dalla sua radicalità”.
    E’ qui, forse, che posso contraddirti, io non sono il radicale che sembro, sono radicale solo davanti all’ostinazione di chi si rifiuti di accettare la necessità di non stravolgere i luoghi di questo bistrattato pianeta.
    Ai miei studenti dico sempre che non devono ricopiare in America ciò che hanno visto in Italia. Dell’anno in Italia devono mantenere solo il metodo analitico, votato al rispetto dei luoghi e delle persone, in modo che possano procedere analogamente nel loro Paese.
    Non è un caso se il progetto dei miei studenti per Brandevoort – per altro realizzato per intero – risulti perfettamente calato nella realtà del Brabant e non di altri luoghi.
    Non si tratta di inseguire l’uniformità, ma l’unitarietà, e con essa il senso di appartenenza ai luoghi in cui si interviene.
    I sobborghi del Regno Unito, da questo punto di vista, risultano molto avanti rispetto a noi! Lì il lavoro per gli architetti non manca, tuttavia essi decidono di dare importanza al luogo piuttosto che pretendere di limitarsi a mettere una firma arrogante e decontestualizzata!
    Si badi che nessuno lì parte con delle crociate antitradizionaliste contro i colleghi che operano in questo modo, siamo solo noi architetti italiani a soffrire di questa malattia incurabile, e i risultati sono quelli che tu lamenti al ritorno all’ovile!

  2. Pingback: “RITORNO ALL’OVILE” … | Archiwatch

  3. Pietro Pagliardini ha detto:

    Ti ringrazio Sergio ed è inutile che ti confermi di non avere detto cazzate, perchè lo sai benissimo da solo.
    E complimenti per il tono poetico e ispirato.
    Pietro

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