Non è mai troppo tardi …il risveglio … della critica americana …

E’ con un misto di indifferenza, di rassegnazione e di fastidio che leggiamo, oggi, sui quotidiani italiani la ripresa, in coro, di un articolo apparso sul “New York Times” a firma di Nicolai Ouroussof che critica il Richard Meier dell’Ara Pacis …
dove, tra l’altro, l’autorevole critico si lascia andare a considerazioni del tipo:

“Fuori scala in un modo assurdo …
indifferente alla nuda bellezza del città intorno …
è piena di inutili aggiunte: una lobby troppo formale, una libreria e una sala da 150 posti …
non c’è niente di lieve in quest’opera …
questo museo ci ricorda che la vanità non appartiene solo ai generali e ai politici …

dimostra cosa può accadere quando un architetto ‘feticizza’ il suo stile …
il muro di travertino, visto dalla strada, taglia in due le chiese …
lo stesso progetto soffoca la piazza, esercitando una pressione irrispettosa
…”

complimenti per la tempestività …
peccato che quelle stesse cose qualcuno le abbia dette e scritte più di dieci anni fa … nell’indifferenza, anzi, nell’ostilità più totale …
magari ci si poteva anche risparmiare la fatica di costruirlo … il baraccone …
per rendersi conto della cazzata … bastava guardare i primi disegni …

restiamo comunque in attesa delle prossime “proposte” per la piazza …

al danno … si aggiungerà così anche la beffa …

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Europarco … “come una natura morta” …

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“figure geometriche che si pongono sul piano inclinato .. come oggetti disposti sul tavolo di una natura morta a ricevere la luce” …

“nuove centralità” … romane …

“l’esistente non si propone più come un semplice dato materiale, vale a dire come la mera presenza fisica di edifici, strade, spazi pubblici, verde, infrastrutture, ma come un sistema di risorse ancora in gran parte inespresse, che solo accurate strategie progettuali possono rendere funzionali a un’identità delle città più attuale e decisa, nonché maggiormente precisata nelle sue varie e a volte contraddittorie declinazioni …”

Booh? …

“Il conferimento all’esistente di una dimensione più complessa, nella quale la manutenzione si affianchi alla riqualificazione, e questa alla riscoperta della bellezza degli spazi e degli edifici, richiede il reperimento di aree interstiziali nelle quali concentrare attrezzature destinate a rendere la città più articolata e flessibile. Tramite circoscritte saturazioni di aree residuali, che liberano in altre parti dell’insediamento urbano ampie zone da lasciare inedificate, si può migliorare così la tonalità del tessuto edilizio mettendolo in grado di stabilire connessioni nuove, nella prospettiva di trasformarlo in una rete comunicativa più efficace ed estesa, capace di esaltare la circolazione delle informazioni e di favorire l’instaurazione di più avanzati processi produttivi di tipo immateriale …”

Booh? …

“Gli interventi che rispondono a queste esigenze, realizzando nuove polarità metropolitane, costituiscono la cosiddetta Centralità Urbana, ambiti di una complessa ricomposizione delle funzioni urbane sotto il segno di una densità insediativa relazionata alle infrastrutture capace di esprimere dinamismo e attitudini evolutive …”

Booh? …

L’“Europarco”, un Businnes Park posto a ridosso dell’Eur, è una di queste nuove Centralità Urbane: essa occupa una strategica area residuale, una zona che per la sua collocazione può giocare un ruolo essenziale nella ridefinizione funzionale e formale dell’intero settore sul quale insiste. L’intervento può permettere, infatti, al tessuto di recente formazione che lo circonda di acquisire quella vocazione a farsi sezione interattiva di un circuito ad alta concentrazione informativa che è il tratto distintivo della città contemporanea …”

Booh? …

“Lo Shopping Mall della S.C.C. (Societé des Centres Commerciaux), rientra in questo complesso progetto urbano collocandosi al limite sud-est del nuovo comparto, all’incrocio tra la Via Cristoforo Colombo e la nuova viabilità di progetto, strutturandosi come un edificio di forma trapezoidale con un lato parallelo e uno perpendicolare alla direttrice Roma-Mare. Come tutto l’intervento, l’edificio si imposta a una quota pedonale che individua, nel suo svolgersi, una piazza superiore. Al di sotto di questo livello si snodano la viabilità privata e le aree dei parcheggi. Il centro si organizza intorno a una galleria interna a tutta altezza (corrispondente ai tre piani del centro) al cui interno sono posizionate le scale mobili. I primi due livelli hanno vocazione prevalentemente commerciale, il terzo ospita anche l’area di ristorazione. La copertura, strutturata come un piano inclinato coperto da un tappeto erboso, oltre a riproporre l’immagine del tessuto agricolo preesistente …”

basta così … forse abbiamo capito … di che si tratta …
dev’essere un parente stretto … di VEMA …

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Supermarket … Termini …Coca … Nike …

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un futuro per i “monumenti moderni” …

P.S.:  Grandi Stazioni Spa è controllata al 60% da Ferrovie dello Stato e al 40% da Eurostazioni Spa di cui fanno parte:
32,71% Edizione Holding Spa (Gruppo Benetton)
32,71% Vianini Lavori Spa (Gruppo Caltagirone)
32,71% Pirelli & C. Spa (Gruppo Pirelli)
1,88% Sncf Partecipations S. A. (Societé Nationale des Chemins de Fer)
la sua “mission”, tra l’altro, intende:
“soddisfare bisogni …
anticipare desideri …
far vivere esperienze a 360 gradi …
rendere i clienti protagonisti del nostro mondo …
restituire al pubblico patrimoni di estremo valore culturale …
creare nuovi poli di aggregazione …
reinventare il ruolo del passeggero attraverso la piacevolezza del tempo trascorso in stazione …
”

e i treni? …
per quelli, naturalmente … Mission Impossible …

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Supermercati traianei …

Marketing o archeologia …

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Che senso ha illuminare “a giorno” uno degli spazi più straordinari dell’antichità classica? …
Che senso ha sigillare ermeticamente uno spazio che vive da millenni della sua natura “aperta”? …
Che senso ha “mettere a norma” un rudere per farlo diventare a tutti i costi un museo? …
Che senso ha cambiare la logica statica di una struttura che, nel bene e nel male, è fin qui sopravvissuta a tutto? …

Mettere a reddito anche i ruderi più venerandi sembra oggi l’imperativo categorico di una sedicente archeologia che, complici “tecnologi” e “restauratori” di ogni risma sta compremettendo, giorno per giorno il nostro patrimonio …

La memoria storica della città si protegge anche considerando che il silenzio … il vuoto … l’oscurità … sono parte integrante della sua qualità … del suo fascino … e del suo mistero …

Chi ha recentemente “soperto l’alba” … potrebbe anche considerare che la notte … non sia soltanto … “bianca” …

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Sfogliando … VEMA … Paper-City …

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Padiglione Italia … o … Padiglione Purini? …

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la superP … negli schizzi preliminari per la porta di Purini-city …

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un ponte coi … pioppi …
e … nebbie in Val Padana …

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Renzo Piano … va a vela … ma anche a piedi … come Fuksas e Napoleone …

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“case che volano” per chi sa … “da che parte arriva il vento” …
Tra i progetti della Biennale selezionati da Burdett … non poteva mancare qualche cosetta del Piano nazionale … rappresentativa delle sue ultime, raffinate, “ricerche” … e, come al solito, è commovente leggere qualche passo del maestro tratto dalle servizievoli interviste quotidiane …

Scrive Michela Moro su “Il Giornale” del 15.9.06:
«In architettura e urbanistica – spiega Piano – le scelte devono essere chirurgiche e non omeopatiche. Un architetto si allena a capire i fatti della vita, esplorando la città, ascoltando la gente, scoprendo il mondo, cercando la sfida con la scienza. A questo punto non mi sembra giusto occuparmi di ninnoli” …
Sesto San Giovanni è un progetto di dimensioni importanti (un milione e mezzo di metri quadrati) e si propone di fornire risposte esemplari sul piano della vivibilità, della sostenibilità ambientale e della coesione sociale …
“Bisogna smettere di ricondurre tutto al modello modernistico. Parlando di auto, per esempio, a Londra sto lavorando su un’enorme area, e il sindaco Livingstone è d’accordo nell’avere soltanto 43 posti auto …”
Piano ascolta molto …
“Il nostro paese ha bisogno di assunzione di responsabilità e sull’Area Falck tutti noi ce la stiamo prendendo”. Sicuramente non teme le responsabilità Luigi Zunino il quale, dice: “Renzo Piano ha il coraggio di Napoleone” …
Il cittadino del mondo Renzo Piano, che ha lasciato un forte segno architettonico dalla Nuova Caledonia al Giappone, dalla Francia all’America e all’Australia, è legatissimo all’Italia e ci tornerà sempre più spesso. Infatti nel prossimo futuro c’è anche Genova, la città dov’è nato nel 1937, con il progetto per il nuovo assetto del Porto. In realtà chiamarlo Porto è riduttivo. Anche qui Piano non si occuperà di “ninnoli”, ma cambierà la faccia del capoluogo ligure. Camminando davanti all’enorme plastico che copre un’intera porzione di parete alla Biennale di Architettura a Venezia, racconta con passione: “Conosco questi posti in ogni dettaglio, dalla terra e soprattutto dal mare. Ho passato la vita andando avanti e indietro in barca a vela. È qui che venivo con la mia prima barca di 7 metri, e nel tempo con quella di 9 e poi di 12. So da che parte arriva il vento ad ogni ora del giorno, dove sono gli scogli. Genova fa parte della mia storia più personale”.
Il plastico verrà donato al Museo del mare di Genova… “Questo plastico era chiamato in origine ‘l’affresco’, un affresco che come nella tecnica pittorica concede tentennamenti e pentimenti. Con tale complessità di realtà era giusto che così fosse, ma adesso per me è un pre-progetto, il progetto di Genova come dovrebbe essere.”
Piano ha in cantiere grandi progetti in tutto il mondo, inclusa la nuova sede del New York Times a New York, ma le scelte non sono sempre dettate da budget stratosferici. «Quando accettai di realizzare la sede del Sole-24 ore a Milano, lo feci perché mi interessava la trasformazione, la città che si completa. Lì c’era una fabbrica che si trasformava in un edificio editoriale. Il più piccolo progetto al quale stiamo lavorando adesso in studio è in Francia, in una foresta, un piccolo convento per dodici suore accanto alla cappella di Longchamp (???) disegnata da Le Corbusier».
Una scelta per vocazione, per intensità spirituale.” …

Sempre sullo stesso tema milanese possiamo leggere, a firma di Alessia Gallione, su “La Repubblica” del 27.5.06:
“Renzo Piano racconta il suo progetto: farò una città trasparente
il verde Non voglio parchi isolati in mezzo ai palazzi che non vengono vissuti dagli abitanti: ho pensato a vegetazione diffusa, giardini pensili, serre ricavate tra le rovine
la periferia Mi rifiuto di usare questo termine per Sesto: qui non ci saranno ghetti di lusso o centri commerciali ma una fabbrica delle idee con case alte fino a 100 metri …
Ermanno Olmi realizzerà un documentario sui lavori che partiranno a settembre 2007 …
Ha disegnato una città … con le case che volano sospese a dodici metri da terra in modo «che la massa di verde vi passi accanto e crei un effetto di leggerezza e trasparenza che mi piacerebbe eleggere a cifra poetica del progetto». Quel verde che sarà ovunque: 10mila alberi, un parco da un milione di metri quadrati da cui emergono i resti del passato industriale di Sesto San Giovanni: «cattedrali di vetro e acciaio», le definisce lui, «sculture della memoria». Perché le parole, per Renzo Piano, sono importanti. “Cancelliamo la parola periferia: Sesto è una città allargata … Un “progetto aperto” …
Una città da 25mila, 30mila abitanti … dove sorgeranno “case alte” da 25, 70, 100 metri (fino a 30 piani) rivestite di ceramica colorata e con giardini pensili sui tetti. E poi verde: “Diffuso – assicura Piano – non un parco in mezzo ai palazzi che non viene vissuto. Mi rifiuto di fare ghetti di lusso o centri commerciali” …

forse, siamo prevenuti … ma viene da vomitare …

per fortuna che, fuori dal coro dei circuiti pubblicitari della stampa ufficiale, qualche voce ancora riesce a farsi sentire …
E su Eddyburg del 15.9.06 … sito web di Edoardo Salzano …
Leggiamo, a firma di Lodo Meneghetti:
“Poco prima di alzarsi dalla poltrona occupata per quasi dieci anni il sindaco di Milano Gabriele Albertini vantava gli effetti degli “interventi urbanistici voluti dall’amministrazione comunale”. Parlò di “enorme processo di riqualificazione” instaurato grazie al “lavoro dei migliori architetti del mondo, i Brunelleschi e i Bernini dei nostri giorni” (Corriere della Sera, 20.4.06). A quel momento, in verità, non si potevano ancora giudicare opere compiutamente realizzate nei nuovi luoghi: nuovi rispetto al famoso intervento alla Bicocca concertato quasi dieci anni prima con l’industriale passato immantinente, come si usa dire, dal profitto alla rendita fondiaria e finanziaria. Luoghi designati dalla contrattazione (o, secondo l’attuale termine liberista, negoziazione) fra la giunta comunale e i potenti immobiliaristi che a Milano trovano le migliori occasioni politiche e il miglior spazio finanziario per indisturbate, illegittime operazioni giacché fuor d’ogni piano e regola approvati pubblicamente in precedenza …
Procedimenti rispettosi, possiamo oggi dire, dell’insegnamento impartito dalla madre della nuova maniera urbanistica e architettonica, appunto l’espansione stupefacente della città sulle aree Pirelli proprietà di Tronchetti Provera. In testa ai nuovi interventi – una cinquina quelli praticamente avviati ma ancora soggetti a proteste o mugugni dei cittadini – sta la molto remunerativa speculazione territoriale e fondiaria sull’area della ex Fiera. Gli altri, già descritti anch’essi in Eddyburg: Montecity-Rogoredo, ex industrie chimiche e metallurgiche (il giovane speculatore Zunino asservisce nientemeno che Norman Foster)
(altro intervento cardine della Biennale ‘06, aggiungiamo noi)
Portello, ex Alfa Romeo; Porta Vittoria, ex scalo ferroviario; Garibaldi Repubblica, ex concorso ignorato in favore di un grattacielo (e molto d’altro) desiderato primatista europeo in altezza dal presidente Formigoni per la sede della Regione (pre-progetto, o meglio visione di Ieoh Ming Pei). Lascio da canto, fuor dei confini municipali milanesi: la Fiera a Pero-Rho, frettolosamente inaugurata prima delle elezioni, dove fra gli otto padiglioni l’onda volatile e volubile di Massimiliano Fuksas, illustrata più volte anche sui quotidiani, rappresenta come una festa dell’architettura caduca; la previsione, non ancora in veste progettuale vera e propria, di un grandissimo quartiere a Sesto San Giovanni sull’area della Falk, architetto Renzo Piano “…

Per il resto consultate Eddyburg … ne leggerete delle belle …

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Archiaccademicocleptogerontonagrocrazia …

Picture 4finalmente si ricomincia …
test … lezioni … esami … consigli … commissioni … concorsi …

a proposito …
cos’è un … concorso … “blindato”? …

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Da Acilia-Madonnetta a VEMA … il passo è breve …

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le nuove citta ideali … secondo FP …

“Nuova Centralità Acilia Madonnetta – Roma
In una vasta area verde pari a circa 136 ettari nella zona di Acilia, nel quadrante sud-occidentale di Roma tra l’Eur e il mare, il nuovo Piano Regolatore del Comune di Roma prevede la realizzazione di una Centralità urbana denominata Acilia – Madonnetta. L’area è di proprietà della società Aree Urbane s.r.l., di cui Pirelli RE è azionista al 33% insieme con il Gruppo Telecom Italia (33%) e Marzotto (33%). Pirelli RE agirà in qualità di developer. Tale area riveste un ruolo strategico per la Capitale per diversi fattori: la vicinanza al mare, al vivace tessuto urbano della città di Ostia e al Grande Raccordo Anulare, la ferrovia metropolitana Roma Lido, la presenza della vasta infrastruttura dell’Aeroporto di Fiumicino, della nuova Fiera di Roma e dei prestigiosi siti archeologici di Ostia Antica. Il programma di intervento per la riqualificazione di questo importante territorio è stato approfondito con studi preliminari da Pirelli RE che ha poi affidato la redazione del master plan allo Studio Gregotti Associati International, avvalendosi del supporto di specialisti in materia ambientale, archeologica, di infrastrutture, legale ed economico-sociale …”

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“L’identità della nuova centralità urbana si basa su un’idea di appartenenza alla storia del luogo …
Lo scavo delle tracce antiche è il terreno di fondazione del futuro …
La nuova centralità propone, in un contesto fortemente urbano, un insieme di funzioni e servizi a livello superiore in grado di connettere il luogo con il territorio di Roma …
L’area si colloca in un comparto territoriale caratterizzato da una frammentazione dell’abitato, offrendosi come centro della periferia depositario di caratteri di identità e riconoscibilità …
In analogia con la città consolidata, nell’area di Acilia-Madonnetta l’ambiente urbano sarà connotato da una forte integrazione tra disegno dello spazio pubblico e costruito …”

Per saperne di più: Pirelli RE www.rivadiroma.it


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in buona sostanza, … un nuovo Zen … per ricchi …

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Caltacity … un vero e proprio … “monumento moderno” …

Nuove città crescono …
Apprendiamo dalle cronache mondane che …

“Alle porte di Milano, a Sesto San Giovanni, è nato Caltacity, il nuovo quartiere progettato dal gruppo Caltagirone. Il Centro commerciale Vulcano, fiore all’occhiello di questa oasi urbana, è stato inaugurato con il taglio del nastro dalla famiglia di Edoardo Caltagirone al completo. Nel corso della serata, presentata dalla conduttrice di Verissimo Paola Perego, si sono esibiti i laserman e coloratissime ballerine brasiliane. Per buon augurio, chilometrica torta alla frutta innaffiata da litri di Moet & Chandon. Notati tra la folla: Kate Nauta, l’attrice hollywoodiana di Transporter 2, con Matteo Cambi, fondatore della griffe Guru.
Foto: la famiglia Caltagirone: (da sinistra) Marco Valerio, Francesco Valerio, Elisabetta, Edoardo con la moglie Rosa Bianca”
(Myriam Dolce, “Panorama”)

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“Il Centro Commerciale Vulcano rappresenta la prima fase di realizzazione di un più ampio progetto di recupero e trasformazione dell’area Vulcano in Sesto San Giovanni, Milano, in una zona speciale polifunzionale multiservizi, che prenderà il nome di quartiere “Caltacity”.
Caltacity verrà sviluppato su una superficie complessiva di circa 500.000 mq e prevede la realizzazione, in quattro fasi programmate, di un vero e proprio quartiere, completo di attività commerciali, direzionali ed alberghiere a cui si aggiungeranno, nell’immediato futuro, strutture residenziali, strutture dedicate all’intrattenimento ed al tempo libero, con vaste zone verdi complete di giardini e parchi. Il quartiere Caltacity sarà interamente realizzato con l’utilizzo di elevati standard qualitativi e sarà servito da significative opere di urbanizzazione, viabilità, parcheggi, con particolare attenzione per le aree attrezzate a verde, con il preciso scopo di garantire un’ottimale qualità della vita.
Il Centro Commerciale, sul quale si estende un’imponente piazza di copertura, sovrastata da due edifici direzionali e da due edifici destinati a strutture alberghiere con camere, suites e mini-appartamenti nonché sale congressi, ristorazione, commercio, hobby e tempo libero …

Il Centro Commerciale Vulcano … costituisce un vero e proprio monumento moderno …”

Che sia già il caso di “vincolarlo”?
Che ne pensa la DARC?

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Il plastico virtuale … già prenotato per il MAXXI …

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Gregotti-Tronchetti … dalla fabbrica al mattone … via telefono …

Ogni tanto i nodi vengono al pettine …

Questa è la volta degli Arcimboldi …

Buchi nel soffitto … e nel bilancio … “artistico” …

Titola “La Repubblica” milanese: “Arcimboldi, una stagione senza squilli … due balletti, quattro concerti e un musical fino a dicembre‘” …
E Virginia Perini commenta su canali.libero.it di oggi:
“Un vero e proprio tracollo e le sorti del teatro sono dubbie nonostante la nomina di ben sei direttori … Ma era prevedibile …
Quando la Scala ha chiuso per lavori in corso Milano era senza un teatro lirico. L’ex sindaco Gabriele Albertini ha voluto la costruzione di un altro tempio della lirica, affidata per la maggior parte alla Pirelli e realizzata in 27 mesi dall’architetto Vittorio Gregotti (costo: 44 milioni di euro, 16 a carico del Comune, 28 della Pirelli) …
L’Arcimboldi è stato un degno supplente, l’immagine dell’architettura cittadina d’avanguardia (a parte qualche buco di troppo sul soffitto che ha creato subito polemiche) ma ora non serve più. E’ lontano dal centro, con scomodi collegamenti, senza un negozio, un bar, in una landa desolata di periferia.
Per Marco Tronchetti Provera era anche un modo per rivalutare la zona periferica della Bicocca …”

Chissà se la coppia Tronchetti-Gregotti avrà maggior fortuna altrove?
magari dopo Milano-Bicocca-Arcimboldi … a Roma-Acilia-Madonnetta …
che figura anche tra gli archetipi di VEMA …

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