Daverio post-biennale … l’arte del “tocco” … e la metropoli in salotto …

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Apprendiamo da “Il Giornale” di oggi che “Daverio porta la fantasia in città” …
Scrive, tra l’altro, Roberto Levi: “Fra 50 anni il 75 per cento della popolazione mondiale vivrà in città, e il problema del «come» costruirle, già di grande attualità a causa degli effetti dell’edilizia selvaggia e del cattivo gusto imperante, risulterà una priorità assoluta. Alla città e al suo sviluppo architettonico futuribile ha dedicato una bella puntata Passepartout …
La puntata si è conclusa con una sorta di «appello» di Daverio: alleviamo fin da piccoli i cittadini alla qualità dell’architettura, in modo che poi sappiano usare la fantasia e reinventino loro stessi lo spazio «spostando le cose» e ottenendo risultati più divertenti del previsto. …
Daverio ci ha fatto ottimisticamente sapere che saranno i dettagli a salvarci, almeno nel campo dell’architettura futura. …
Sarà la qualità dei materiali impegnati nella costruzione, sarà l’arte del «tocco» e della fantasia, …
Daverio ripone uguale fiducia nella possibilità che i grandi architetti riescano a «contaminare il gusto collettivo», e in attesa che una puntata notturna di Passepartout (quelle che si svolgono attorno a una tavola apparecchiata) apra il dibattito sulla questione, non resta che sperare che questa idea rinascimentale trovi conferma nel prossimo futuro.

siamo sicuri che i commensali non mancheranno …

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2 risposte a Daverio post-biennale … l’arte del “tocco” … e la metropoli in salotto …

  1. isabella guarini ha detto:

    Se Felippe Daverio ha voluto dire che bisogna migliorare la qualità del microambiente, ovvero dell’ambiete percepito a “misura d’uomo” agendo sulla qualità della domanda ed educando i fruitori, sono d’accordo. Allora si dovranno rivedere anche i responsabili istituzionali addetti alla costruzione e gestione dello spazio collettivo, pubblico e privato. Pensiamo ai vari assessori all’arredo urbano, alle affissioni, al verde, alla manutenzione stradale , alla pubblica illuminazione, alle fermate dei pullman, alla segnaletica stradale, alla toponomastica. alle targhe e targhette, alle strisce e striscioni, agli infissi degli edifici e alle mostre dei negozi, alle padelle televisive, ai condizionatori d’aria sulle facciate degli edifici, alle verande, ai panni stesi, ai cassoni orrendi per la racconta dei rifiuti, scritte e graffiti senza soluzione di continuità, sempre a misura d’uomo, alle cabine telefoniche, al parchimetri, ai dissuasori di traffico, alle bancarelle, alle fioriere ai monumenti commemorativi, difesi da cancelli e cancelletti. Insomma, un mondo di segni da sindrome di Stendhal all’inverso. Daverio è stato Assessore a Milano, per cui potrebbe suggerire qualche rimedio efficace. Ma non condivido l’asserzione che gli edifici dello “star system globale possano fungere da emulazione”, se solo penso a uno spot pubblicitario in cui una modella, come monella, scivolava con il monopattino sui tetti al titanio del Museo di BilBao.

  2. pasquale cerullo ha detto:

    Quella dell’educazione dei cittadini sin da piccoli all’architettura, al senso civico è una opportunità soffocata dalle realtà contingenti. La sensibilità uno la coltiva secondo le libertà sociali che l’ambiente di crescita gli consente. E poi chi deve educare? la scuola?
    Dove è il degrado, l’arte e l’utilizzo dello spazio per feconde invenzioni creative (l’appartamento? il cortile?) è l’ultimo dei pensieri per un cittadino-fanciullo che soccombe agli ordini del disagio sociale; ma forse non era questo il target a cui Daverio faceva riferimento.
    È come scegliere delle belle immagini da far vedere ad un cieco. Avrebbe prima bisogno di un intervento miracoloso per recuperare la vista (passerelle d’arte nelle stazioni metropolitane di Napoli).
    Ed a Napoli, in particolare, l’unico miracolo ‘consentito’ è quello del sangue di San Gennaro.

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