NUOVI “RINASCIMENTI” …

federico-II-svevia-300Andrea Di Martino commented on: Solo (a) Gibellina

“E’ sempre triste parlare di territori più o meno devastati dalla speculazione edilizia prima e dallo “sperimentalismo architettonico” poi. Forse è ancora più triste parlarne con riferimento ad una terra che, in un tempo ormai lontanissimo, è stata oggetto dell’unico sperimentalismo davvero serio, ossia quella magistrale alleanza tra scienza e arte destinata a trionfare nel Rinascimento. Tale era infatti l’obiettivo di quello “stupor mundi” passato alla Storia come uno dei principali mecenati delle arti, ma anche (e soprattutto) della cultura in senso lato. Questo per dire che il Rinascimento era già in nuce nel medioevo, e in particolare alla corte di Federico II (non a caso una delle più sfarzose d’Europa, ma anche (e soprattutto) una delle più illuminate). Se a ciò si aggiunge il fatto che il sommo Dante (ossia il padre della lingua italiana), esordì nell’ambito di quel “dolce stil novo” che è pur sempre il prodotto di una lirica precedente, maturata (manco a dillo) alla corte federiciana (e quindi ancora una volta in terra sicula), allora possiamo comprendere, una volta per tutte, il debito culturale della penisola italica nei confronti di quella terra. Non foss’altro che per onorare la memoria storica, sarebbe quindi auspicabile che un qualsivoglia (neo)Rinascimento urbano potesse partire proprio da lì, naturalmente con l’ulteriore auspicio che, da lì, possa poi sbarcare sulla penisola, possibilmente per diffondersi in essa in modo capillare. Al giorno d’oggi, tutti (ma proprio tutti), auspicano un nuovo Rinascimento le cui parole d’ordine sono: ecologia, sostenibilità, bioarchitettura, riciclo, fino ad arrivare a quella pallosissima (e purtuttavia necessaria) “raccolta differenziata” che voi tutti, come me, state facendo con pazienza certosina (la state facendo, vero?); (per inciso, colgo l’occasione per raccomandarvi di prestare la massima attenzione al cartone (se ho stimolato la vostra curiosità potete sempre cliccare sul link che vi segnalerò alla fine)). Insomma, una serie di parole, quelle elencate, che in teoria dovrebbero sortire lo stesso effetto di una ventata d’ossigeno in un ambiente inquinato, e che in pratica finiscono quasi sempre col dissolversi in un’atmosfera asfittica, se non addirittura p(r)esti(n)enziale. Ci penso perchè nulla ci dà il senso di questa mia rassegnazione più di quei “mirabolanti” sperimentalismi “didattici” che già si prospettano all’orizzonte, e che, a quanto pare, intendono muovere i primi passi proprio in terra di Sicilia (sic) http://presstletter.com/2013/07/selinunte-summer-school-2013_-architettura-2-0/
P.S.) LPP = lasciatelo perdere proprio (per quei pochi che non lo avessero ancora capito)”

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Il Dio dei dettagli …

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IL SAMPIETRINO NELL’ERA DELLA GLOBALIZZAZIONE …

Roma. Pavimentazione tridente. Addio ai sampietrini Nel Tridente arriva il basolato

Roma. Pavimentazione tridente.

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DOMUS ASSOLUTO !! …

GliArchicefalici690

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CITTA’ E’ ARCHITETTURA …

del-debbio-valle-giuliaGiada commented on:  Solo (a) Gibellina

“Approvo ogni singola parola di Ettore!!!
aggiungo che l’errore sempre più grande continua a perpetuarsi nella facoltà di architettura dove vige la regola che l’urbanistica non sia architettura: non la spiegano, non la raccontano e non la insegnano; l’urbanistica insegnata a vallegiulia equivale nella maggior parte dei casi a conoscere gli indici di fabbricabilità e a colorare le casette in maniera appropriata alle leggende standard. In molti credono che esser architetti vuol dire solo saper disegnare un qualcosa di etereo poi se si regge in piedi ed è pure inserito in un contesto urbano accettabile meglio. Invece io sono convinta, prima da cittadina, poi da laureata in architettura, che l’urbanistica sia la base, la fondazione di ogni progetto e se fosse così le nostre città sarebbero più vivibili e non sarebbero un proliferare i edifici dormitorio privi di servizi e identità; avremmo piazze vissute perché comode, funzionali, ombreggiate e non solo geometricamente belle; avremmo strade che collegano la città in maniera funzionale con percorsi ciclabili e pedonali e preferenziali con nodi scambio tra vari trasporti. L’urbanistica sua vissuta tanto quanto le mura di una casa.

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