
Sogni nel pollaio …

Per la quota rosa …

Sogni nel pollaio …

Per la quota rosa …

Da San Marco a San Nicola …
Dalla stampa barese … le ultimissime sulla Biennale veneziana …
“Non era mai accaduto in precedenza che un sindaco di Bari fosse ricevuto personalmente dal sindaco di Mosca …
l’incontro è valso a costruire le fondamenta di una partnership speciale tra le due città, volta a favorire una relazione duratura e concreta che parta dal comune culto di San Nicola …
“Bari e Mosca, insieme, daranno vita ad una fondazione laica per il culto e la conoscenza di San Nicola, e lavoreranno per portare a New York la mostra iconografica sul Santo Patrono …
“A testimonianza della volontà di dar vita a un rapporto programmatico con la metropoli russa, il sindaco Emiliano ha proposto al sindaco Luzhkov di entrare a far parte del comitato scientifico del Piano strategico della città …
“Bari è percepita come una città passibile di ampio sviluppo, e il sindaco di Mosca, fautore da dodici anni di un’inedita vitalità economica e culturale per la sua città (praticamente, l’ha massacrata … ndr) ha espresso uno speciale interesse per il progetto di riqualificazione del lungomare a sud di Bari che … sarà oggetto di un concorso internazionale di idee che sarà presentato dal professor D’Amato alla Biennale di Venezia …”
Che gli architetti italiani accendano i loro computer …
e si mettano subito al lavoro …
abbattuto il gabbione di cemento …
si potrebbe prontamente sostituire il “mostro” di punta Perotti …
con un bel porto turistico …
sullo sfondo, un bel santuario-cattedrale placcato oro sul modello del Cristo Redentore (ricostruito a tempo di record a “muro” appena caduto), magari circondato da una consistente corona di alberghi-grattacielo con vista sul mare e “alla sovietica” come quelli che il solerte sindaco Luzhkov va tirando su al posto della vecchia edilizia moscovita spianata a suon di ruspa …
dopo la doccia, un bel giro per le cattedrali e i santuari fratelli della costa pugliese (senza dimenticare il Castrucci di Cerignola e naturalmente il Piano di San Giovanni Rotondo) …
orecchiette alla pirata, scamorze, cime di rapa, limoncello … e,
per finire, … seratina lirica al Petruzzelli …
pare che già in altra occasione l’infaticabile Luzhkov abbia preso accordi anche con Palermo per il gemellaggio del Massimo col Bolshoj …
con La Fenice ancora non sappiamo …
forse, ci penserà D’Amato …
potere della musica …

in anteprima, da Mosca, le prime proposte per i nuovi edifici sul porto


“Roma città policentrica” è il titolo della trasmissione che Rai Educational presenta per la serie “La Storia Siamo Noi” mercoledì 8 febbraio …
Argomento ghiotto che già nel titolo allude alle tematiche strutturali del nuovo P.R.G. e al quale sono stati dedicati negli ultimi tempi un’infinità di seminari, convegni, conferenze, libri interi (valga per tutti il recente “Roma capitale nel XXI° secolo, la città metropolitana policentrica” Palombi Ed., Roma 2005 curato da Piero Salvagni e che deteneva fin qui la palma dell’horror e della piaggeria editorial-urbanistica della capitale, peggio ancora di “Capitolium”, per intenderci …); mancava però l’ultima chicca: il super markettone televisivo …
Così “tutti”, finalmente, potranno sapere …
Policentrismo e quindi “Nuove centralità” che sono alla base delle nuove dinamiche di pianificazione capitolina e dovrebbero fungere da volano al suo sviluppo prossimo venturo …
Le aspettative sono quindi del tutto naturali, ma … nulla di tutto questo …
In sostituzione delle centralità del nuovo Piano Regolatore lo spettatore si troverà, ancora una volta, di fronte alla patinata centralità del vecchio Piano Navigatore che con la barbetta da Royal Navy affaccerà la sua stagionata faccetta di lupo di mare da rotocalco per la gioia delle pollastre di Cicken Town anche da questo spottone pre-elettorale che tele-Kabul manda ora in onda … per farci capire (non a caso Educational …) che se un tempo erano i romani che guardavano a Parigi concludendo amaramente “guarda là come si costruisce e … qui da noi, niente …”, oggi sono i parigini che prima di gettarsi a capofitto nella Senna pronunciano le medesime, fatidiche parole … (i soliti bene informati ci confermano che altrettanto vale per il Tamigi, la Sprea, l’Hudson e la Moscova …)
Sì, proprio così, senza un filo di ironia, né accennando un sia pur minimo tentennamento critico (senza “Conflitti” verrebbe da dire …) qualche voce appena stonata viene presto soffocata … anzi è tutto un rincalzo, un rabbocco, un buffetto, un complimento, una strizzatina degli architetti “di fiducia” (altri volgarmente direbbero a “libro paga”) che volteggiando leggiadri (potere della fiction) tra nuvole, plastici e milioni di metri cubi, non sbagliano un passo, un piroetta, una scivolata, una “mossa”, in questo assedio che sa tanto di ruffianeria e di regime … dove manca solo il lancio di una rosa rossa o di “un bacio in fronte” … al fatale governante che, su colli altrettanto fatali, tutto questo rese possibile … Sarà tutta una sinfonia di catodici violini quella che suonerà di sottofondo alla Roma del nuovo millennio con il coretto degli architetti del quartierino con le loro vocette a far da controcanto …
(a proposito di apparizioni televisive… : Veltroni tra i “suoi” architetti, fa quasi più impressione di Berluconi tra le ballerine della Pivetti …)
Ci si racconteranno le storie più amene sui nuovi “monumenti” che vanno arricchendo la città …
metamorfosi, catarsi, miracolo … dove tutti saranno più buoni e più belli … ascoltando la musica da Piano, passeggiando sotto la fontana con Odile, inseguendo Zazà per gli acrobatici maxxi-cunicoli del Flaminio, congressando tra i periclitanti nembi inscatolati all’Eur, rosolandosi nelle serre a microonde al Quirinale o correndo, felici e per storto, i metallici fasci tiburtini …
(tutte esperienze, perlomeno straordinarie, che manco li romani ar Colosseo e li papi a Villa d’Este se le sognavano e che lascerebbero di stucco e di tola anco li barocchi e i futuristi insieme …)
Una bella oretta di amenità, di furbachiacchere capitoline, alla ricerca della Roma del futuro, quella del terzo millennio …
Un bel programmino, talmente “politicamente corretto”, patinato e “per bene” … (che alla fine te verrebbe da tiraje ‘na serciata … ner televisore) …
E’ la città degli architetti che sognano e che segnano … che segnano e che sognano …
quando poi ci si risveglia e all’improvviso ci si ricorda che esiste anche un’altra città … quella delle persone normali … quella vera, quella dei poveri cristi … quella con i suoi casini quotidiani … quella delle buche, del bus e della metro e magari ci si accorge che quella città è anche “brutta” e che non può competere con le “meraviglie” dell’architettura di cui si è appena parlato … per nostra fortuna ci sono, ancora in onda, quegli straordinari architetti con la barbetta, la maglietta e l’autista ai quali ci possiamo appellare imploranti: ”Maestro … che fare?”
… è un coro “abbatterla” …
“…voi la tirate giù, noi la tiriamo su …”
ma allora siamo, veramente,
oltre la frutta … al caffè …
ma non si illudano le nostre star “della marana” che se c’è qualcosa di grosso ancora da azzannare sono già pronti i loro colleghi, magari quelli della banda Burdett, quelli che il nostromo peloso li chiama con un fischio ché stavano a scuola con Lui, quelli targati AA-LSE e che c’hanno pure l’aereo privato …
in cinque minuti arrivano … e il gioco è fatto …
la Banche hanno già pronti i soldi … per loro …

Dopo: Contrast … Mutations … Ruptures …
ora siamo afflitti dai Conflitti …
Salerno, città-martire dello Star-System, succube del più sfrenato provincialismo culturale nostrano (non c’è architetto europeo di un certo nome che non vi abbia deposto qualche sua traccia …), non a caso, ospita anche gli ultimi “Conflitti” di Nicolin …
“CONFLITTI: architettura contemporanea in Italia” è il titolo, piuttosto impegnativo, ideato da Pierluigi Nicolin per la sua ultima mostra curata per conto del Comune di Salerno e lì ospitata presso il complesso di Santa Sofia e che si configura come una speciale sintesi “cartografica” di quanto accade oggi nel nostro paese.
Con apparente distacco “conoscitivo” il curatore, di cui è ben nota la scaltrezza di sperimentato editore di lungo corso delle cose dell’arte di casa nostra (basterebbe la sua quasi trentennale “navigazione” lotusiana per rendercene conto), organizza il suo ragionamento (che ben si adatterebbe peraltro ad un ipotetico padiglione italiano di un’altrettanto ipotetica Biennale) facendo ricorso ad otto bipolarità oppositive capaci, a suo avviso, di mappare il territorio culturale degli architetti nostrani.
“Vecchio e Nuovo”, “Pedoni e Automobili”, “Ordinario e Spettacolare”, “High e Low tech”, “Volti e Maschere”, “Verde e Cemento”, “Casermoni e Villette”, “Antichi e Moderni”, sono quindi le “coppie” concettuali (commentate da una selezione di testi di Borella, Viale, Ciorra, Zucchi, Nicolin, Repishti, Desideri, Purini e da altrettante installazioni curate rispettivamente da Cino Zucchi, Roberto Collovà, Cherubino Gambardella, Giuseppe Marinoni, Alessandro Scandurra, Raffaello Cecchi e Vincenza Lima, Franco Purini, Marco Casamonti) attraverso le quali si snoda un percorso logico ambizioso e spettacolare di cui dà conto un cospicuo catalogo edito da Skira. Argomenti che consentono di frugare tra le contraddizioni vere o presunte della nostra architettura senza prendere apparentemente partito consentendo all’abile timoniere di destreggiarsi con disinvolta abilità tra le asperità virtuali dei più disparati “territori” concettuali secondo un modello che già fu, in tempi ormai lontani, del Gregotti dell’ultima “Edilizia Moderna” e poi della prima “Rassegna” e di cui oggi Nicolin appare come il lontano emulo e comunque l’insaziabile erede. Nella apparente scapigliata e occasionale trasandatezza dell’assunto teorico che parte dall’onnivora ricognizione di una “Rassegna stampa” tanto aperta e caotica quanto, al fondo, mirata a dimostrare un seducente aperturismo metodologico del critico-autore-architetto c’è già tutto il senso di un’operazione che aprendo, praticamente, a tutti, non riesce comunque a nascondere il filo rosso di uno stucchevole snobismo editorial-culturale che, dobbiamo pur dirlo, anche se, qualche volta, ci ha intrigato, quasi mai ci ha veramente convinto … anzi.
In buona sostanza i “conflitti” salernitani paiono invece palesare la proiezione di un unico vero conflitto: quello del curatore con se stesso, con una sua crisi di identità e di vocazione …
… un pastone di luoghi comuni (buono per pollame da allevamento) spacciato per “alta” cucina …
P.S. a confondere ulteriormente le idee dell’incauto lettore si aggiunge spesso la oggettiva difficoltà di distinguere tra le opere realizzate e quelle solo renderizzate …
La verità virtuale del nuovo paesaggio architettonico italiano desta così ulteriori dubbi sulla sua autentica necessità …
Qualcuno commenterà: aporie della modernità …

otto piccoli galletti italiani … all’ombra di Big Chicken …
Ultimissime … news from Chicken-Town …
In anteprima esclusiva per i lettori di “archiwatch” …

La prima immagine dell’ovo nero (foto di E. Coppi)
Città scomparse e archeologia aviaria …
Finalmente ritrovata la storica fontana della mitica “città dei polli” …
Dopo lunghi anni di inenarrabili ricerche che hanno visto impegnati i ricercatori di mezzo mondo finalmente svelato il segreto di “Chicken Town” …
I nostri inviati confermano:
L’ovo nero (così lo chiamano gli indigeni), c’è ed esiste …
In via Toscanini ad Aprilia (“perfettamente occultata da una siepe” come riferiscono gli specialisti che per primi hanno raggiunto la fatidica località) …
È lì che era stata spostata per “salvarla” la storica fontana, vero perno simbolico dell’antica metropoli …
Per celebrare l’evento (la data pare già fissata alla prossima Pasqua… ), sono previste manifestazioni e gadget di ogni genere …
Delegazioni di galline, polli, pulcini, pare anche qualche “cappone”, sono già in movimento …
Fermento tra i pollitici … per assicurare la “par condicio” …
Massima allerta per timore di “frittate” anarchiche…
Rino Tacchino ha, comunque, assicurato la sua presenza … per l’inaugurazione …
Sarà quindi “scoperta” almeno una lapide …
Assicurato un finanziamento regionale (con i fondi per le “città di fondazione”), per una ricerca, una mostra, un catalogo e un congresso di specialisti …
Pollaroli, architetti e soprattutto gli ingegneri di DOCOMOMO hanno già pronto un progetto di restauro e di valorizzazione dello straordinario reperto …

galline in alta uniforme montano la guardia in attesa dei prossimi eventi …

A Garibà … ma ‘ndo stà Roma … ?

booh? …

all’EUR …

d’autore …

solo per polli adulti …
A margine della recente mostra “CONFLITTI, architettura contemporanea in Italia”, curata da Pierluigi Nicolin per la città di Salerno e sulla quale ritorneremo nei prossimi giorni …
Verrebbe da dire, visto che la “committenza” …
ha sempre una parte essenziale nel progetto …
Banca Popolare di Lodi batte Comune di Roma 2-0 …
per la squadra del Campidoglio:

per la squadra di Lodi:

Non c’è stata neanche partita …
E … per rimanere in ambito bancopolitano quanti sono tra i “novissimi” professionisti nostrani quelli che stanno all’Architettura quanto Ricucci sta alla Finanza?
Dalle parti della Marana, ma non solo, pare che siano in parecchi …

È un titolo “alla Sgarbi” quello dell’ultimo libro di Paolo Marconi appena pubblicato da Skira …
e che si apre con una emblematica citazione da Kundera:
“Fino a qualche tempo fa i conservatori erano quelli che volevano conservare lo status quo. Ma improvvisamente lo status quo è entrato in movimento e scorre come un tapis roulant verso la modernità. Così anche i conservatori si muovono con esso. E i moderni veri sono costretti ad essere anti-modernisti”.
“Il recupero della bellezza” non è solo una raccolta di saggi “sul restauro”, ma è una specie di dissacrante “manifesto politico” di una rinnovata intelligenza della modernità architettonica che prende a pretesto le aporie e le incongruenze di una disciplina sempre più metodologicamente arroccata sulle sue false certezze …
E’ un libro di un interesse straordinario ove l’intelligenza delle prospettive critiche si intreccia con la curiosità, l’ironia e il sofisticato distacco dalle banalità della scuola, del mestiere e delle procedure …
Si riscopre il gusto della conoscenza sapiente e dell’impegno etico e civile di un architetto alle prese con una realtà complessa e contraddittoria, sedicente “moderna” …
Basta scorrere i titoli dei capitoli per rendersene conto:
“Quando l’architettura comunicava con codici noti il restauro le restituiva il significato perduto.
– L’architettura regionalista e il restauro architettonico come replica.
– Ripetizione, replica, glorificazione dell’architettura.
La bellezza dei paesaggi e delle città italiane e la loro tipicità.
– La bellezza dei borghi e delle città italiane.
– La bellezza dell’architettura e la sua tipicità.
Filologia e restauro architettonico: due discipline affini.
– Design oppure Restauro filologico?
– Il design ingigantito, ovvero gli eccessi della creatività.
– La filologia come modello metodologico per il restauro architettonico.
Falsari d’arte e falsari d’architettura: i primi sono criminali abilissimi, i secondi sono necessari per la vera conservazione.
– Falsario d’arte e “falsario” d’architettura: quale dei due è il vero criminale?
– Falsi d’arte e repliche d’architettura: i primi per il mercato antiquario, le seconde per la migliore conservazione dell’architettura.
L’altro mestiere dell’architetto.
– il restauro architettonico come replica sapiente: l’altro mestiere dell’architetto.
– Decadenza dell’insegnamento del restauro architettonico.
– La riconoscibilità della bellezza urbana. Le due vie degli architetti.
Come s’intende il restauro nel mondo, e talvolta in Italia.
– Cosa succcede in Francia, nel campo del restauro architettonico?
– Cosa succede in Spagna, nella Croazia, nella Germania, nella Svezia, in Grecia e talvolta anche in Italia?
Chi andrà a vivere nei borghi e nelle città restaurate?
– Architetti restauratori o Architetti conservatori?”
Un libro, come si vede, ambizioso e complesso che ha la capacità intrigante di riaprire, mettendoli in discussione, una serie di tabù sui quali la cultura, soprattutto italiana, è parsa negli ultimi decenni appiattirsi perdendo buona parte della sua vitalità …
Un libro che andrebbe discusso nelle scuole di architettura per ritrovare il gusto di una rinnovata modernità …
Il capitolo sui “falsari” senesi e che fa luce sulla genealogia brandiana è talmente “illuminante” che basterebbe, da solo, a farne un libro “da non perdere” …
Ancora una volta sui “falsi” storici …

“La città del benessere” … ieri …
Il “vecchio” velodromo olimpico
per fortuna che c’è “La Repubblica” che ci aggiorna sul futuro della città …
“Al Velodromo il tempio dello sport”, titolo accattivante per ricordarci che entro fine mese andrà al voto in consiglio comunale il bando internazionale per i lavori di “valorizzazione” del Velodromo trasformandolo nella città dell’acquasport e del benessere …
“Benessere” di chi? … verrebbe da chiedere …
Ricorda il presidente di EUR spa “Trasformeremo il velodromo senza privarlo della sua natura … abbiamo un team di consulenti che ci aiuterà e definire l’aspetto definitivo …”
Continua l’articolo “ la novità è quella di dotare il Velodromo anche di uno spazio commerciale”
Non ci avremmo mai pensato …
E conclude: “Ciliegina sulla torta, sarà una pista ciclabile che raccorderà la zona delle Tre fontane al Velodromo e al cosiddetto Velodromino: una nuova pista che sostituirà quella della vecchia struttura olimpica, non più regolamentare” …
In buona sostanza che fine farà l’ex velodromo?
Noi un’idea ce l’avremmo …
Anzi secondo indiscrezioni di fonte certa vi anticipiamo addirittura una visione “rubata” del plastico del nuovo impianto …
“La città del benessere” … domani …
Il “nuovo” velodromo, dettaglio del plastico …
Un vero maxi-archeo-pollaio …
il più grande pollaio dell’antichità …
che il mondo intero ci invidia …

e di fronte …

i manifesti che recitano …
“Il decoro urbano è rispetto di noi stessi” …
e invitano ad usare:
CHIAMAROMA 060606
Oppure:
Decoro.urbano@comune roma.it
Prendiamoli in parola …