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Giada commented on: Solo (a) Gibellina
“Approvo ogni singola parola di Ettore!!!
aggiungo che l’errore sempre più grande continua a perpetuarsi nella facoltà di architettura dove vige la regola che l’urbanistica non sia architettura: non la spiegano, non la raccontano e non la insegnano; l’urbanistica insegnata a vallegiulia equivale nella maggior parte dei casi a conoscere gli indici di fabbricabilità e a colorare le casette in maniera appropriata alle leggende standard. In molti credono che esser architetti vuol dire solo saper disegnare un qualcosa di etereo poi se si regge in piedi ed è pure inserito in un contesto urbano accettabile meglio. Invece io sono convinta, prima da cittadina, poi da laureata in architettura, che l’urbanistica sia la base, la fondazione di ogni progetto e se fosse così le nostre città sarebbero più vivibili e non sarebbero un proliferare i edifici dormitorio privi di servizi e identità; avremmo piazze vissute perché comode, funzionali, ombreggiate e non solo geometricamente belle; avremmo strade che collegano la città in maniera funzionale con percorsi ciclabili e pedonali e preferenziali con nodi scambio tra vari trasporti. L’urbanistica sua vissuta tanto quanto le mura di una casa.“
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Solo (a) Gibellina

“Gentile Professore buongiorno,
quest’estate sono andato a fare una piacevolissima vacanza in Sicilia tra le città di Palermo e Agrigento, dieci giorni densi di architettura storica, da riqualificare, moderna ed infine contemporanea, il tutto condito da uno splendido mare(q.b.). Sono partito alla scoperta della Sicilia con poche conoscenze a riguardo, e ho scoperto ville strepitose a Mondello, come quella di Samonà, edifici molto interessanti come quello di Carpinteri, l’edificio Niceta.
Cresciuto in questi anni con il mito di Gibellina, ho colto l’occasione e sono andato a visitarla, essendo questa l’unica certezza in partenza. Ho trovato una città densa di opere d’arte e di architetture ma vuota di persone, quasi abbandonata. Un luogo metafisico, privo di vita, congelato ma allo stesso tempo arso dal sole siciliano. Durante tutta la giornata trascorsa tra i rilassanti panorami del Belice mi sono posto queste domande: Come mai tutto ciò? come architetti e professori del calibro di Quaroni, Gregotti, Samonà, Purini siano finiti laggiù? come mai ricostruire una città a 18 km di distanza dalle macerie della vecchia gibellina? Perchè tra le tante città colpite dai terremoti si è scelto di rifondare proprio quella? Lei vede la possibilità di una vera rinascita, perchè a mio avviso non c’è ancora stata.
Colgo l’occasione per ringraziarla della sua disponibilità e conoscenza, mi auguro di incontrarla presto in facoltà.
Cordiali saluti”
Matteo Floridi
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