
“Gentile Professore buongiorno,
quest’estate sono andato a fare una piacevolissima vacanza in Sicilia tra le città di Palermo e Agrigento, dieci giorni densi di architettura storica, da riqualificare, moderna ed infine contemporanea, il tutto condito da uno splendido mare(q.b.). Sono partito alla scoperta della Sicilia con poche conoscenze a riguardo, e ho scoperto ville strepitose a Mondello, come quella di Samonà, edifici molto interessanti come quello di Carpinteri, l’edificio Niceta.
Cresciuto in questi anni con il mito di Gibellina, ho colto l’occasione e sono andato a visitarla, essendo questa l’unica certezza in partenza. Ho trovato una città densa di opere d’arte e di architetture ma vuota di persone, quasi abbandonata. Un luogo metafisico, privo di vita, congelato ma allo stesso tempo arso dal sole siciliano. Durante tutta la giornata trascorsa tra i rilassanti panorami del Belice mi sono posto queste domande: Come mai tutto ciò? come architetti e professori del calibro di Quaroni, Gregotti, Samonà, Purini siano finiti laggiù? come mai ricostruire una città a 18 km di distanza dalle macerie della vecchia gibellina? Perchè tra le tante città colpite dai terremoti si è scelto di rifondare proprio quella? Lei vede la possibilità di una vera rinascita, perchè a mio avviso non c’è ancora stata.
Colgo l’occasione per ringraziarla della sua disponibilità e conoscenza, mi auguro di incontrarla presto in facoltà.
Cordiali saluti”
Matteo Floridi















