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COSI’ IOFAN TUTTE (libretto Stan Cascioli – musiche Oliver Muratore) …
Pubblicato in Architettura, Archiwatch Archivio
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NUN ME TOCCATE BORISE …
Armando Brasini … un maestro romano … per l’architetto di Stalin … Archiwatch
GRANDE BORIS … IL PIU’ ROMANO DEI SOVIETICI …
QUANDO BORIS STUDIAVA A ROMA …
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Postdemolizionismo postcomunista …
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Skopje … le omologie …
“caro Oliver,
insisto con questo redesign macedone. Lo trovo sconvolgente. E’ veramente la fine. La morte. Nefasta architettura. Il peggio del peggio. Pura disperazione. Terribile. Sono sconvolto. Sono tutte e due bruttissime orrende opere e la loro crasi è puro Stephen King dell’architettura. Scopre l’inutilità infetta del nostro lavoro. Epifania delle “braccia rubate all’agricoltura”.
Invece è affascinante tutto il brutalismo di Kenzo Tange nella stessa città sempre nel reply di Antonio Gueli.
Qualche immagine meriterebbe la prima pagina. Tutto il reply. Impressionante. Non lo conoscevo. Bruttalismo ma Bellalismo.
Un saluto,”
Stan (acido come al solito)
Pubblicato in Architettura, Archiwatch Archivio
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PIANO NELLA TERRA DI MORDOR? …
“Salve Professore
Una piccola riflessione sul grattacielo di Renzo Piano in costruzione a Londra. :)
Un suo Studente dello scorso anno”
Alberto
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Fai domani ciò che potresti fare l’altroieri …
Pubblicato in Architettura, Archiwatch Archivio
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La pretesa di essere originali e diversi l’uno dall’altro …
“Premessa
La lettura di questa raccolta di scritti sull’Architettura moderna, distribuita in quattro volumi, è vivamente sconsigliata a chi non ha mai provato almeno un
attimo di dubbio e di perplessità davanti a costruzioni che la critica ufficiale definisce capolavori e simboli dell’attuale civiltà.
Lettura sconsigliata a chi nutre la certezza che l’Architettura moderna, spoglia da ogni ornamento, disumanizzata quanto basta nelle sue grandi superfici e grandi volumi vuoti, rigorosamente anarmonici, sia quanto di meglio si possa immaginare per esprimere la modernità, una modernità la cui longevità un po’ artificiale si protrae da oltre un secolo.
Nell’ambito di questa modernità si è tentato di rompere l’uniformità di quelle costruzioni che è sempre più difficile evitare di chiamare brutture. Si sono definiti stili e sottostili, i cui caratteri e le cui differenze vengono percepite solo
dagli esperti, devoti a tanta meraviglia. A parte certe opere, come la Torre Velasca, il grattacelo Pirelli (diventato preda della vorace ed insaziabile Regione Lombardia), ed altre poche opere di valore, come quelle che troviamo all’Eur a Roma, le critiche esposte in questa antologia sono impietose.
I tratti comuni di questi stili e sottostili, in pratica uno stile per ogni grande architetto, sono:
٠ la totale assenza di ogni qualsivoglia forma di ornato,
٠ il rifiuto dei rapporti armonici,
٠ il malcelato disprezzo per la funzionalità,
٠ la forzatura delle tecniche costruttive,
٠ il rifiuto all’adattamento alle particolari condizioni ambientali,
٠ il rifiuto a riferimenti evocativi del passato,
٠ il trionfo dell’astrattismo più vuoto e iconoclasta,
٠ ed infine la pretesa di essere originali e diversi l’uno dall’altro.
Il rispetto di questi principi arriva a compiere autentici delitti, che una stampa
sempre deferente omette di denunciarne l’origine. Un esempio per tutti: Il caso dei tanti palazzi dello sport costruiti nei paesi del Nord con tetti rigorosamente piatti, destinati a crollare sotto il peso della neve, tutti costruiti come se fossero ambientati in un arido deserto.”
Fai clic per accedere a 000TORNAREALLARCHITETTURAI.pdf
SDS
Pubblicato in Architettura, Archiwatch Archivio
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