Da Adelaide Regazzoni: …
“Mio figlio mi chiede se voglio andare con lui in campagna e dalla felicità quasi piango. Ha una casa in Abruzzo tutta in pietra. Si è mossa al momento del terremoto ma ha resistito. Cinquant’anni fa fu acquistata da un parente che poi gliel’ha lasciata in eredità. All’inizio mio figlio era titubante davanti a questo forte rudere poi ha cominciato a guardarlo con attenzione e per prima cosa ha costruito dei cordoli per legare tra loro le possenti pareti. L’interno è un unico vano a doppia altezza con il ballatoio del livello superiore che si affaccia sul vuoto. Le finestre sono di piccole dimensioni, su misura di un territorio che ogni tanto si scuote e abbatte i muri troppo deboli , piccole anche le porte esterne in scala invece su questo zio che le ha volute sufficienti per se’. Il grande lampadario, che proviene da un albergo in disuso in una vecchia costruzione di Roma, pende nel centro dell’unica grande stanza che fa da soggiorno. Una scala scende per due piani fino a buttarsi, sotto la casa, nella piscina aperta sul prato della terrazza inferiore. Si fatica a trasmettere il fascino del tutto e il tutto sta in un paese chiamato Rocca di Botte. Quando andiamo lì siamo sempre tanti. La capienza è aumentata da una seconda casa in pietra che fa da “dormitorio”.
Prima di andare, Giancarlo mi chiede se sapevo di una costruzione fatta a Carsoli, vicino a Rocca, e mi spiega che è un’opera recente di Portoghesi, costruita per un facoltoso del luogo e destinata a residenza per diverse famiglie parenti tra loro. La notizia mi ha molto incuriosita perché, pur essendo stata lì molte volte, non avevo sentito parlare di questo lavoro. E’ qualcosa di indescrivibile, appoggiato sulla collina sulla quale si è arrampicato con una scalinata che in prospetto ha degli intenti Grandiosi. Mio figlio e io abbiamo le facce assai stupite perché il risultato è un palazzetto coperto di obelischi e rivestito di vetrate che desta meraviglia. Non si scorgono che due lati, non tanto perché gli altri siano sprofondati nel verde ma soprattutto perché uno sguardo d’insieme è ostruito dal rilevato ferroviario a pochi metri dall’ingresso. Di fronte al villone passa il treno con un risultato un po’ deprimente.
E’ stato così che ho intravisto, quasi per caso, un’opera di architettura di un maestro contemporaneo. Da Rocca si era così vicini eppure non ne avevamo mai sentito parlare. A cena sento mio figlio ringraziarmi per aver trovato un lavoro molto particolare e avermene parlato. Io ringrazio Giancarlo e questo blog che frequenta e che racconta sempre qualcosa da vedere. Grazie”.
Adelaide Regazzoni Caniggia, luglio 2013
………..
grazie a te per la collaborazione …