“UNA SCONFITTA PER TUTTI” …

Schermata 2014-03-29 a 08.55.59“Distruggere …”

michele granata su: PERCHE’ DISTRUGGERE LAFUENTE? …

“Gent.mo Prof. Muratore qualcuno, comparando lo status quo con la planimetria del progetto preliminare, può comprendere il …

“Per me bisognerebbe piuttosto spiegarlo al sindaco, alla commissione urbanistica, a tutti gli addetti alle autorizzazion, al Pallotta, ai giornalisti, ai romanisti (il che è molto piu’ difficile) .
Meis che c’entra? Gli hanno domandato di fare un progetto e quello l’ha fatto.
Bello o brutto che sia è un suo lavoro, e penso che l’abbia fatto in buona fede.
Resta il fatto che l’ippodromo e veramente molto bello e come diceva una volta il Professor Muratore:
DISTRUGGERE E’ UNA SCONFITTA PER TUTTI
(Già scritto ma lo ripeto non si sa mai)
MG

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11 risposte a “UNA SCONFITTA PER TUTTI” …

  1. Marco Giunta ha detto:

    Il riferimento a Meis non era peregrino.
    Tra tutti i personaggi in commedia, tra ignavi ed ignoranti, tra chi vuole il buisness e chi da questo cerca l’effetto collaterale del consenso o dell’onda lunga per l’economia cittadina o per i successi della propria squadra – di cui, beninteso, sono un accanito sostenitore –
    forse è proprio e solo Dan Meis che può sparigliare la partita inserendo, tra i tanti riferimenti da lui inseriti (i fogli del concept sono esilaranti, con lo scarabocchio del triplice ordine e dell’attico del Colosseo) e forse non compresi (gli speroni contrafforte dello Stern e del Valadier servono a contrastare quell’effetto domino da lui suggerito nella pelle esterna della “slot machine” ), l’episodio d’autore che rischia di scomparire, magari integrato nel disegno del nuovo Mall commerciale o come gradinata connessa alla sbandierata piazza esterna.
    Ma penso sia solo una vana speranza

    Marco Giunta

  2. michele granata ha detto:

    Ma come si fa a spiegare ad un architetto che viene dall’altra parte del mondo che a Roma non esiste solo il Colosseo, il Barocco il Valadier ecc. Ma anche una bella ed interessante architettura del Novecento.
    Sono altri che debbono farglielo capire e magari a imporgli i limiti che permettano di proteggere quel magnifico « episodio d’autore » che è la gradinata di Lafuente.
    Anche questo è un tassello della nostra memoria e sono coloro preposti a proteggerla che dovrebbero intervenire.
    Chi sono, dove sono, che fanno?
    Mi sono riletto il bellissimo articolo del nostro ospite e lo si dovrebbe spiaccicare in fronte a costoro.
    MG

  3. Marco Giunta ha detto:

    Ho visto che Dan meis (o chi per lui) è molto attivo su instagram con il nickname dmeis
    potremmo provare a sottoporgli le foto originarie ed il conseguente problema …

  4. Marco Giunta ha detto:

    e meisarch su twitter (e risponde veramente … ed è incline al cxxxeggio)

  5. Marco Giunta ha detto:

    Penso che per il fatto che il progetto sia interamente finanziato dai privati, tutto l’establishment romano, dal sindaco all’assessore all’urbanistica (che per contingenze e tangenze familiari dovrebbe essere quantomento sensibile al tema dello studio e della salvaguardia del moderno), alle competenti sovrintendenze, si guarderà bene dal disturbare il manovratore.
    Anche la volontà, asserita a più riprese, di dichiarare la pubblica utilità dell’opera, sembra allinearsi alla predisposizione di un percorso privo di qualsivoglia ostacolo.
    Forse spetterebbe alla figlia dell’architetto Lafuente farsi sentire e far notare che essendo passati 50 anni dalla realizzazione dell’opera si potrebbe/dovrebbe esigere l’apposizione di un qualsivoglia vincolo, ma la vicenda del Velodromo sta lì ad insegnare il contrario e a lasciar presagire il peggio

    Alla faccia di Lafuente, King, Soldatino e D’Artagnan ….

  6. sergio 43 ha detto:

    E’ triste dirlo ma, data la crisi delle corse ippiche, non è che Tor di Valle fosse diventato come una foto di Rebecca Litchfield? Anche Capannelle non è che stia tanto bene. Sono finiti i tempi di Crevalcore, Tornese, Ribot con i suoi figli e nipoti e degli entusiasmi che suscitavano. Non sono mai stato un grande appassionato di ippica, nè un conoscitore di cavalli. Accompagnavo il mio futuro suocero per ingraziarmelo. Però, mentre lui andava a fare la sua puntata, io rimanevo al tondino ad ammirare quegli splendidi animali. Riuscivo a capire la passione di tutti quei distinti signori col binocolo in mano. Capivo Ben Hur, Caligola, la Regina d’Inghilterra. Le mie visite a Tor di Valle e a Capannelle sono finite con la morte di mio suocero quindi non conosco la situazione di oggi. C’è ancora quella classe sociale, c’è ancora il gusto per quello sport?. La situazione è di abbandono come quella del Velodromo, di stato catatonico come lo Stadio Flaminio, pur tutelato dalla Soprintendenza così come, automaticamente, dovrebbe essere tutelato, con altrettanto rigore, l’ippodromo per la sua importanza e per i cinquant’anni trascorsi? Che cosa farne? Luogo di feste brasiliane come Capannelle? Luogo di eventi musicali rock come spesso è stato usato lo Stadio Flaminio? Per assurdo, il nuovo luogo per il Concorso di Piazza di Siena, liberandone Villa Borghese? Quello che è certo è la situazione generale di questa metropoli, con la perdita di civili momenti di aggregazione, con la perdita di significato di tanti spazi ad essi dedicati e con la contemporanea incapacità di portare a soluzione nuovi episodi pomposamente pensati e ignominiosamente già dei ruderi. Una città in cui le classi sociali non si incontrano e si confrontano più. Una città di tutti e di nessuno. Ci vorrebbero ben altre penne che la mia per cercare di identificare le linee di sviluppo e di inviluppo di una metropoli che, logicamente esagerando, mi sembra destinata a trasformarsi in necropoli della sua anima. Ci vorrebbe uno scrittore, un sociologo, un antropologo che, colpiti e feriti come Anna Maria Ortese per la sua Napoli, ne scrivesse in un “Il Tevere non bagna Roma” e tra un po’, ineluttabilmente a quanto sembra….il Tevere non bagnerà più l’ippodromo di Tor di Valle.

  7. Pingback: “IL TEVERE NON BAGNA ROMA” … | Archiwatch

  8. michele granata ha detto:

    Allora non ci resta che piangere

  9. Anna Civita ha detto:

    Forse banalmente oltre che continuare a piangere, perché non sollecitare chi di dovere ad utilizzare un ippodromo come tale ?! abbiamo enti anche preposti alla promozione delle razze equine !! E dove sono? che fanno? dove le promuovono in foto??!!
    Distruggere è sicuramente una sconfitta per tutti perché oltra ad un’architettura si distrugge un’idea dei pensieri una filosofica dei concetti. Allora visto che abbiamo trovato Pantalone tutto è concesso ? Se così è vero non ci resta che piangere e rassegnarci alla distruzione di quello che fu o che poteva essere il Bel Paese.

  10. maurizio gabrielli ha detto:

    Distruggere sarebbe anche un’ Arte.

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