IL MAESTRO DI BAIA DOMIZIA …

Schermata 2013-07-24 a 19.40.47

Da Roberto Veneziani: …

“Caro Giorgio,

ti mando, come promesso le foto che ho fatto domenica scorsa a Baia Domizia.

Chissà se anche tu, come me, riesci ad intravedere dietro quei muri dilavati e zellosi, la mano sicura di un buon artigiano degli anni 60.

Il sapiente gioco di volumi, le citazioni vernacolari, i riferimenti al villaggio mediterraneo e qualche particolare curato che si fa notare, mi convincono che una bella ripittata potrebbe donare nuova vita a questi complessi, riscattandoli dall’oblio.

Una ricerca, sia pur superficiale, in rete mi ha fatto incrociare un annuncio di vendita di un appartamento in uno dei palazzi (Residence Domitilla), che recita: “…….. La proprietà è di eccellente progettazione (Arch. Bellini) ed è unica nel suo genere.”  Sarà lui il Maestro di Baia Domizia?

Se vuoi saperne di più sulla località e sulle sue vicissitudini, è interessante sapere come è nata, puoi andare a:  http://it.wikipedia.org/wiki/Baia_Domizia

Fammi sapere le tue impressioni, e riportami con i piedi per terra, se è il caso, ho sempre paura di esagerare con queste fisime …

Un abbraccio,”

Roberto

……………..

caro Roberto …

l’architettura quando c’è …

si vede …

grazie anche alle tue indicazioni …

il Maestro di Baia Domizia …

dovrebbe essere l’architetto Renzo Menegazzo di Padova …

più noto come Renzo Men …

fin qui, mai sentito nominare …

ma …

evidentemente in sintonia con la scuola di Venezia degli anni migliori …

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Una risposta a IL MAESTRO DI BAIA DOMIZIA …

  1. Andrea Di Martino ha detto:

    A prescindere dalla data di costruzione, potremmo definirlo un bell’esempio di protorazionalismo, ovvero quella corrente (ma sarebbe meglio definirla tendenza), che, se non fosse per i preconcetti evoluzionistici della storiografia, sarebbe passata alla Storia come razionalismo ante litteram. Confesso che l’autore dell’opera non l’ho mai neppure sentito nominare, ma questo suo dosaggio ben calibrato di monumentalità con piattabande ad arco, portici a sbalzo, pensiline stirate, e perfino pergole (sebbene quest’ultime possano essere frutto di appropriazione anarchica dello spazio), mi ricordano molto l’opera di Irving Gill (il Loos d’America). Del resto, per quanto riguarda l’appropriazione anarchica di uno spazio, non dimentichiamoci che il “muratore colto” l’aveva addirittura postulata nei suoi scritti. Datemi pure del passatista ottuso e reazionario, ma dopo la recente apologia di Luccichenti, tutta incentrata sul suo (pur faticosissimo) tentativo di accorpare i volumi pastello di Pessac in un unico edificio in linea, con risultati anche più discutibili del modello originario (a prescindere dal modo in cui ha “risolto” i salti di quota), io resto sempre più convinto del fatto che molte opere cosiddette protorazionaliste sono l’unico termine di paragone che abbiamo per distinguere il razionalismo buono da quello cattivo (indipendentemente dal fatto che quest’ultimo cerchi o no di emulare l’opera di Le Corbusier).

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