Quando troppo … quando niente … due mostre, stranamente insieme, … alla GNAM …

Di fronte alla scalea intitolata a Bruno Zevi …
negli spazi dell’aborrito Bazzani …
casualmente insieme … quasi una beffa …
il secessionista apuano … e … il ceco sordo …

scherzi del destino …

Due mostre la cui contemporaneità, … forse, danneggia entrambe, …
ché, come al solito a Roma: … quanno troppo … quanno gnente …
differenze? … un abisso culturale e scientifico …
stentoreo e pacchiano l’allestimento simil-littorio per il secessionista apuano … che si concentra attorno ad uno dei più volgari, costosi e presepiali plastici mai visti in circolazione … e mette in mostra senza troppa coscienza i pur cospicui materiali dell’archivio Del Debbio …
senza pretese, educatamente sottotono, l’allestimento per Loos … che si conclude in fondo all’ultimo ballatoio con il plastico originale di casa Baker … una vera “reliquia” che, da sola, vale la fatica di tutte e due le mostre messe insieme …
competenza, qualità, intelligenza e leggerezza non sono acqua fresca …
gli stessi cataloghi ne restano, ulteriore, testimoninza …

D’altro canto … gli instancabili maneggi politico-burocratico-mondani dei nostri ministeriali pasticcioni, … anche questa volta, dimostrano tutta l’inadeguatezza dei loro pur faraonici apparati …
era senz’altro ora di dedicare attenzione e spazio adeguati allo spesso e ingiustamente dimenticato Del Debbio, ma quando, con tanto dispendio di apparati, non si riesce ad andare oltre quello che era a tutti noto, da decenni …
tale sforzo a che vale? …
la smilza, pionieristica, monografia che Enrico Valeriani aveva curato per l’Accademia di San Luca e pubblicato esattamente trent’anni fa per Editalia, nelle sue quarantotto paginette, diceva già tutto quello che viene oggi sbrodolato nelle quattrocentoquaranta paginone patinate dell’intrasportabile catalogo pubblicato da Idea Book, …
evitando, peraltro, di accanirsi sulla foresta amazzonica …
e, senza nulla togliere al necessario lavoro sistematico, all’implacabile tassonomia, che Maria Luisa Neri elabora, con tanta diligenza da parecchi anni sull’argomento, …
le cattive compagnie che la seguono, a frotte, nel catalogo …
insieme all’ipertrofico e acefalo monumento che oggi si erige all’incolpevole Del Debbio, se mai possibile, si configurano, purtroppo, come un ulteriore vulnus alla sua memoria …

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La grande torta … dell’archeologia romana …

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il preside con lo zainetto …
che non resiste alla tentazione …

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i committenti …

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il “vero” vincitore …
con un suo ammiratore …

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il progetto vincitore che …
piuttosto che la quota archeologica …
sembra privilegiare la “quota” Meier …

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l’utile “maniglione-finestra” di Franco Purini che, questa volta …
sembra averla fatta ancora più grossa del solito …

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“Intercapedini 666”

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“Nova erigere vetera servare 753”

nota a margine: … al di là della dannosa inutilità dell’intera vicenda Ara Pacis (affaire Meier e conseguente tragicomico concorso – peggio il rimedio del male …) tra i progetti presentati, pur nella loro diametralità metodologica, “Intercapedini 666”, presentato dal gruppo di Josè Ignacio Linazasoro e “Nova erigere vetera servare 753”, presentato dal gruppo di Salvador Perez Arroyo, ci sono sembrati i più convincenti, interessanti e sofisticati … il primo che ha centrato senza sbavature il senso della pur discutibile gara e il secondo a favore del quale giocava anche uno splendido plastico, l’unico capace di esprimere “criticamente” (evitando il diffuso e prevalente effetto-presepe) le intenzioni dei progettisti …

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UNSESSANTESIMODISECONDO …

Massimiliano e Doriana al Maxxi …

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vecchi e nuovi amici …

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guarda … che nuvola …

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mi piacerebbe … una cosina … piccola così …

comunque, … per dirla …
in un sessantesimodisecondo: …

“una bellissima mostra” …

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Pietro Barucci … per la “storia” del Laurentino … (3)

…
“La mia nomina era stata voluta congiuntamente da Girelli e Petrangeli. Fra i due esisteva un ottimo rapporto, fattivo e di reciproca stima; erano i due deus ex machina della situazione e i nostri unici interlocutori.
Il progetto prese lentamente forma, passando attraverso ben quattro successivi esami della Commissione Urbanistica presieduta dalla Muu Cautela, democristiana, inflessibile Assessore all’Urbanistica.
Girelli, sostenitore dell’idea degli edifici ponte, volle che il progetto edilizio del ponte tipo fosse parte del progetto urbanistico per obbligare tutti i futuri operatori a realizzarlo senza varianti nelle singole insulae.
Poi il gruppo si allargò per la progettazione edilizia degli interventi IACP raggiungendo le 34 unità, in osservanza delle norme Gescal. Ci suddividemmo in sottogruppi, dotati di una certa autonomia, e a me toccò la supervisione generale.
L’esito delle progettazioni edilizie fu accettabile, e nel 1975 vennero aggiudicati gli appalti dei primi lotti.
I cantieri procedettero senza problemi, fino al verificarsi del primo evento traumatico di cui ho detto, ovvero il fermo dei lavori imposto per la scoperta di importanti reperti archeologici, di cui la Soprintendenza competente, al rilascio della formale autorizzazione a costruire, ignorava l’esistenza.
Ne nacque una rovente polemica, in cui intervennero i maggiori esponenti della cultura e la questione fu rimessa nelle mani del Sindaco Argan che però se ne lavò le mani e svogliatamente ordinò ai contendenti di raggiungere a qualunque costo un compromesso.
Il Sovrintendente La Regina, Petrangeli e Girelli stilarono un faticoso compromesso, che segnò l’avvio del degrado, decidendo alcune varianti urbanistiche inevitabili ma devastanti, che comportarono l’istituzione di un’area inaccessibile, protetta con vincolo archeologico, lo spostamento  o l’amputazione di alcune insulae, la soppressione di alcune attrezzature di quartiere, lo spostamento di un plesso scolastico nel parco pubblico, al posto del lago previsto in progetto. Il quartiere cambiava aspetto. Le mie proteste furono giudicate un atto incolto; dissero che avrei dovuto gioire e prodigarmi per assimilare l’area archeologica, trascurando i contratti in corso, i cantieri aperti, le grandi attrezzature installate, le centinaia di operai assunti, le regolari autorizzazioni a costruire.
Allora pensai, e penso tuttora, che non fosse possibile arrestare il gigantesco meccanismo, frutto di una lunga elaborazione, con un gesto estemporaneo ed estroso quale quello che mi si richiedeva e di cui non avrei avuto neppure l’autorità per compierlo.
Da allora sparì il clima idilliaco, nacque la diffidenza fra le amministrazioni, iniziarono le critiche al progetto e ai suoi responsabili, ogni variante sembrò lecita.
Renato Nicolini, giovane Assessore non ancora in odore di estate romana, scrisse su un importante quotidiano che il carattere insolito dei nuovi interventi IACP e in particolare del Laurentino era insopportabile.
La Quinta Ripartizione comunale preposta alle opere di urbanizzazione avviò una opposizione sistematica al progetto del Laurentino dissentendo su tutto, introducendo pesanti varianti al sistema viario e procrastinando i lavori.
Nelle altre zone del quartiere si svolgeva l’azione delle  centrali Cooperative, poco propense a rispettare il nostro piano urbanistico, di certo più adatto a un’edilizia sovvenzionata. Girelli purtroppo scomparve prematuramente, ma ebbe tempo per subire forti pressioni politiche intese a conferire importanti assegnazioni di cubature a varie Cooperative, per assecondare le quali fu costretto a disattendere il nostro progetto planivolumetrico autorizzando interventi frazionati e incoerenti, rispondenti a una logica del tutto estranea ai criteri da noi seguiti nella progettazione urbanistica.
Il secondo trauma di cui parlavo avvenne nel 1979, quando i comparti IACP e soprattutto le urbanizzazioni relative erano stati finalmente terminati.
L’Assessore Bencini  e il Vice Sindaco Benzoni, malgrado le ferma opposizione dell’IACP, decisero di trasferire al Laurentino, quale primo gruppo di utenza, un centinaio di famiglie di indesiderabili che da tempo occupavano abusivamente l’Hotel Continental di fronte alla Staziome Termini, da costoro trasformato in un centro di malavita e divenuto una piaga per la decenza e la sicurezza pubblica.
Petrangeli scrisse in un rapporto ufficiale che il forzoso trasferimento significava …“ compromettere per almeno l’arco di una intera generazione il futuro del quartiere”.
Quella decisione sciagurata segnò l’apertura di rapporti conflittuali fra l’IACP e il Comune, che rifiutò di ricevere la consegna di tutte le attrezzature di servizio realizzate dall’IACP, in particolare degli edifici ponte, delle scuole materne e degli asili nido. Questi ultimi, realizzati nel verde residenziale a ridosso delle abitazioni. erano già stati forniti degli arredi e delle sistemazioni a verde ma vennero in breve tempo vandalizzati e distrutti. A molti degli undici edifici ponte realizzati toccò una sorte analoga, con l’eccezione del primo ponte vicino alla Laurentina che divenne sede degli uffici Circoscrizionali.
Nel frattempo in questa situazione in larga misura fuori controllo, erano completate le procedure di assegnazione degli alloggi e il quartiere doveva affrontare un lungo periodo di precarietà e di disordini, segnato da occupazioni abusive, da furti e aggressioni, da violenze esercitate dagli occupanti irregolari nei confronti degli utenti legittimi.
In questa cornice l’utenza, abbandonata a se stessa,  manifestò risentimento per la situazione in generale, ma anche per l’architettura del quartiere, così lontana dalle attese della gente.
I garantisti, la stampa che conta, i rappresentanti della cultura, la critica, gli studiosi, gli architetti sedotti dal post-modern, l’opinione pubblica, perfino i commentatori conformisti come Maurizio Costanzo, non tardarono a prendere posizione sulla vicenda e il progetto assieme ai suoi autori, subito identificati nel sottoscritto, furono posti sistematicamente sotto accusa.
Da allora, una coltre di discredito è calata sul Laurentino e su chi lo ha progettato; la situazione è poi in parte migliorata, per merito della Circoscrizione, ora diventata Municipio , insediatasi nel quartiere, ma anche per merito di iniziative dovute al volontarismo di alcuni giovani, ad alcune associazioni che si sono formate per dibattere i problemi sociali, che talvolta sostengono le qualità del quartiere, ma le pubbliche amministrazioni centrali interessate si sono occupate d’altro, considerando il Laurentino una grana di cui, se possibile, liberarsi.”

P.B.

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Radicali … effimeri … figlioli dei polimeri …

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“Noi vi daremo oggetti utili / altro che a sentirvi inutili / e come loro effimeri / figlioli dei polimeri

Ciò che voi nominate /davvero potrebbe esistere / l’ultimo respiro forse può consistere / sgonfiate e rigonfiate

L’amore U.S.A. – Cina / cercatelo in cucina, / l’amore U.S.A. – URSS / cercatelo nel bus

Del fungo il mortale aroma / lo troverete a ROMA / la palma di BETLEM / nel modulo del LEM

IL NASO DI PINOCCHIO / sta dentro alla BALENA / e in camera da letto / il tè dal rubinetto

Mangia rimangia e mangia / al motel ESSO-EXTRA / cavaliere con LANCIA / salta dalla finestra

Scrivete sul diario / gli abusi dell’IMMAGINARIO / dov’è RESURREZIONE / c’è anche REPRESSIONE

Abbiate un asterisco / per ingannare il fisco / abbraccia la colonna / invece della MADONNA

SUPER-MAN KID è GESU’ / e domani non piove più / il papa alla finestra / col TIGRE esso-extra

Viaggio popolare !!!!! / ITALIA ssoleeemmareeee / vi passa sopra e sotto / GUARDATEL’ACQUEDOTTO !!!

Il caro amico BONATTI / vi fa diventar matti / saltando le rovine / meglio che andar al CINE !

Scrutate il cannocchiale / e vedrete la LUNA DONYALE / toccatevi i coglioni / che sparano i cannoni

Partono dagli U.S.A. i razzi / e sale anche DON MAZZI / il nostro SAN FRANCESCO formato MEC-UNESCO

Vi annuncia le ORE-CORTE / sopraggiunger della MORTE / SI PRESTO SVEGLI ALL’ERTA / PAURA DELLA BERTA !!!!!

Andate nella FORESTA / e fate una bella FESTA / STRIP-TEUSE giuochi SILVANI / col LUPO e i SETTE NANI

I MERLI del MANIERO / sono alleati al CLERO / i cancelli hanno le LANCE / le balene hanno le PANCE

E’ sempre tutta piena / la pancia della BALENA / di RANE DI PALUDE / che vanno in giro IGNUDE

Il generale CUSTER / si vede dal WIEW-MASTER / che sventola il VESSILLO / tra morti e TACCHI A SPILLO

IL FUNGACCIO PORCINO / lo porta il tamburino / del VIET-NAM il fogliettino / ve lo porterà il POSTINO

PAM PAM / PAM PAM / PAM PAM
…………………………………………
…………………………………………
IL PAPA ED IL NAPALM

FINE

Lapo Binazzi, “ballata”, gruppi U.F.O. 197?
in “radicale”, la diagonale arte/design, via del Biscione 9 a Roma, fino al 15 dicembre.

dal catalogo della mostra dedicata a questi goliardici e un po’ dimenticati,
“effimeri … figlioli dei polimeri …” coetanei di Vigne Nuove, Corviale, Laurentino e … P38 …

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Piazza Augusto … la solita sòla (2) …

Ancora a proposito di sòla … anzi di Solà …

Poiché leggiamo, qua e là …

Giuria internazionale (prima fase):
Francesco Venezia (Presidente)
Manuel De Sola’ Morales
Angelo Bottini
Giovanni Carbonara
Shlomo Aronson
Philippe Daverio
Eugenio La Rocca
Francesco Garofalo
Daniel Modigliani

Membri supplenti:
Luigi Franciosini
Guido Ingrao

Giuria internazionale (seconda fase):
Francesco Venezia (Presidente)
Manuel de Solà Morales
Angelo Bottini
Giovanni Carbonara
Shlomo Aronson
Philippe Daverio
Eugenio La Rocca
Francesco Garofalo
Daniel Modigliani

Ma, se, come ci risulta, …
Manuel de Solà Morales …
ad un certo punto si è “dimesso” …
(e sarebbe interessante capire perché) …
la composizione definitiva della giuria …
per il secondo grado …
quale è stata … realmente? …

insomma … la sòla … c’è stata … oppure no?

P.S.
comunque, a prescindere …
le questioni tecniche e formali non sono il nostro forte …
davvero un bel quadruccio di famiglia è quello che esce dai risultati, anzi dal risultato che davano in tanti e, da tempo, per scontato e al quale non abbiamo voluto credere fino alla prova dei fatti, all’evidenza, alla comunicazione ufficiale dei risultati, alla mostra dei progetti …
quindi, anche questa volta, è andata come “doveva” andare …
e ci dispiace che questa brutta pagina di storia romana sia stata scritta da alcuni, anzi da molti che ritenevamo, evidentemente a torto, al di sopra di qualsiasi sospetto …
Anche questa volta … a sistema, ci sono tutte le figurine del presepe archi-metropolitano … alcune anche importate direttamente dal mercatino partenopeo … cariatidi, relitti e rottami ancièn régime … abatini rampanti e lacchè di rango … assunti, alcuni per nomina regia, … talaltri per diritto ereditario …
tutti comunque legati da una sotterranea colleganza … una solidariteà di classe (magari al liceo …), d’accademia … di fede-razione e di partito (quale? … di questi tempi …) … pseudo-politica … facoltà-partito … rampantismo … borsa-nera culturale … cattedre di scambio … un incarico non si nega a nessuno … purché stia alle regole del “giuoco” … “magna e … tasi …” … immarcescibili funzionari assunti nonsisabenecome … che occupano da secoli postazioni strategiche … politici partiti sul motorino … arrivati allo scaldino … tutti comunque “furbi” … allineati e “coperti” … basta che sai l’inglese e diventi “strategico a livello internazionale” … palafrenieri del moderno con vista parking … valorizzatori di tutto e di più … ex assessori creativi … super-consulenti a gettone … esperti (ma de che?) … assessori ad altissima longevità … amici della Famiglia … gente che organizza, pianifica e maneggia … manager, quindi … quelli che escono dal piano e entrano nel gruppo … quelli che fanno le cazzate … e, quindi, vengono promossi … quelli che chiamano quello famoso … che poi passa la fregnaccetta loro … quelli che manco li cessi … e je danno li mejo monumenti … quelli che nun sanno un accidenti … e, quindi, insegnano … quelli che: ‘na volta me tocca stà in giuria … e che la volta dopo l’amico loro c’ha vinto je dà ‘r premio lui … quello: che se … se ne stà bono, comunque je danno quarche cosa … ‘na presidenza … almeno consigliere … ‘nte preoccupà … che prima o poi ‘riva …

ma di Architetto, in tutto ‘sto casino, ce ne fosse … almeno … uno …

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Pietro Barucci … per la “storia” del Laurentino … (2)

…
“Molte decine di migliaia di metri cubi sono così stati lasciati in abbandono, poi depredati o vandalizzati, infine occupati abusivamente dalle più svariate componenti sociali. Non un metro cubo è stato utilizzato, e in più di un’occasione il Comune, con olimpico distacco, ha fatto presente che le strutture erano di difficile gestione, mal concepite e sovradimensionate.
Con mia grande meraviglia, nessuno si è scandalizzato di questo; gli ambientalisti, i garantisti, gli innumerevoli interessati alla questione, alcuni anche qualificati, hanno condannato tutto quello che c’era da condannare a proposito di questi tre quartieri, ma nessuno ha veramente alzato la voce su questo scandalo di proporzioni apocalittiche. Aprendo le braccia si minimizzava, dicendo che era il solito contrattempo della macchina burocratica.
Secondo me era un reato da codice penale; in un paese “normale” se ne sarebbe occupata la magistratura.
Per cui, senza gli agognati servizi, i tre quartieri hanno sopperito con l’architettura, una architettura insolita, urticante, lontanissima dalle attese della gente.
Corviale è il più importante, e il più bello; in fondo non eversivo se non nelle dimensioni. Per assurdo, se tagliato a pezzi e distribuiti i pezzi nel territorio, nessuno avrebbe gridato allo scandalo. Ma il bello è proprio la sua dimensione, maestosa e irripetibile.  Realizzabile solo in un grande intervento pubblico.
Non è stato ultimato, i lavori furono interrotti, ma proprio per effetto delle cause di cui parlavo prima, il costruito non ha subito varianti peggiorative o degradanti; è stato occupato selvaggiamente nelle parti destinate a servizi, ma resta suscettibile dei lavori di ultimazione e di una campagna di riqualificazione che difatti è stata avviata, con sicuro successo.
L’utenza dapprima ha protestato, poi ha accettato l’edificio megalitico a cui si è anzi affezionata, anche apprezzando i caratteri degli alloggi che sono sì monoaffaccio, ma proprio a causa di ciò sono dotati di lunghi corridoi e ampi spazi di disimpegno che, contrariamente agli alloggi compatti e essenziali poi raccomandati dalla mano pubblica, offrono condizioni di fruizione che ricordano un antico modo di abitare.
I soloni che hanno condannato Corviale restano perciò con un palmo di naso.
Vigne Nuove è il più normale. Molto interessante e innovativa, la griglia dei servizi al piede dei corpi di fabbrica; corpi che si articolano in mirabili scatti, di segno sicuro e felice.
Ma, poiché i servizi non sono stati allestiti, nessuno si è accorto di questa “griglia” innovativa. Tutti questi locali vuoti al piano terra sono stati considerati come una comune e trascurabile defaillance gestionale.

La storia della genesi di questi tre quartieri è complessa e articolata in varie fasi, e assai diversa per ognuno dei tre.
Il Laurentino è il più grande, un grande quartiere di 30.000 abitanti che nella mia mente avrebbe dovuto avere la stessa sorte degli altri due, ovvero essere unificato in un grande progetto di architettura, senza le sbavature, le infrazioni eversive che poi ha subito per effetto del cosiddetto coordinamento.  Come una siedlungen di Bruno Taut, ma   i riferimenti principali erano il Piano Pampus di Bakema e Van den Broek ad Amsterdam per le  Unità residenziali ripetute, e la new town di Cumbernauld in Scozia, per il centro lineare pedonale e flessibile, costruito sull’autostrada Glasgow Edimburgo.
Ma era con evidenza un sogno irrealizzabile. Nelle undici insulae dell’IACP l’effetto progetto di architettura ha quasi funzionato, ma nel resto del quartiere il coordinamento operativo ha prodotto i suoi esiti devastanti.

Voglio qui riassumere per punti la storia del Laurentino, dalla genesi ai giorni nostri.
La storia si divide in tre fasi, separate da due eventi traumatici,  di una portata che eccedeva la capacità di controllo o di intervento del progettista.
Le tre fasi, peraltro tipiche, riguardano progressivamente la progettazione, i cantieri, l’uso del quartiere.
La progettazione urbanistica si svolse in una atmosfera idilliaca fra l’Istituto, il Comune e il mio gruppo di lavoro.
La XVI Ripartizione Comunale per l’Edilizia Economica e Popolare era di fatto guidata dal direttore tecnico, l’ironico architetto Marcello Girelli, formatosi a Londra nei quadri del London County Council.
L’IACP era di fatto guidato dal direttore tecnico,
l’ infaticabile ingegnere Luigi Petrangeli, sostenuto dal roccioso presidente Edmondo Cossu, socialista di stampo turatiano.
Il gruppo di progettazione urbanistica, da me diretto, era composto da altri quattro colleghi di chiara fama: Camillo Nucci, Alessandro De Rossi, Luciano Giovannini, Americo Sostegni.” …

(continua)

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Daverio post-biennale … l’arte del “tocco” … e la metropoli in salotto …

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Apprendiamo da “Il Giornale” di oggi che “Daverio porta la fantasia in città” …
Scrive, tra l’altro, Roberto Levi: “Fra 50 anni il 75 per cento della popolazione mondiale vivrà in città, e il problema del «come» costruirle, già di grande attualità a causa degli effetti dell’edilizia selvaggia e del cattivo gusto imperante, risulterà una priorità assoluta. Alla città e al suo sviluppo architettonico futuribile ha dedicato una bella puntata Passepartout …
La puntata si è conclusa con una sorta di «appello» di Daverio: alleviamo fin da piccoli i cittadini alla qualità dell’architettura, in modo che poi sappiano usare la fantasia e reinventino loro stessi lo spazio «spostando le cose» e ottenendo risultati più divertenti del previsto. …
Daverio ci ha fatto ottimisticamente sapere che saranno i dettagli a salvarci, almeno nel campo dell’architettura futura. …
Sarà la qualità dei materiali impegnati nella costruzione, sarà l’arte del «tocco» e della fantasia, …
Daverio ripone uguale fiducia nella possibilità che i grandi architetti riescano a «contaminare il gusto collettivo», e in attesa che una puntata notturna di Passepartout (quelle che si svolgono attorno a una tavola apparecchiata) apra il dibattito sulla questione, non resta che sperare che questa idea rinascimentale trovi conferma nel prossimo futuro.
”

siamo sicuri che i commensali non mancheranno …

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Il teatrino del Laurentino … e le balle della politica …

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Per la gioia del grande e del piccino …

Va in onda … in diretta … “Giù anche il X° … “

Lui, il sindaco stakanowista che abbatte anche di notte: …
“A gennaio completeremo il piano di riqualificazione con l’abbattimento dell’undicesimo ponte e al posto del degrado sorgeranno centri commerciali e nuovi servizi per i cittadini, perché è di fondamentale importanza strappare dall’emarginazione i giovani, gli immigrati e quanti abitano nelle periferie …”

Lei, la presidentessa del XII° che, per ora, abbatte il X°: …
“Oggi è un momento di rinascita per il quartiere del Laurentino, lo testimonia l’entusiasmo dei residenti …”

le belle e le balle della politica …

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Pietro Barucci … per la “storia” del Laurentino …

Alla luce dei recenti sviluppi della “questione Laurentino” abbiamo chiesto a Pietro Barucci (di cui abbiamo, qualche tempo fa, ospitato la “lettera aperta” al sindaco Veltroni) un ulteriore contributo a chiarimento dei passaggi “storici” relativi alla controversa vicenda …
Ci ha inviato il testo redatto in occasione di una recente conferenza tenuta presso la facoltà di Architettura di Valle Giulia nell’ambito del laboratorio di sintesi finale di Franco Purini nel marzo scorso … che, qui di seguito, pubblichiamo:

“Arnoldo Foà, attore da me prediletto, invitato a non so quale festival, disse: “se avete invitato me è segno che vi siete ridotti proprio male!”
Faccio mia la battuta; con tanti giovani leoni presenti su piazza, avreste potuto invitare Piano, Fuksas o une delle vedettes internazionali come Meier, la Hadid che, se invitati, verrebbero di corsa. Ma poi ho riflettuto che tutti questi tanto giovani non sono, e che in fin dei conti della costruzione della città ne sanno poco, se non per sentito dire. Hanno fatto solo bellissimi progetti elitari, complementari, come chiese, auditorium, musei, centri congressi, ma mai hanno fatto i conti con la costruzione della città, mestiere spinoso e ingrato che da anni è stato accantonato dalla cultura, dalla critica e dal potere.
Alle attenzioni per il centro storico e al rifiuto delle atroci periferie è subentrato un cauto quanto dilatorio programma di risanamento dei quartieri più malandati, peraltro lesinando sulle risorse, ma di progetti importanti per il futuro, che affrontino alla radice il problema dei modelli di sviluppo, di come comportarsi nel costruire la città di domani senza pensare solo alle riviste patinate, non v’è traccia.
Per cui ho pensato che forse avrei qualcosa da dire sulle mie esperienze e che questa convocazione può avere un senso.
Ma ho trovato altri motivi per dubitare della opportunità della convocazione, di cui comunque sono molto grato a Franco Purini.
La giunta Veltroni, in piena campagna elettorale per le amministrative di maggio, annuncia con qualche vanteria la imminente demolizione di alcuni “edifici ponte”al Quartiere Laurentino. E propone uno sbalorditivo, ulteriore passo: costruire, a demolizioni avvenute, una analoga cubatura destinata a servizi, non troppo dissimili da quelli per cui i ponti erano stati concepiti.
Questo incredibile intervento, dopo una lunga serie di affossamenti e inadempienze, è l’ultimo sfregio riservato dal Comune di Roma al Quartiere Laurentino, di cui sono considerato per molti versi il maggior responsabile. Tutto ciò suona come un definitivo, pubblico atto di condanna del mio operato che non mi consente di scrollare le spalle e di far finta di niente.
Pertanto avevo deciso di ringraziare Purini per l’invito e di rinunciare a questa convocazione. Come avrei potuto riaprire il discorso sul Laurentino, già aspramente criticato e oggi stroncato da questa esplicita condanna?
Avrei potuto accettare il discorso evitando di parlare dei miei progetti “sensibili”, che però sono i più importanti e quindi non evitabili. Insomma, avevo deciso di non venire.
Ma poi ho riflettuto meglio e ho pensato ai giovani, a quei giovani che in varie circostanze, anche recenti, mi hanno dimostrato interessamento e apprezzamento, al loro desiderio di conoscere, di giudicare sulla base di testimonianze autentiche, vissute, come può essere la mia.
E allora, eccomi qua, ho deciso di venire e di rivolgermi soprattutto a voi, giovani studenti.

E di parlare soprattutto del Laurentino, perché dopo i “dannati” anni Settanta, dopo il grandioso programma dell’IACP che produsse Corviale, Laurentino e Vigne Nuove, con tutto il loro carico di sperimentalità, di innovazione, di richiami e di aperture verso la cultura europea e internazionale, poco altro è accaduto e comunque niente di confrontabile con quella esperienza così speciale. Le esperienze successive, dalla 513 alla 94, dal Secondo PEEP a Tor Bella Monaca, non hanno potuto evitare di riferirsi a quei tre interventi: per superarli, per negarli, per disprezzarli, per quello che volete, ma sono sempre stati presenti nel dibattito sulla città.
I tre interventi sono assai dissimili l’uno dall’altro, ma un aspetto accomuna Corviale e Vigne Nuove. In entrambi i casi il progetto urbanistico coincide con il progetto di architettura, anzi è un progetto di architettura, fra l’altro è un ottimo progetto, cosa che scavalca e aggira quasi per intero le difficoltà e i guasti del coordinamento operativo. Per sua natura, per lontane convenzioni, un progetto di architettura in sede esecutiva è assai più rispettato di un progetto urbanistico, che invece è considerato un canovaccio emendabile a ogni piè sospinto, preda di tutte le molteplici competenze che partecipano alla realizzazione del quartiere e che inevitabilmente si trasformano in spinte corporative e settoriali, in rivalità di potere, in contrasti fra corpi separati della pubblica amministrazione,in comportamenti eversivi più o meno giustificati, in varianti peggiorative e funeste.
Aspetti che un buon coordinamento operativo dovrebbe evitare e che invece finisce per subire, a causa del nostro storico italico DNA.
Come è accaduto al Laurentino.
Dal punto di vista della riuscita dei tre quartieri come superamento dei quartieri dormitorio, malgrado le buone intenzioni, il bilancio è negativo per tutti e tre . Per la prima volta nella storia dell’edilizia pubblica italiana, aveva avuto luogo simultaneamente la programmazione, il finanziamento, la progettazione, la costruzione degli alloggi e dei servizi primari.
Circostanza inedita o meglio inaudita, di enorme impatto progettuale nonché gestionale e sociale.
Ma è stato un fallimento totale, per il semplice motivo che è scoppiata l’opposizione feroce fra il Comune e l’IACP, nessuno dei quali ha voluto farsi carico della gestione dei locali costruiti e di organizzare i servizi, addebitando all’altro le mansioni e gli oneri relativi. …”

(continua …)

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