Ancora sul capolavoro di Angiolo Mazzoni …

Cesare Dei -. Sulla ferrovia 1955Riceviamo da Tom Muirhead: …

“Caro Muratore
Mancano solo altre 4.528 firme…..
Nel frattempo scopro questo bellissimo dipinto dell’edificio di Mazzoni, del pittore fiorentino Cesare Dei, la cui opera sarebbe degna di più ampia nota.
Buon Anno da Londra”
Tom

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2 risposte a Ancora sul capolavoro di Angiolo Mazzoni …

  1. Andrea Di Martino ha detto:

    Dall’atemporalità del varco alla temporalità del traliccio (che rimanda inevitabilmente alla grande tradizione dell’ingegneria ottocentesca). Eppure, la simultanea visione di questi due elementi così caratterizzanti, rimanda inevitabilmente alle antiche porte aperte nei bastioni delle mura urbane. Porte che, all’occorrenza (come ci ricorda il portale di Rossi alla biennale del 1980), venivano ornate con esili tralicci imbandierati, come nelle famose “apparecchiature” delle feste rinascimentali e barocche, alle quali lavoravano alacremente artisti come il Tiziano (e scusate se è poco). Forse è questo il senso delle bandierine di Rossi (ma anche di quelle tende agitate dal vento visibili nei disegni di Krier): quello cioè di ricordarci che l’architettura è solo un supporto (“l’elemento primario su cui si innesta la vita”, per dirla col Rossi dell’autobiografia). Proprio in quanto supporto, essa (architettura) va improntata alla semplicità (che è cosa ben diversa dal semplicismo). “Poche e profonde cose” è molto più che il titolo di uno scritto. Potrebbe essere il titolo di questo dipinto, che rappresenta un intervento dimensionalmente modesto, ma dove la mano del Mazzoni traspare non meno che in un’opera dimensionalmente impegnativa come la stazione Termini, indipendentemente dalla “cura” Vitellozzi-Montuori (che poi, con l’originaria impostazione classica del progetto (ben visibile nei fianchi della stazione), ci sta come i cavoli a merenda). Paradossalmente, potremmo tacciare di semplicismo gran parte dell’architettura contemporanea, poichè tanto più eterogenee appaiono le sue forme, quanto più omogeneo appare l’obiettivo da esse perseguito: quello cioè di ridurre l’architettura a mera parata reclamistica… Macro… Maxxi… (e già si sente l’analogia col linguaggio pubblicitario), fino ad arrivare a quella “nuvola” che mi ricorda tanto i famosi “dieci piani di morbidezza” della Scottex. E infatti Fuffas mi fa cagare, a dispetto di un budget che a definirlo faraonico è poco: ma la pubblicità, si sa, può essere ingannevole, a parte poche e lodevoli eccezioni… Viva la faccia del dott. Scottex: almeno i suoi “dieci piani di morbidezza” non erano mai disgiunti dagli altrettanto famosi “dieci rotoli di convenienza”…
    Poro Angiolo… A te invece nun te caca nessuno, almeno a giudicare da una percentuale (quella dei firmatari della petizione), che è ancora ben lontana dal quorum… Quasi fossi destinato a morire per la terza volta, senza che nessuna voce possa levarsi in tua memoria, travolta dal frastuono dell’immonda parata reclamistica: quella portata avanti da innumerevoli schiere di figli di papà, galli cedroni, vitelloni… e Vitellozzi (appunto). In quanto alla mia, trattasi evidentemente di una voce di poco conto… Diciamo pure n’anonima (ancorchè scaramantica) esternazione de fine anno… così… tanto pe’ esternà tutto l’anno (ve pare poco?)…
    Buona fine e buon principio a tutti/e http://www.activism.com/it_IT/petizione/salviamo-il-complesso-architettonico-di-a-mazzoni-a-s-m-novella-a-firenze/2115

  2. Pingback: “Poche e profonde cose” … | Archiwatch

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