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PESCE D’APRILE …
Pubblicato in Architettura
3 commenti
TOR DI VALLE … DA “MONUMENTO” … A “RUDERE” …
… “Sarà così che, in concomitanza delle Olimpiadi romane del 1960, una prima grande occasione si offre restituendoci uno dei testi più importanti e decisivi per comprendere il linguaggio e la ricerca espressiva di Lafuente. Si tratta del complesso delle Tribune e dei Servizi per l’Ippodromo di Tor di Valle ove la cospicua dimensione dell’intervento e le potenzialità espressive di una grande esperienza edilizia ove anche l’aspetto tecnologico entra prepotentemente in gioco nell’articolazione del programma figurativo, consentono all’architetto di esprimersi ben oltre le dimensioni, spesso necessariamente contratte, dell’edilizia residenziale. L’insieme delle pensiline di copertura e delle gradinate a matrice esagona, diventa così l’occasione per poter sperimentare materiali e tecnologie, forma e struttura, plastica, modulo, immagine e chiaroscuro di grande impatto e di sicura personalità; ne deriva un’opera di eccezionale maturità che riverberando alcune tematiche già magistralmente interpretate da Pier Luigi Nervi, Eduardo Torroja e Felix Candela le contamina e le arricchisce altrimenti attraverso una specifica sensibilità formale cui il tempo trascorso conferirà ulteriore fascino e mistero. Sarà stata forse anche la contiguità con lo splendido quartiere di Decima, ove Luigi Moretti aveva raggiunto uno dei momenti più alti, complessi e felici della sua ormai matura “idea di citta”, a costringere Lafuente ad un confronto e ad una sfida accettati con impegno e che ci restituisce uno dei “monumenti” romani più tipici e significativi dei primissimi anni sessanta, sicuramente una tra le migliori tra le tante, pur cospicue, architetture apprestate per l’occasione olimpica.” …
G.M. ’92
Pubblicato in Architettura
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“IL TEVERE NON BAGNA ROMA” …
sergio 43 su: “UNA SCONFITTA PER TUTTI …
“E’ triste dirlo ma, data la crisi delle corse ippiche, non è che Tor di Valle fosse diventato come una foto di Rebecca Litchfield? Anche Capannelle non è che stia tanto bene. Sono finiti i tempi di Crevalcore, Tornese, Ribot con i suoi figli e nipoti e degli entusiasmi che suscitavano. Non sono mai stato un grande appassionato di ippica, nè un conoscitore di cavalli. Accompagnavo il mio futuro suocero per ingraziarmelo. Però, mentre lui andava a fare la sua puntata, io rimanevo al tondino ad ammirare quegli splendidi animali. Riuscivo a capire la passione di tutti quei distinti signori col binocolo in mano. Capivo Ben Hur, Caligola, la Regina d’Inghilterra. Le mie visite a Tor di Valle e a Capannelle sono finite con la morte di mio suocero quindi non conosco la situazione di oggi. C’è ancora quella classe sociale, c’è ancora il gusto per quello sport?. La situazione è di abbandono come quella del Velodromo, di stato catatonico come lo Stadio Flaminio, pur tutelato dalla Soprintendenza così come, automaticamente, dovrebbe essere tutelato, con altrettanto rigore, l’ippodromo per la sua importanza e per i cinquant’anni trascorsi? Che cosa farne? Luogo di feste brasiliane come Capannelle? Luogo di eventi musicali rock come spesso è stato usato lo Stadio Flaminio? Per assurdo, il nuovo luogo per il Concorso di Piazza di Siena, liberandone Villa Borghese? Quello che è certo è la situazione generale di questa metropoli, con la perdita di civili momenti di aggregazione, con la perdita di significato di tanti spazi ad essi dedicati e con la contemporanea incapacità di portare a soluzione nuovi episodi pomposamente pensati e ignominiosamente già dei ruderi. Una città in cui le classi sociali non si incontrano e si confrontano più. Una città di tutti e di nessuno. Ci vorrebbero ben altre penne che la mia per cercare di identificare le linee di sviluppo e di inviluppo di una metropoli che, logicamente esagerando, mi sembra destinata a trasformarsi in necropoli della sua anima. Ci vorrebbe uno scrittore, un sociologo, un antropologo che, colpiti e feriti come Anna Maria Ortese per la sua Napoli, ne scrivesse in un “Il Tevere non bagna Roma” e tra un po’, ineluttabilmente a quanto sembra….il Tevere non bagnerà più l’ippodromo di Tor di Valle.”
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“UNA SCONFITTA PER TUTTI” …
michele granata su: PERCHE’ DISTRUGGERE LAFUENTE? …
“Gent.mo Prof. Muratore qualcuno, comparando lo status quo con la planimetria del progetto preliminare, può comprendere il …
“Per me bisognerebbe piuttosto spiegarlo al sindaco, alla commissione urbanistica, a tutti gli addetti alle autorizzazion, al Pallotta, ai giornalisti, ai romanisti (il che è molto piu’ difficile) .
Meis che c’entra? Gli hanno domandato di fare un progetto e quello l’ha fatto.
Bello o brutto che sia è un suo lavoro, e penso che l’abbia fatto in buona fede.
Resta il fatto che l’ippodromo e veramente molto bello e come diceva una volta il Professor Muratore:
DISTRUGGERE E’ UNA SCONFITTA PER TUTTI
(Già scritto ma lo ripeto non si sa mai)”
MG
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DAL VELODROMO A TOR DI VALLE? …
Eur, tra il Velodromo e Tor di Valle. Roma sceglie il suo modello …
Ippodromo Tor di Valle Archivies – Studio Lafuente Architettura
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1 commento
PERCHE’ DISTRUGGERE LAFUENTE? …
“Gent.mo Prof. Muratore
qualcuno, comparando lo status quo con la planimetria del progetto preliminare, può comprendere il futuro delle strutture di Lafuente?
Sarebbe possibile spiegare a Meis che il suddetto non è “un collega invidioso” (come ha liquidato il Max nostrano nel corso della conferenza stampa) ma neppure un illustre sconosciuto da cancellare così, con leggerezza.
grazie dell’attenzione”
Marco Giunta
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BLOOM 20
ARGOMENTI:
I recinti linguistici dell’arte ed il confine aperto della critica – Ernesto Paolozzi
Sconfinamenti. Dall’alloggio sociale al centro commerciale, dalla psicoanalisi alle pubbliche relazioni, dalle belle arti alle vetrine commerciali – Valentina Sonzogni
Il recinto del lupo – Taryn Rubicone
Il limite critico dell’architettura – Paolo Sibilio
Il grado zero dell’architettura. Architettura senza architetti – Gianluca Andreoletti
La pittura fuori dalla pittura – Gabriella Galdi
Recintare – Maria Luna Nobile
Limes/Limen: il funzionamento di una figura decisiva – Carmine Piscopo
La città e i suoi recinti – Anna Irene Del Monaco
TESTI:
Hugo Häring. Oltre l’architettura – Vincenzo Ariu
Città, limiti, architettura – Francesco Sorrentino
Necessità del limite – Nicola Maria D’Angelo
La deriva senza limiti dell’architettura – Rosario Di Petta
Declinazioni del limite tra pubblico e privato – Luisa Mauro
La smaterializzazione del limite della linea di terra – Antonio Mollo
La linea d’ombra del mediterraneo – Alberto Cuomo
Il paesaggio: limiti e confini – Gaetana Laezza
Il porto come frontiera urbana. La riqualificazione del waterfront di Liverpool – Laura Mariniello
Il confine/limite: involucro e facciata – Maria Amato
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