“Poche e profonde cose” …

Schermata 2013-12-31 a 17.14.15Andrea Di Martino su Ancora sul capolavoro di Angiolo Mazzoni …

“Dall’atemporalità del varco alla temporalità del traliccio (che rimanda inevitabilmente alla grande tradizione dell’ingegneria ottocentesca). Eppure, la simultanea visione di questi due elementi così caratterizzanti, rimanda inevitabilmente alle antiche porte aperte nei bastioni delle mura urbane. Porte che, all’occorrenza (come ci ricorda il portale di Rossi alla biennale del 1980), venivano ornate con esili tralicci imbandierati, come nelle famose “apparecchiature” delle feste rinascimentali e barocche, alle quali lavoravano alacremente artisti come il Tiziano (e scusate se è poco). Forse è questo il senso delle bandierine di Rossi (ma anche di quelle tende agitate dal vento visibili nei disegni di Krier): quello cioè di ricordarci che l’architettura è solo un supporto (“l’elemento primario su cui si innesta la vita”, per dirla col Rossi dell’autobiografia). Proprio in quanto supporto, essa (architettura) va improntata alla semplicità (che è cosa ben diversa dal semplicismo). “Poche e profonde cose” è molto più che il titolo di uno scritto. Potrebbe essere il titolo di questo dipinto, che rappresenta un intervento dimensionalmente modesto, ma dove la mano del Mazzoni traspare non meno che in un’opera dimensionalmente impegnativa come la stazione Termini, indipendentemente dalla “cura” Vitellozzi-Montuori (che poi, con l’originaria impostazione classica del progetto (ben visibile nei fianchi della stazione), ci sta come i cavoli a merenda). Paradossalmente, potremmo tacciare di semplicismo gran parte dell’architettura contemporanea, poichè tanto più eterogenee appaiono le sue forme, quanto più omogeneo appare l’obiettivo da esse perseguito: quello cioè di ridurre l’architettura a mera parata reclamistica… Macro… Maxxi… (e già si sente l’analogia col linguaggio pubblicitario), fino ad arrivare a quella “nuvola” che mi ricorda tanto i famosi “dieci piani di morbidezza” della Scottex. E infatti Fuffas mi fa cagare, a dispetto di un budget che a definirlo faraonico è poco: ma la pubblicità, si sa, può essere ingannevole, a parte poche e lodevoli eccezioni… Viva la faccia del dott. Scottex: almeno i suoi “dieci piani di morbidezza” non erano mai disgiunti dagli altrettanto famosi “dieci rotoli di convenienza”…
Poro Angiolo… A te invece nun te caca nessuno, almeno a giudicare da una percentuale (quella dei firmatari della petizione), che è ancora ben lontana dal quorum… Quasi fossi destinato a morire per la terza volta, senza che nessuna voce possa levarsi in tua memoria, travolta dal frastuono dell’immonda parata reclamistica: quella portata avanti da innumerevoli schiere di figli di papà, galli cedroni, vitelloni… e Vitellozzi (appunto). In quanto alla mia, trattasi evidentemente di una voce di poco conto… Diciamo pure n’anonima (ancorchè scaramantica) esternazione de fine anno… così… tanto pe’ esternà tutto l’anno (ve pare poco?)…
Buona fine e buon principio a tutti”

/e http://www.activism.com/it_IT/petizione/salviamo-il-complesso-architettonico-di-a-mazzoni-a-s-m-novella-a-firenze/2115

Schermata 2013-12-31 a 17.13.25

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6 risposte a “Poche e profonde cose” …

  1. sergio 43 ha detto:

    Allora che ci sta a fare il Sindaco di Firenze? Basta che Matteo Renzi schiocchi le dita e tre milioni di firme le trova subito per salvare un monumento della sua città. Sempre se è interessato!
    P.S.
    Adesso, Andrea, neanche la “Testata” della stazione Termini va più bene? Allora ditelo! Non si vede come la forma a “dinosauro” è stata tanto indovinata da essere riproposta anche nelle Stazioni di servizio Agip che il Prof. ha indicato poco sotto? Per rispetto di noi stessi non è meglio dire che Mazzoni e Vitellozzi etc. sono ambedue da apprezzare? Anzi! A me sembra che leghino benissimo insieme. Mi rifaccio alla prima impressione, molto naturalistica, che ne ebbi da ragazzino. Il lungo corpo voltato come un insettone in cammino sulle sue mille gambette e che, come Natura comanda, terminava con un testone, una testata, con tanto di fauci e antenne. Prendiamocela invece con la burocrazia e ignoranza di tante Soprintendenze che te le raccomando!

    • Andrea Di Martino ha detto:

      Caro Sergio, io non ho nulla contro i dinosauri, sia perchè amo la natura in tutte le sue forme (comprese quelle scomparse), sia perchè mi rendo perfettamente conto che, su un certo terreno (che poi è sempre quello dell’analogia), possiamo fare tutte le congetture che vogliamo. In fondo, anche le nervature di Nervi (almeno quelle che ricalcano le linee di flusso delle tensioni), hanno una qualche analogia con gli scheletri dei radiolari. Ma a livello teorico, tutto ciò non è poi così lontano da quell’ideale di architettura “ossea” che fu dell’Alberti. Questo per dire che l’ardimento strutturale non è sinonimo di modernità, altrimenti la mole antonelliana sarebbe più moderna della galleria del Mengoni, solo perchè strutturalmente più ardita. Ma proprio tale concetto mi porta a dire che esso (ardimento strutturale) non può essere annoverato tra i metri di giudizio con cui possiamo valutare l’architettura moderna, indipendentemente dai riferimenti analogici che possono scaturirne. Come certamente saprai, il progetto di Michelucci per la stazione di Firenze non fu votato all’unanimità. Marinetti, Bassani, Piacentini e Brasini votarono a favore, mentre Ojetti e Oddone votarono contro. L’opera fu quindi costruita tra mille polemiche. Ma se quelle polemiche cessarono quasi del tutto dopo la costruzione, un motivo ce sarà. Ebbene, a mio modesto parere, il motivo è ravvisabile nei dettagli dell’opera. Non starò qui a descriverli, perchè l’opera la conosciamo tutti. Piuttosto, invito tutti a fare mente locale. Si tratta in ogni caso di dettagli che mi portano a dire che la questione da te posta, ossia la possibilità che le forme vitellozziane possano “affratellarsi” alle forme mazzoniane, è una questione del tutto secondaria, poichè, indipendentemente dall'”affratellamento” (vero o presunto che sia), l’intervento del Vitellozzi era (e resta) una variante minore della stazione di Firenze. Diciamo pure una libera copia con variazioni, ma pur sempre di livello inferiore all’originale. Ed è così che Zevi l’ha sempre considerata. Ti potrei citare più di una frase in cui tale pensiero appare in maniera incontrovertibile. Naturalmente, il fatto che tu abbia sempre stimato Zevi, non significa tu debba sposare in toto il suo pensiero, però rifletti su un punto: il nome di Mazzoni è legato alla stazione Termini nella stessa misura in cui è legato ad altre opere. Il nome di Vitellozzi, se non fosse per la sua “testata”, neppure ce lo ricorderemmo (dubito infatti che la biblioteca di Castro Pretorio possa annoverarsi tra i capolavori dell’architettura moderna). Ecco perchè io non ho alcun motivo per mettere queste due figure sullo stesso identico piano

  2. sergio de santis ha detto:

    E’ singolare che sia Tom, un architetto londinese, a ricordarci che mancano, 4528 firme all’ottenimento del numero minimo necessario per inoltrare la petizione che “chiederebbe” di salvare il lavoro di Mazzoni … è singolare tanto quanto il fatto che il primo firmatario e richiedente della petizione sia una tal A AS Architecture: INTERNATIONAL NETWORK OF ARCHITECTURE … di cui non sembra facile avere informazioni più dettagliate … ma che sembra poco italica o da anglosassone si traveste …

    http://www.aasarchitecture.com/

    Ma ancora più singolare è il fatto che un edificio oggettivamente interessante come questo debba essere “difeso” attraverso un canale simile, che al ritmo attuale delle adesione,impiegherà altri 258 mesi per arrivare a fare goal … 21 anni …circa …
    Essendo il nostro un paese in cui quello che si deve fare non viene fatto o al limite fatto molto lentamente, e quello che non si deve fare viene invece fatto molto velocemente, temo che se si aspettano gli esiti delle firme … l’edificio è spacciato …A quel punto non rimarrebbe altro che sperare nel fatto che questa stazione non si faccia anche se in questo caso il pericolo incombente, sempre in un paese come il nostro, è che magari effettivamente la nuova stazione non sarà fatta ma invece l’edificio viene demolito … In sintesi questa è la grande fiducia che ripongo nelle nostre istituzioni … ma sia ben chiaro … a tutti i livelli … non si tratta solo di soprintendenze …
    Ma il punto è: E’ possibile che qualcosa di valore , una testimonianza “alta”, come direbbero alcuni, della nostra cultura architettonica venga sacrificato per qualche cosa di altro che dovrebbe portare dei benefici alla popolazione? … perchè in un certo senso questo è il punto … certo è che senza quella stazione Firenze è andata avanti sino ad oggi e quindi ci chiediamo per quale motivo è diventato necessario questo intervento … e se ce lo chiediamo è perchè molto probabilmente crediamo poco a quello che ci propone o ci racconta chi ci amministra, Pertanto, come al solito e sempre “in un paese come il nostro” il problema non può essere altro che a monte … e a monte non c’è altro che la possibilità di vedere quanta distanza e tempo ci separa da ciò che è importante anche a valle, importanza che di fatto assume solo apparentemente un carattere secondario rispetto al problema a monte.
    Sempre in un paese come il nostro …
    Sarà quindi “secondario” in quanto in un secondo momento, dal futuro, guardando indietro,da uomini nuovi (speriamo) vedremo quante cose stupide ed insensate sono state fatte.
    Io non lo so con precisione se Mazzoni non se lo “caca” nessuno ma so per certo che moltissime cose non vengono tenute nella giusta considerazione e quindi un edificio di Mazzoni non sarà certo l’ultimo o il primo dei sacrificati da in questa terra de “formidabili ispirazioni” che è la penisola italica … questa è la realtà ed è la stessa realtà che vuole fa’ della cultura un business ma che poi si rende conto che in questo generale stato di mediocrità i businessman della cultura non esistono così come non esistono quelli dell’industria anche perchè l’industria non ci sta più … e allora? … e allora di per se il concetto di fare business con la cultura penso che possa scandalizzare solo chi non si rende conto del modo in cui viviamo …. che è cambiato … Certo Mazzoni non fa Business e non fa cultura perchè …
    perchè, perchè, perchè!
    Perchè alla fine siamo un paese di chiacchieroni che non impara nulla dagli altri e che pretende sempre e solo di insegnare avendo però perso il riferimento ,in senso esclusivamente pragmatico, di quell’eroismo e valore di un popolo di eroi, scrittori e via discorrendo …
    Poi Andre’ … cura Vitellozzi a parte, sulla quale sei ingeneroso, che vuoi che ti dica … hai avuto a disposizione una bella occasione per evitare, come fa ‘na persona che conosco io, de mette er parmigiano pure su li spaghetti co’ le cozze … e che me risponde sempre:
    – “aoh! Ma se a me me piace così ?”
    -“e c’hai ragione” … je rispondo sempre io!
    Ma si … va bene … Parmigiano e Rossi so prodotti che comunque se difendono bene … so’ de qualità!
    Almeno così pare …
    SDS

  3. sergio 43 ha detto:

    Caro Andrea, aggiungo un piccolo aneddoto sul rapporto critico tra Zevi e la testata della stazione romana. Un giorno a lezione se la prese, non tanto con l’elegante svirgolata aerea, ma con i pilastri che all’ingresso ne sorregono l’ossatura Adesso è mai possibile che ancora oggi, quando le passo davanti, debbo chiedermi come il Professore avrebbe voluto risolvere il problema statico? L’unica risposta che mi son dato, per vincere la rotazione del “dinosauro” dovuto al momento, è l’ancoraggio della volta alla lastra degli uffici subito dietro tramite una fitta trama di tiranti. Praticamente come un ponte strallato alla Calatrava. A me non sarebbe piaciuto ma credevo di capire che al Professore dispiacesse che la dinamica onda della volta venisse sostenuta, al contrario, dal ritmo classico delle colonne sottostanti. Un po’ come lo scontro dialettico cui abbiamo accennato tra la possente ala mazzoniana e la leggerezza della “lastra sottile” vitelloziana.

  4. sergio 43 ha detto:

    Attento Proto:
    1) Cancellare “tanto”! La frase corretta è “, non con l’elegante svirgolata aerea”. Nel lettore potrebbe ingenerarsi la convinzione che a Zevi non piacesse la “svirgolata aerea” che invece considerava, dopo il Monumento delle Fosse Ardeatine, una delle poche cose da salvare nella Roma moderna.
    Bruno Zevi sottolineava soltanto che la “testata” della Stazione Termini era seconda solo alla “pensilina” della Stazione Napoli Centrale!
    2) Non risparmiare sul piombo delle lettere”! A “Vitellozzi” corrisponde l’aggettivo “vitellozziana”, con due “zeta”!!!
    :-)))

  5. sergio 43 ha detto:

    Ricorda sempre Proto:
    Se al “Vitellozzi” di Termini corrisponde “vitellozziana” con due zeta, al “Brunozzevi” di Napoli Centrale corrisponde “zeviana” con una zeta sola!
    ari .-)))

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