RENZO PIANO … E I “GIOVANI TALENTI” …

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Senatori che mantengono le promesse?

Almeno uno c’è:

Renzo Piano assume sei architetti finanziati dal suo stipendio …

 

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13 risposte a RENZO PIANO … E I “GIOVANI TALENTI” …

  1. sergio 43 ha detto:

    Concorso pubblico o privato? Commissario unico e insindacabile o commissione a più voci?Comunque, complimenti ai vincitori di cui non dubitiamo siano stati valutati con obiettività i meriti. Con dirette segnalazioni accademiche a livello nazionale o previa operosa valutazione degli elaborati da parte del Commissario unico? Comunque, bella e invidiabile esperienza i cui risultati spero vengano recensiti e pubblicati su un volume stampato dalla tipografia a spese del Senato della Repubblica per dar loro la giusta evidenza, per offrire ai giovani professionisti un’encomiabile valutazione per i loro curricula e per giustificare l’altrettanto encomiabile uso che dei soldi pubblici ha fatto il novello Senatore a Vita, contrastando, con sicuro senso dello Stato, le deplorevoli abitudini che, nel nobile consesso parlamentare, è da diversi anni invalso.. E’ auspicabile che l’atto di generosità verso nuovi candidati venga ripetuto ogni anno con gli emolumenti che la legge destina per l’alto compito cui il grande e generoso architetto è stato chiamato. Non dubitiamo che il voto verrà subito raccolto e per tal motivo, oltre che per la naturale simpatia, auguriamo al Senatore a Vita…una.lunghissima vita!
    Il popolo italiano e i suoi meritevoli figli auspicano che a tale decisione vogliano aderire lo scienziato Carlo Rubbia per aiutare sei giovani studiosi di Fisica, il Maestro Claudio Abbado per offrire un corso di approfondimento a sei giovani artisti e la Professoressa Elena Cattaneo per dar modo a sei giovani ricercatori di approfondire gli studi sul declinante momento neurobiologico dei loro connazionali.
    Al Senatore a Vita Mario Monti non sappiamo che cosa auspicare. Forse che gli venga offerto un importante incarico internazionale, il più lontano possibile dai patri confini. Sarebbe moralmente imbarazzante che, come i suoi sodali, volesse restituire il suo emolumento a sei meritevoli esodati.

    • sergio de santis ha detto:

      “per dar modo a sei giovani ricercatori di approfondire gli studi sul declinante momento neurobiologico dei loro connazionali.”
      Qualora il Soviet Supremo di Archiwatch si riunisse per decidere di promuovere una sottoscrizione tra gli archiuoccici per la premiazione del capolavoro sopra quotato sarei senza dubbio tra i primi … aderisco a qualsiasi azione in tal senso …

      Comunque caro Sergio,
      Quando i soldi arrivano nelle tasche del Senatore non sono più dello stato ma certamente i suoi … poi perchè gli sono arrivati è un altro discorso …
      Quelli di Mario Monti … non so perchè … ma li ritengo ancora pienamente dello stato … perchè secondo te?
      C’ho una strana sensazione ….

  2. Francesco Cossu ha detto:

    Aspettavo con ansia un commento a questo post.
    Ed ero anche sicuro che qualcuno avrebbe sicuramente sbertucciato tutta l’operazione, che anche a me non convince, ma che in ogni caso era inevitabile. Qualunque cosa avesse fatto Piano in una situazione simile, sarebbe stato criticato, più o meno velatamente. Se avesse tenuto lo stipendio sarebbe stato tacciato di taccagneria, se l’avesse dato ad Emergency gli avrebbero dato del buonista “politically correct” in cerca di gloria.
    Trovo comunque segno dei tempi il fatto che un architetto come Piano debba difendersi per giustificare l’uso di quelli che per un professionista come lui sono pochi spicci. Se io fossi stato nominato senatore a vita per il mio ruolo di architetto, non avrei restituito un bel niente.
    La cosa peggiore pero’ non e’ questa polemica un po’ scema. Avevo letto anche io l’annuncio su Europaconcorsi per un workshop sulle carceri di un anno nello studio Alvisi. Il fatto che l’abbiano mandato 600 persone e’ la cosa che più mi ha colpito. Tempo fa nello stesso sito avevo pubblicato un annuncio cercando giovani architetti che avessero voglia di partecipare a concorsi di idee, senza nessuna retribuzione, ho 32 anni e non posso permettermi di pagare nessuno. Mi hanno risposto 120 persone. Anche dall’estero.
    Ecco, la cosa peggiore e’ che una professione “alta”, forse i medici e i chimici nella mia scala di valori stanno piu in alto, sia ridotta in questo stato. Centinaia di neo laureati e non (l’annuncio era aperto ai giovani arch. dai 26 ai 33) in balia della crisi, disposti a tutto, o quasi.
    Forse la colpa e’ anche la loro.

    • sergio de santis ha detto:

      Buongiorno Francesco …
      il tema è oggettivamente interessante … sono d’accordo che l’operazione fosse a questo punto inevitabile e meno male che è accaduto altrimenti avremmo avuto la solita delusione … sul fatto che , nel caso alternativo di una donazione ad Emergency, sarebbe stato tacciato di essere un buonista … beh credo che chi si produce in tali considerazioni lo faccia esclusivamente nella direzione di quella solita maniera che abbiamo , specialmente noi italiani, (ma in generale tipico di tutta la civiltà consumistica … che appunto consuma tutto) di criticare qualsiasi cosa … indifferentemente … bella o brutta … buona o cattiva … E’ certamente come dici tu … è un segno dei tempi doversi giustificare … ma credo, in questo caso, che per ciò che riguarda l’intervento di Sergio 43 , si tratti più di una maniera di approfondire alla ricerca di una speranza … capire … vedere … sperare … che per una volta qualcuno abbia “fatto le cose” come veramente ci si aspetta che vengano fatte … anche se il contesto dei mezzi propri mette certamente un limite a questa specie di pretesa …
      Mi chiedo perchè l’operazione non la trovi convincente …
      Quello che invece mi sfugge è il senso del capoverso in cui affermi , con tono perentorio, che “Se io fossi stato nominato senatore a vita per il mio ruolo di architetto, non avrei restituito un bel niente.” …
      Ecco lo posso capire se fossi stato “tu” non nella condizione di un Renzo Piano … diciamo una specie di senatore a vita nominato senza meriti particolari, quasi per sbaglio, uno che ha avuto semplicemente fortuna … ma se fossi stato tu proprio nella sua medesima condizione di uomo ricco, famoso e capace, perchè non ritagliarsi un pezzettino di gloria all’interno, per così dire, del “sociale”? …
      meglio , “tale sentimento” di disponibilità verso gli altri se non impastrocchiato di ipocrisia e secondi fini… ovviamente. Come però spesso succede …
      Mi incuriosisce anche la questione della scala del valore delle professioni … prevedi di mettere ad un livello più alto i chimici … i medici … vabbè … sai nell’immaginario hanno sempre avuto un ruolo di primo piano …. difatti anche la televisione ce lo insegna … la serie è “medici in prima linea” … mica “Architetti in prima linea” …

      Auguri di fine anno!
      SDS
      Scusami per eventuali imprecisioni.

      • sergio de santis ha detto:

        … mi ricordo però vagamente di una intervista degli ultimi anni 80 in cui Leon Krier (se non sbaglio) spiegava come, in quegli anni, ci si dovesse ritenere, in qualità di architetti aderenti a certe idee, di fatto “operativi” in un clima di “resistenza” …
        … e qui sicuramente EMM può aiutarci .. ha sicuramente più memoria in tal senso … e certamente collaborerà … forse …

        Architetti in una situazione per così dire … quasi da prima linea …
        resistere per salvare quello che rimaneva di una cultura “alta” (come dici tu) dell’architettura …

        Ma certo la televisione non ne ha mai percepito l’esistenza di questo “sentimento” e probabilmente tale questione è anche indicativa del vero interesse della nostra società verso le problematiche vere della Edilizia/Architettura e del loro basso livello di prevalenza in essa, che preferisce promuovere a posizioni più alte, purtroppo, altri tipi di problemi…
        forse oggi quel manipolo ridotto di uomini-architetti , certamente poco centrali nel discorso e nella pratica della Edilizia/Architettura, indifferentemente “passatisti” , eclettici, moderni o contemporanei che hanno a cuore le sorti di questo paese … forse …
        dicevo …
        anche loro oggi, quasi 20/30 anni dopo quella intervista o scritto, vivono ancora la propria professione in un clima di resistenza …
        resistono …
        aspettando che qualcosa cambi … nel modo di formare … nella gestione del territorio … nella gestione dell’incarico pubblico … nella pianificazione urbanistica … ed in quella disciplina così sconfitta che è lo studio del “decoro” della città e del territorio …
        Ricordo il link nel quale segnalavo con quale spirito il Comune di Roma si dispone da tempo a tale attività…

        https://archiwatch.it/2013/07/01/pig-n-1-preparati-in-generale/

      • Francesco Cossu ha detto:

        Ricambio gli Auguri intanto..
        Per quanto riguarda lo stipendio, la pensiamo proprio diversamente. Infatti se fossi stato nominato senatore a vita “per sbaglio” come dici tu, (un po’ come Monti per intenderci) probabilmente avrei rinunciato all’incarico. Aspiro ad altro.
        Siccome invece ribadisco che reputo la professione di architetto una disciplina alta, anche al di la’ dei suoi risvolti “sociali” in senso stretto, (per stretto intendo le sue conseguenze nella vita materiale e quotidiana delle persone, il suo essere mezzo per un fine, all’interno di una visione utopistica della società) allora per questi miei eventuali riconoscimenti, anche avendo un rispetto delle istituzioni (facciamoci del male!), probabilmente sarei stato felice di ricevere questa nomina e sarai stato anche orgoglioso di avermi meritato un’eventuale ricompensa per questo, senza vergogne, senza invidie.
        Sono un giovane architetto italiano e in quanto tale non ho, ovviamente, una lira, ma non invidio i soldi di nessuno. Specialmente quelli dati ad un architetto che ammiro e stimo, anche se vedo che non e’ l’idolo dei frequentatori di questo blog. Ma il discorso vale anche per Abbado o per gli altri.
        La nomina di Monti la contesto nel merito, non lo stipendio, che mi frega del suo stipendio.
        Per la scala di valori.. beh, e’ un discorso più lungo.
        Sintetizzo: tralasciando la questione medici che mi sembra storicamente assodata; i chimici oggi come oggi sono gli stregoni del passato. Noi possiamo solo fare bene il nostro mestiere da qui ai secoli a venire, anzi, dovremmo iniziare a farlo per bene. Ma il senso dell'”abitare” non cambierà mai. Anche se andremo a conquistare lo spazio.
        I chimici invece credo che avranno la possibilità, molto più di noi in futuro, di cambiare le sorti del vivere umano. Nuovi materiali, nuove fonti di energia, nuovi modi di approcciare alla vita insomma.
        Nella prossima vita magari, mi iscrivo a Chimica…

    • A-clan ha detto:

      Condivido: non amo coloro che devolvono, e ancora meno coloro che costringono a farlo. Mi piace pensare sempre che il guadagno sia guadagnato.
      Saluti

      • sergio de santis ha detto:

        Francesco …
        Si l’elezione di Monti è più o meno l’esempio giusto … condivido la scelta…
        Avresti rinunciato all’incarico e saresti stato una “perla rara” … ma probabilmente una “perla rara” non viene “eletta per sbaglio” … per sbaglio è una battuta … per sbaglio viene eletto chi corrisponde ad un sistema che invece di dedicarsi in maniera pulita, senza secondi fini, alle vicende di questa società costruisce apparati che servono a quello di cui sappiamo bene …
        Ecco che quando hai avuto o hai una vita che ti permette di guardare oltre il “se stessi”, magari una vita di successo, fatta di disponibilità ma non esclusivamente per questo, … ecco che quello è il momento in cui con più facilità sai distaccarti anche un poco dalle tue cose … devolvere non deve essere mai una costrizione anche se in taluni casi è certamente un obbligo morale …
        per ciò che riguarda il fatto di ritenere la professione una disciplina alta francamente non vedo un senso più alto di quello che hai descritto come senso stretto … certo c’è poi il tema dell’espressione … dell’essere o sentirsi artisti … gli architetti … nota dolente … ma qui purtroppo c’è anche tutto il male di questa cosa … di pochi in tal senso, in questo mestiere (visto che tanti invocano l’artigianato), possiamo vedere “l’altezza” e devo dire che prendere la “patente” di architetto e pensare con questa di essere anche un poco artisti è veramente deprimente … certo non è di secondo piano il tema di tutta quella formazione che passando attraverso lo studio delle arti converge verso il “titolo” di architetto … ma da li ad essere un artista ce ne vuole … un architetto è in fondo un uomo qualunque .. può essere capace o incapace … onesto o disonesto … esattamente come tutti … pertanto in tal senso quello che conta, secondo me, è come veramente si passa in mezzo alla vita e da qui il fatto che, volendo, e lo affermo credendoci veramente, qualsiasi lavoro può essere “alto”, … non serve, credo, essere chimici, medici, o architetti per essere alti … si può tranquillamente essere architetti e cojoni … dei nani … esempi sotto gli occhi ne abbiamo quanti ne vogliamo … Ho conosciuto architetti così idioti ed incapaci, convinti del contrario, da farmi vergognare di appartenere alla categoria …
        diciamo però che alcuni “lavori” vivono più favorevolmente di altri la possibilità di sconfinare dentro territori nei quali non vigono i principi della pura materialità ed utilità … niente di più … poter essere “alto” probabilmente attiene più ad “altro” che alla professione in se …
        Piano piace a tanti ed è certamente un professionista orgoglio del nostro sfasciato paese … ma come sai spesso la radicalità di certe posizioni riesce a descrivere come letame anche ciò che certamente non lo è semplicemente per via di quella inattitudine a comprendere , come scriveva qualche reply fa Sergio 43, l’importanza fondamentale di alcuni temi “come l’accettazione della complessità necessaria dell’esistente”.
        Temo che se andassimo a conquistare lo spazio qualcosa nel “senso dell’abitare” sarebbe destinato a cambiare …
        ma questo è un altro discorso … insomma Francesco … quattro chiacchiere … tanto per parlare …

        La chimica … mi piaceva quella organica … meno quella inorganica …

        Un caro saluto
        Sergio

  3. MAURO ha detto:

    Una sola cosa, una sola piccola piccola cosuccia…una riforma “da niente”…dovrebbe fare Renzo Piano: adoperarsi PER UNA LEGGE CHE ABOLISCA L’ORDINE PROFESSIONALE.
    Dopo, un minuto dopo, potrebbe assumere tutti gli architetti che non sono più membri delle commissioni degli ordini…..
    CIAO
    MAURO

  4. sergio de santis ha detto:

    spiegati meglio Mauro … sarò scemo ma non riesco a capire se è una cazzata o una cosa seria …

  5. MAURO ha detto:

    Semplice Sergio, la professione dell’Architetto si può esercitare anche senza gli Ordini Professionali. Personalmente, penso che andrebbero ABOLITI. Quindi, vista la loro inutilità, mi augurerei che il neo Senatore a Vita si facesse interprete di una proposta di legge in tal senso.
    Saluti.
    MAURO

    • sergio de santis ha detto:

      Capisco!
      Ma replico … e lo faccio per il piacere della discussione …

      E’ chiaro che la professione può esercitarsi anche senza l’iscrizione ad un ordine … restano da capire alcune cose…
      mi chiedo spesso se insieme agli ordini debbano essere aboliti anche gli esami di stato e quale sarebbe invece l’effettivo impedimento o peso che l’iscrizione all’ordine comporterebbe nell’esercizio della professione …
      Mi chiedo anche, nell’ipotesi di un paese che funzioni, se appartenendo ad una determinata categoria professionale, dato anche il ruolo che le professioni dovrebbero avere nel contribuire alla migliore espressione della società , il ruolo dell’ordine possa o debba essere centrale per esempio nella “promozione” di cio che dovrebbe significare essere architetti, ovviamente in un paese civile e non di rinc…..iti come questo! O non vedi un Ordine strategicamente disposto, per esempio, a sviluppare soluzioni su certe questioni che riguardano la professione, quindi i professionisti e perciò anche gli “altri”?
      Facciamoci una domanda semplice …
      Chi ha diritto a progettare edifici?
      Tutti? …
      o no? …
      e se fosse no … chi dovrebbe sostenere un “diritto” in tal senso?…
      e quali dovrebbero essere eventualmente quelle associazioni o raggruppamenti che alternativi a quello che potrebbe fare in tal senso un ordine, potrebbero anche promuovere iniziative di vario genere come per esempio nell’ambito della pura e semplice divulgazione della cultura dell’architettura tra gli stessi architetti?

      E’ chiaro che di argomenti di questo tipo se ne possono trovare tanti e quindi è anche inutile prolungarsi troppo …

      L’inutilità dell’ordine, o degli ordini, non è secondo me comprovata in quanto non vivendo noi in un paese civile, quanto piuttosto in uno di mezze cucuzze, non abbiamo mai provato l’ebrezza di una “istituzione” che funzioni ma solo di aggregazioni di “fije ‘n drocchia” e cani sciolti mezzi scemi vili e saprofiti … in senso materiale ed intellettuale … o è vero il contrario?
      C’è una terza via? … magari una quarta …
      non so …
      cordiali saluti,
      SdS

  6. Biz ha detto:

    caro prof. Muratore, sulla questione le spedisco una lettera aperta a Renzo Piano scritta da un architetto torinese, Maurizio Cilli. Per quanto non mi piaccia il tono rancoroso (che oltretutto non giova sul piano retorico in tal caso), trovo che evidenzi alcuni aspetti interessanti. E poi, sa com’è, siamo un po’ stufi di vivere in un paese dove ad esempio imprenditori come Farinetti (legittimamente ma normalmente tesi verso il loro massimo profitto) possano spacciarsi per benefattori con il plauso di tutta la stampa del grande establishment.
    Buon anno a Lei e a tutti i lettori di Archiwatch
    ecco la lettera:

    Alla cortese attenzione del Senatore della Repubblica RENZO PIANO

    Le scrivo per aver appreso della sua iniziativa di bandire un concorso, anonimo, attraverso la sua fondazione con sede a Vesima, con il quale sono stati selezionati sei giovani architetti (di età inferiore ai 40 anni) , tre donne e tre uomini provenienti da diverse parti del Paese: Francesco Giuliano Corbia di Alghero, Eloisa Susanna da Cosenza, Michele Bondanelli di Argenta (Fe), Federica Ravazzi da Alessandria, Francesco Lorenzi di Roma e Roberta Pastore da Salerno. Riporto di seguito le esatte parole del comunicato stampa: “Lavoreranno su progetti di recupero e rivitalizzazione delle periferie italiane”, saranno coordinati dall’ingegnere Maurizio Milan e gli architetti Mario Cucinella e Massimo Alvisi, suoi collaboratori da tempo.
    Il lavoro dei sei ricercatori riceverà un compenso finanziato con il suo stipendio di Senatore. Non conosco il dettaglio delle cifre ma facendo delle ipotesi immagino che si tratti, nel migliore dei casi, di un assegno mensile di poco superiore a quello di un ricercatore precario delle nostre università.
    Ora vorrei farle alcune domande. Lei dal giorno della carica non ha partecipato ai lavori dell’Aula del Senato , salvo rari casi di necessaria presenza, dovuti principalmente a ragioni mediatiche, quindi lei non svolge a tempo pieno il compito assegnato dall’incarico di Senatore a vita, gli impegni della sua brillante professione lo impediscono. Questo potrebbe indurre chiunque, nella sua posizione, di rinunciare al compenso, invece ha escogitato una intelligente iniziativa con la quale a spese dei cittadini dota la sua fondazione di un osservatorio di ricerca sulle periferie urbane, finalizzato a che cosa? Un documento di analisi?, una proposta di programma?, una serie di progetti? un disegno di legge? sempre dal suo comunicato si apprende che il gruppo lavorerà su alcuni progetti, aree specifiche, decise come? da chi? secondo quali priorità vi si devono destinare risorse pubbliche? e poi perché accompagnare e coordinare questo lavoro utilizzando professionisti vicini alla sfera di collaborazioni del suo studio di progettazione e non altri studiosi e professionisti che si sono distinti per la loro attività di ricerca? Mi viene il dubbio, solo il dubbio per carità, che la sua iniziativa denominata G124, dalla sigla del suo ufficio vuoto in Senato, voglia apparire come di alto profilo filantropico nascondendo, forse, un’attività di studio tutta riferita alle sue attività professionali. Non mi stupirebbe persino scoprire che il lavoro del suo osservatorio potrebbe, in alcuni mesi, produrre relazioni e condizioni per favorire nuovi incarichi professionali diretti al suo studio di progettazione, ma anche questa è solo un’ipotesi.
    Vorrei concludere esprimendole la mia personale opinione su questa curiosa vicenda, non ho il privilegio di conoscerla personalmente, non appartengo a nessun Senato Accademico, sono un semplice cittadino italiano a cui stanno particolarmente a cuore le ragioni e il ruolo della Cultura nel nostro Paese. In particolare rivendico l’assoluta mancanza di politiche in favore della difesa del suolo, del paesaggio, del territorio e del suo straordinario patrimonio artistico e architettonico. Politiche serie, strutturali e decise che sappiano guardare con visione al futuro ruolo sociale ed economico della Cultura, dell’Arte pubblica e dell’Urbanistica e dell’Architettura , fra le arti la disciplina più bistrattata, che vive da decenni una gravissima crisi identitaria. Per questi motivi, mi sarei aspettato da lei, che stimo come professionista e per la sua vivacità intellettuale, un vero impegno nel Senato della Repubblica, da lei, che è così tanto ascoltato e ammirato, mi sarei aspettato che conducesse una battaglia feroce contro le speculazioni intorno ai valori della Cultura, contro l’intollerabile equazione Cultura = Politiche Turistiche, una battaglia feroce per restituire all’Architettura il suo ruolo nella società, per introdurre ovunque nel nostro Paese procedure trasparenti di competizione intellettuale sugli incarichi e sui progetti. Per questo avrei pensato che il suo compenso in qualità di Senatore a vita sarebbe stato speso in modo prezioso.
    Mi lasci aggiungere da torinese un appunto circa il suo grattacielo per Intesa San Paolo a Torino, un possibile esempio di una modalità di intervento che, ora che si vede dispiegarsi, sembra proprio confermare i più cupi timori e il fatto che anche un grande architetto – specie se ben pagato – possa lasciarsi indurre a commettere gravi errori.

    Porgendole distinti saluti, sarei felice di essere smentito nei fatti.

    Maurizio Cilli

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