INCREDIBILE … ORNAGHI ESISTE …

RISARCIMENTO ...

Via Giulia, arriva l’altolà di Ornaghi che chiama Alemanno: fermiamoci

Consiglio Superiore per i Beni Culturali e Paesaggistici del Ministero per i Beni e le Attivita’ Culturali:

“Nominato dal Ministro Lorenzo Ornaghi con decreto del 26 luglio 2012, il Consiglio raccoglie una rosa di nomi selezionata tra accademici di grande rilevanza e merito ed è composto dal Prof. Francesco De Sanctis, in qualità di Presidente, il Prof. Albino Claudio Bosio, il Prof. Enrico Decleva, il Prof. Antonio Paolucci e la Prof.ssa Gloria Pirzio quali membri del Consiglio stesso. Del Consiglio fanno parte inoltre la Prof.ssa Francesca Cappelletti, il Prof. Luca Molinari e il Prof. Giuliano Volpe, designati dalla Conferenza unificata, e tre rappresentanti del personale del Ministero.”

“Si prospetta ora un «secondo caso Pincio». La vicenda di via Giulia potrebbe ricalcare il dietrofront imposto dal Collegio Romano quando nel 2008 l’allora ministro Sandro Bondi bloccò il progetto per la realizzazione del parking”

………..

peccato però che la situazione di via Giulia sia completamente differente …

e che il necessario risarcimento dello strappo sul lungotevere …

sia cosa affatto diversa dallo sventramento del Pincio …

speriamo quindi che la paura dell’architettura …

non abbia ancora una volta il sopravvento …

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8 risposte a INCREDIBILE … ORNAGHI ESISTE …

  1. maria stella ha detto:

    il ministro ( ancora per poco) Ornaghi tira in ballo l’architettura telefonando al sindaco ( ancora per poco spero) Alemanno per il caso di via Giulia. La Cam ( società che avrebbe dovuto realizzare un parcheggio) tira in ballo l’architettura ( tale per me è il progetto di Cordeschi) per garantirsi un lauto ritorno economico. Il professor Muratore giustamente nota che l’architettura ( quando è valida come in questo caso) mette paura. Forse Ornaghi avrebbe potuto ricordare ad Alemanno che le trasformazioni urbane non possono essere lasciate all’arbitrio di chi chiamato a fare una cosa ne vuole fare un’altra per guadagnare ancora di più di quanto si era ripromesso. Come già accaduto,( così ho sentito raccontare qualche giorno fa ad un incontro alla casa dell’architettura) per il progetto di Sacripanti ( non lo conoscevo e dopo quel giorno lo sono andata a studiare trovandolo meraviglioso) l’architettura non viene giudicata a partire dai problemi che è capace a porre alla città, ma viene stritolata da un ministro che decide di far vedere che è esistito, da un sindaco sordo al bene comune.

  2. stefano salomoni ha detto:

  3. maurizio gabrielli ha detto:

    Sordo…e cieco. Non ha manco visto la rotatoria in progetto per Largo Toja – Via Portuense. Vede quello che gli dicono di vedere.

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  7. memmo54 ha detto:

    Non è paura dell’architettura !
    E’ paura degli architetti !
    Anche i “migliori” (…siamo benigni…una volta tanto…) non sfuggono al protagonismo; alla voglia di forzare la mano, all’improbabile dettaglio fuori luogo, alla celebrazione di riti di cui anche l’uomo della strada, una volta sedotto dalla novità, percepisce appieno l’incongruenza e l’assoluta gratuità.
    L’ingresso “a pizzo” su via Giulia (… forse la strada più importante…) le bucature casuali, i lacerti di cornicioni e modanature annegate nell’intonaco, la misteriosa mancanza dell’aggetto del tetto o del cornicione sulla testa delle murature rendono gli edifici una personale elucubrazione; un gioco costoso non condivisibile. Non a caso queste immagini non appaiono sulle pubblicazioni e ci si limita a mostrare l’aspetto più accettabile (…dal satellite, o dall’altra sponda…); trattasi di capricci francamente insostenibili.
    Le masse murarie potevano essere articolate ma si è voluto lasciare l’immagine a scatolone tanto cara a questa modernità: volumi netti, linee pulite, al massimo torroni e stecche da menare all’infinito.
    Una commissione edilizia d’altri tempi avrebbe rimandato indietro il progetto affinché l’artefice apportasse le dovute correzioni.
    Oggi ognuno può fare come crede. Il paesaggio urbano è un’opinione tra le tante; nemmeno troppo importante cosicchè spesso è pejo el tacon del buso. Si è atteso settant’anni, sorvolando sulle fantasie da orologiaio matto escogitate da Sacripanti: è stato senz’altro un bene: la città ancora ringrazia !
    Saluto

  8. sergio 43 ha detto:

    Memmo54,
    anche io ieri stavo appuntando alcuni pensieri, letti gli interventi tuoi e di stefanonicita e, in primis, vista la foto satellitare in “VIA GIULIA……PAURA DELL’ARCHITETTURA”. Avevo quasi finito di liberarmi di alcuni dubbi di cui sentivo la necessità di esprimere a me stesso quando sono arrivate le mie nipotine. Una, la più birba, si è introdotta a studio dove trova sempre matite e carta per disegnare e inopinatamente si è messa a battere sui tasti del PC e tutto è scomparso dal video “Beh! Poco male. – mi son detto – Chissà le cavolate che avevo scritto. Ho evitato qualche brutta figura”. Poi stamattina trovo, al di là del tuo indefettibile radicalismo, un altro tuo intervento stimolante e allora, se ritrovo il filo dei miei pensieri, provo a ritradurli.
    A me non infastidisce in questo caso la struttura chiusa-aperta dell’isolato, anche se isolato non lo é più, ma “la rotazione alquano strana” e “le bucature cinopeniche” (carina questa!) mi hanno spinto dapprima alla boutade del confronto tra la “scatola” di Via della Lungara e questa di Via Giulia, e poi a ricontrollare la mia amata pianta del Nolli. Ho avuto la conferma di quello che è evidente in ogni “Centro Storico”: essere, il tessuto urbano più minuto, necessariamente incardinato dalle più strutturate e massicce masse dei Palazzi Nobili e degli edifici religiosi le quali costituiscono il fulcro della funzione organica dei lotti (tantissimi l’hanno detto meglio di me e ad essi mi rifaccio!) e quindi trovo compatibile questa forma chiusa-aperta con il contesto. E allora, perchè aver paura dell’architettura e, invece di giocare banalmente di riga e squadra a 90 gradi, non ruotare di quel tanto almeno i bracci corti del quadrilatero in modo che uno fosse allineato con Via Giulia, eliminando l’imbarazzante soluzione del “muro”, e l’altro fosse allineato con l’alveo del fiume, proseguendo la muraglia del lungotevere? Sempre controllando la pianta meravigliosa dell’Urbe, il nuovo edificio colloquierebbe, tramite il cordone ombelicale di Ponte Mazzini, da un lato con l’analoga struttura prospiciente dell’ex convento della Regina Coeli. (arriverà il giorno che verrà eliminata la funzione obsoleta di penitenziario! Io ci vedrei la sede a Museo della seminascosta e semidimenticata collezione Torlonia del vicino Palazzo Corsini) e dall’altro, anche a proposito degli “allineamenti o riferimenti dimensionali al contesto….richiamando la complessità dei lotti romani” di cui parla stefanonicita, mi parrebbe naturale l’adeguamento al vicino complesso piacentiniano del Liceo (tengo sempre il discorso sulla pianta e non entro nel merito delle facciate e delle sezioni anche se, in immagini più definite, non mi sembrano da discutere più di tanto). Penso che il tutto si legherebbe in maniera più coerente con la fluidità del contesto. Manca solo per chiudere il discorso il richiamo al triangolare “famoso lotto della Moretta” (Aoh! Sembra la sagoma in pianta del FlatIron nuovayorkese!). Anche io, come stefano, ritengo che “sarebbe il caso di intervenire e non aver paura dell’architettura”, certo come sono che non ci sarebbero problemi sulla qualità. Persone come Marconi e Mazzola sarebbero le persone più degne per risanare questa ferita.
    Purtroppo, come dici, memmo54, oggi ognuno “lo vuole fare strano” e, siccome siamo centocinquantamila, hai voglia a stranezze! (A proposito, amante come sono di Roma Antica, mi entusiasma l’idea di esporre gli elementi architettonici ritrovati sul luogo o recuperati nei magazzini. Però non sarebbe più opportuno, invece di esporli all’esterno, inserirli all’interno del cortile-piazza del progetto? Si richiamerebbe così l’uso dei cortili dei Palazzi romani come lapidari e musei archeologici).
    Va bene! Alla fine non ho saputo trattenermi dal riprendere e scrivere qualche cavolata, con la presunzione di rifare il progetto e forse, come dice stefanonicita cui, insieme a te, memmo54, mi sono appoggiato nei concetti, ho esagerato con la critica. Chi sono io al confronto con tanti validi esecutori? E sicuramente non conosco tutti i ilimiti delle condizioni progettuali.
    Solo che, ammaliato dai luoghi, mentre scrivevo,canticchiavo tra me e me la petroliniana: “Canto pe’ cantà perche ner petto me ce naschi ‘n fiore! Fiore de Lillà che m’ariporti verso er primo amore…” – ” E quale sarebbe il primo amore?” – “Ma l’Architettura, no!? Solo che l’Architettura m’ha sempre arintontonito de buscie perchè de buscie me n’ha sempre raccontate tante!”

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