IL CLIENTE HA SEMPRE RAGIONE? …

28-6Michele Granata su: VIA MARCO POLO 96 …

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“Il cliente è un personaggio tutto particolare.
Considera l’architetto un individuo totalmente inutile.
Tutt’al piu’ un male necessario che è li per fare quello che il cliente vuole.
Il cliente sa gia’ tutto, non gli si puo’ insegnare niente, ed è lui che insegna all’architetto.
Il cliente ha ragione, ha sempre ragione, anche quando ha torto.
Perché?
Perché è il CLIENTE
Poi viene il bello.
La stanza da letto è troppo piccola, non entrano gli armadi?
Il gabinetto è troppo lontano?
Il salotto da’ sul cortile interno e non c’è luce?
Ma allora perché ho pagato profumatamente un architetto che non mi è servito a niente?
Perché, cari signori l’Architetto ha sempre torto!
Per principio!”

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8 risposte a IL CLIENTE HA SEMPRE RAGIONE? …

  1. Massimo V. ha detto:

    Forse perché l’architetto non dovrebbe fare l’arredatore, per principio.

  2. Sergio 43 ha detto:

    Ernesto ce l’ha detto, a Atene l’ha insegnato!
    ” Dar cucchiaro a la città!”, sinnò nun sei mai nato!
    Lo sei Architetto? Allora: “Dar cucchiaro a la città”!
    Sinnò artrimenti dico: Che cazzo ce stai a fa?.

  3. Maurizio Gabrielli ha detto:

    Questo, forse , e’ quanto succede a molti oggi. Fino a qualche tempo fa il ” cliente ” veniva piegato, spezzato e istruito, messo in i complesso d’inferiorità e infine placato dalle sue ansie, dal lavoro del progettista, dell’Architetto missionario che spesso ci metteva del suo, monetaria mente parlando. Ma il paziente-cliente usciva dalla sala operatoria guarito e non osava mai discutere il risultato del chirurgo. Altri ne discutevano a buon diritto.

  4. Maurizio Gabrielli ha detto:

    Insomma, quella dell’architetto era e resta una “missione”. Vaglielo a spiegare a Navarra e C. o alle giunte comunali e regionali, al curato e al deputato, all’onorevole di Frittole.

  5. Massimo V. ha detto:

    non mi parlare male di Navarra, è l’unico che dà ancora un po’ di lavoro, e paga (almeno fin’ora – anche se i 60 gg sono passati da un po’…)

  6. Sergio 43 ha detto:

    Non parlo male di Navarra né di Italiana Costruzioni. Come dice Massimo è uno che dà ancora lavoro. Mio genero, che stava lavorando con un’impresa del Consorzio Metro C, ricevette una telefonata dai Navarra per un lavoro in Sicilia. Lo invitai caldamente ad accettare. Un’impresa che aveva condotto il bel lavoro sul colonnato berniniano non era certo pizza e fichi. Mio genero, bravo ragazzo e bravo ingegnere, però si era abituato male. Lavorava a mezz’ora da casa e non voleva allontanarsi dalla famiglia. E’ rimasto con l’impresa precedente che adesso, tanto per lasciarlo vicino casa, lo manda tra le montagne tra la Basilicata e la Calabria per i lavori della Salerno-Reggio Calabria. Mah! Avrà avuto ragione lui! Se tanto mi dà tanto, con la A3 potrà arrivare tranquillamente alla pensione!
    Parlavo dei Navarra tanto per indicare la categoria dei costruttori. Non è certo solo colpa loro, i motivi storici, economici, culturali dei nostri tempi altri li conoscono meglio di me ma, dove è andata a finire quella bella sinergia, quell’orgoglio per il bello tra committenti, architetti, costruttori, cittadini che rese l’Italia per duemila anni il Paese più succulento d’Europa? Dove è, quale è il virus che indebolisce questo Paese, che ne indebolisce la saggezza tanto da essere costretti a rivolgersi al primo Grillo Parlante che passa? Il quale, gonfiando le gote, che ti tira fuori come programma? Un bel Vaffanculo! Ma il vaffanculo può essere giusto il grido di rabbia verso il cielo di un naufrago per l’ingiustizia di dover affogare. Allora preferisco affidarmi alla domestica saggezza del Grillo Parlante di Pinocchio! Ma quella è una favola e ripiombiamo nel nostro duro presente in cui pensiamo che un po’ di povero e scarso belletto, quello appunto che i nostri costruttori stendono sulle facciate, possano nascondere le nostre rughe profonde.

  7. Maurizio Gabrielli ha detto:

    Si, un nome come un altro, nulla di personale, s’intende.

  8. Maurizio Gabrielli ha detto:

    Mi permetto una replica : i costruttori attengono alla categoria degli imprenditori, cioè dei possessori di capitali e mezzi di produzione con i quali comprano forza lavoro e realizzano merci, che poi vendono sul mercato. Gli enti pubblici fanno lo stesso solo con capitali pubblici, per realizzare, in genere, opere pubbliche. Ora, dove starebbe il problema ?

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