CASA DELLA SCHERMA … SPERIAMO CHE NON SIA UN FOTOMONTAGGIO …

imageDa Andrea Bentivegna: …

“Manca ancora molto ma è già qualcosa..”

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ROMA SPARITA …

Inge-Feltrinelli-con-Hemingway-a-Cuba-1953  Finisce la magia del Babuino: chiude la libreria Feltrinelli355804_71788D214-24

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ROMA ARCHEOLOGICA LOCASI …

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Concessioni ai privati delle aree archeologiche del Teatro

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PARCHEGGIO TERMINI … MAZZONI ADDIO …

parcheggio termini 1Da Antonio Schiavo: …

parcheggio termini 2parcheggio termini 3TERMINI/FIUMICINO … 2/0 …

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Crisi archimistica …

GliArchicefalici675

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IL MAESTRO DI BAIA DOMIZIA …

Schermata 2013-07-24 a 19.40.47

Da Roberto Veneziani: …

“Caro Giorgio,

ti mando, come promesso le foto che ho fatto domenica scorsa a Baia Domizia.

Chissà se anche tu, come me, riesci ad intravedere dietro quei muri dilavati e zellosi, la mano sicura di un buon artigiano degli anni 60.

Il sapiente gioco di volumi, le citazioni vernacolari, i riferimenti al villaggio mediterraneo e qualche particolare curato che si fa notare, mi convincono che una bella ripittata potrebbe donare nuova vita a questi complessi, riscattandoli dall’oblio.

Una ricerca, sia pur superficiale, in rete mi ha fatto incrociare un annuncio di vendita di un appartamento in uno dei palazzi (Residence Domitilla), che recita: “…….. La proprietà è di eccellente progettazione (Arch. Bellini) ed è unica nel suo genere.”  Sarà lui il Maestro di Baia Domizia?

Se vuoi saperne di più sulla località e sulle sue vicissitudini, è interessante sapere come è nata, puoi andare a:  http://it.wikipedia.org/wiki/Baia_Domizia

Fammi sapere le tue impressioni, e riportami con i piedi per terra, se è il caso, ho sempre paura di esagerare con queste fisime …

Un abbraccio,”

Roberto

……………..

caro Roberto …

l’architettura quando c’è …

si vede …

grazie anche alle tue indicazioni …

il Maestro di Baia Domizia …

dovrebbe essere l’architetto Renzo Menegazzo di Padova …

più noto come Renzo Men …

fin qui, mai sentito nominare …

ma …

evidentemente in sintonia con la scuola di Venezia degli anni migliori …

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RITORNO AL LAURENTINO 38 …

laurentinohttp://inchieste.repubblica.it/it/repubblica/rep-it/2013/07/11/news/l_oro_di_roma-62814983/

VIDEO A

“Così Laurentino 38 è finito in mano alla mala”

VIDEO B

Barucci, l’architetto del Laurentino 38: “Hanno tradito il mio progetto”

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ARIDATECE CAVALLO PAZZO …

Dettaglio-della-grande-tenda Petreschi---Palco-Papale-Giubileo-2000_fronte Petreschi---Palco-Papale---retro

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ARCHITETTURA BUONA COME IL PANE n.9: UGO LUCCICHENTI …

ArchitetturaBuonaComeIlPane09_01RACCORDARE ARCHITETTURA

Costruire case a schiera anche incrementate in altezza per ospitare più famiglie su una strada in salita non presenta problemi. Nell’esempio scovato a Tivoli, se si segue l’inclinata stradale a ogni corpo scala di circa 15 – 18 metri (due appartamenti per piano), corrisponde un salto di quota delle linee di gronda e delle imposte dei solai, leggibili in facciata per lo sfalsamento delle finestre tra un edificio e i contigui. (Calma. Digressione antipanico per non specialisti: “Vano scala”- la colonna delle scale; “Corpo scala” – il vano scala più gli appartamenti serviti dalla scala).

Il problema si presenta quando dalle schiere si passa alle case in linea il cui corpo scala arriva a 30 36 metri, quattro appartamenti per piano, due con affaccio su strada e due sul retro o cortile. Succede quasi tutto a Roma dalla seconda metà del XVIII secolo in poi e si complica perché per dettare le regole del tipo è indispensabile l’architetto: con quelle dimensioni di edificio ci si può confrontare con le architetture dei palazzi nobiliari e serve il creativo da scatenare in facciate ritmiche, simmetrie, pareste, lesene, cornici, gerarchizzazioni dei piani… tutto il linguaggio dell’Architettura Maiuscolona applicato all’edilizietta residenzialina di base.

Finché siamo in pianura tutto bene, ma in salita come si fa? Come riassorbire il notevole salto di quota tra lo spigolo a valle e quello a monte del nostro pseudopalazzo? Facile! Se il linguaggio da usare è quello classico c’è un’unica soluzione: il basamento si assume il compito di “livellare” il terreno, di fornire un nuovo piano di spiccato dell’edificio. Così sulla ripida di via delle Quattro Fontane la quota a valle del piano nobile è di un paio di metri maggiore di quella a monte e il basamento, visto in prospetto, è trapezoidale. I locali a valle sono esageratamente alti rispetto a quelli sfigati a monte al limite dell’abitabilità e seminterrati.

ArchitetturaBuonaComeIlPane09_02Ma un architetto che intende essere moderno, figlio del funzionalismo, razionalista d’annata, che vuole confrontarsi con Le Corbusier suo contemporaneo, votato alla ricerca dell’espressione della verità nel proprio lavoro ma ricavandoci in più pure un certo sollucchero nel farlo… come può risolvere il problema di disegnare un edificio in linea su un terreno in pendenza dandogli un aspetto unitario alla stregua della grande architettura dei Palazzi Romani evitando scimmiottamenti eclettici?

Mi ha sempre incantato la macchina esoterica, tutta fatta di trucchi e segreti dovuti alla padronanza del mestiere, utilizzata da Ugo Luccichenti per questo edificio in Piazzale delle Medaglie d’Oro a Roma risalente al 1953. Il terreno pende del 3,5 %, il che implica, se si parte da una quota a monte di quattro metri, di avere a valle, dopo 110 metri di sviluppo di facciata e 5 corpi scala, un’altezza del piano negozi di oltre 7 metri, in pratica un piano in più e con un lungo tratto al centro in cui il piano terra sarebbe stato alto tra i 5 e i 6 metri e mezzo.

ArchitetturaBuonaComeIlPane09_03Tutto questo se Luccichenti avesse  tirato dritto la linea del solaio dei primi piani come nel palazzo umbertino di via delle Quattro Fontane. Invece, a guardare bene, c’è qualcosa che non torna: la linea di coronamento dell’edificio è inclinata! Segue proprio la pendenza del terreno! I salti di quota tra un corpo scala e l’altro della casa in linea, indicati in blu nel disegno, sono camuffati da velette che sporgono dall’intradosso dei balconi più alti fino alla quota dei parapetti dei balconi più in basso.

E, soprattutto, a una pensilina che fa venire il mal di mare a guardarla, è dato il compito di «raccordare»  l’inclinata del terreno con lo spiccato orizzontale dei solai. Vedere schema nei disegni: 1- linea del terreno; 2- linea di chiusura parallela al terreno; 3- pensilina con una pendenza di circa due gradi, parallela al terreno nei tratti dove il corpo di fabbrica è arretrato, ovvero dove c’è il salto di quota tra un corpo scala e il successivo; 4- in corrispondenza della sporgenza dei volumi con i balconi colorati la pensilina non è orizzontale ma addirittura si raccorda in contropendenza.

Non resta che andare a impicciarci del retro. E che ci volete fare: siamo curiosi. Qui Ugo Luccichenti, il prestigiatore, svela i suoi segreti e a noi ci scappa un sorriso di gratitudine per la rivelazione dello spassoso toboga del progettare moderno. Un po’ ce l’aspettavamo!

Giancarlo :G Galassi

[duepuntig@gmail.com]

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IPERURANIUM … CHE PAURA !!! …

IPERURANIUMDa Sergio De Santis: …

” …. e si che la cultura in fondo è una bella cosa … ma fa paura … allora conviene parlare d’altro e fare la moina… quanto è bella la chiacchiera inutile…
… se ti piace professore … altrimenti cestina! …
… oppure tienitelo da parte per la tua collezione privata …
… inoltre volevo anche ricordare che la porchetta deve essere di Ariccia altrimenti non ha senso …

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