“La contaminazione virale come metodo di progresso” … “La rucola al potere” …

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Pietro Pagliardini su: DA MILANO L’ULTIMA CAZZATA … “L’orto volante sarebbe dunque, secondo il bellimbusto che scrive, …

“Caro Pietro, non si chiama indivia, ma invidia, tu che non sai progettare il nuovo nell’epoca della “rucola al potere”. Andiamo insieme nel letargo e non se ne parli più! Cosa vuoi ci sono cambiamenti cosmici in atto: l’epidemia della “contaminazione virale come metodo di progresso

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7 Responses to “La contaminazione virale come metodo di progresso” … “La rucola al potere” …

  1. sergio 43 ha detto:

    “Contaminazione da virus letale come metodo di decesso”. Amen!
    Sul tema ci si potrebbe fare un film catastrofico di serie B dove i portatori di germi non sono i malefici alieni ma i perniciosi e smisurati architetti alla costante ricerca di nuove vittime per guadagnarsi la sopravvivenza. Ma quando crederanno di aver conquistato ll pianeta, la vita reale li soffocherà reagendo con incontenibili favelas, slums, bidonville, borghetti dove un’umanità, povera ma libera, ricomincerà, con quattri assi e pochi pali, a costruirsi un mondo a misura.
    (Da un’idea di Albert Einstein e Papa Francesco. Tutti i diritti riservati)

  2. Andrea Di Martino ha detto:

    Certi ragionamenti mi riportano alla mente il concetto (espresso più volte dai miei nonni), secondo cui “la roba che se magnava ‘na vorta era più bona de quella de oggi”. Certo, è fin troppo facile attribuire tale pensiero ad una qualche forma di autosuggestione, dovuta al fatto che le quantità dell’epoca erano tali da scongiurare anche il pur minimo rischio di “assuefazione alimentare”, con tutto che ne consegue dal punto di vista della percezione della qualità (perchè è ovvio che se te magnavi l’abbacchio solo a Natale e a Pasqua, pe’ forza de cose te ponevi verso l’agognata pietanza co’ tuttartra predisposizione d’animo, diciamo così). Ma è altrettanto vero che, tutto ciò che abbiamo appreso dalle cronache, a partire dalla “mucca pazza”, mi fa pensare che il pensiero dei miei nonni possa avere, almeno in parte, un fondamento di verità. Di certo stiamo diventando una società sempre più autolesionista, come se tutto ciò che facciamo (architettura compresa), implichi una folle corsa all’autocastrazione. Ci penso perchè, in fondo, accettare l’idea dell’orto volante in quanto “strumento di progresso”, solo perchè qualche oscura ragione impedisce all’orto (quello vero) di essere esso stesso strumento di progresso, è un po’ come accettare l’idea dei castrati in quanto “dispensatori di voci femminili”, solo perchè qualche oscura (ma di fatto oscurantistica) ragione impedisce alle voci femminili (quelle vere) di assolvere quel determinato ruolo. Con ciò, io non credo che il problema sia quello di “saper progettare il nuovo nell’epoca della “rucola al potere””, come dice Alzek Misheff. Credo piuttosto che il problema sia quello di dare (anzi: ri-dare) maggiore potere alla rucola, almeno se inquadriamo il problema nell’ambito di una giusta prospettiva storica, che poi è quella della lotta di classe. Si tratta cioè di capire che, all’occorrenza, perfino la rucola può essere un importante strumento per la ri-appropriazione di un diritto, che poi non è altro che il diritto all’integrità, non solo dei sapori, ma anche (e soprattutto) di noi stessi. In fin dei conti, è solo dall’integrità di noi stessi che discende ogni altra forma di integrità…

    • Anna Civita ha detto:

      Credo si sia andati troppo oltre attribuendo ruoli e funzioni a qualcosa che voleva essere solo puro esercizio di “stile”, nella migliore delle ipotesi, o contorzionismo mentale per cui il nuovo che avanza deve essere qualcosa di strano che attinge da qualche lontana antica filosofia o pratica … Noi siamo i figli dei latini e dei greci e l’arte ellenica al massimo della sua espressione stilizzava! I romani grandi igegneri-architetti ed edificatori con un arco reggevano il mondo .

  3. Pietro Pagliardini ha detto:

    Tutto bisogna fare fuorchè rinchiudersi nel sogno nostalgico di un passato che non può tornare. Diverso è invece non dimenticare e recuperare ciò che di buono e di utile all’oggi c’è. E questa è la parte seriosa e impegnata.
    Di sicuro la contaminazione virale ecc.ecc è una stronzata che non richiede nessun recupero del passato ma solo quello dell’intelligenza e del buon senso, non essendo qui nemmeno al minimo sindacale richiesto dalla pubblica e privata decenza. E questa è la parte seria e normale
    Pietro

  4. Alzek Misheff ha detto:

    … e io mi arrendo. Mi chiuderò nel sogno nostalgico senza contaminazioni e virus, senza lotta di classe come motore di tutto e di tutti . E non ci sarà mai un pensiero e un movimento “non più moderno” o antimoderno o contro moderno… rucola dapertutto.

  5. Manuela Marchesi ha detto:

    Se avessero fogne, acqua, luce e servizi primari, le favelas sono un modello importante, dove la necessita’ diventa virtu’ , ma si preferiscono i “grandi gesti” oppure la banalita’ . Non sempre e non solo, pero’ l’architettura spontanea e’ meglio di tanti progetti astrusi e pretenziosi.

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